Luca Cordero di Montezemolo

Dal “pensatoio” alla politica

Quando si sentono rumori di fondo, o, meglio dire, quando si avvertono scricchiolii nel sistema politico, allora Luca Cordero di Montezemolo – LCdM – appare all’orizzonte come una sorta di cavaliere bianco.

Fatto sta che non ne possiamo più del tormentone Luca Cordero di Montezemolo: scenderà o no in politica? La domanda è ritornata a essere ossessiva, dopo che è stato inaugurato il sito “Italiafutura.it”, la cui parola d’ordine ha a che fare, e non poteva essere altrimenti per il presidente di Fiat e Ferrari, con il moto: “L’Italia è un paese fermo. Muoviamoci”. Bella scoperta! Di grazia, lui cosa ha fatto quando stava al vertice di Confindustria?

Solo adesso, con il lancio della fondazione, si accorge che il Paese è fermo, e prima?

A dire il vero, hanno parecchio stancato personaggi che si considerano uomini della provvidenza, che alla prova dei fatti, quasi sempre, deludono.

Escluso Berlusconi, – che sfruttando il periodo fortunato in cui si è deciso di fare il suo ingresso in politica, e, comunque, sfortunato per altri -, gli imprenditori, baciati dallo spirito santo, non è che hanno lasciato un buon ricordo. Insomma, l’unico resta Berlusconi, un caso, per molti versi, inimitabile.

Fioriscono le fondazioni, i centri studio, i think tank come funghi a destra e a sinistra, oramai ognuno mette su il proprio “pensatoio” a sua immagine e somiglianza o in società con altri, e queste iniziative danno adito a tante voci, la più diffusa e che tutto ciò serve per fare politica o che sia lo strumento necessario per scendere in politica. Come nel caso di LCdM.

Perché proprio ora? Perché Berlusconi è una fase calante e, probabilmente, nei prossimi mesi sarà ancora più in calo? Oppure, il Pd sta vivendo gli ultimi giorni di Pompei?

Sembra che voglia con “Italiafutura” scaldarsi i muscoli prima di scendere in campo.

Non è la prima volta che ci si pone il problema del futuro politico di LCdM. Già quando presiedeva la Confindustria, i suoi estimatori e i suo detrattori sfogliavano la margherita: scenderà  o no in campo?

Per capire qualcosa di più bisogna leggere attentamente cosa è avvenuto nell’ultima tornata elettorale in quel di Brindisi, dove è stato messo su un laboratorio politico che potrebbe fare testo. Alla Presidenza della Provincia è stato eletto il numero uno della locale Associazione degli industriali,- uomo legato a doppio filo a LCdM- a cui hanno dato l’appoggio Casini e D’Alema.

In sintesi, potere economico e potere politico, un mix di cui i due leader ne hanno fatto la loro stella polare.

Adesso che ha lanciato il think tank “italiafutura.it”, a maggior ragione, ha dato adito alle voci del suo ingresso in politica. Il suspense aumenta, facendo trattenere il fiato a coloro che aspettano l’arrivo del deus ex machina. La cosa è una tipica abitudine degli italiani, i quali aspettano il salvatore della patria, ma quando poi restano delusi del suo operato, allora, dio ci scampi, acclamano le impiccagioni e quando non possono farlo, vanno dietro ai giustizialisti di risma oscura per aver fatto crollare il regime il cui unico merito avuto è stato di averli salvati, a suo tempo, dalla fame e dal totalitarismo.

Ma è proprio vero che l’Italia ha bisogno di LCdM? Andassero a dirlo alle loro sorelle.

Nel suo ambiente naturale, la Fiat, a ben pensarci, la politica è stata, soltanto, dei punti di vista.

Per Gianni Agnelli, la politica era, per lui cinico conservatore, normalmente una bell’e buona seccatura e veniva elevata, opportunisticamente, a interesse quando doveva portare a casa Fiat aiuti di stato. Per Umberto Agnelli, fu uno sfizio che si tolse ben presto, eletto senatore per conto della Dc, non lasciò alcun traccia negli annali parlamentari. Tant’è che non mise più piede in Parlamento.

Si contraddistinse, invece, con più fortuna, Susanna Agnelli che si dedicò alla politica con molta discrezione e fu una donna di governo, senza infamia e senza lode.

Tutto sommato, nell’ambiente in cui LCdM si formò e dove si sta dedicando anima e corpo, la politica non  è stata scuola di vita. D’altronde, nella sua biografia non c’è nulla che possa farci dire che il suo ingresso è indispensabile, anzi. Bravo nelle pubbliche relazioni e buon comunicatore, ma la politica è un’altra cosa: “sangue e merda”, con il dire di Rino Formica, e non sappiamo quanto resisterebbe nel caso che accettasse. Oltretutto, non ha un rapporto personale con la realtà italiana fatta di tante cose buone e cattive. Sinora l’ha vista da un osservatorio privilegiato, quello Confindustriale, che rappresenta, piaccia o no, una metà dell’altra faccia dell’Italia. Dell’Italia profonda non ha alcuna cognizione e, di conseguenza, la sua politica sarebbe di parte ed elitaria e non mediazione di diversi interessi in gioco.

Non sembra proprio il caso che scenda in politica, visto come ha agito quando era in Viale Astronomia. Il suo barcamenarsi tra maggioranza e opposizione non portò nulla di buono, così come il rapporto privilegiato tra Fiat e Cgil fu a scapito della piccola e media industria. Politicamente seguì il mielismo, cioè la dottrina Mieli, allora al comando dell’ammiraglia di Via Solferino, che teorizzava la terza via, che come si sa, dalle dure repliche della storia, non porta da alcuna parte e, per giunta, porta pure sfiga.

Foto di RingK


(6 luglio 2009)

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