Dal suo punto vista tutto stava filando liscio come l’olio, finché non c’è stata la rivolta dei Pd, in particolar modo dei dalemiani. In Puglia, il Pd fa capo nella sua stragrande maggioranza a Massimo D’Alema. Siccome il diavolo sta nei dettagli, i dalemiani sono stati estromessi dalla nuova giunta, aprendo nei confronti del Governatore uno scontro inedito dagli esiti incerti. Per ora, ha vinto Nichi Vendola, con l’avallo di Michele Emiliano, domani è un altro giorno.
Per dovere di cronaca, Vendola aveva annunciato la nuova giunta, dopo un lungo colloquio con il segretario Pd, Michele Emiliano. Che in tutta la crisi ha avuto un comportamento non consono alla carica di partito che ricopre, avendo un asse privilegiato con Vendola e non di certo con D’Alema. Forte di ciò, Vendola ha sostituto, con manu militari, lui spacciato pacifista, cinque assessori con altri cinque, per far dire ai suoi estimatori, che ha compiuto “una rivoluzione dolce”. In altri tempi e termini, altro non era che un semplice rimpasto. La vecchia politica dal sapore di Prima repubblica ha vinto sulla buona politica e sui lunghi pensieri, l’una e gli altri tanto cari a Vendola.
Al che, il Pd lo accusato di aver fatto nascere il governo del Presidente e non un governo di coalizione. Ma è stata solo un’argomentazione vuota, perché il Governatore è andato avanti, minacciando le proprie dimissioni, quindi le elezioni anticipate. Di fronte a ciò il Pd dalemiano ha dovuto fare marcia indietro.
Fuori gli assessori in odore di inchieste giudiziarie e dentro alcune new enrty che dovrebbero dare al governo – secondo Vendola- più trasparenza e smalto, perse per colpa delle inchieste nella sanità. In questo modo, però, Vendola non ha specificato il numero degli assessori su cui la magistratura sta indagando. Uno, nessuno e centomila, pirandellianamente parlando. Questo modo di fare ha sollevato un mare di critiche, da parte del Pd e non solo.
L’epicentro è la sanità, ma altri assessorati potrebbero essere scossi.
Sanità croce di Vendola, ma per non portarne altre, rischiose per le elezioni regionali prossime, – si parla, per esempio, dell’assessorato all’agricoltura sotto il mirino dei Pm baresi - ha cambiato a tamburo battente cinque assessori. Appena c’è una indiscrezione, vera o falsa, sul comportamento non proprio trasparente di un rappresentate di governo, lui non ci pensa due volte, lo cambia. Vero è che Vendola segue l’insegnamento dei gesuiti della Primavera di Palermo, per cui il sospetto è l’anticamera della verità.
Il suo vice e l’assessore all’agricoltura hanno subito, a torto e a ragione, l’onta. Per gli altri tre ci si domanda, sono anche loro nelle medesime condizioni dei primi due?
Aveva detto:“Mi consulterò con me stesso per decidere i nuovi assetti di giunta”. La frase fu proferita subito dopo l’azzeramento della giunta regionale pugliese. Solo lui poteva permettersi il lusso di parlare in quel modo: un poetare narcisista, individualista e decisionista che ha a che fare più con Freud che con Machiavelli.
Ma Vendola è fatto così, se fosse diverso non avrebbe avuto successo. Essendosi tolto gli abiti di rifondarolo comunista, adesso è un politico di nuovo conio con una identità non qualificabile. Certo di sinistra, ma classificarsi di sinistra è tutto e insieme niente.
Dareste a un tipo così la leadership del futuro partito della Sinistra e Libertà?
Un punto di domanda a cui dovrebbero rispondere, in special modo, i socialisti il cui gruppo dirigente vuole, dopo la deludente tornata elettorale, continuare l’esperienza, con leader, il governatore pugliese. Per Piazza San Lorenzo in Lucina, sembra che Vendola sia una sorta di ultima spiaggia, non avendo esplorato altre strade. E, comunque, Sinistra e Libertà non sa quale strada prendere, avendo tagliato i ponti alla sua sinistra e alla sua destra, i rapporti con il Pd non sono idilliaci, visto che Nichi Vendola è entrato il casa democrat con la clava, con quale titolo si chiedono i dirigenti di quel partito. La motivazione regina, per tale entrata a gamba tesa, è che c’è di mezzo la crisi pugliese. E lui non ha la certezza di essere riconfermato se la coalizione si aprisse a nuovi alleati.
Da giorni, è stato,in verità, in tutt’altre faccende affaccendato per via del caso Puglia, per il quale è in atto uno scontro che lascerà delle profonde lacerazioni tra il Pd e il Governatore. Da un lato, il Pd che legge le inchieste sulla sanità dei Pm baresi come una normale vicenda giudiziaria, dall’altro, Vendola che, viceversa, le legge in chiave di questione morale.
Due punti vista, diametralmente opposti. A ben pensarci, tra l’uno e l’altro c’è un abisso. L’assurdo di questa vicenda sta nel fatto che Vendola, come detto, parla di questione morale e il Pd di questione giudiziaria, mentre dovrebbe essere il contrario, dato che lui, fino a prova contraria,è il presidente del governo regionale. E, comunque, come per altri, anche per lui dovrebbe valere il brocardo: non poteva non sapere. Ma è meglio non toccare questo punctum dolens di cui i socialisti hanno un triste ricordo.
Con il malaffare di tutti i tipi, Vendola non c’entra senz’altro un fico secco, ragion per cui, potremmo mettere le mani sul fuoco e, sicuramente, non ce le scotteremmo, ma non altrettanto sulla sua estraneità ai fatti strettamente legati parimenti alla politica dell’ex assessore alla sanità indagato e, prossimamente, promosso al Senato con il passaggio di Paolo De Castro da Palazzo Madama al Parlamento di Strasburgo. Per esempio, la riduzione del numero delle Asl, le nomine dei manager e il Piano sanitario non sono stati provvedimenti presi senza il suo assenso e quello della maggioranza di governo.
Alla fine della storia, bisognerà vedere chi avrà ragione e chi torto. Di certo, il Pd e il Governatore stanno giocando una partita dura con colpi bassi, ma finora sempre coperti dal velo di ipocrisia che non è stata la migliore medicina per i problemi pugliesi.
(7 luglio 2009)

per la “famosa rivoluzione”dei ravanelli bianchi del famigerato pool di “mani pulite” il detto di un famoso fascista come Di Pietro,unitamente ai capitani della rivoluzione portoghese guidati dal comunista D’Ambrosio “lei non poteva non sapere”valeva solo per il povero Bettino e per i socialisti. Per il povero Vendola,invece vale il detto: “santità, lei è in contatto con lo spirito santo”. La gente comune si chiede, ma come questo fa il presidente da oltre 4 anni, sta per completare la legislatura e non sapeva quello che accadeva nei suoi uffici.Allora non è una persona intelligente, ma uno stupido, e farsi governare da uno stupido è molto più pericoloso che farsi governare dai maneggioni. Io non ho mai sofferto della sindrome di stocolma, adesso avete capito perchè milioni di socialisti,non votano più a sinistra?