Riflessioni ad urne chiuse

Verso quale sistema?

Ad urne chiuse e a dati consolidati, sarebbe stata indispensabile una profonda riflessione destinata a chiedersi in quale direzione corre il nostro sistema politico. I dati nel complesso, e quello referendario in particolare, consegnano ad una classe politica debole quanto conflittuale,  gli strumenti idonei per capire in che modo si può scrivere la parola fine ad una transizione che dura ormai quasi un ventennio.

Le elezioni politiche dello scorso anno, avevano indotto molti incauti sostenitori del partito del bi-partitismo più o meno esasperato a cantare vittoria, considerando quel risultato il punto di arrivo della trasformazione del sistema italiano. Peccato che tale canto non sia stato accompagnato da valutazioni che tenessero conto delle modalità (utilizzo capestro della legge elettorale) e del contesto politico (elezioni anticipate e grande conflittualità nella compagine che di governo) in cui esso è maturato.

Non può quindi meravigliare se, a meno di un anno, anche grazie alla massiccia astensione che condiziona il risultato europeo, quell’approdo bipartitico appare del tutto irrealizzabile – anche per via dello stato comatoso di uno dei suoi attori – e sembra essere ripresa una navigazione in mare aperto verso lidi ignoti e sconosciuti.

I dati della tornata europea ed amministrativa ci consegnano un paese in cui avanza il blocco di centrodestra con un ruolo dominante della Lega laddove presente,  ed un Pd, in piena crisi, che perde centinaia di amministratori locali (si ridisegnano così anche nuovi rapporti di forza all’interno dell’Api e dell’Anci)  sempre a metà strada tra una vocazione maggioritaria agognata ed un blocco di alleanze ancora indefinito.

Ma il dato più interessante è quello referendario, e non certo per il suo esito che appariva scontato alla vigilia del voto. Il referendum, che ha registrato in origine la corsa ai banchetti di esponenti di primo piano della vita politica, registra il fallimento più clamoroso dalla storia, con la più bassa percentuale di partecipanti. Un dato non pronosticabile visto non solo il grande can can di cui ha goduto, ma anche e soprattutto per l’impegno profuso dai due contenitori maggiori. Impegno presente e sotterraneo anche in taluni  settori del PdL – con il voto dello stesso Berlusconi come tacita indicazione – e ancor più spinto ed interessato dal PD, nascosto invece dietro il paravento dell’utilità del mezzo referendario come strumento per scardinare il porcellum.

In tal senso, la massiccia astensione non è certo il de profundis dell’istituto referendario come asserito incautamente da qualcuno, ma tutt’altro. Questa, non può certamente essere ascritta in via esclusiva al partito del “non voto”, come buona parte va attribuita alla troppa tecnicità dei quesiti proposti al corpo elettorale.

Ma di certo, il dato nel suo complesso è assai significativo di una volontà e di un orientamento maggioritario, che non accetta che la vita democratica del paese – che democratica non è – possa essere gestita come bene proprio indisponibile a terzi, da due signori, chiunque essi siano. E’ un fallimento che pochi anno avuto il coraggio di ascrivere pubblicamente ai due maggiori, alla loro gestione ed alla loro capacità di essere alternativi nel governo del paese ed al modello politico da essi auspicato ed imposto in taluni frangenti.

Il tutto, invece, sembra essere caduto già nel dimenticatoio, mentre avrebbe dovuto far imboccare repentinamente la strada di una riforma della legge elettorale pluralista, rappresentativa, che consenta di avere maggioranze coese e governabilità  e restituisca ai cittadini la scelta del proprio rappresentante. Una riforma elettorale, accompagnata da riforme istituzionali, che non sia ad uso, tutela e conservazione del nuovo  pentapartito insediatosi nelle istituzioni del paese ma possa invece dare rappresentanza anche a quei soggetti minori, oggi fuori dalle istituzione parlamentari nazionali ed europee, che godono del consenso di una parte cospicua e crescente dell’elettorato, come la tornata europea ha plasticamente registrato.

In sostanza, un sistema totalmente diverso da quello esistente. E’ questa la strada, indicata dai cittadini. Essa può segnare l’avvento di una nuova stagione ed il raggiungimento di un sistema politico maturo conforme al sentimento ed alla cultura del nostro paese, ridando prospettiva ad una democrazia da ricostruire e nuova linfa vitale ad istituzioni in piena crisi di credibilità.

Ma siamo pronti a scommettere, che nella piena tradizione italica,  si seguiranno altre strade?

Foto di Bredgur


(2 luglio 2009)

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