E la politica non si sente tanto bene

L’ideologia è morta

L’ideologia è morta
Categorie: Politica

Condividi

Il dato più  tangibile che si osserva oggi in Italia è la disaffezione nei confronti della politica.

I partiti non si differenziano più per una scelta di campo, compiuta in difesa dei ceti sociali che intendono rappresentare, ma solo per i percorsi che scelgono di seguire al fine di raggiungere risultati simili.

Tutti sembrano aver sposato il “dio  Mercato”, regolatore delle dinamiche sociali.

L’individuo non conta più e si ragiona in termini di macrosistemi.

Lo scontro frontale fra chi intendeva dare ad ognuno secondo i bisogni e chi proclamava che fosse necessario dare ad ognuno secondo i propri meriti, si è  risolto in un arido “ad ognuno secondo il potere contrattuale da lui, comunque, conquistato”.

Che tristezza!

Perde, così, peso specifico il politico, sale il tecnocrate, il freddo ragioniere che, con animo lieve, fa quadrare i conti anche se distrugge milioni di esistenze .

Si riconosce, solo sul piano accademico, un qualche merito alla Scuola, alla Chiesa, a uomini-simbolo che si sono distinti nei vari campi dello scibile umano, insomma a tutto quello che può essere definito, anche in senso lato, “agenzia educativa”, ma si venera, sempre più apertamente, solo quanto fa riferimento al “management”, alla produttività, all’accumulazione di capitale, magari dovuto ad evasione fiscale o ad altri crimini più o meno legalizzati.

Si potrà  comprendere perché viene visto con sospetto chi si attarda, ancora, a difendere gli interessi degli emarginati, della povera gente, dei lavoratori da sempre. Questo mammut della politica è fuori moda, fa quasi tenerezza. Al massimo lo si può tollerare per un po’, poi deve scegliere: essere espulso o integrarsi.

Si fa un gran parlare di solidarismo (tra il Nord e il Sud del mondo, tra generazioni, nel sistema-Paese),ma si passa con lo schiacciasassi sull’esistenza qui ed oggi, di tanta parte della società degli esclusi.

La caduta delle ideologie sembra aver privato i Partiti politici del loro progetto per la società.

La fase di transizione dura troppo a lungo.

In economia cinismo ed arroganza imperversano noncuranti dello spettro della disoccupazione.

In Italia ed in Europa eserciti di milioni di disoccupati si avvitano in una spirale di disperazione e si rischia di innescare una bomba sociale ad alto potenziale che, se deflagrasse, avrebbe conseguenze incontrollabili, in primo luogo sul versante della democrazia.

Il decennio tatcheriano e reaganiano, il quindicennio di Khol in Germania hanno consentito la riconversione del sistema produttivo del capitalismo avanzato.

I governi delle sinistre in Inghilterra, in Spagna, del partito democratico in America, sono, però, la spia della insofferenza dei popoli nei confronti di un globalismo economico che stenta ad affrontare il problema di fondo: una più giusta divisione della ricchezza accumulata.

In Italia questa miscela è ancora più esplosiva.

La divisione tra il Nord “ricco” e il Sud “povero”, il forte indebitamento del Paese, l’immensa evasione fiscale, il controllo, da parte della criminalità, di tanta parte del territorio pongono in maniera ancora più pressante l’urgenza di affrontare in modo serio il problema di un’equa ripartizione della ricchezza nazionale.

Alla politica si chiede, oggi, che si riappropri della prerogativa non delegabile della mediazione nel Paese e tra i ceti sociali, che ridetermini una scala di valori più giusta e rispondente ai bisogni del nuovo millennio.

I privilegi consolidati e scandalosi esistenti dovranno essere corretti, il lavoro dovrà essere tutto valorizzato, le fasce sociali rispettate e dignitosamente trattate anche se contrattualmente deboli.

E’, forse questo, il sogno di un idealista?


(12 agosto 2009)

Un commento su “L’ideologia è morta”

  1. Franco Marta scrive:

    ” Scuole, ospedali, case e lavoro” quste sono state,da sempre, le basi sulle qualis’è incentrata l’aspirazione socialista, per una società migliore e più moderna.Le ideologie sono morte, ma gli obiettivi reali da raggiungere, rimangono sempre quelli. M a per questo,se non si farà il “plo socialista”, incentrato su una salda base di autonomia, non si potrà fare null’altro che constatare il fallimento d’ogni politica reale.Fraterni saluti.FRANCO MARTA

Commenta