L'editoriale di Biagio Marzo

Salvate il soldato socialista

Speriamo che siate tanti a collaborare con la testata “Socialist”. Non è vero che il morto afferra il vivo.  Resta ancora una parola ancora magica per chi è convinto che il socialismo  è il motore della storia ed è l’unica e la sola forza che viene da lontano e va lontano. In special modo, se ha il nostro aiuto convinto e disinteressato.

Chi parla della crisi del socialismo per cambiare bandiera, non credetegli: il socialismo è stato dato, molte volte, per spacciato, ma è resuscitato meglio di prima. Tuttavia, così com’è, nelle diverse versioni- socialismo, liberalsocialismo, socialdemocrazia e laburismo- è in crisi, per cui occorre una messa a punto, per poi ripartire di nuovo di gran carriera.

Se Sparta piange Atene non ride. Non è che il liberalismo stia combinato meglio. Ragion per cui, in alcuni periodi storici, è meglio che si coniughi la teoria e la prassi, lasciando da parte il pragmatismo del governare.

Fatto sta che “il nuovo che avanza”, il Partito democratico, lo considera un reperto archeologico, se non una bestemmia. Intanto, il suo vertice, ironia delle vita, ha sudato le fatidiche sette camice, a dispetto di Francesco Rutelli, per entrare nel Pse e costituire il gruppo euro parlamentare Asde. Non è tutto. Secondo la vulgata democrat, il socialismo deve stare lontano mille miglia dal Pd, se ha l’ambizione di voler essere il più grande partito riformista italiano. Pur mantenendo le dovute distante, non sta, in verità, andando a gonfie vele.

Basterebbe seguire le cronache politiche, per rendersi conto che il Congresso di autunno sarà un campo di battaglia: morti, feriti e dispersi e nessun vincitore. Di certo non sarà il socialismo ad affossare il Pd, ma saranno i suoi gruppi dirigenti a colpirlo mortalmente.

Al contrario, in Via dell’Umiltà e nei dintorni, il socialista ha libertà di dichiarare i suoi natali condicio sine qua non parli di politica.  Vive all’ombra del berlusconismo, vegetando politicamente. Una condizione miserevole per chi ha mangiato pane e politica.

Molte speranze sono affidate al Vecchio Marco, per la fioritura della Rosa nel pugno. Dalle battaglie referendarie in poi, ci sono stati tra Radicali e Socialisti periodi di alleanza e collaborazione, che hanno segnato la storia dell’Italia. Sarebbe un errore se per gli egoismi da ambo le parti si lasciasse sciupare l’occasione. Per l’appunto, Bobo all’Assemblea dei 1000 di Chianciano ha sottolineato il rischio.

Con il passare del tempo siamo rimasti in pochi, ma di questi tempi malvagi, come diceva Filippo Turati, meglio pochi ma buoni. Consapevoli che domani, se riuscissimo a fare un buon lavoro politico, saremmo, certamente, più numerosi e agguerriti.

Chi tituba lo invitiamo a non tradire l’ideale in cui crede. Dato che tutti assieme saremmo più forti e più forte faremmo sentire la nostra voce di cui in molti, compresi alcuni compagni di partito, vorrebbero soffocare nel silenzio più assoluto.

Quando la voce è socialista: libera, autonoma, disinteressata e portatrice di idee di progresso e di avanzamento sociale, fa paura, ragion per cui la vorrebbero far tacere.

Dopo la liquidazione del Psi di Bettino Craxi, non è che sono stati fatti sforzi per costruire una casa comune socialista. Illusione di aver gettato le fondamenta con la Costituente è durata da Natale a Santo Stefano.

Nell’arco di una campagna elettorale, il Ps ha vestito i panni extraparlamentari. Altrettanto, è successo con le elezioni europee. E’ stato solo il destino cinico e baro, oppure le colpe vanno ricercate in chi è stato alla guida del Partito socialista?

Enrico Boselli, con il suo minimalismo concreto, è riuscito sempre a salvare capra, l’identità socialista, e cavoli, parlamentari e amministratori locali, salvo nelle ultime elezioni in cui il Pd si apparentò con Di Pietro rifiutando quello con il Partito socialista, che scese autonomamente con lo stesso Boselli candidato alla Presidenza del consiglio.

Il suo successore, l’attuale segretario, invece, ha anestetizzato il Ps per portarlo dentro il Pd, attraverso la scorciatoia Sinistra e Libertà.

A Montecatini è partito con la Smart, Pd e Udc, per poi arrivare con le ruote sgonfie di Sinistra e Libertà al traguardo delle europee.

Eppure, quando la politica era una cosa seria, i segretari socialisti dopo le sconfitte elettorali si dimettevano dalla loro carica. Francesco De Martino si dimise al Midas ed Enrico Boselli un minuto dopo il nefasto risultato che ci escludeva dal Parlamento.

Ma da questo orecchio,  in Piazza San Lorenzo in Lucilla, non ci sentono.

Questa è la nostra carta di identità e chi si identificasse, non stia lì a pensare due volte: salvate il soldato socialista.


(1 luglio 2009)

4 Commenti su “Salvate il soldato socialista”

  1. Claudio Gamba scrive:

    Sono un soldato socialista!
    Alle ultime elezioni amministrative sono scomparso dal Consiglio Comunale della mia città con il PS.
    Sono un nostalgico del vecchio PSI, al quale mi ero iscritto nel 1975. Un anno dopo, il Midas,Bettino Craxi segretario nazionale ed io segretario della mia Sezione. Non ero un craxiano, se per craxiani si intendono i rampanti che a quei tempi osannavano il leader ed oggi, perlomeno dalle mie parti li trovi nel PD, nel PdL, nei Moderati, nell’IDV, ecc.
    Nel 1985, col 25% accreditato al PSI nel mio Comune ( 50 voti numerici in più del PCI!)ho fatto il Sindaco di un pentapartito (come da indicazioni del nazionale) che non è durato l’intera legislatura. Oggi sono frastornato! Non condivido il progetto PD, non condivido il progetto S&L (nel mio Comune è venuto a parlare di unità a sinistra Diego Novelli, e non ha fatto altro che insultare B. Craxi; non potevo non mandarlo a vaff….); sono allettato dalle presenze ex-socialiste del PdL!
    Salvate il soldato socialista!

  2. ezio iacono scrive:

    Se solo Berlinguer avaesse avuto più coraggio e tempestività a sganciarsi da Mosca; se solo l’attuale Presidente Napolitano avesse avuto più consapevolezza della mission della corrente migliorista; se solo Berlinguer avesse avuto una gestione meno togliattina del PCI con un maggiore dibattito interno, considerato che le due svolte di Salerno avvennero de plano e per iniziativa unilaterale dei due leaders; se invece di inaugurare la stagione fallimentare dell’ eurocomunismo,il PCI avesse intrapreso un dialogo netto con l’Internazionale Socialista; se qualcuno degli intellettuali d’area comunista non avesse parlato di Proudhon come qualcosa che si mangia. Certo gli errori non erano soltanto in casa comunista!

  3. giovanni scarafile scrive:

    Strano Paese L’Italia. Gli sconfitti della storia controllano la scena politica e le istituzioni; coloro i quali, come i socialisti, hanno avuto ragione sia sul piano ideale come su quello politico ed economico, sono costretti a prendere atto dell’incapacità dei “nuovi protagonisti” di interpretare le esigenze della società, di governare non solo il cammino progettuale della nazione, ma il quotidiano bisogno delle necessità concrete dei cittadini. La propaganda antisocialista è passata per la volontà generalizzata di togliere di mezzo chi, solo, costituiva la cerniera democratica capace di saldare i bisogni dell’impresa con quelli del mondo del lavoro. Tanti, oggi, tentano di definirsi socialisti, ambientalisti, progressisti, riformatori; tutti vogliono far sciogliere il PS per occuparne lo spazio politico. Non ci riescono, pur avendo sottratto i numeri al partito socialista, perchè non ne hanno la “cultura”. Chi ha avuto bisogno di “rifondarsi”, evidentemente perchè era mal fondato dalle origini, non può chiedere oggi ai socialisti di immolarsi sull’altare di una percentuale di voti da conquistare. Abbiamo una storia e dei valori da difendere e salvaguardare. Ridefinita ed aggiornata l’identità del partito, tracciati i percorsi del progetto di società che il PS traguarda per quando l’ubriacatura liberista sarà sfumata, bisognerà attrezzarsi per gestire nuove, diffuse forme di consenso. Nel frattempo i generali militino come soldati e tutti noi, con l’esempio e con l’impegno difendiamo si, ma arruoliamoci fino in fondo, quali soldati socialisti.

  4. LUCA BIAGINI scrive:

    MI SENTO UN SOLDATO SOCIALISTA ANCHE IO. UN SOCIALISTA CHE VUOLE METTERSI AL LAVORO PER IRDARE CITTADINANZA AD UN IDEALE INDISPENSABILE PER UNA SOCIETA’ RETTA DALLA LIBERTA’ E DAL PROGRESSO. FORSE SIAMO RIMASTI IN POCHI, MA SECONDO ME I SOCIALISTI STANNO ATTENDENDO CHE LA LORO VERA CASA COMINCI A PRENDERE FORMA IN MODO AUTENTICO RISPETTO AL PRESENTE. DOBBIAMO TENERE DURO, LAVORARE PER IL FUTURO PARTITO SOCIALISTA.

Commenta