Francesco Sala è il regista che ha portato in scena la vita di Pertini: uno spettacolo che ha girato l’Italia negli ultimi anni riscuotendo un successo superiore alle aspettative. Il merito? Della rappresentazione pura dei fatti, con i toni giusti e le figure indovinate. Si rievocano le scelte più aspre del giovane Sandro, riformista in un Psi alla deriva, antifascista in un’Italia che aveva perso la testa…
Le allusioni al nostro tempo sono appena accennate, ma tanto basti; la vicenda umana e politica di Pertini, “socialista unitario pericoloso” dal Palladium di Roma al teatro Giacosa di Ivrea, dal teatro Astra di Padova al Cometa Off, per tornare nella capitale, fanno scrosciare tanti applausi a scena aperta che nessun socialista in vita, negli ultimi tempi, può competervi. Francesco Sala, che su Pertini ha compiuto, fedele a Stanislavsky, uno studio di immedesimazione, ha seguito con amarezza le vicissitudini di quel che rimane del Partito Socialista. E qui fa la sua scommessa: “Pertini oggi rifarebbe la scelta autonomista, riformista, laica che ad ogni bivio lo ha contraddistinto”.
Sala, la sua su Pertini è una provocazione. Un’iperbole. Magari oggi Pertini sarebbe d’accordo con chi ha deciso di chiudere l’esperienza socialista.
Mi stupirebbe: Pertini era un combattente per la libertà, come tutti lo celebrano, ma anche un combattente per il suo mondo di riferimento ideale. Era un riformista puro, che per questo finì anche in minoranza nel suo partito. Non avrebbe mai rinunciato all’identità autonoma di una forza che ritenne sempre essenziale e ben distinta dalle altre, come il Partito Socialista.
Lei non crede nello scioglimento dei socialisti all’interno di Sinistra e Libertà?
Chi crede nello scioglimento dei socialisti, mi creda, non è un socialista. Certo non lo è chi dopo anni così difficili per questa parte politica pensa di barattarne la sopravvivenza con pacchetti di tessere per Nichi Vendola, figura chiave di Rifondazione Comunista fino a ieri. Mi sembra si tenti di salvare qualche posticino, di garantirsi un salvacondotto riunendo i naufraghi di diversi naufragi in una scialuppa sola, chiaramente con l’intento, tra qualche tempo, di approdare al Pd con posizioni di forza più rappresentative.
E il Pd, lo condanna senza riserve?
No, è un progetto interessantissimo, come lo dipinse Bettino Craxi che per primo, negli anni Ottanta, prospettò un partito socialdemocratico, laico, libertario che avrebbe voluto chiamare proprio Partito Democratico. Questo Pd di oggi non è né laico, né libertario, né riformista. Come dice un suo autorevole esponente, Massimo D’Alema, “il Pd è un amalgama mal riuscito”. Ma può e deve essere aiutato, anche con una sponda di appoggio che riprenda il programma di Craxi e prima ancora quello di Pertini.
Un nuovo partito socialista? L’ennesimo?
In Italia c’è uno spazio nella politica che nessuno ricopre. Va assunto un ruolo di responsabilità, mi auguro che vi sia chi saprà cogliere il mio appello. Lo faccia in nome del confino…
Il confino?
Quello di Sandro Pertini, sul quale ho riflettuto molto. La reclusione in stato di libertà vigilata, di apparente afasia che diventa morte civile, come ho tentato di dimostrare con il mio spettacolo. Oggi sono in molti ad essere al confino, anche se non si nota perché è un confino tacito, discreto, domestico. Ma fatale. Vi si trovano i laici, riformisti, libertari di questo Paese che non hanno più voce, e sono confinati nelle loro case, al di fuori dei luoghi della politica.
Il teatro può essere un mezzo di rilancio anche per questa parte della politica?
Assolutamente sì; non per forza un teatro dell’impegno, ma un teatro che sappia far riflettere e fare “rete”, far convergere su alcune idee le energie dei giovani. Oggi la sinistra vivacchia sugli allori di quel che chiamo il Teatro della Soggezione, dove non si capisce niente ma si aspetta con soggezione il giudizio dei critici, e la destra risponde con un Teatro Catodico, il teatro che richiama la tv, ne ospita i personaggi, ne celebra i riti. Due visioni perdenti del fare teatro, secondo me.
Il palcoscenico della politica, come quelli dei teatri, aspetta di conoscere nuovi attori.
Aldo Torchiaro
(12 agosto 2009)

Con tutto il rispetto per l’illustre regista, non credo proprio che Sandro Pertini avrebbe considerato il generoso tentativo di Sel come una volgare possibilità di barattare la sopravvivenza di quel che resta di un partito con un pacchetto di tessere per Tizio o per Caio. Sandro Pertini avrebbe capito che si sta rimettendo in gioco la possibilità di far vivere l’idea socialista nei suoi connotati fondativi di ricerca continua della giustizia sociale e della libertà degli individui e dei popoli…Far “vivere”, non “sopravvivere”….un’idea luminosa e sempre ricca di fascino e non un gruppuscolo exdirigente o autodirigente. Quel Pertini che si andò a prendere il corpo senza vita di Enrico Berlinguer e su quel corpo piangeva e gli diceva “figlio!”, non farebbe ai pochi eredi di Berlinguer il torto di travisare in maniera volgare e meschina il loro pensiero, ne coglierebbe tutta la potenzialità, discuterebbe e si arrabbierebbe pure sulla tale o la tal’altra cosa – perché una delle cose più belle di Pertini era proprio la sua straordinaria capacità di appassionarsi e di arrabbiarsi – ma assolutamente non assumerebbe mai un comportamento gretto e cauteloso, da meschino calcolatore. Da opportunista. Uno dei grossi guai che abbiamo di fronte è che di eredi Pertini non sembra averne lasciati, o almeno non nella vostra monade. Anche per questo motivo, il “confino” di cui metaforicamente parla il regista Sala, per molti sarà una condanna a vita.
PERTITNI FIGURA NOBILE DEI SOCIALISTI ITALIANI NON AVREBBE BUTTATO A MARE UNA STORIA COME QUELLA SOCIALISTA. SAREBBE STATO SICURAMENTE CON CHI OGGI TIENE IN VITA LA MEMORIA STORICA DELL’ANTIFASCISMO DEL QUALE LUI NE E’ STATO UN EROICO PARTECIPANTE NELLA RESISTENZA. SAREBBE CON CHI OGGI SI BATTE CONTRO LA SEMPLIFICAZIONE E NORMALIZZAZIONE DELLA POLITICA COME MERCE DI SCAMBIO, SAREBBE PARTECIPE CON TUTTI QUELLI CHE CREDONO NELLA POSSIBILITA’ DI RICOSTRUIRE UNA FORZA SOCIALISTA, LAICA, LIBERALE E RIFORMISTA COLLOCATA NELLA SUA AUTENTICA POSIZIONE SENZA TRASFORMISMI. QUESTO IN SINTESI SAREBBE OGGI PERTINI, E NOI TUTTI NE DOBBIAMO TRARRE GLI SPUNTI, AFFINCHE’ QUEL FILO ROSSO CHE HA UNITO I SOCIALISTI DAL DOPOGUERRA AD OGGI POSSA ESSERE QUELLO DI DOMANI.