POLEMICHE D'ALLEGGERIMENTO ESTIVO

ESCALATION LEGA.BERLUSCONI GODE

ESCALATION LEGA.BERLUSCONI GODE
Categorie: Politica

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Il ruolo della Lega

Il braccio armato del Cavaliere

 

 

 

 

Escalation Lega. Le cui proposte stravaganti fanno il gioco di Silvio Berlusconi, utili come sono per distogliere l’opinione pubblica dai problemi che toccano personalmente il premier. Sembra, a ben vedere, il gioco delle parti tra Berlusconi e Bossi. Nei momenti cruciali dello scontro, arrivano i nostri, i leghisti, alzano ulteriormente il tono della polemica per polarizzare l’attenzione tout le monde su di loro, e di conseguenza si abbassa l’attenzione nei confronti del Cavaliere. 

Chi pensa che la Lega faccia iniziative che possono nuocere a Silvio Berlusconi, si sbaglia di grosso, di certo le fa “Cicero pro domo sua”, per acquisire ulteriore consenso, per tenere vivo, comunque, all’interno del partito, lo spirito del Carroccio, ma anche, in alcune occasioni – e di questi tempi capita spesso – per dare una mano al Presidente del consiglio in difficoltà. Il che non significa che la Lega non sia più di “lotta e di governo”, tuttavia, proprio per questa sua peculiarità in momenti di stretta, l’ossimoro è altre sì funzionale per cacciare la castagne berlusconiane dal fuoco. Se D’Alema affermò che la Lega era la costola della sinistra, per Berlusconi, invece, è l’anima e il corpo; e per di più quando occorre diventa il suo braccio violento.

Politicamente Bossi e Berlusconi non litigheranno più, come è accaduto nel passato, consapevoli che con una eventuale rottura ci andrebbe di mezzo il Nord che loro non tradirebbero nemmeno in punto di morte. Il legame tra di loro è non solo politico, ma  soprattutto territoriale.  Per loro, le radici contano e sono una cosa di sangue.   

Il dissenso si è avuto all’inizio della loro prima esperienza di governo (1994), ma ora hanno trovato entrambi la quadratura del cerchio e non succederà più che si divideranno per fare un piacere ai loro avversari. Oltretutto perderebbero il potere e questo lusso non possono concederselo: entrambi “tengono famiglia”, per dirla con Longanesi.

Alcuni avversari, in particolare quelli del Pd e dell’Udc, sperano che Berlusconi e Bossi litighino sulle candidature alle presidenze dei Consigli regionali del Nord si intende, così da mettere in crisi la maggioranza e si possa varare un governo di transizione simil Grosse Koalition, ma non sanno che i due filano d’amore e d’accordo, avendo fissato, a monte, l’ipotesi di lavoro: Roberto Maroni al Pirellone, alla Presidenza della Regione Lombardia e Roberto Formigoni al Viminale, al Ministero degli Interni. Giancarlo Galan a Palazzo Chigi, sottosegretario alla presidenza del consiglio e Flavio Tosi a Palazzo Balbi, presidente della giunta veneta. Rien ne va plus.

Con le provocazioni scoppiettanti fatte nel corso di queste settimane (dal ritiro della missione italiana in Afghanistan, Libano e Balcani, al basta con l’accento romano nel film, agli esami sui dialetti nordisti dei professori sudisti,  fino alle gabbie salariali,  inni e bandiere regionali inclusi), il partito di Bossi aiuta Berlusconi, affinché le notizie rosa e i vari gossip spiacevoli, che lo riguardano molto da vicino, siano assorbite dalle proposte studiate ad ho per distogliere l’opinione pubblica. Cosicché il danno politico e d’immagine risulti minore di quanto sarebbe stato senza il soccorso leghista.

Di fronte alla notizia portatrice di guai per il premier, la Lega alza la cortina fumogena, per nascondere, o, quantomeno, per diminuirla di importanza. Sicché, l’intento è di mettere la sordina al troppo rumore causato dalla vita non di “santo”, bensì di peccatore di Berlusconi. Comunque sia, il lavoro della Lega è quello di creare l’attenzione su di sé dei mezzi di informazione di modo ché riempiano le cronache politiche di proposte bomba e il gioco è bello che fatto. Bombe ad orologeria che brillano nel momento in cui Berlusconi, per un motivo e per l’altro, si trova nelle strettoie politiche. Dio solo lo sa, in quante si è trovato, ultimamente, per problemi non politici, bensì personali e familiari. 

Per esempio, Barbara Berlusconi per un verso e Paolo Guzzanti per altro, sono state due tegole sulla testa del Presidente del consiglio, in un periodo in  cui soffre di mal di testa per il sovraccarico di problemi di tutti i generi a cui è sottoposto. E che fa la Lega? Le spara grosse. Pur essendo il tricolore e l’Inno di Mameli i nostri sacri simboli dell’unità nazionale, la Lega, negli anni delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità, li “profana” considerandoli insufficienti a rappresentare la nuova identità federalista dell’Italia. Per questa ragione ha preannunciato una proposta di legge costituzionale per inserire nell’articolo 12 della Costituzione il riconoscimento di simboli identitari delle singole Regioni: quindi, bandiere e inni regionali. 

C’è da preoccuparsi delle uscite leghiste? Assolutamente no!

Tenuto conto che la manfrina leghista su diversi temi ha l’obiettivo di portare l’acqua al suo mulino, per cui gioca la partita per sé, toccando le corde più sensibili dell’elettorato nordista, ma anche, come visto, per dare una mano al suo principale alleato, di cui si fida ciecamente, ma non nelle condizioni migliori, per ovvi motivi. Epperò, non deve tirare troppo la corda per non mettere in discussione il federalismo, la pupilla degli occhi leghisti.  

Il suo è un rivendicazionismo fine a se stesso, senza conseguenze, passata la buriana torna la calma piatta. L’opposto del rivendicazionismo meridionale, incentrato su alcune questioni che non possono essere più rimandate, altrimenti l’Italia rischia il declino, per cui dalla serie A, in cui ci sono i paesi più sviluppati, si passerebbe alla serie B, quella dei sottosviluppati. Fatto sta che l’Italia vive sul rivendicazionismo simbolico della Lega e sul rivendicazionismo economico di alcuni esponenti politici meridionali. Insomma, tra Scilla e Cariddi.

Tuttavia, Bossi e la Lega stanno al gioco, ma il gioco – come si sa – è bello quando dura poco. Ma su Berlusconi, a quanto pare, il gioco non finisce mai.


(6 agosto 2009)

2 Commenti su “ESCALATION LEGA.BERLUSCONI GODE”

  1. certo a livello nazionale le uscite leghiste possono far gioco ma a livello locale si è creato un alone di “onesti rappresentanti del Nord un po’ sboccati” intorno ai leghisti che potrebbe segare le gambe a tanti aspiranti assessori pidiellini. Non ci si dimentichi infatti che l’anno prossimo ci sono le amministrative . Per salvare l’imperatore, forse si sta uccidendo tutti i suoi feudatari.

    Un governo senza Maroni e senza Brunetta calerebbe molto nel consenso popolare. Inoltre Formigoni , ereditando i guai di Maroni , dovrebbe sputtarlo per non passare come l’incompetente che “fino a quando c’era Maroni tutto andava bene”. Non penso siano così stupidi.

    Una cosa è certo secondo me: i socialisti dovrebbero litigar meno tra loro ed affrontare di più i legaioli.

  2. giovanni scarafile scrive:

    Soccorso verde
    Appare evidente, ad ogni attento osservatore delle cose della politica italiana, quanto Biagio Marzo ha puntualmente sottolineato:la sinergia dell’azione politica della Lega con le posizioni e le situazioni del Presidente del Consiglio. Si badi bene, non con l’evoluzione dei quadro politico generale o, più semplicemente, della maggioranza di governo, ma con la situazione contingente del solo cavaliere Berlusconi.Sembrano, all’interno della compagine governativa, le posizioni più distanti. Il PDL ha preso una marea di voti al Sud e si proclama partito nazionale in grado di mediare le esigenze complessive di tutto il Paese; la Lega è notoriamente schierata a difesa dei soli interessi del Nord(ma è costituzionalmente accettabile?). Moltissimi parlamentari dello schieramento berlusconiano (ex forzisti e aennini) sono meridionali; i parlamentari leghisti no.Gli interessi di partito dovrebbero lasciare almeno distinte le posizioni tra gli alleati al governo del Paese. Questo non accade perchè la leadership di Berlusconi è forte … della legge elettorale porcata che consente la nomina a scelta insidacabile del capo, o di un gruppo ristretto delegato dal capo, di un seggio parlamentare “offerto” ai più disciplinati, ai più ubbidienti (salvo dimostrazioni diverse della magistratura che indaga in Abruzzo).Qualche forma di timida resistenza, di tanto in tanto, la si scopre negli uomini provenienti da AN, segnatamente Fini, colti forse da sussulti e rigurgiti di natura ideologica.Ho troppo rispetto della intelligenza dei nostri parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione, per non riconoscere loro la sicura, puntuale e certamente più consapevole comprensione di quello che accade. Credo tutti sappiano, ormai, che si sta lentamente, scientificamente e consapevolmente strangolando la già debole economia del Sud per arrivare, alla fine del processo (lungo o corto che sia) a determinare anche in Italia quanto già sperimentato con la Cecoslovacchia e, cioè, la secessione del Nord del Paese dal Sud povero e straccione. Sempre più isistentemente si affacciano motivazioni che non sono di natura economica, ma anche di etica della politica, di condizionamento malavitoso delle istituzioni. Questo giustificherebbe l’abbandono del Sud per garantire il progresso del Nord operoso, onesto, santo (eccetto magari il solo Berlusconi). Una lettura che forse passa, grazie al controllo di stampa e TV, in Italia, ma non all’estero. Questo accende gli animi degli italiani settentionali lentamente guidati verso atteggiamenti sempre più risentiti nei confronti dei meridionali, ma non risolve i problemi veri degli italiani tutti. Quando si capirà che le mafie sono dove stanno i soldi, probabilmente si comprenderà che anche la malavita è emigrata. Solo risolvendo il problema del mezzogiorno si potrà risolvere il problema Italia.I parlamentari meridionali sono come paralizzati e non sanno reagire alla “sfrontatezza” padana e berlusconiana. La Storia li condannerà in maniera inesorabile! Si eccepirà che si sta minacciando la nascita di un partito del Sud e che, finalmente, sono stati erogati fondi alla Sicilia. Fumo negli occhi. Anche eventuali regolamenti di conti interni alla maggioranza (la Sicilia è tutta berlusconiana) vengono fatti passare come accorta politica e mediazione degli interessi generali. La verità è che 18 dei 50 miliardi di euro (FAS spettanti al Sud) sono stati dirottati al Nord con tardivo, tenue ed improbabile moto di protesta di pochi, pochissimi parlamentari meridionali. Si impone uno scatto di orgoglio ed uno studio approfondito della cultura, dell’ideologia, degli stili di vita e della morale dei padri della patria, magari i più recenti che hanno preso in mano un Paese a pezzi all’indomani della seconda guerra mondiale e l’hanno guidato fino a consentirgli di sedere fra le nazioni più civili ed avanzate al mondo.
    GIOVANNI SCARAFILE

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