di FIDEL ROMANO
Con qualche anno di ritardo, neanche troppi comunque, stiamo vivendo le versioni italiche degli scandali Lewinsky, dei preti pedofili etc etc. Possiamo essere quindi contenti di questo ennesimo passo di emancipazione del nostro paese!? Forse si, forse no, quello che a me stupisce però è il riflesso politico che mostra per l’ennesima volta un paese allo sbando ed una opposizione culturalmente ed antropologicamente malata:
La Repubblica pubblica dieci domande al premier. Le avete lette? A mio avviso davvero banali se non insulse. Tutte incentrate su un moralismo implicito di stampo cattolico anni ‘50. Ma cosa dovrebbe interessare politicamente delle risposte a tali domande? A questo punto invece di comprare il quotidiano si risparmia comprando novella2000 che è settimanale.
Caso Boffo, Avvenire ed Il Giornale. Risulta sempre più profetica la frase di Nenni “C’è sempre un puro più puro che ti epura”. Ed ai miei occhi balza una simmetria immediata, Repubblica e Giornale pari sono, fans parziali e faziosi della propria parte politica. Quanta doppiezza morale nel nostro paese? Vizi privati e pubbliche virtù per l’appunto.
Ma si sta dimostrando che nessuno è così senza peccato da poter scagliare la prima pietra.
La fnsi, la libertà d’informazione, gli appelli, le manifestazioni…..ma di cosa parlate? In Italia sicuramente vi è il conflitto di interessi di Berlusconi. Ma Internet, TV, Giornali sono censurati? Non scherziamo, ci sono paesi nel mondo, anche vicini come in Bielorussia, dove amici e compagni vivono lottando quotidianamente contro la violenza e la censura. Repubblica, così come altri giornali possono essere acquistati tutti i giorni, Sky trasmette, il TG3 pure, Internet è patria della libertà, ma di cosa parlate? I giornalisti italiani, erano e restano pecoroni col potere di qualsiasi colore esso sia. La libertà d’informazione forse per lor signori è difendere i vostri privilegi di padri e figli, tutti assunti ovviamente per grandi meriti personali: Bianca Berlinguer, Laura Rodotà, Natalia Augias etc. E fate pure i moralisti???
Vogliamo forse ricordare di quando D’Alema fece licenziare Forattini da Repubblica per una stupida vignetta. Dove stavano lor signori??? Repubblica, da buon giornale di regime, lasciò solo il suo vignettista ad affrontare l’eventuale causa milionaria.
Da mesi non si parla della crisi economica, soprattutto al nord, della riforma del welfare, della emergenza legalità al sud ed in tutto il paese, della scuola e della giustizia. Questi i temi su cui dibattere e costruire l’alternativa progressista alla destra in salsa italiana.
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L'ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI SERGIO
Egregio Signor Presidente,
ho deciso di indirizzare a Lei alcune brevi considerazioni prima di lasciare il mio seggio in Parlamento compiendo l’atto conclusivo di porre fine alla mia vita.
E’ indubbio che stiamo vivendo mesi che segneranno un cambiamento radicale sul modo di essere nel nostro paese, della sua democrazia, delle istituzioni che ne sono l’espressione. Al centro sta la crisi dei partiti (di tutti i partiti) che devono modificare sostanza e natura del loro ruolo. Eppure non è giusto che ciò avvenga attraverso un processo sommario e violento, per cui la ruota della fortuna assegna a singoli il compito delle “decimazioni” in uso presso alcuni eserciti, e per alcuni versi mi pare di ritrovarvi dei collegamenti. Né mi è estranea la convinzione che forze oscure coltivano disegni che nulla hanno a che fare con il rinnovamento e la “pulizia”. Un grande velo di ipocrisia (condivisa da tutti) ha coperto per lunghi anni i modi di vita dei partiti e i loro sistemi di finanziamento. C’è una cultura tutta italiana nel definire regole e leggi che si sa non potranno essere rispettate, muovendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno solidarietà nel costruire le procedure e i comportamenti che violano queste regole.
Mi rendo conto che spesso non è facile la distinzione tra quanti hanno accettato di adeguarsi a procedure legalmente scorrette in una logica di partito e quanti invece ne hanno fatto strumento di interessi personali. Rimane comunque la necessità di distinguere, ancora prima sul piano morale che su quello legale. Né mi pare giusto che una vicenda tanto importante e delicata si consumi quotidianamente sulla base di cronache giornalistiche e televisive, a cui è consentito di distruggere immagine e dignità personale di uomini solo riportando dichiarazioni e affermazioni di altri. Mi rendo conto che esiste un diritto d’informazione, ma esistono anche i diritti delle persone e delle loro famiglie. A ciò si aggiunge la propensione allo sciaccallaggio di soggetti politici che, ricercando un utile meschino, dimenticano di essere stati per molti versi protagonisti di un sistema rispetto al quale oggi si ergono a censori. Non credo che questo nostro Paese costruirà il futuro che si merita coltivando un clima da “pogrom” nei confronti della classe politica, i cui limiti sono noti, ma che pure ha fatto dell’Italia uno dei Paesi più liberi dove i cittadini hanno potuto non solo esprimere le proprie idee, ma operare per realizzare positivamente le proprie capacità e competenze. Io ho iniziato giovanissimo, a solo 17 anni, la mia militanza politica nel Psi. Ricordo ancora con passione tante battaglie politiche e ideali, ma ho commesso un errore accettando il “sistema”, ritenendo che ricevere contributi e sostegni per il partito si giustificasse in un contesto dove questo era prassi comune, ne mi è mai accaduto di chiedere e tanto meno pretendere. Mai e poi mai ho pattuito tangenti, né ho operato direttamente o indirettamente perché procedure amministrative seguissero percorsi impropri e scorretti, che risultassero in contraddizione di “ladro” oggi così diffusa. Non lo accetto, nella serena coscienza di non aver mai personalmente approfittato di una lira. Ma quando la parola è flebile, non resta che il gesto. Mi auguro solo che questo possa contribuire a una riflessione più seria e giusta, a scelte e decisioni di una democrazia matura che deve tutelarsi. Mi auguro soprattutto che possa servire a evitare che altri nelle mie stesse condizioni abbiano a patire le sofferenze morali che ho vissuto in queste settimane, a evitare processi sommari (in piazza o in televisione) che trasformano un’informazione di garanzia in una preventiva sentenza di condanna. Con stima.
Sergio Moroni
L’on. Sergio Moroni si è suicidato il 2 settembre 1992
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