Come in un racconto noir

Il degrado della classe dirigente pugliese

ll racconto noir della sanità pugliese ha avuto una svolta: le dimissioni del governo regionale. Sanità e sesso sono due facce della stessa medaglia. Comunque, due vicende legate tra loro su cui sta indagando la magistratura barese.

Tornato dal Canada a Bari, il Presidente, Nichi Vendola, ha riunito la giunta e ha imposto agli assessori di rimettere il mandato nelle sue mani, prima di andare dai Pm della Procura del capoluogo pugliese come persona informata dei fatti. Fatti di corruzione nel settore sanitario, in primo luogo. Al che, i Pdl ha ripiegato sulla proposta dirompente del voto anticipato, a cui il governatore ha risposto, naturalmente, con un no secco. Invece avrebbe dovuto lanciargli una sfida sul buco sanitario e sulla malasanità che è roba raccapricciante.

Ciò dimostra lo stato in cui si trova la classe dirigente e, di conseguenza, la politica, in Puglia. Regione la cui classe dirigente, nei tempi passati, ha avuto un alto profilo e ha, per di più, giocato la partita nazionale senza pari, oggi, si trova ad avere scarse qualità politiche e di governo e, peraltro, di vivere in una condizione di subalternità rispetto all’establishment propriamente detto. Seppure ci sia D’Alema, da una parte, e Fitto, dall’altra, questo non significa che ci sia, complessivamente, una classe dirigente di rango e all’altezza della situazione pugliese.

Vendola ha motivato la decisione a fatti politici nuovi, scaturiti dagli ultimi risultati elettorali, e da fatti indirettamente politici, le inchieste giudiziarie sulla sanità.

A ben vedere, un alibi. Davanti alla rilevanza assunta dalla inchiesta giudiziaria, ha voluto anteporre il fatto politico dell’azzeramento della giunta, per diminuirla di importanza. Una mossa che è stato un vero e proprio colpo di teatro. Che ha lasciato, peraltro, gli assessori di stucco, dato che non si aspettavano di essere dimissionati tramite l’ukase.

Ragion per cui, il governatore si è giustificato, dicendo che vuole  “riformulare la giunta”, espressione eufemistica che, piaccia o no, sta per rimpasto di stampo ancien règime. Epperò, il suo lessico ricercato e forbito, nasconde la verità: il suo governo sta affondando nel malaffare sanitario e quant’altro, e lui è costretto a metterla in politica.

E da imbonitore qual è, ha aperto ai partiti di opposizione, Idv e Udc, e finanche a “Io Sud” di Adriana Poli Bortone.  Ma i partiti chiamati in causa si guardano bene di dargli una mano, per tirarlo fuori dalla palude in cui è immerso.

Gira e rigira, Vendola toglierà dal governo il più compromesso degli assessori nelle vicende sanità e sesso e andrà avanti come prima, anzi, peggio di prima. C’è anche da aspettarsi che l’inchiesta dei Pm riserverà altri particolari di malasanità e malaffare, con nuovi indagati eccellenti.

Secondo Aldo Moro, l’Acquedotto pugliese  ha dato più da mangiare che  bere, mentre, ora, è la sanità che dà da mangiare,  bere e festini a base di stupefacenti e donne a pagamento. La chiamano “Bari da bere”, facendo il verso alla “Milano da bere”, che era ben altra cosa: benessere diffuso, fashion e competizione in tutti i sensi.

Nel frattempo, l’ex assessore Pd alla sanità, primo dei non eletti al Senato, indagato, dovrebbe prendere il posto a Palazzo Madama del parlamentare eletto a Strasburgo. Un giro di poltrone parlamentari che lascia perplessa l’opinione pubblica. Per Vendola, l’affaire sanitario pugliese è un brutto colpo. Lui che ha predicato il moralismo più che la moralità e praticato, quando ha potuto, il giustizialismo, si trova alle prese con l‘affaire sanitario attorno al quale sono implicati un gruppo di avventurieri di pessima risma e lobby affaristiche di ogni tipo. Nonostante che lui non c’entri nulla, – di questo ne siamo certi – ha perso molta della sua credibilità e, comunque, sarà difficile che la recuperi, a meno di un anno dalla campagna elettorale.

Per questa ragione nel Pd si sta ragionando sull’eventuale candidato che potrebbe sostituirlo. Michele Emiliano aspirava, ma è stato rieletto di sindaco di Bari, Francesco Boccia, lo sconfitto da Vendola nelle primarie della volta scorsa, potrebbe ritornare sul luogo del delitto, anche se i dalemiani e i lettiani lo vedrebbero meglio alla segreteria regionale al posto di Emiliano. Alla fine potrebbe spuntare il solito imprenditore, con buona pace di D’Alema.

Sul versante Pdl, il nome che circola, vero o no, è quello di Gaetano Quagliarello, Raffaele Fitto permettendo.

A dire il vero, Vendola non si aspettava di trovarsi tra le mani questa brutta gatta da pelare, – sebbene tutti parlassero e sparlassero della malasanità pugliese -, proprio nel momento in cui ha aperto il cantiere di Sinistra e  Libertà di cui dovrebbe essere il leader indiscusso. Per domani, venerdì 3 luglio, lo stato maggiore si incontrerà per gettare le basi del nuovo soggetto di natura federale o meno, transitorio o permanente. Decisioni che scaturiranno senz’altro in corso d’opera.

La Puglia felix non c’è più, viceversa, c’è il triste declino di un territorio che, a suo tempo, veniva indicato come la “California del Sud”.

Comunque vada la vicenda giudiziaria, Vendola ha le sue responsabilità e non può prendersela solo con la malasorte.

Foto di Ciocci


(2 luglio 2009)

2 Commenti su “Il degrado della classe dirigente pugliese”

  1. Claudio Gamba scrive:

    …Seppur ci sia D’Alema da una parte e Fitto dall’altra…
    Se questi sono la classe dirigente di rango!!!
    Non concordo; direi: purtroppo ci sono D’Alema e Fitto!

  2. fabrizio pomes scrive:

    condivido l’analisi di Biagio e la lettura della classe dirigente politica pugliese è quanto mai veritiera e scevra di ogni condizionamento o risentimento. Quello che però vorrei solleccitare è il rilancio di un’azione politica forte ed autonoma al fine di riappropriarci degli spazi di visibilità politica e rimettere al centro del dibattito la politica vera e non il gossip. Quanto ho letto mi lascia pensare invece che dovremmo riprendere il discorso dalle “disgrazie altrui” e ciò non mi alletta

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