IL GOVERNO CHE GOVERNA " A' LA CARTE "

PRONTO IL PIANO PER IL SUD. SOLDI ALLA SICILIA.

PRONTO IL PIANO PER IL SUD. SOLDI ALLA SICILIA.

 

SI GOVERNA SOTTO RICATTO E ALLA RINFUSA.

Bossi e Lombardo ricattano Berlusconi che governa senza criterio

Il piano del governo per il Sud è pronto e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo ha illustrato per grandi linee ai parlamentari e amministratori del Mezzogiorno ricevuti a Palazzo Grazioli. In questo modo, secondo le intenzioni del governo, non hanno più senso «i mal di pancia» dei deputati meridionali della maggioranza e in particolare di quelli siciliani. Tanto più, come ha detto lo stesso premier a pranzo con i rappresentanti siciliani del Pdl, «Fuori dal Pdl non c’è salvezza per nessuno». Riferisce il senatore Carlo Vizzini: «Qualunque altro soggetto non ha spazio, non c’è spazio per nessun Partito del Sud».

MATTONE - Il primo mattone sarà posto venerdì, con la riunione del Cipe che delibererà stanziamenti di 4 miliardi per le infrastrutture. Sempre nella seduta del Cipe in programma per venerdì, saranno deliberati fondi per 200 milioni per opere infrastrutturali nel Comune di Palermo. Il complesso delle infrastrutture da finanziare in Sicilia – secondo quanto si è appreso – è stato calcolato da Berlusconi in 138 opere. Mai più finanziamenti a pioggia, ha assicurato Berlusconi ai presenti, ma soltanto finanziamenti in conto capitale per recuperare i ritardi infrastrutturali accumulati dal Mezzogiorno e dalla Sicilia in questi anni. Subito dopo la riunione del Cipe ci sarà il Consiglio dei ministri.

I PRESENTI – Alla riunione con il premier erano presenti una trentina di esponenti del PdL, tra cui il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, quello di Trapani Mimmo Fazio e il senatore siciliano Carlo Vizzini. Era presente anche Domenico Nania, coordinatore del Pdl in Sicilia.

CASO PRESTIGIACOMO - In precedenza era arrivato il ministro per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo con cui il premier avrebbe avuto un incontro «lungo, cordiale e chiarificatore». Un appuntamento resosi necessario dopo che il ministro del Pdl aveva spiegato di non essere stata invitata al vertice di mercoledì a via del Plebiscito sul mezzogiorno. La Prestigiacomo, a quanto racconta chi era presente, ha ricevuto garanzie sul fatto che l’articolo 4 del ddl anticrisi, caldamente osteggiato dallo stessi ministro dell’Ambiente, sarà modificato, presumibilmente nel decreto «correttivo» che il Consiglio dei ministri dovrebbe varare nella riunione di venerdì. Nel corso del faccia a faccia, il presidente del Consiglio ha sottolineato come il piano per il sud sia tutto da definire ed al progetto parteciperanno tutti i ministri interessati, compreso ovviamente il dicastero dell’Ambiente. Rassicurazioni che, rimarca chi c’era, hanno soddisfatto la Prestigiacomo.

I FONDI – L’incontro sul Mezzogiorno arrivava dopo l’annuncio di Berlusconi a proposito dei 4 miliar­di di euro sbloccati per la Sicilia (le altre re­gioni, ha spiegato, per adesso devono aspettare). Il capo del governo ha anche rivelato che il Consiglio dei ministri avvierà l’esame di un più organico Piano per il Sud, «ma le misure nel det­taglio saranno definite dopo le ferie». Conclusa la riunione il premier ha lasciato la sua residenza romana per recarsi a Coppito, in Abruzzo.

Dimissioni

La lettera delle dimissioni di Lanfranco Turci

Al segretario nazionale del PS Riccardo Nencini
Alla presidente del CN Pia Locatelli
Ai membri del Consiglio Nazionale

Il voto dei socialisti toscani a favore della nuova legge elettorale regionale con lo sbarramento al 4% è un fatto di una gravità eccezionale ,perché avalla una legge che è peggio del porcellum di Calderoli e si avvicina al modello del bipartitismo obbligato proposto dal recente referendum.Tanto più grave appare questa scelta politica perché ne è protagonista il segretario nazionale del PS Riccardo Nencini. che così, con un atto personale, smentisce la linea decisa all’ultimo Consiglio Nazionale del partito e assesta un colpo micidiale al progetto di Sinistra e Libertà .Progetto che si era deciso invece di sostenere e di portare alla prova delle elezioni regionali del 2010.Questo voto conferma l’opzione non dichiarata di una alleanza col PD comunque e a qualunque condizione,salvo il mantenimento in una esistenza puramente virtuale di un simbolo socialista utile solo a farsi ripagare qualche riconoscimento negli assetti di potere.Dopo le elezioni europee avevo detto che pur con molti dubbi,davo la mia preferenza al tentativo di fare di SeL il soggetto nuovo di una sinistra riformista,ecologista e di governo,distinta e autonoma e in competizione/alleanza col PD.Per questo non avevo condiviso né le accelerazioni di chi irrealisticamente puntava a farne immediatamente un partito,né le posizioni di coloro che volevano bloccare il processo in nome di una autosufficienza socialista non più proponibile.Agli uni e agli altri,convergenti nel chiedere un congresso straordinario del PS,avevo obiettato di preferire una via graduale,ma chiara, di sperimentazione del progetto di SeL.Nel momento in cui il segretario Nencini butta a mare questa linea politica con un accordo di potere col PD toscano,non accetto di restare a fare da copertura di scelte non discusse e non condivise..Pertanto mi dimetto dalla Segreteria nazionale del PS e chiedo la convocazione urgente del Consiglio nazionale per esaminare la nuova situazione e convocare un congresso straordinario del partito.Aggiungo che il giorno che ritenessi che non ci fosse altro spazio per fare politica a sinistra che all’interno del PD,ci andrei libero dai vincoli e dalle prassi che condizionano questo PS.

Lanfranco Turci

LE ANALISI UFFICIALI DELL' ISTITUTO

ISTAT : 8 MILIONI I POVERI. PRINCIPALMENTE AL SUD

ROMA – I poveri in Italia sono 8.078.000, pari al 13,6% della popolazione, secondo i dati diffusi dal Rapporto 2008 dell’Istat sulla povertà. Le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa sono stimate nel 2008 in 2.737.000 (11,3%). Il fenomeno è maggiormente diffuso al sud (23,8%), dove l’incidenza di povertà relativa è quasi cinque volte superiore a quella del resto del Paese. In povertà assoluta, cioè persone che non possono conseguire uno standard di vita minimamente accettabile, sono 2.893.000 (4,9% dell’intera popolazione) e vivono in 1.126.000 nuclei familiari (4,6%). Continua a leggere »

commenti

DELLA SECONDA REPUBBLICA: IL RIPOSIZIONAMENTO

Che fatica costa oggi al politico la militanza nei partiti e negli schieramenti.
E’ finita la battaglia ideologica, è scomparso l’impegno nei confronti dell’elettorato, è caduto ogni vincolo di appartenenza, è perso ogni riferimento sociale.
Tanti parlamentari hanno cambiato divisa nel giro di pochi anni e si sono ritrovati a combattere al fianco degli avversari di ieri.
La laicità dello Stato affermata da uomini come Cavour, De Gasperi, Dossetti, Moro, Nenni, Lombardi, E. Berlinguer viene allegramente immolata, attraverso il sacrificio della Scuola pubblica, sull’altare di una sedicente “libertà di scelta” delle famiglie.
Libertà che potrebbe nascondere interessi molto più concreti di tutti gli schieramenti politici impegnati nella ricerca del consenso di quell’importante serbatoio di voti che si pensa essere l’organizzazione cattolica.
Lo Stato di diritto si avvia a diventare uno stato oligarchico o, quanto meno, l’espressione dei soli poteri forti economici, politici, sociali.
Il primato della politica, sede della mediazione degli interessi più vari e contrapposti, non lo rivendica più alcun partito. Al contrario banche, Confindustria, gerarchia ecclesiastica, sindacati rivendicano il ruolo di soggetti politici chiusi o si comportano come tali.
Ritengono che la partita, ormai, la possano giocare solo loro, essendo il popolo, i cittadini chiamati a dividersi per fare il tifo per questa o quella parte senza capire bene perché e per cosa combattano.
Regia sapiente di questo scenario è il sistema dei “media”(stampa e TV), interamente nelle mani dei poteri forti.
Il messaggio di questo sistema agisce a livello subliminale (lo stesso della pubblicità), intaccando il livello profondo della coscienza sicché perfino le fasce sociali escluse non possono non accettare anche le scelte che vanno contro i loro interessi vitali.
Il ruolo dei politici non è più quello della rappresentanza dei cittadini e dei loro interessi ma rischia di ridursi a quello della sopravvivenza e della perpetuazione del proprio potere.
La loro virtù non è più quella di interpretare il corso della storia ed agevolarne uno sviluppo positivo ma quella di capire per tempo “l’aria che tira”, per posizionarsi sul percorso della squadra vincente e tornare in paradiso. Ne risente, forse la tensione morale, ma sono tesissimi a causa dello stress. Basta che si distraggano un attimo, che perdano la più insignificante osservazione del capo, magari a causa delle pile scariche del telefonino, e non sanno più se sostengono la linea giusta.
Un sorriso meno aperto del leader provoca loro un’ulcera duodenale e come insetti in un nido sovraffollato si scontrano tentando mille, nuove direzioni di marcia.
Non è frutto di arroganza o ignoranza l’atteggiamento che hanno nei confronti del popolo elettore quando non sono a Roma; è la conseguenza di un accumularsi di tensioni e di ansia per compiacere i dirigenti.
Bisogna capirli! Lo stress non perdona.
Sono chiamati “peones” della politica quei rappresentanti che, ai vari livelli, non hanno un compito di direzione. Vengono usati come massa critica da questo o quel leader a testimonianza del rispetto del pluralismo e delle regole della democrazia.
Ci si chiede se il numero non sia eccessivo. Probabilmente non lo è. Se si riducessero di numero avrebbero la rappresentanza di territori e popolazione più vasti e sarebbero tentati di uscire dalla condizione del peone… Nel collegio elettorale che li esprime sono, però, i leader. Dovrebbero illustrare ai cittadini i temi caldi, verificarne il parere, acquisire il consenso, svolgere, in definitiva, il ruolo che loro compete per assolvere meglio al compito di rappresentanza vera cui sono chiamati.
Nell’Italia che cambia quanti cittadini, tuttavia, sono stati chiamati per dire la loro sulla scuola, sul sistema fiscale, sul lavoro, sull’integrazione coi paesi europei invocata solo quando si tratta di stabilire le compatibilità economiche di carico, ma non quando si profila l’allineamento con salari, stipendi e carico fiscale europei?
Né vale controbattere che sono le istituzioni dei cittadini quali i sindacati, il livello della rappresentazione delle esigenze della gente, dal momento che lo stesso sindacato rivendica il ruolo di soggetto politico e, quindi, abbandona il campo della “rivendicazione” per scegliere quello della “concertazione”. Il cerchio si richiude e i cittadini scadono al ruolo di peones integrali.
Niente paura. Tanti ricercheranno il nuovo posizionamento pronti a riposizionarsi a seguito del leader prescelto.
All’indomani della caduta del muro di Berlino, Papa Giovanni Paolo II, con grande acutezza e senso della storia, osservò che, caduto il “comunismo”, bisognava mettere mano al ”Capitalismo”. Siamo in attesa.
Da quell’Alto osservatorio si vedeva certamente chiaro come agisce il grande direttore d’orchestra telematico mondiale o, se si preferisce, il grande fratello o grande vecchio di antica, nostrana memoria.
Il rischio da evitare è che, conformisticamente, la stessa Chiesa tenti un riposizionamento tralasciando di tenere alta la tensione morale che ispira tutti i propri millenari valori.
La via d’uscita generale è la formazione culturale e la conoscenza.
L’importanza che assume la scuola balza subito agli occhi con tutta evidenza.
Per questo è in atto una grande partita sul controllo della scuola che tutti i poteri forti stanno giocando.
I cittadini comprendano che oggi c’è bisogno del loro sostegno alle istituzioni scolastiche, ai docenti; comprendano che occorre partecipare attivamente al processo formativo dei giovani.
La riforma nota come “autonomia scolastica” lo consentirà sempre più e meglio. Ma cosa dice l’opposizione? L’agenda della discussione politica, in Italia, non la decide più il partito, lo schieramento, la coalizione. La decide il FMI, l’EUROPA, la rappresentanza dei cosiddetti poteri forti, non il popolo italiano attraverso i propri legittimi e legittimati rappresentanti.
Si vuole la nascita e/o il rafforzamento di un partito realmente democratico, (molti e, forse tutti, ritengono di esserlo) che sappia decidere per e con il popolo italiano. Perché nasca, a mio avviso, è necessario sfrondare il ceto politico di molti privilegi in godimento che inducono i politici a non modificare lo stato delle cose. Mi permetto di sottoporre all’attenzione di chi possa essere interessato una proposta di legge che auspico investa il dibattito generale e che spero non venga “censurata” o, come si suol dire ora, “moderata”.
Servire lo Stato e la REPUBBLICA è un onore che, in quanto tale, non fa maturare né privilegi, né tanto meno emolumenti contingenti e/o perpetui.
Il mandato parlamentare ed istituzionale in genere, che non può essere ricoperto per più di due legislature (con valore retroattivo), dà diritto al rimborso delle spese fatturate e ad un riconoscimento economico pari al doppio della remunerazione massima percepita nel comparto scuola pubblica. Detto riconoscimento economico si esaurisce col mandato e dà diritto ad un assegno, vitalizio o qualsivoglia denominazione si intenda usare in riferimento a emolumenti degli uomini politici e/o istituzionali, raccordato al livello massimo delle retribuzioni in godimento nella scuola pubblica. L’attuale normativa, per la parte relativa ai gettoni di presenza ed alla parte economica in generale che fissa gli emolumenti o i criteri per la determinazione degli stessi in tutte le istanze istituzionali: COMUNI, PROVINCE, REGIONI, enti di secondo grado, è abolita e viene ripristinata la legislazione precedente.
Penso che in questo modo i fondi necessari per pagare pensioni decenti a tutti verrebbero recepiti.
Un partito realmente democratico consente agli elettori di scegliere i propri rappresentanti. Non vedo ancora la giusta tensione e passione per reintrodurre la o le preferenze con una nuova legge elettorale. A chi dovrà essere affidato questo dibattito, all’ira della gente che , invece, vedo montare? Un partito che si ispiri ai principi democratici presenta al popolo elettore un progetto complessivo di società non equivoco capace di indicare un percorso definito che possa aprire alla progetto di vita privata che ogni cittadino ha il diritto di fare e di avere. Perché dobbiamo invece parlare d’altro assecondando un’agenda di lavoro che è estranea alla vita quotidiana della gente ma interessa solo “la finanza internazionale” padrona, ormai, della vita di tutti. Nessuno più del sottoscritto aspetta con ansia la nascita di un partito realmente democratico improntato a quello spirito di servizio che è proprio delle grandi forze politiche che, nel corso della storia, hanno scandito i grandi cambiamenti ed assicurato l’avanzamento delle condizioni di vita generali. Chi segue il percorso organizzativo delle nuove forze politiche, allora abbia il coraggio di affrontare i temi scomodi, il dibattito franco ed aperto, la navigazione a vista tra gli scogli dei soprusi e delle ingiustizie sociali che viviamo. Il dibattito non sia “moderato”, ma venga sollecitato, provocato, se necessario per restituire a tutti la “passione” politica, la sola ad aprire grandi e nuovi scenari capaci di bypassare gli egoismi dei meschini, l’arrivismo dei tanti che, occupato il potere, lo difendono alzando barricate contro l’avanzata della storia che altre nazioni a noi vicine stanno affrontando di slancio. Per parte mia, se possibile, porterò il mio spassionato contributo alla costruzione di una società più giusta in cui sia legittimo aspirare ad un po’ di felicità.

GIOVANNI SCARAFILE

 

Giù le mani dalla Giovine Italia

 

In questi giorni La Voce Repubblicana e l’amico Enzo Cardone hanno sollevato la questione relativa alla denominazione che intende assumere il movimento giovanile del PdL: “Giovane Italia”.
“Giovane”, o, meglio “Giovine Italia” fu il nome che il nostro Giuseppe Mazzini diede al movimento insurrezionale, di stampo carbonaro, che mirava durante il Risorgimento a rendere l’Italia una Repubblica sovrana ed indipendente dal giogo austriaco, francese, papalino e borbonico.
Ora, che cosa c’entri il PdL con tutto ciò proprio non si capisce.
Ma andiamo a monte, ovvero allorquanto l’On. Stefania Craxi decise di fondare l’Associzione Giovane Italia, braccio politico della Fondazione Craxi, a sua volta braccio culturale di Forza Italia.
Che confusione !
Figuriamoci che nel 2000 Stefania Craxi rispose di suo pugno (inviandomi una missiva direttamente a casa) ad una mia lettera nella quale le facevo i complimenti per l’iniziativa di mettere in piedi una Fondazione intitolata a suo padre, grande socialista liberale ingiustamente vilipeso. Una Fondazione, ovvero un “luogo di dibattito culturale” e non già un “luogo politico” ad uso e consumo di qualcuno.
Stefania Craxi, anche a dispetto di ciò che mi scrisse, agì diversamente e si fece eleggere finanche in Parlamento.
Ma che cosa c’entra la “Giovine Italia” con il partito di Berlusconi ? Nulla.
Se diversamente l’operazione di Stefania Craxi prima e dei giovani del PdL poi, fosse quella di riconoscere i meriti dell’azione mazziniana, tanto varrebbe che costoro si iscrivessero al PRI.
Diversamente trattasi di un’operazione simile a quella dei cattocomunisti che in questi anni sull’Unità si mettono a pubblicare Salvemini o a tirare per la giacca Mario Pannunzio, in prossimità del centenario della sua nascita.
Operazioni furbesche e mistificatorie, visto che Salvemini e Pannunzio combatterono con ferocia il cattocomunismo e furono i primi a denunciarne la pericolosità ed incapacità politica.
Personalmente, purtuttavia, ritengo che i giovani del PdL manchino semplicemente di originalità nella scelta della loro denominazione. E mi chiedo anche se conoscano davvero l’opera politica e culturale di Mazzini.
E allora varrebbe la pena che facessero come i giovani di Alleanza Nazionale qui da noi, a Pordenone, in cui continuano orgogliosamente a chiamarsi Azione Giovani come prima e a tenersi la loro bella fiamma tricolore quale simbolo.
Quanto al PdL, in sé, mi si permetta una breve riflessione.
Trattasi di un partito di transizione, che esisterà sin tanto che esisterà Silvio Berlusconi.
Senza radici e senza una vera linea politica, è partito a noi tutti utile per governare oggi l’Italia in assenza di un’opposizione credibile visto che il Pd ed i suoi alleati non possono ritenersi credibili per governare il nostro Paese, né oggi né in futuro.
Il PdL è partito che con il tempo andrebbe trasformato e finanche spaccato al fine di ridisegnare un nuovo bipolarismo di cui questo Paese ha bisogno.
Da una parte i Liberaldemocratici e dall’altra i Conservatori.
Il dopo-Berlusconi è dietro l’angolo: diamoci da fare anche noi.

Luca Bagatin