”E’ un attacco all’Italia, oggi si tratta di Berlusconi, prima si diceva che Andreotti era mafioso e poi attaccarono Craxi. Non avete capito che non vogliono che l’Italia sia un grande Paese ma vogliono che sia un Paese del terzo mondo. Continua a leggere »
TARAK BEN AMMAR, ATTACCANO ITALIA PERCHE’ VOGLIONO SIA PAESE TERZO MONDO
Mediterraneo/ Ben Ammar: serve un Obama isrealiano per rilancio
giovani palestinesi da grande vogliono fare i terroristi Milano, – “Un Obama isrealiano” è la chiave di volta per Tarak Ben Ammar per sanare l’atavico conflitto con il palestinesi. Ma anche per rilanciare i rapporti economici all’interno dell’intero bacino del Mediterraneo. Il finanziere franco-tunisino parla a conclusione della due giorni milanese del Forum economico e finanziario del Mediterrano. Un appuntamento che ha giudicato “molto positivo per la qualità degli interventi” anche se “il problema è la concretezza. E’ ovvio che se la politica non aiuta l’economia a creare ricchezza nel Sud del Mediterraneo diventa un problema. La pace nel Medio Oriente è vitale”. “L’urgenza – insiste – è la pace nel Medio Oriente: Israele vive circondata dai Paesi arabi. Come fa a non dialogare con loro? Ooccorre riaprire dialogo il Siria-Israele. La gioventù del mondo arabo ha in testa l’umiliazione del popolo palestinese di Gaza. Il mondo intero è cambiato dopo Gaza. Una volta risolto quel problema là non ci sarà più una zona sfruttata dagli integralisti come zona di conflitto”. Tira in ballo l’Iran e fa notare come “l’Iran naviga sulle ingiustizie palestinesi, sulla miseria e i terroristi viaggiano sulla miseria. Se c’è benessere i terroristi devono scegliere tra vivere bene o ammazzarsi, e un giovane sceglie la prima”. Ben Ammar dà un dato inquetante sulle ambizioni dei giovani palestinesi: “Una statistica terribile dice che il 35% dei giovani palestinesi da grande vuole fare il terrorista, perchè sanno di non avere altre possibilità. E questo è un dato preoccupante. Ogni giorno che perdiamo è vitale per gli Israeliani capire che devono vivere in pace con i palestinesi. Purtroppo la democrazia porta anche degli uomini alla testa di Israele che non sono i più adatti: manca un Obama isrealiano”. Il finanziere è d’accordo con il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, sulla necessità di abbattere il muro dei visti che compromette gli scambi non solo economici tra nord e sud dell’area. “Il problema dei visti è un problema politico europeo e gli europei devono mettersi d’accordo. Se la civiltà del Sud di domani non ha il diritto di spostarsi avremo dei leader che non sapranno nulla dell’Occidente e voi nulla di loro, si crea un vero muro di civiltà. Saddam Hussein come Hakmadinejad non ha mia visto un film, un’opera o un libro italiani. Fare la guerra all’occidente è astratto. I leader di domani non avranno viaggiato in un mondo diverso dal loro. E questa è una cosa che fa paura”.
PROGETTO ITALIA
PROGETTO ITALIA, QUESTO SCONOSCIUTO!
Il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica continua ad essere molto faticoso per la classe politica italiana. Oggi la politica sembra aver perso qualsiasi appeal e viene vista dai cittadini come qualcosa di torbido, da tenere lontano. Lo stesso potere economico ha smarrito la bussola di riferimento per lo sviluppo di una società civile ed avanzata quale è l’italiana ed insegue il profitto come unico dio che celebra i propri fasti nella sua chiesa universale: il mercato globale.
I poteri dello Stato si muovono senza sincronia e danno l’impressione di perseguire strade non concordate che rischiano di bloccare lo sviluppo armonico della società. La stampa e i mass media in generale perseguono obiettivi legati all’interesse della proprietà, rischiando a volte di abdicare così al ruolo legato all’informazione dei cittadini ed a quello di essere presidio dei principi fondamentali della democrazia.
La prima repubblica soffriva meno di questi mali e i cittadini, sarà solo una mia impressione, vivevano meglio o si percepivano meglio. La speranza del futuro era più corposa ed i giovani sognavano e progettavano molto di più.
Cosa, allora, ha scatenato il sommovimento sociale, noto come fenomeno “tangentopoli” e perché e da chi è stato voluto detto sommovimento.
Il fenomeno della corruzione politica esisteva certamente ed andava perseguito. Tuttavia oggi leggiamo che nulla, di quel sistema, è stato scalfito ed anzi, stando alla denuncia di RIZZO e STELLA col libro cult “La casta”, il fenomeno della scarsa tenuta morale in chi rappresenta le istituzioni, le condizioni di vita della gente, tutto è peggiorato e sembra volgere costantemente al peggio. Non si tratta, come qualcuno vuol far credere di individuare nell’attuale governo le responsabilità di tale situazione. E’ l’intero assetto, il sistema che non funziona per l’Italia.
All’indomani della seconda guerra mondiale l’Italia dei braccianti, dei contadini degli anni ’50 si inserì a pieno titolo nel consesso delle nazioni industriali più sviluppate al mondo grazie allo sforzo dell’iniziativa privata supportata da una portentosa, accorta e lungimirante politica sociale dello Stato.
Senza strade, ferrovie, energia elettrica, autostrade, ospedali, scuole, aeroporti, telefoni, ecc., sarebbe rimasta probabilmente tale se fosse prevalso il modello comunista(l’Albania, a soli 60 Km in linea d’aria è lì a dimostrarlo) o se avesse affidato alla sola iniziativa privata la trasformazione del Paese. L’idea brillante fu l’invenzione dell’I.R.I. e delle “Partecipazioni Statali”.
Le banche, quasi tutte controllate dallo Stato, costituirono il forziere per una politica dello sviluppo e del lavoro. I diritti sociali, garantiti dal movimento sindacale, consentirono ad un’Italia stracciona e povera di sedersi coi più forti e civili.
Scelte simili sono state operate nel resto d’Europa. Valga come esempio, per tutti, la volontà dello Stato tedesco dell’ovest di riportare la Germania dell’Est nel consesso democratico occidentale grazie al solidarismo sociale voluto alla luce degli stessi principi ispiratori dei padri dell’Italia post- fascista. Una storia simile non è solo nelle volontà politiche dei governi, ma anche nei geni dei popoli.
Quand’anche la si volesse cancellare ritornerebbe prepotente ad emergere.
Questo modello economico si ispirava fortemente a quello Keynesiano. Secondo tale economista è necessario l’intervento dello Stato per attenuare i fenomeni legati alla disoccupazione ed all’inflazione attraverso politiche di forti investimenti da parte del potere pubblico.
Il “keynesismo” ha perso importanza e ha ceduto il posto alle tesi liberiste e monetariste reintrodotte, all’inizio degli anni ’80, dai governi REAGAN e TATCHER. Giovanni Agnelli esclamò nello stesso periodo, con la marcia dei 40.000 (i quadri FIAT), “La festa è finita”, dando inizio alla rivoluzione economica che ha poi soppiantato il keynesismo ed ha introdotto il “liberismo”. Era necessario però rendere inoffensive quelle forze che osteggiavano tali politiche e, soprattutto, il PSI di BETTINO CRAXI garante del rapporto corretto tra le esigenze dell’impresa e le necessità del mondo del lavoro. L’eliminazione dell’area socialista era, cioè, un passo necessario all’interno di questo disegno e fu perseguita con scientificità e coerenza. Si affacciarono, prepotenti, al dibattito politico tesi liberiste confusamente abbracciate dagli sconfitti della storia.
Il mutante PCI, poi PDS, oggi DS, domani P.D. diventò più realista del Re e continua, ancora oggi a lanciare come proprie, una ad una, tutte le proposte che un tempo combatteva con fervore fideistico.
Non aveva la misura prima, è tutto sbilanciato sull’altro versante oggi.
Washington propone questo modello che solo grandi statisti potevano rifiutare ( si pensi a De Gasperi, Fanfani, Moro, Saragat, Nenni, Lombardi, Pertini, E. Berlinguer). Gli attuali leader sembrano voler prendere lezioni in USA, dimenticando la storia d’Europa.
La stessa Destra, un tempo sociale, ha da tempo strappato le sue radici per inseguire, al rialzo, proposte liberiste mai metabolizzate. E, tuttavia, pur al governo per cinque anni, non ha perseguito con determinazione politiche liberiste che il ministro PADOA SCHIOPPA, che insieme a TREMONTI fa parte degli stessi organismi internazionali che si consultano per orientare l’economia, imposta insieme al suo viceministro VISCO.Il governo Prodi-PadoaSchioppa, ha ingranato la quinta marcia per dirigersi a gran carriera nella direzione auspicata dai banchieri, dai grandi industriali e dal FMI: la prosecuzione delle politiche liberiste sancite a suo tempo a Maastricht. La posta in gioco è la credibilità in campo internazionale che deriva dalla capacità di adeguarsi in fretta e con affidabilità ed efficienza a queste direttive economico-politiche: dissoluzione di ogni vincolo e ostacolo alla flessibilità senza limiti, (vedi l’introduzione quasi in sordina della normativa Prodi-Bolkenstein), alle privatizzazioni generalizzate, al controllo delle lotte sindacali e sociali e al dominio dei mercati e delle materie prime.
La galoppata va sempre nella stessa direzione, il traguardo è quello stabilito in precedenza. Altrimenti non si spiegherebbe perché le riforme sostanziali varate da Berlusconi vengano TUTTE mantenute: la Legge Biagi che precarizza i rapporti di lavoro (come d’altronde il ben più “pesante” pacchetto Treu varato dal primo governo Prodi), l’elevazione dell’età pensionabile , la reintroduzione dei ticket sulle prestazioni sanitarie, i tagli di fondi agli Enti locali, che già hanno cominciato ad aumentare in maniera impressionante tasse e tariffe.
Cosa dire del “superamento” delle liquidazioni (TFR) a danno dei lavoratori, destinati ad un futuro incerto, ma sicuramente a stringere la cinghia per impinguare le burocrazie sindacali, le banche e le compagnie assicurative Di far pagare la crisi a chi l’ha generata neanche a parlarne: lo slogan dei governi è sempre stato: PAGHI CHI HA SEMPRE PAGATO. Saranno solo i lavoratori a subire il peso crescente del caro vita. Il dogma liberista che impedisce qualsiasi politica di controllo sui prezzi anche di generi di prima necessità (“il libero mercato deve svilupparsi senza alcun vincolo, ci mancherebbe”), non vale naturalmente per i salari, inchiodati e congelati dal tasso d’inflazione programmata e dalla concertazione imposta dalle burocrazie confederali.
Un governo ispirato ai valori della sinistra non dovrebbe indurre i cittadini , specie se di sinistra come il sottoscritto, a formulare simili argomentazioni pessimistiche. Le nuove aggregazioni politiche, poi, più che ricercare il consenso sulla base della propria storia passata, che se valida non si capisce perché intendono superarla, dovrebbero convincere gli elettori della bontà del loro progetto sociale pensato per la nostra Italia. Un progetto che le forze politiche italiane sembrano non avere perché tutte paiono modellarsi sulla moda del momento: il liberismo!
GIOVANNI SCARAFILE
ORA PARLI LO STATO
ADESSO PARLI LO STATO
Con il passare degli anni i misteri sulle stragi di mafia si infittiscono e la verità è dura a venire a galla. Senza ombra di dubbio, sarebbe una verità inquietante per la piega che stanno prendendo gli avvenimenti giudiziari.
Sebbene ci siano, al momento, nuovi protagonisti che sconfessano quelli del passato, dando una loro versione dei fatti, il lavoro dei Pm non è facile, dato che c’è sempre la sorpresa. L’ultima della lunga serie è la dichiarazione di Totò Riina sul caso Borsellino:” L’hanno ammazzato loro”. “Loro”, sarebbe lo Stato. Sostenendo che c’è stata una trattativa “passata sopra di lui, che l’ha fatta Vito Ciancimino per conto suo e per i suoi affari e insieme ai carabinieri e che lui, Totò Riina, era al di fuori”. Continua a leggere »
ISRAELE EVACUA INSEDIAMENTI ILLEGALI
Haaretz dà la notizia senza fornire la data dell’evacuazione degli insediamenti, ma scrive che i militari hanno svolto un’esercitazione la settimana scorsa per prepararsi.
Israele è sempre più sotto pressione da parte dell’alleato statunitense perché sospenda la costruzione di colonie in Cisgiordania favorendo così il processo di pace coi palestinesi.
Netanyahu finora ha rifiutato di impegnarsi per un congelamento totale, provocando la più seria frattura tra Israele e gli Stati Uniti da un decennio a questa parte.
Lo scorso maggio il viceministro della Difesa Matan Vilnai disse che la rimozione degli insediamenti era diventata una “questione centrale” per l’amministrazione Netanyahu.
“La notizia appare totalmente infondata”, ha detto il leader dei coloni Pinhas Wallerstein. Ma ha precisato a Radio Esercito che i coloni potrebbero essere “partner in accordi dolorosi, anche se non come risultato della pressione americana”.
