La questione meridionale è tornata d’attualità, dopo un periodo in cui era passata di moda. In particolare, il declino ebbe inizio negli anni Novanta del Novecento e proseguì con il nuovo Secolo. La questione affonda le sue radici nella struttura socio economica, culturale e civile del Sud, al contrario della questione settentrionale che è campata in aria, non esiste, strumentalmente inventata dalla Lega di Bossi, per sottrarre risorse al Mezzogiorno.
Secondo la vulgata, sta in questo il dualismo. E guarda caso, il dito è puntato sul Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, visto come colui che fa gli interessi del Settentrione a scapito del Mezzogiorno, per di più, colpevole del blocco dei Fas( Fondi per le aree sotto utilizzate, ndr). E, comunque, sono i dirigenti del Pdl ( Gianfranco Micciché in primis) che accusano il Ministro di stare al servizio permanente effettivo della Lega di Bossi e, per questa ragione, passa nell’immaginario meridionale come l’antisudista per antonomasia.
Il Mezzogiorno non ha più banche autoctone, per via delle operazioni di acquisizioni realizzate da Intesa San Paolo, che comprò il Banco di Napoli, e Unicredit, che ha acquisito il Banco di Sicilia, tramite la fusione con Capitalia nelle cui mani era passato lo storico istituto di credito siciliano. Sul lato degli strumenti che potrebbero fare crescere il Meridione, la Cassa del Mezzogiorno è morta e sepolta, e al suo posto non è sorto nulla. Mentre sarebbe necessaria un’Agenzia erogatrice di risorse per lo sviluppo. Giammai in chiave assistenzialista, visto che ha a causato troppi danni e guasti . Se ci fosse, invece, un nuovo strumento dovrebbe privilegiare gli investimenti in aree che saprebbero utilizzarli a fini di crescita.
Per fare pendat alla Lega Nord – che sta avendo un successo politico ed elettorale senza pari-, il Sud è stato riscoperto e rilanciato da una costellazione di organizzazioni di tutti i tipi, per tenere così testa.
Tuttavia, il revival sudista è dovuto alla costituzione di associazioni, movimenti e partiti che hanno issato il Sud come bandiera di combattimento. Una bandiera senza alcuna parola d’ordine e senza un terreno di analisi su cui poggiarla. In sintesi, Sud aria fritta, senza alcuna politica. A tutt’oggi, non sono stati usati argomenti capaci di sviluppare dibattito e trascinare il popolo meridionale alla riscossa. Manca, insomma, un riformismo meridionale. Consapevoli, come siamo, che le idee di Gramsci, Salvemini, Dorso e Fiore, Saraceno hanno fatto storia, tuttavia, sono da studiare per conoscere com’era il Sud, ma dire che possono essere prese in considerazione sul piano concreto ce ne passa. Sono passati quei tempi di meridionalismo ideologico nato ai primi del Novecento e continuò in modo più politico e pragmatico, dopo il Secondo conflitto mondiale. Oggi il problema si pone in modo diverso, il Mezzogiorno è immerso, come una nave, nel Mediterraneo, con la poppa puntata in direzione delle Alpi, anzi oltre, puntando direttamente a Bruxelles.
Tutta una schiera di studiosi, -la cosiddetta scuola dei meridionalisti -, si diedero anima e corpo per la soluzione del problema, ma se oggi stanno nascendo come funghi, come detto, associazioni, movimenti e partiti, significa che Il Mezzogiorno resta il territorio di serie B a macchia di leopardo: tra sviluppo e sottosviluppo. Fatto sta che oggi vive nel più profondo degrado economico, sociale e morale e prova ne sia la frantumazione dei partiti nazionali, per via di una politica senza idee per il Mezzogiorno,
Intanto, Antonio Bassolino, governatore della Campania, ieri, ha varato la Fondazione Sud, prima di lui, Agostino Loiero, governatore della Calabria, ha fondato il Partito democratico meridionale. Poi, c’è il Movimento per l’Autonomia(Mpa) di Raffaele Lombardo e di seguito “Io Sud” di Adriana Poli Bortone.
Un caso a parte, è quello di Gianfranco Micciché il cui problema sembrerebbe più legato a problemi di resa di conti interni al Pdl che alla questione meridionale vera e propria. Basta e avanza.
Il sommovimento politico sudista trova forte opposizione, come visto, dei partiti nazionali presenti nel Parlamento. Non poteva essere altrimenti, preoccupati di perder consensi in un’area dove, tutto sommato, pescano voti, in abundantiam.
Il Pdl, – in special modo la componente ex An -, il Pd e l’Udc hanno già detto che sono contrari a soggettivi nati dalle loro costole.
Veri e propri fenomeni centrifughi li stanno indebolendo, i quali proprio per questo stanno rischiando grosso.
(16 luglio 2009)

LA SITUAZIONE MERIDIONALE E’ NEL NOSTRO PAESE ALLARMANTE, PER TANTE RAGIONI CHE PROVENGONO DA LONTANO.SOPRATTUTTO VI E’ PIU’ DI PRIMA UNA SFIDUCIA NELLE ISTITUZIONI CHE IN QUESTO CONTESTO NON A PRECEDENTI, POLITICA E ISTITUZIONI SPESSO LONTANI DALLE PERSONE E DAI LORO INNUMEREVOLI PROBLEMI, TRA CUI IL FUTURO NEL LAVORO OGGI NEGATO E DALL’ALTRO IL CRESCENTE DILAGARE DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA CHE STA SOFFOCANDO RISORSE ED APPARATI PUBBLICI. E’ UN PROBLEMA PIU’ IN GENERALE DI NON FACILE RISOLUZIONE, MA E’ NECESSARIO REAGIRE CON TEMPESTIVITA’ E RIGORE, AFFINCHE’ LA SFIDUCIA ATTUALE CON TUTTE LE RIPERCUSSIONI SOCIALI CHE NE CONSEGUE SI TRASFORMI VICEVERSA IN PARTECIPAZIONE POPOLARE ALLE LORO STESSE CAUSE, CHE SONO QUELLE DEL PROGRESSO E DELLA LIBERTA’, CONTRO LA CRIMINALITA’.SERVE UNA GUIDA POLITICA FORTE E AL CONTEMPO DETERMINANTE PER INVERTIRE VELOCEMENTE LA TENDENZA. IO DICO A TUTTI I CITTADINI CHE ABITANO NEL MERIDIONE DEL NOSTRO PAESE CHE VI SIAMO VICINI, PERCHE’ I LORO PROBLEMI NON SONO SEPARATI DAL RESTO DELL’ITALIA,NONOSTANTE C’E’ CHI VORREBBE CHE COSI’ FOSSE PER ARRIVARE ALLA DISGREGAZIONE DELLA NAZIONE E DELLA SUA UNITA’.
Caro Biagio, di antica memoria, hai posto, a mio parere, il dito nella piaga: La mancanza di Enti erogatori autonomi al Sud. La gestione della finanza pubblica e privata è diretta fuori dal SUD, anche, quando è indirizzata al Sud. Tu ricorderai quando ponevamo la questione deiu “centri decisionali”, era questione fondamentale per la gestione delle risorse. Come tu sai fummo sconfitti! Prevalse il consociativismo DC-PCI.
La DC faceva clientelismo, il PCI consolidava il suo consenso presso i ceti operai ed operaisti, il Ministero degli Interni sempre ad un democristiano del Sud, i risultati sono quelli che tu descrivi. I neo sudisti sono “Cicero pro domo sua” non fanno rumore, tuttalpiù”AMMUINA”. Bene ripartire dal Sud sarebe un buon inizio di rinascita per il PARTITO SOCIALISTA; ma tanto presuppone che tutti sappiano di cosa si parla, altrimenti si specula di criminalità e monnezza faremo buon gioco ai legjhisti.
PEPPE -Napoli
Caro Biagio, come al solito cogli il cuore del problema e, cioè, l’assenza di una progetto politico per l’Italia intera e per il meridione in particolare, affinchè esso possa muoversi con sicurezza con le proprie gambe. Solo all’interno di una politica per il Sud e per l’intero Paese sarà possibile ricomporre quel tessuto economico necessario che hanno fatto intravedere per qualche tempo, ma senza continuità, i meridionalisti dal pensiero forte e dall’animo saldo.Sembra che la caduta delle ideologie abbia coinvolto anche la tenuta dello stato nazionale, almeno in Italia. L’agenda politica della seconda repubblica, dettata dalla Lega Nord, sembra prevedere politiche economiche regionali, travalicando gli stretti confini nazionali. Si spiega così l’attenzione della cosiddetta padania oltralpe verso ricche organizzazioni economiche tedesche, francesi, spagnole quand’anche abbiano confini non coincidenti con lo Stato intero.All’interno di questa visione, il sud è considerato un peso, zavorra di cui liberarsi in un modo o nell’altro. Caduta la moda secessionista perchè truculenta, la divisione del Paese la si sta scientificamente perseguendo attrverso lo strangolamento soft dell’economia meridionale. Costretto a privarsi dei suoi elementi migliori (700.000 giovani emigrati), privo del controllo della finanza, nelle mani di banche e/o politici strettamente lombardi, ostaggio della malavita organizzata che supplisce alla carenza (voluta?) di governo della repubblica, il sud non può aspettarsi il riscatto dalla popolazione anziana che risiede o torna alle origini per trascorrere gli ultimi anni della propria vita.Il capitalismo nordico sceglie deliberatamente di utilizzare il sud come sacca di riserva di manodopera a buon mercato, di discarica di rifiuti pericolosi, di area di produzione energetica nucleare. Il controllo del territorio è assicurato dalla gestione dei media come la stiamo osservando da un po’.Serve allora una politica. Una politica socialista. Se ci si attarda ancora con dispute da basso impero alla ricerca di un qualsivoglia patto di alleanza per riuscire a sedersi su una sedia al parlamento senza sviluppare un progetto per l’Italia tutta (economico, formativo, sanitario, ambientalista, energetico, occupazionale, istituzionale) che possa farci sentire fieri di essere tutti italiani in cammino verso un obiettivo di sviluppo sociale condiviso, allora continueremo ad assistere al balbettio dei partiti da seconda repubblica da te indicato.
Oltre le tare storiche denunciate da sempre da meridionalisti del calibro di SALVEMINI, il reddito meridionale continuerà ad essere di 18000 euro a fronte dei 30000 euro del nord. Quello che mi fa rabbia è che queste politiche sono possibili grazie ai voti del sud dati a un Berlusconi che li fa gestire da Bossi. I nostri bravi parlamentari pensano che il problema del mezzogiorno sia il loro problema. L’hanno risolto molto bene insieme a quello della cena e della colazione. Le responsabilità storiche li inchioderanno in modo irreparabile e il loro ricordo tornerà a disdoro loro e delle loro generazioni future se non si leveranno in piedi a dire basta con lo sfruttamento e rappresentare realmente le esigenze del Paese.
Caro Giovanni – Scarafile-,
Compagno di atnte battaglie politiche, siamo alla suddomania, molta aria fritta i poche idee nuove, mentre il Mezzogiono affonda con l’Italia, fraternamente Biagio Marzo
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