SCENARI

IL PREMIER CONTRO TONINO HA UN ALLEATO.INATTESO..

IL PREMIER CONTRO TONINO HA UN ALLEATO.INATTESO..
Categorie: Politica

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Il Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ha auspicato un clima più civile tra maggioranza e opposizione, preoccupato com’è che si possa creare un vuoto politico a rischio democrazia…

 Dio solo sa cosa, potrebbe accadere, di fronte al Pd in crisi e al Pdl allo sbando, per via delle dimissioni del premier?

Vero è che l’imbarbarimento politico dovuto agli attacchi nei confronti del Capo del governo, Silvio Berlusconi, per la sua vita privata, per nulla integerrima, ha causato forti preoccupazioni. Di ciò si è fatto carico Giorgio Napolitano.

Al che, Antonio Di Pietro ha detto chiaro e tondo di non accogliere l’appello quirinalizio. Da un po’ di tempo in qua, veste i panni del Bastian contrario, per cui si sente l’unico depositario del verbo dell’opposizione. Il Pd e l’Udc, per lui, non esistono, perché non hanno titolo, visto che non vanno oltre  l’opposizione di sua maestà.

Con il G8, Berlusconi si è saputo, diciamo così, riscattare, sicché per l’Italia è stato uno inaspettato successo. Per la verità, ha saputo svolgere, oltre al “ruolo di anfitrione”, quello di statista e, non a caso, il Financial Times, fino a ieri critico del governo e fustigatore dei suoi costumi, ha dovuto titolare:” Da play boy a statista”. Insomma, Berlusconi ha avuto i complimenti da tutti per l’accoglienza offerta ai partner nonché per i dossier presentati, sulle singole materie: dall’economia all’ambiente.

Doppia vittoria sul campo, dunque, deludendo i suoi avversari che pregavano iddio che ne facesse una delle sue. O, quantomeno, scoppiasse, nei giorni del G8, uno scandalo che lo sotterrasse definitivamente. Già si facevano i nomi di chi lo avrebbe sostituito a Palazzo Chigi e che forma e struttura avrebbe avuto la nuova compagine governativa. I nomi più gettonati erano quelli di Gianfranco Fini e Giulio Tremonti, se il governo, invece, avesse avuto una cifra puramente tecnica, allora toccava a Mario Draghi, il governatore di Bankitalia.     

Come detto, chi non ci sta all’appello lanciato dal Capo dello stato per finirla con quella che viene chiamata – estremizzando gli ultimi fatti che hanno coinvolto il premier- “guerra civile fredda”, è il solito Antonio Di Pietro. Il cui bisogno di apparire come l’unico duro e puro nei confronti del governo Berlusconi, lo pone fuori dal coro.  Con ciò, l’Idv è l’ala oltranzista dell’opposizione e il leader, peraltro, è  irriguardoso nei confronti della prima carica dello Stato.

Non è la prima volta che colpisce duro, iniziò a prendersela con il Presidente della repubblica con la manifestazione di Piazza Navona, convocata contro il Lodo Alfano e la politica della giustizia del governo. Poi, ha preso gusto in questo sport anti Napolitano, a tal punto di infischiarsene dei suo ripetuti inviti al ritorno a una vita politica normale, porta avanti a spron battuto una campagna contro tutto e tutti.  

Il suo gioco è chiaro: spara a destra per raccogliere a sinistra. A sinistra cova la profonda crisi, e da quello schieramento spera di strappare voti e, di conseguenza, trova le condizioni per espandersi maggiormente. Le sue vittime predestinante sono, da un lato, la sinistra, che è in caduta libera, dall’altro, il Pd sull’orlo di una crisi di nervi. Non più due candidati, bensì quattro per contendersi la poltrona di segretario. L’ultimo della partita, Beppe Grillo.

Il caso dello stupratore, responsabile di un circolo Pd romano, e il caso Beppe Grillo, candidato alla segreteria del Pd, sono due episodi vissuti al cardiopalma dai vertice del Pd.

Il comico genovese, – scendendo nell’agone politico per rifondare il Ps trasformatosi in “ un mostro politico nato dalla sinistra e finito in Vaticano”-, ha gettato nello sconforto il Pd, ma non di Di Pietro il cui giudizio è positivo sul passo di Grillo. Per Di Pietro è grasso che cola.

Grillo, candidandosi, non ha fatto una mossa inedita, prima di lui scesero in campo Marco Pannella e Antonio Di Pietro, ma entrambi furono bloccati in partenza, prendendo a pretesto lo statuto.

Sull’onda del tanto peggio tanto meglio,  Di Pietro pensa di ricavare il massimo risultato. Non solo a spese del Pd, ma anche dell’Italia. Non si spiegherebbe diversamente l’appello di Di Pietro alla “Comunità internazionale” – pubblicato sull’Herald Tribune – per denunciare il rischio dittatura con Berlusconi. Tuttavia, una iniziativa sotto tutti gli aspetti sbagliata, perché non colpisce il primo ministro, bensì lo Stato italiano. Come se, dovessero aiutarci gli altri Stati per cacciare Berlusconi e ripristinare la democrazia.

Fa specie che, così facendo, si delegittima il popolo italiano che ha nelle mani, al di là da quello che dice l’ex Pm, l’arma del voto. Che piaccia o no, la stragrande maggioranza è a favore del suo nemico, Berlusconi. Tra i due, – Berlusconi e Di Pietro – chi mette in pericolo l’Italia non è il premier, semmai è il leader dell’Idv, perché denunciando il rischio democrazia, prospetta, consapevole o no, la possibilità  che l’Italia diventi un Paese a sovranità limitata.

Il problema l’Idv per il Pd è un nodo da sciogliere, sebbene, con il passare dei giorni, sia divento, con il passare dei giorni, una specie di nodo gordiano. Il filo rosso che tiene uniti Pd e Idv è diventato invisibile dal giorno in cui Walter Veltroni decise di apparentare i due partiti. Senz’altro, il Congresso d’autunno dovrà avere all’odg l’alleanza con Di Pietro, per evitare che il pesce piccolo mangi quello grande. Che non è una ipotesi da sottovalutare, visto gli ultimi sondaggi con l’Idv ancora in crescita.

L’invito di Napolitano dovrebbe fare breccia all’interno del Pdl e non banalizzarlo affermando che bisogna essere in due per fare un accordo. 

Su Napolitano molto si potrebbe dire per il suo comportamento passato quale Presidente della Camera, ma non come Capo dello Stato, che sta dando il meglio di sé, e di questo Berlusconi dovrebbe prenderne atto. E’ il vero alleato che ha sulla piazza. Purché non facesse mosse avventate, imitando la rana De La Fontaine, tronfio per il successo ottenuto al’Aquila non sente ragione.


(13 luglio 2009)

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