n.d.r. La lettera di Nencini a Fassino conferma lo stato di confusione politica di cui é preda il Segretario del dissolvendo PS, profondendosi in una critica serrata da “destra”nei confronti del PD , dei suoi ritardi , delle sue inadeguatezze espresse anche nel dibattito pre-congressuale sembra essersi dimenticato del Progetto scellerato in cui avrebbe voluto cacciare i socialisti riformisti alla guida dei quali era stato delegato : una variopinta e disomogenea compagnia politica unita a maggioranza post-comunista sotto le insegne della libertà , della sinistra e dell’ecologia..
Ora invoca un “conclave dei riformisti”, come se la semplice invocazione potesse rimuovere 6 mesi di gravi decisioni oligarchiche che hanno prodotto sconcerto ed accentuato la distanza fra i socialisti nel paese e il simulacro di partito che egli guida. Il fondatore di sinistra & libertà é messo di fronte al probabile fallimento della stessa, ma ne rilancia contenuti ed obiettivi su L’ALTRO mentre contestualmente invia una missiva unilaterale al fondatore del Pd..
Grande é la confusione sotto il cielo.
Di seguito riportiamo il testo.
Caro Piero,
ti ho letto oggi sul Corriere della Sera. La parola ‘sinistra’ non basta più se nell’immaginario collettivo viene letta come interpretazione vetusta della nostra realtà, e quindi inadeguata, ad affrontare i nuovi problemi propri della società della conoscenza.
Servono dunque un’idea, una missione e molto coraggio.
La missione deve essere quella di una sinistra moderna in un’Italia profondamente cambiata, una nazione che ha dismesso l’abito della società di massa e che si è avviata verso sponde più magmatiche e individualistiche. Si sono invece mantenuti, a sinistra, dogmi e strumenti di lettura obsoleti, inutili per fare voti, buoni soltanto a qualche rievocazione storica tra fondazioni culturali.
La missione non può essere affidata al solo P.D. ed alle sue tante lacerazioni interne ma non vi è dubbio che il partito più grosso dell’opposizione abbia le responsabilità più alte.
Il congresso non ha sciolto il nodo. I congressi ‘di conta’ non sciolgono mai i nodi che la politica impone. Il nodo, dunque, resta intonso sul tavolo e riguarda ciascuno di noi. Il nodo si scioglie non rinunciando ai valori di una sinistra di questo secolo – inclusione, merito, rigore, coppia diritti/doveri, libertà – ma buttando via larga parte delle soluzioni approntate nei decenni passati. Dismettere la rassicurante coperta di Linus e investire su idee che non stiano nei libri di storia.
Le casematte disseminate lungo la frontiera parlano di diritti di terza generazione, di etica civica, coralità dei doveri e condivisione di un nuovo spirito pubblico, di statuto dei lavori atto a tutelare ‘il terzo popolo’ (Bonomi definisce così il precariato), di nuovo e diverso welfare per far fronte ai bisogni nascenti, di pluralità di famiglie, di diritto alla conoscenza attraverso l’allargamento dell’istruzione e dell’informazione, di merito e creatività, nel lavoro e nella scuola, di sicurezza e di qualità della vita.
Hic Rhodus, hic salta. Come saltarono i socialdemocratici tedeschi a Bad Godesberg nel ’59, come saltò Blair a metà degli anni novanta trasformando i laburisti inglesi, come saltò il socialismo italiano con Nenni agli albori del centro-sinistra (col trattino!) e poi nella Conferenza di Rimini che Craxi volle prima di diventare Presidente del Consiglio. E come sono saltate le destre che hanno scritto – a modo loro naturalmente – pagine di governo in tanti paesi del mondo. In ultimo, rileggere l’interessante esperienza del nuovo partito liberale tedesco e del suo leader.
Far attendere ancora il conclave dei riformisti, insomma, è un errore mortale
Riccardo Nencini
