IL PARTITO DEL SUD

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Un anno fa, quando nacque “Mezzogiorno Tradito”, imperava sulla scena nazionale la “questione settentrionale” con un mezzogiorno ridotto al silenzio ed a semplice spettatore. Lo stesso copione si è ripetuto con l’approvazione del disegno di legge in materia di federalismo fiscale con i rappresentanti meridionali proni e subalterni dinnanzi ad una presunta rivoluzione dolce che dovrebbe portare ad un nuovo “rinascimento”. Così non era e non può essere, se non altro per l’assenza di un personale politico idoneo ad affrontare tale sfida. Solo ora, e senza pudore, i Governatori del Sud ed esponenti politici meridionali di governo e di opposizione, scoprono che il Mezzogiorno vive una condizione di abbandono e di degrado, frutto del destino cinico e baro e non invece dell’insipienza delle forze che da oltre quindici anni si sono alternate al Governo del paese e delle Regioni; e che lo stesso reclama a gran voce una nuova rappresentanza degli interessi e delle istanze che provengono dal suo territorio. Un “Partito del Sud” composto e gestito dai maggiori responsabili della crisi di credibilità attuale? Un partito, che scimmiotti all’inverso ed evochi per se, ruolo e funzione, della Lega Nord? A parte chiederci chi sarà il nuovo ideologo del nascente partito, e quale lo  sdlogan di lancio – magari “cchiù pila pi tutti” parafrasando il comino Albanese – appare difficilmente ipotizzabile che  possa bastare un partito, specie se nato dalle viscere di coloro che portano la responsabilità dello sfascio, Governatori in primis, per risolvere un problema reale ed incombente quale la ripresa economica, civile e democratica delle Regioni meridionali. La  nascita della Lega di Umberto Bossi, avviene in un contesto di delegittimazione della politica e del suo ceto con la rivendicazione di istanze territoriali, ed a questi segue la nascita di un movimento di protesta, che, al di là dei successivi giudizi politici, nasce dal basso ed il suo operato diviene credibile anche perché fuori dalla gestione del potere e perché rappresentata da una nuova classe politica.  Questo “Partito del Sud” – invece -ammesso e non concesso che veda la luce, nei termini e nelle modalità con cui si prospetta, è l’ennesimo tentativo strumentale di un nuovo notabilato elettivo di memoria giolittiana utile a coprire il suo totale fallimento. Il balletto infinito della riproposizione egoistica di piccoli interessi localistici, coincide esclusivamente con quelli di grandi e piccole consorterie di potere, fuori da ogni controllo e legittimità popolare e non già nell’interesse di un mezzogiorno tradito dalle sue classi governanti e da un sistema politico che di fatto nega ogni sua rappresentanza politica. La risposta adeguata, ad un problema di carattere nazionale, non può essere la contrapposizione di una “Lega Sud” contro una “Lega Nord”, ma è invece necessario che i partiti nazionali recuperando tale dimensione e svolgano il loro ruolo nell’interesse generale. Tale ruolo è venuto meno alle due maggiori formazioni politiche (Pd e Pdl) rivolte con la testa ed il cuore verso altre aree del paese, nonostante allo stato contino sulla maggioranza degli elettori. Senza una forte presa di coscienza nel Mezzogiorno il rischio di una involuzione civile, politica e democratica – senza ritorno – appare inevitabile.  Assistiamo in quest’area  del paese ad una vera emergenza di ordine democratico – legalitario, ancor prima che sociale ed economica. Essa riguarda non solo la commistione tra politica e mafie, il cui confine diviene sempre più labile – con le criminalità organizzate che non si accontentano più di operare un’azione di condizionamento esterna, ma si rendono attori diretti nella vita politica ed istituzionale -  ma interessa lo stesso modello di organizzazione e di ricerca del consenso. Un modello consociativo, trasversale, votato al saccheggio delle risorse pubbliche e clientelare, la cui prova è rappresentata  dalle immutate condizioni delle Regioni del Sud anche dopo la pioggia di fondi europei. La responsabilità della scomparsa del Mezzogiorno dall’agenda nazionale e l’incapacità di proporre strategie nuove ed efficaci – a partire dallo strumento fiscale – è una prerogativa dei Governatori in primis, privi di idee e senza le carte in regola. Come potrebbero Bassolino, Lombardo o Loiero e Vendola, sotto scacco per i debiti e le cattive gestioni di cui sono responsabili – sanità e non solo – lanciare la sfida del cambiamento?  Appare per questo risibile l’idea di un “Partito del Sud” ad opera di questi signori, o di esponenti di Governo che per puro calcolo difensivo e  di sopravvivenza si ergono a paladini del Mezzogiorno e della sua volontà di rinnovamento. Altri sono chiamati a svolgere questa missione.

Saverio Zavettieri – Nicola Carnovale

Presidente e Segretario di “Mezzogiorno Tradito: Risorgi” – Movimento Politico e Culturale


(16 luglio 2009)

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