Potrebbe essere arrivata l'ultima occasione per i socialisti di non farsi moralizzare proprio dagli ultimi che possano permetterselo

L’ultima chiamata

L’ultima chiamata

Consapevoli che sarà  un lungo e freddo  inverno per la sinistra, il Partito socialista alla ripresa politica dovrà aprire una riflessione sul dopo Sinistra e Libertà, un progetto che ha perso la spinta propulsiva per alcune sue contraddizioni endogene e per il fatto che il dirigente politico che si era intestata la golden share, Nichi Vendola, non è nelle condizioni di guidare il nuovo soggetto, essendo un’anatra zoppa.

La questione morale in Puglia c’è e nessuno può far finta che non ci sia. Quelli che fanno la politica dello struzzo – nascondendo la testa nella sabbia e ignorando, volutamente, l’intreccio perverso tra politica e affari – sono di quella schiatta ipocrita, che hanno cavalcato l’onda del giustizialismo ai tempi di Tangentopoli, e, sono stati i principali organizzatori del pogrom nei confronti dei socialisti.

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CONFERENZA STAMPA NERVOSA.ATTACCHI ALLA LIBERA STAMPA

BERLUSCONI : ” BILANCIO DEL GOVERNO IN ATTIVO.PIU’ SPESE MILITARI “

BERLUSCONI : ” BILANCIO DEL GOVERNO IN ATTIVO.PIU’ SPESE MILITARI “

“LE INTERCETTAZIONI NON ESISTONO.CALUNNIE CONTRO DI ME “

ROMA (7 agosto) – Silvio Berlusconi ha fatto oggi il bilancio dei primi 14 mesi di governo in una lunga conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il premier ha denunciato una campagna di calunnie e spazzatura contro di sé, ha scandito che non deve scusarsi con nessuno dei suoi comportamenti privati («nemmeno con i miei familiari», ha specificato) e negato che esistano le intercettazioni di cui si parla da tempo e riportate alla ribalta da Paolo Guzzanti negli ultimi giorni. Berlusconi ha poi promesso più militare nelle strade e vantato i molti successi del suo esecutivo. Continua a leggere »

 

IL SOCIALISMO DI SALVEMINI

IL SOCIALISMO DI SALVEMINI

Gaetano Salvemini, storico, antifascista e uomo del Sud, aderì al Partito Socialista Italiano e alla corrente meridionalista, collaborando, dal 1897, alla rivista Critica sociale, mostrandosi tenace sostenitore del suffragio universale e della soluzione della questione del Mezzogiorno, cercando di condurre su posizioni meridionaliste il movimento socialista e insistendo sulla necessità di un collegamento tra operai del nord e contadini del sud, sulla necessità dell’abolizione del protezionismo e delle tariffe doganali di Stato (perché proteggono l’industria privilegiata e danneggiano i consumatori), e della formazione di una piccola proprietà contadina che liquidasse il latifondo.

Salvemini combatté il malcostume politico e le gravi responsabilità di Giolitti  nel crack della Banca Romana. Nel partito socialista si scontrò sui temi sopra citati con la corrente maggioritaria di Filippo Turati e, in seguito ad una mancata manifestazione del partito contro lo scoppio della guerra di Libia (1911), uscì dal partito socialista. Sulla scia di questo distacco, nel dicembre 1911 diede quindi vita ad un periodico, “L’Unità”, che diresse fino al 1920, perseguendo il tentativo di fondare un nuovo partito, la Lega democratica, meridionalista, socialista nei fini di giustizia e liberale nel metodo, contro ogni privilegio.

 

 

 

 “Io – confidò in uno scritto  Gaetano Salvemini– mi mettevo dal punto di vista di un operaio, magari di un contadino analfabeta, convinto che essi avevano il diritto di capire, se volevamo essere democratici per davvero e non sacerdoti di riti arcani”. Il suo  socialismo non si fregiò del blasone di un qualche sistema filosofico compiuto e perfezionato. Era invece il socialismo che si prodigava per un “po’ di bene per tutti”, che denunciava il sopruso e avversava i privilegi, tutti i privilegi, anche quelli che gli operai del Nord difendevano pervicacemente (anche allora) a danno dei pastori sardi, dei carusi siciliani, dei cafoni pugliesi. “Il mio – egli scrisse – era il socialismo degli ultimi e non dei penultimi. I penultimi avevano qualche speranzella di salire nella scala, magari a spese degli ultimi; questi se la cavassero da sé”. Il suo anelito di giustizia, dunque, muoveva da un’esigenza schiettamente morale, e mai Salvemini tollerò che questa limpida sorgente di umanità venisse inquinata dal diluvio delle “filosofesserie” con le quali i “socialisti ufficiali” erano usi infarcire i loro programmi. Così ebbe a dire di se stesso: “Sono un socialista democratico all’antica, e per giunta riformista, gradualista… Questo vuol dire che non sono comunista per le stesse ragioni per cui non fui mai fascista, e non sono mai stato né sono oggi, né sarò mai clericale”.  Ed eccolo  “buttarsi allo sbaraglio, anche senza speranza alcuna, contro il sopruso e l’ingiustizia”. Espresse le sue ragioni come solo lui sapeva esprimerle, “con sfavillio di arguzie e la felicità dello sberleffo”.  Ragioni  che militano a favore dello Stato liberale contro la “clerocrazia nera e il totalitarismo rosso”. Ragioni che si riassumono nel rispetto per l’umanità dei propri simili; una umanità non più fatta da “pecore cieche e matte … bisognose di cani mastini e pastori infallibili”, ma vivificata da “uomini diritti, soli artefici dei propri destini e unici capitani dei loro vascelli”. Era ancora lontano il tempo della democrazia “ideale”, della democrazia che impegna i cittadini a difendere con lungimiranza e probità la causa del benessere generale. Il solo metodo disponibile per educare quella intelligenza è la discussione, con tutte le libertà implicite in essa”. Già: la discussione. Su tutto, e con tutti. Purché condotta “senza la perentorietà arrogante dei fanatici e con la sola convinzione che anche nella melma delle idee più confuse, anche lì, si può sempre setacciare una pagliuzza d’oro”.

Il democratico, non lo invento io, è tollerante, e desidera il conforto dell’opinione altrui, perché vive e si nutre del dubbio.

La ricerca del  dare il meglio  di sé cresce grazie alla filosofia del dubbio.

La democrazia non è un lusso di cui godere in tempi di vacche grasse, è uno stile di vita, anche se, purtroppo, c’è chi millanta credito anche su questo versante. E tuttavia…dobbiamo orgogliosi  riaffermare che…

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”( art. 1 costituzione it.)

Per questo credo che, per dirla con Salvemini, chi ha a cuore le sorti della democrazia oggi, dovrebbe “buttarsi allo sbaraglio, anche senza speranza alcuna, contro il sopruso e l’ingiustizia.

EMILIANO vs D'ALEMA

IL CONGRESSO DEL PD NELLA BUIA NOTTE PUGLIESE..(e Vendola ha perso l’orecchino).

IL CONGRESSO DEL PD NELLA BUIA NOTTE PUGLIESE..(e Vendola ha perso l’orecchino).

                      “Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia dove la notte è buia buia buia”.

 Il refrain di una canzone demenziale recita così, però, dice la verità: in Puglia la notte è buia. C’è una questione morale, di là dal fatto che qualcuno la vorrebbe ignorare, facendo lo struzzo”, e sempre questo qualcuno esalta  la Puglia come la “frontiera più avanzata del nuovo meridionalismo”. Puglia felix. Macché. Continua a leggere »

POLEMICHE D'ALLEGGERIMENTO ESTIVO

ESCALATION LEGA.BERLUSCONI GODE

ESCALATION LEGA.BERLUSCONI GODE

 

Il ruolo della Lega

Il braccio armato del Cavaliere

 

 

 

 

Escalation Lega. Le cui proposte stravaganti fanno il gioco di Silvio Berlusconi, utili come sono per distogliere l’opinione pubblica dai problemi che toccano personalmente il premier. Continua a leggere »