Dopo la pausa agostana, la vita politica sta entrando lentamente in attività, in vista degli appuntamenti autunnali. Appuntamenti i cui risultati, sotto molto aspetti, sono molto attesi. Senz’altro fra questi appuntamenti, c’è il congresso del Partito democratico.
Su queste assise sono puntati gli occhi socialisti, con la speranza che la dialettica congressuale chiuda la brutta pagina delle ultime elezioni politiche, – scritta da Veltroni quando offrì al Ps la carta dell’assorbimento, o meglio dire, la chance della cooptazione – e ne apra una inedita. L’ukase veltroniano fu davvero umiliante per il Ps che non accettò e, di conseguenza, fu spinto in una battaglia combattuta in solitudine, con Enrico Boselli candidato alla premership. Piuttosto che capitolare si scelse la via dell’autonomia, senza eletti, ma che cosa si sarebbe potuto fare di fronte a una campagna che inneggiava al voto utile per una bipartitismo perfetto. Sembra che questa velleità sia stata archiviata definitivamente e, pertanto, al centro ritorna la strategia delle alleanze.
Un problema, questo, che assilla maggiormente Pier Luigi Bersani, che gli altri due candidati alla segreteria, visto che punta alla legge elettorale alla tedesca e al ritorno del centrosinistra con trattino e non, nodo questo che non è stato sciolto. Per dirla tutta, più di centrosinistra si potrebbe parlare di “neo fronte popolare” in cui gli ex comunisti sono presenti massicciamente attraverso gli ex Ds e gli ex di Rifondazione comunista di Nichi Vendola, il resto dei partner, gli ex Dc innanzitutto contano un fico secco.
Vado a spiegarmi.
Bersani sogna il Pd legato alla tradizione cattolica e a quella socialista, avente partner a desta l’Udc e a sinistra la Sinistra e Libertà. Di questa coalizione
non dovrebbe far parte Di Pietro. L’Udc o l’Idv. E Bersani sceglie il partito di Casini, non volendo essere ammanettato dall’ex Pm. Di opinione diametralmente opposta è il suo avversario, Dario Franceschini, il quale, tutto sommato, resta ancorato all’impostazione veltroniana del partito a vocazione maggioritaria e, comunque, non chiude la porta in faccia a Di Pietro,anzi.
A ben vedere, Bersani propone il centrosinistra riveduto e corretto in peggio: al posto di Prodi, il candidato alla premiership,Casini: entrambi aventi in comune la medesima origine democristiana.
Vero è che a Palazzo Chigi l’inquilino sarebbe un centrista cattolico, ma le chiavi della stanza presidenziale, sarebbero possedute dai post comunisti. Chiavi come egemonia per intenderci.
Bene, Bersani ritorna all’antico, quindi, niente di nuovo sotto il cielo della politica italiana, sennò il fatto che Pd affonda le radici anche nel socialismo, sebbene venga questa parola citata en passant.
Finalmente il termine socialista non è una bestemmia, ma quale socialismo non lo dice, dimostrando con ciò alcuna discontinuità rispetto al passato sulla questione ex Psi, che, piaccia o no, come tutti gli ex comunisti hanno la coda di paglia, nell’affrontarla.
Il modo in cui Bersani, a volo d’uccello, ha proferito la parola socialismo, sembra più pronunciata, come dire, per onore di firma, anche perché se avesse fatto una riflessione a tutto tondo, come la questione meritava, non potendo parlare del socialismo reale, avrebbe dovuto parlare del socialismo riformista e, quindi, avrebbe dovuto dare ragione al Psi di Bettino Craxi. Che come sappiamo a Bersani non è l’ex leader socialista sia di suo gradimento, avendo confessato di preferire Berlinguer pour cause. Se avesse detto il contrario, si sarebbe dovuta scordare la vittoria congressuale, dato che anche Franceschini è della sua medesima idea.
A dire il vero, non sappiamo se Bersani abbia o meno il coraggio di uscire dalle colonne d’Ercole in cui è confinata la sua cultura politica di origine comunista e affrontare, sotto congresso, il mare agitato del socialismo di governo e, in particolare, il mare burrascoso del craxismo. Insistiamo, su questo punto non a caso, ma consapevoli che finora non c’è stato alcun dibattito, se non a spizzichi e bocconi è stata data ragione al socialismo riformista nonché a Craxi, ma mai gli ex comunisti hanno fatto una operazione revisionista alla luce del sole. Né mai gli ex Dc del Pd l’hanno chiesto, e avevano tutte le carte in regola per farlo, sia prima della loro alleanza organica con i post comunisti ed gli ex Dc – Margherita sia dopo, con il processo di unificazione Pd. Insomma, non c’è stata alcuna discontinuità con il passato comunista e per questo il congresso Pd presenta dei nodi identitari e di cultura politica non ancora sciolti.
Di fonte al dibattito all’interno del Pd, incapace di creare entusiasmi e passioni, la stragrande maggioranza dei socialisti passano il tempo a guardarsi, nel bene e nel male, l’ombellico, disinteressandosi del mondo politico che va per il suo verso.
In tal modo, danno, inconsapevolmente, una mano a quella parte, interna al Ps, che aspetta l’esito del congresso democrat per imbarcarsi. Questo accade nell’Italia di mezzo, quella appenninica per intenderci e, comunque, i primi movimenti in tal senso si sono visti al Consiglio regionale toscano la cui maggioranza ha approvato la nuova legge elettorale. All’appello, il voto socialista non è mancato, a rimorchio del gruppo Pd. Nulla quaestio. Basti che si dica, una volta per tutte, con chi sta il Ps, così ognuno si può regolare, come gli pare e piace.
Schematizzando, per facilitare il ragionamento, ci sarebbero tra posizioni: i filo Pd, i pro S& L e i socialisti autonomisti. Nella piccola comunità socialista, il Ps, le divisioni sono tante e tali che è meglio chiarirle, in un modo o nell’altro, evitando l’imbroglio finora perpetrato.
Sta di fatto che nessuno dei tre gruppi ha la carta vincente, semmai, c’è in loro il “si salvi chi può”. In special modo, il canto delle sirene incanta più coloro che sono attratti dal Pd e dalla S&L, mentre gli altri, i socialisti autonomisti, hanno come prospettiva la lunga attraversata nel deserto. Sennonché, questi, – non volendo decretare la morte del Ps, non accettano nemmeno l’argomento ipocrita di chi dice che l’idea socialista è attuale, mentre la presenza del partito socialista nel mercato politico e fuori corso, quindi, invitano a sciogliere le righe, per cui tutti a casa. – non vedendo futuro liberal socialista né nel Pd né in S&L, non possono che scavare una trincea, mettendosi lì, aspettando che passi la nottata. Nel senso che scoppino le contraddizioni, da una parte, il Pdl, e dall’altra, il Pd. Fatalismo a parte, i neo autonomisti, comunque, devono ritrovare la via maestra della politica, in tutti i modi possibili e immaginabili, avendo le mani libere nelle alleanze, per questo non ci stanchiamo di dire che ci vorrebbe un pazzo per casa, nella speranza che questo pazzo si faccia vivo e abbia il coraggio di mettere da parte le sue ambizioni personali e si immoli all’idea e alla costruzione del partito. Non ci stanchiamo di dire che l’unica via d’uscita, potrebbe essere la strategia delle alleanze variabili, caso per caso. Come parametro si potrebbe prendere la proposta di Piero Fassino a favore della candidatura di Giancarlo Galan. Il che fa capire che una parte Pd, quella meno legata a una visione dogmatica della sinistra e stereotipa della politica, rifiuta, di fatto, la dicotomia destra e sinistra, proponendo, negli enti locali, persino l’alleanza tra Pd e Pdl.
Paradossalmente, se la proposta parte da Fassino è, comunque, innovativa, invece, se la lanciassero i socialisti, sarebbe puro trasformismo. Siccome i socialisti non hanno nulla da perdere se non le loro catene. Fuor di metafora, la loro condizione elettorale, all’incirca l’1%, è tale che possono permettere ogni tipo di lusso, cioè stringendo alleanze con chiunque e per la qualunque politica legata all’istanze della gente in carne e ossa.
Partendo da queste considerazioni, i socialisti autonomisti non possono essere individuati come coloro che vivono di nostalgia, – che per giunta è canaglia, per ripetere il refrain di una nota canzone popolare -, e di ricordi -nel senso di lode del perduto, rendendo i ricordi più dolorosi -, essendo l’una e gli altri il peggior modo di fare politica. Oltretutto, in netto contrasto con l’idea socialista che si qualifica come la forza dinamica,ossia un cambiamento in divenire. Si badi bene che la razza autonomista è l’opposto di quello che i gattopardi in versione Pd e S&L vogliono far credere che sia. Di questi tempi malvagi, parafrasando Seneca: è una gran cosa che il socialista sia sempre lo stesso.
Siccome il socialismo italiano ha subito in qualche misura l’influsso del movimento futurista, vale la massima di chi si ferma è perduto. E i socialisti, loro malgrado, reduci da una escalation di sconfitte, non possono permettersi il lusso di stare nella condizione consolarsi nelle madeleine proustiane e men che meno possono sprofondare nel deprimete Spoon river socialista. Comunque sia, devono tornare in campo e fare politica attiva, consapevoli di essere ridotti al lumicino e di non avere alcuna rappresentanze elettive ai Parlamenti nazionale ed europeo, ragion per cui, non devono temere di perdere consensi. Al contrario, devono conquistarli, facendo, machiavellicamente politica: “ Achille e molti altri di quelli principi antichi furono dati a nutrire a Chitone centauro, che sotto la sua disciplina li custodissi. Il che non vuole dire altro, avere per precettore un mezzo bestia e mezzo uomo, se non che bisogna a uno principe sapere usare l’una e l’altra natura: e l’una senza l’altra non è durabile”.
Machiavellicamente socialisti, dunque.
(24 agosto 2009)

OK, CI SEMBRA UN’ANALISI CHIARA E REALISTICA.
TST – TRIBU’ SOCIALISTA TELEMATICA
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E’ UN’ANALISI GIUSTA, CHE A BISOGNO DI PARTIRE DA SUBITO CON TUTTI QUELLI CHE CI STANNO A RICOSTRUIRE UNA FORZA POLITICA SOCIALISTA SOTTO IL GAROFANO. SENZA FUGHE IN AVANTI, MA CON LA CONSAPEVOLEZZA DI FARE UN LAVORO NEI TERRITORI CON IMPEGNO E PASSIONE STANDO TRA LA GENTE ED INTERPRETANDO REALISTICAMENTE I PROBLEMI DELLE PERSONE E DI TUTTE LE COMUNITA’. NON DOBBIAMO ESITARE, E L’APPUNTAMENTO AD OTTOBRE CONVOCATO DA ALTRI COMPAGNI E’ L’OCCASIONE PER COSTRUIRE IL PARTITO.
“….ci vorrebbe un pazzo…”. E’ vero, ci vorrebbe un uomo pazzo e sognatore, ma anche leader e trascinatore, capace di mettersi a capo di una colonna di straccioni a di condurli alla campagna d’Italia. Io lo sogno di una regione del nord, magari lombardo, magari milanese, perchè sono sicuro, so per certo, che lo spirito socialista dei miei conterranei non è morto, è solo sopito, e aspetta solo il richiamo giusto per risvegliarsi. Di sicuro quel richiamo non suona “Sinistra e Libertà”
va bene io ci sono non dobbiamo esitare tanti compagni ci osservano interessati.
Biagio non mi convinci! La gente vedrebbe questo tuo modo di fare alleanze molto trasformista e clientelare, così te lo scordi di levare l’appellativo di ladro al termine socialista. A me di quello che pensa la gente non frega nulla, però questo modo altalenante di fare alleanze si confa di più all’Udc di Casini che ai reduci del glorioso PSI scusami.Noi si deve dare un nuovo modo di far politica: serio, coerente e chiaro, possibilmente attuale, vista la crisi mondiale. Chi meglio dei socialisti può rispondere da sinistra a questa crisi? Voto all’articolo 5,5
Noi con la nostra associazione “Socialisti Ferraresi Per Sempre Insieme P.S.I.”, SIAMO PRONTI A DARE IL NOSTRO CONTRIBUTO.
Questo secondo noi è l’ultimo treno che passa, poi non c’è ne saranno più.
Sinistra e libertà è una accozzaglia di uomini sull’orlo del fallimento, senza identità, senza un progetto realistico e senza storia.
Noi siamo per il garofano autonomista e riformista, quindi craxiano.
Pasquale Claps
Sono pienamente in accordo con l’analisi di Biagio Marzo. La verità è che non si vuole ammettere nel PD che la vera questione insoluta è la QUESTIONE SOCIALISTA. Su tale argomento sono intervenuto in risposta ad un articolo di Nicola Rossi pubblicato su “Il Riformista” nel quale denuncia l’impossibilità della sinistra italiana di essere liberale. Rossi omette che in Italia c’è stato un Partito Socialista che con la svolta del 1976 della segreteria Craxi si rinnovò acquisendo i valori propri del socialismo liberale che trovano in Italia origine nelle elaborazioni di Carlo Rosselli. Allego il testo pubblicato sul forum de Il Riformista.
L’intervista a Nicola Rossi mette in luce come la sinistra di provenienza ex comunista non sia ancora riuscita a fare definitivamente i conti con il proprio passato. Quando Rossi afferma che la sinistra italiana non potrà mai essere liberale, dice soltanto una mezza verità, o meglio una mezza bugia. Infatti la sinistra socialista – l’unica realmente riformatrice – aveva intrapreso la strada auspicata da Rossi dal 1976 attraverso la segreteria di Bettino Craxi, purtroppo i noti eventi hanno bloccato quel percorso con la crisi dovuta ai fatti di tangentopoli dei primi anni ‘90. Il vero problema della mancata evoluzione riformatrice della sinistra italiana ha origine nella cultura politica del PCI, partito nato per fare la rivoluzione proletaria e che invece si trasformò in un partito moderato, che per oltre 40 anni navigò sul filo della ambiguità, senza mai affermare pienamente il fallimento del comunismo e senza mai affermare il primato del riformismo. Questa ambiguità continua ancora oggi nel PD che non vuole fare i conti con il riformismo socialista, ma continua in quella politica ambigua da cui sorse il “compromesso storico”. Sarebbe ora per gli ex comunisti di fare i conti con il proprio passato in modo netto, ammettendo che il socialismo riformista è ancora oggi l’unica vera alternativa al liberismo e al capitalismo della globalizzazione neocolonialista. Caro Rossi, la sinistra socialista è riformista e liberale basta soltanto ammettere con chiarezza di essere socialisti, una volta per tutte.
“ci vorrebbe un pazzo per casa, nella speranza che questo pazzo si faccia vivo e abbia il coraggio di mettere da parte le sue ambizioni personali e si immoli all’idea e alla costruzione del partito. Non ci stanchiamo di dire che l’unica via d’uscita, potrebbe essere la strategia delle alleanze variabili, caso per caso.”
E’ esattamente quello che penso e tento invano di predicare da 15 anni.
Non so dire se si è ancora in tempo, ma sono convinto che resta l’unica strada da provare a percorrere per tentare di porre parziale rimedio agli errori degli ultimi tre lustri,in cui l’intera area laica, liberale e socialista si è suicidata per inseguire strapuntini al sevizio del bipolarsmo bastardo che le ha tarpato le ali.
Credo però anche che oramai sarebbe un ulteriore tragico errore rinchiudersi in uno sterile iperidentitarismo,che decreterebbe il fallimento di questo, forse ultimo, tentativo possibile.
L’autonomia socialista va salvaguardata,ma è un concetto diverso.
Se nemmeno questa via dovesse trovare uno sbocco,molto probabilmente (dopo la duplice disillusione della RnP e della Costituente Socialista,fallita perchè interpretata e risoltasi in uno Sdi ristretto da quanti nel frattempo,dopo aver liquidato il PSI, si sono rifugiati nel PD) tornerò ad astenermi.
Nell’amara consapevolezza che, mentre è sempre più impellente l’esigenza di socialismo,noi restiamo incapaci di dare riposte adeguate,magari riscoprendo almeno parzialmente lo spirito del 1892.
Tuttavia nella convinzione di esser riuscito a contribuire,insieme a tanti altri,a salvaguardare per i miei figli ed altri giovani, un seme che forse un giorno potrà germogliare.
In attesa dell’Araba Fenice.
Ciao Biagio, pur non condividendola del tutto, trovo la tua analisi legittima. Ti invito a leggere le mie conclusioni sul discorso Pd et similia nell’articolo intitolato ‘Le incertezze di oggi, le sicurezze di domani’, sul mio blog all’indirizzo http://www.aldoluigimancusi.blogspot.com Mi piacerebbe avere un tuo parere a riguardo.
Un abbraccio e come sempre invito tutti ad iscriversi al gruppo di facebook Partito Socialista Italiano (PSI)
Il filone del socialismo autonomista ha fatto grandi cose in passato. Bisogna semplicemente ritornare ad essere orgogliosamente socialisti.
Biagio Marzo dice il vero ma lo dice debolmente.
Per farsi comprendere dai deboli e dagli sbandati occorre urlare nelle orecchie e usare parole elementari.
Il venduto va chiamato venduto, il cialtrone va chiamato cialtrone , l’opportunista va chiamato opportunista.
Niente giochini di parole.
Siamo rimasti in cento?
Bene, troviamoci democraticamente in un luogo e assegnamoci i compiti.
Sia chiaro, gli ambigui non possono venire, non possono nemmeno bussare.
Questa è una grande occasione: liberi da condizionamenti torniamo ad essere quello che nell’animo siamo sempre stati.
Molti hanno dimenticato, in pochi ricordiamo l’autentico significato di SOCIALISTI.
L’analisi di Biagio Marzo non fa una grinza. Corretto il giudizio sul Pd e sul post comunismo che rimarrà tale se prima non affronterà e risolverà la questione socialista: colonne d’Ercole verso la formazione di una sinistra riformista moderna che non potrà mai prescindere dall’apporto della forza politica originaria e non (foto)copiabile quale il Partito Socialista.La geometria variabile nelle alleanze è dettata dalla “forza” dei numeri, pertanto si impone come fatto di necessità (primum vivere, deinde filosofare).La militanza attiva e la voglia di far politica senza nulla cercare e nulla pretendere diventa il vero sforzo educativo che il Partito deve fare. Il clima di degrado ideologico e morale determinato dalle vicende della cosiddetta seconda repubblica ha determinato la nascita e lo svilupparsi di un ceto politico senza progetto sociale. Il sistema elettorale ha fatto nascere un parlamento di truppe cammellate, di yes-men indecente e lontano dai crismi di una società civile e/o democratica. In questo clima che favorisce l’arrembaggio politico, economico e finanziario, che sta determinando lo sfascio del Paese con le spinte leghiste “secessioniste”, irriverenti e dileggianti un Sud, ahimè indifeso e non protetto dai suoi stessi “rappresentanti?”, non si può far nascere una vocazione o una passione politica quale quella storica che conosciamo senza “quel pazzo per casa”, quei missionari dediti alla costruzione di una casa per tutti col loro cuore che dà senza nulla chiedere. Una militanza che deve vivere tra e per la gente, ne deve ascoltare gli umori, le richieste, ne deve interpretare i bisogni ed affermarli con forza in tutte le sedi possibili. Così, per credo e passione politica, la stessa dei grandi socialisti italiani e non. Per parte mia e nei limiti delle mie capacità e possibilità a questo appello risponderò sempre PRESENTE.
Sono in linea con te Biagio troviamoci anche in un sottoscale e cominciamo a parlare di socialismo con la S maiuscola certamente che il Garofano e l’ autonomia e la base di inizio senza questo non si può nemmeno partire ,poi ripeto senza togliere niente a te a Bobo e al grande Gianni ,ma dovremmo trovare l’uomo che ci guidi e che riesca a ridare le speranze a tutti noi e quello ci sarebbe sta a voi a farlo ritornare ed è Martelli so che probalbilmente avrete avuto degli scontri nel passato ma se è vero che vogliamo tutti che questo garofano riparta abbiamo bisogno di uno che catturi tutti ma sopra tutto riuscirebbe creare quell’interessa ai media cosa fondamentale per spiegare cosa voglia fare a tutti i Socialisti Italiani che sono orfani di quel Socialismo Craxiano .
Patrizio Vannini
TRIBU’ SOCIALISTA TELEMATICA SU FACEBOOK
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Vai a vanti tu……che a me viene da ridere. Ma a criticare sono tutti pronti. Solo critiche e nessuno che si metta in testa che non c’è alternativa alla coalizione. Da soli siamo “zero”". Vogliamo vivere o morire? Se vogliamo vivere non facciamo solo i professori, ma facciamo anche gli operai. Lavorare……accettando anche i diversi. Non tutti sono nati socialisti, non tutti hanno la possibilitá di diventarlo, se provengono da altri lidi!! Leggo cosí il veto ai “diversi” di S&L.
Alessandro.Ti faccio un pernacchio alla Eduardo, secondo il quale i popolani dovevano prendere i nobil, cioè i presuntuosi.
Caro Biagio,
le nostre lunghe chiacchierate hanno anticipato il tuo articolo, che è il mio pensiero.
Quel pazzo che dici tu deve essere giovane, sconosciuto, senza incarichi. Con i padri nobili alle spalle.
Deve essere pronto a lottare almeno 6/7 anni senza ottenere nulla in cambio.
Forse così c’è una minuscola possibilità.
Il resto è fantapolitica.
Un abbraccio e grazie ancora per le tue “lezioni” politiche.
Chiara L.
Concordo con Chiara , essere giovani non solo anagraficamente perchè l’esperienza sociale necessita a chiunque, ma, deve essere un leader capace di entrare dentro le case degli italiani con la consapevolezza che tutto quello che dice e farà ,sarà reso vano se non dimostra autonomia e capacità di giudizio proprie. gli italiani sono stufi dei soliti politicanti,basti pensare alla scarsa affluenza nelle ultime elezioni amministrative, per ciò il nostro “capo”deve essere franco e leale ma soprattutto chiaro econ un linguaggio comprensibile alla gente.
Se rottura ci deve essere con il passato è giunta l’ora .Per quanto mi riguarda sono pronto ad una politica autonoma escevra da ogni pregiudizio di collocazione di parte purchè sia socialista e liberale concetti oggi abusati da chi non è socialista e liberale.
Di pazzi non ne basta uno solo,serve una intera Tribù di pazzi,io in giro per l’Italia ne ho incontrati molti,tanti anche giovani,con meno vizi che abbiamo noi anzianotti(ho 62 anni)e non vedono l’ora di impegnarsi per rifare il PSI,tanti subiscono dei veri e propri bombardamenti,vengono tirati di qua e di la,vengono chiamati irriducibili identitaristi,sulla TRIBU’ SOCIALISTA TELEMATICA si è sviluppato un bel dibattito,la forza e il punto di partenza di questi compagni è che non aspirano ad incarichi e prebende varie,ma riprendere il discorso del socialismo italiano interrotto bruscamente nel 1994 e trascinato di delusione in delusione,alla ricerca di scorcioni attraverso le molte alleanze rivelatesi infruttuose,ci sono compagni pronti,quello che manca è come raccordarsi,unirsi,cominciamo con partecipare il 20 Settembre a Piazza Farnese-Roma,quel che sarà sarà,noi ci proviamo.
Come sempre una bellissima e puntuale analisi di Biagio, su cui concordo su tutto, però è ora di muoverci , facciamo il congresso, troviamo ed eleggiamo “il Pazzo” e incominciamo a farci sentire e a muoverci anche “Machiavellicamente” .
Tra poco ci saranno le elezioni Regionali e di alcuni importanti Comuni……l’occasione è buona!!
Ercole Pappi
Presidente Socialisti Ferraresi-PSI