PILLOLA DEL GIORNO DOPO
NEI PAESI POVERI C’E’ IL RISCHIO DI NUOVE GUERRE
Nei paesi piu’ poveri del mondo le conseguenze della crisi potrebbero essere “disastrose”. Lo dice il numero del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss Kahn. “In molte aree del pianeta la posta in gioco e’ molto alta – dice Strauss-Kahn – non e’ in gioco solo una disoccupazione piu’ alta o un calo del potere d’acquisto, ma la vita o la morte”. “La marginalizzazione economica – prosegue Strauss-Kahn – e la poverta’ possono portare a tensioni sociali, instabilita’ politica o un collasso delle democrazia.
Potranno esserci guerre. E questo e’ quello che dobbiamo evitare”. Per aiutare questi paesi, spiega, servono “aiuti prolungati”.
PARTITO SOCIALISTA: PERCHE’
Uno dei proverbi delle mie parti, che ascolto sin da bambino, è il seguente: durante guerre e tempeste c’è chi si spoglia e chi si veste! E’ un po’ quello che accade nel teatrino della politica italiana dalla caduta del muro di Berlino in poi. Meglio, l’humus adatto si è sviluppato dopo tale avvenimento, mentre le motivazioni economico-culturali vanno ricercate nelle politiche liberiste reaganiane e tatcheriane di un decennio prima. Se a quest’ultima teoria economica si aggiunge il processo di globalizzazione in atto (finanziario, industriale, produttivo), il quadro si delinea sempre più. L’uso sempre pi diffuso di Internet ha scombinato il vecchio assetto delle classi sociali otto e novecentesche e le loro interrelazioni. La caduta delle ideologie si sta dimostrando essere un velo pietoso dietro il quale le classi attualmente dominanti non riescono più a nascondere la loro sostanziale incapacità di affrontare il groviglio di problemi derivanti dal nuovo assetto. La turbolenza mondiale è stata voluta, o subita dal mondo della politica, per consentire un’accumulazione di ricchezza nelle mani di potentati sempre più ristretti. La crescita del benessere il secolo scorso era a portata di tutti, ora sembra un miraggio per un’intera generazione di giovani, peraltro culturalmente formati, e, pertanto, più disperati. Oggi si va sempre più affermando una nuova parola d’ordine: cambiamento. Si vuol cambiare tutto perché niente sembra andare nel senso giusto.
La parola d’ordine, alla “caduta” della prima repubblica, fu “unione”. O di qua o di là, si diceva, per favorire la nascita del cosiddetto bipolarismo. Perché, allora non ha funzionato la risposta alla prima parola d’ordine, dato che abbiamo avuto non la semplificazione del quadro politico, ma la crescita esponenziale dei partiti e di nuovi gruppi parlamentari e perché l’indignazione popolare sta costringendo i politici alla nuova parola d’ordine? La mia opinione è presto detta. In Italia rischia di estinguersi la cultura di “nazione” quale espressione di volontà concorrenti e solidali per raggiungere obiettivi comuni. La parcellizzazione degli interessi la sta rappresentando in modo coerente la Lega di BOSSI che non demorde dal suo vero ed unico obiettivo: staccare il nord dell’Italia dal resto del Paese e perseguire una politica regionalistica con territori forti quali alcuni lander tedeschi o regioni spagnole e francesi. Se si osservano gli atteggiamenti di tutte le forze politiche, ma proprio tutte, si nota che ogni singola posizione politica va nel senso di contrastare quella dell’altro partito, dell’altro schieramento, del possibile concorrente dello stesso bacino elettorale. L’ossessione del conflitto sembra essere una caratteristica propria dei partiti italiani. Se anche in Italia avessimo delle forze tese al raggiungimento del bene del popolo, l’ossessione sarebbe allora quella del consenso, della ricerca del consenso attraverso proposte tendenti a migliorare sul serio le condizioni di vita delle persone. Assistiamo invece alla delegittimazione di tutti da parte di tutti, sicché ogni governo viene definito pericoloso dalle opposizioni di turno. Invece di elaborare e proporre idee efficaci capaci di incalzare l’azione del governo, l’opposizione non fa che delegittimare ogni decisione e dipingerla come pericolosa per la vita e gli interessi del popolo. I ruoli non vengono più rispettati e, allora, la magistratura supplisce la politica, i sindacati concertano anziché rivendicare e garantire gli interessi dei lavoratori, la Confindustria ha gioco facile nel condizionare le scelte di indirizzo del governo ed i poteri forti (chiesa, militari, lobby, corporazioni, ecc.) guazzano in questo mare di confusione per raschiare il fondo del barile e posizionarsi in pool position per accaparrarsi altri privilegi. Se tutto questo è la conseguenza della caduta delle ideologie, allora viva le ideologie. Quelle avevano almeno un progetto di società da costruire e tutte le azioni dei partiti erano improntate al rispetto del carattere ideologico delle scelte. Certo il mondo non si ferma e non c’è più spazio per posizioni superate dalla storia, ma la repentina conversione sulla strada di Damasco di uomini e forze politiche diventati più realisti del re, non promette nulla di buono. Come si esce da tutto questo? Con la partecipazione vigile del popolo a tutte le scelte e la spinta verso i problemi veri che sono il lavoro, la formazione, la salute, i salari equi, la sicurezza, la democratizzazione dei rapporti sociali, pensioni decorose, l’ eliminazione di macroscopici privilegi ovunque essi siano. Il tifo per questo o quest’altro schieramento lasciamolo agli stadi! Come si può evincere, il programma necessario per restituire agli italiani serenità e voglia di crescere, visto che tutti gli indicatori ci spingono verso il basso, è un programma socialista. Tutte le imitazioni non riusciranno mai a “sentire” questa politica come indispensabile. Quanti oggi si dichiarano socialisti, magari ripudiando vecchie fedi politiche che li hanno visti protagonisti al vertice nazionale, e non solo, di partiti fieri avversari della cultura socialista, sappiano che non saranno mai credibili. Le operazioni in atto che provano a cancellare simbolo, storia, ideali, battaglie anche dolorosissime di compagni, alcuni dei quali hanno sacrificato anche la vita, di un partito glorioso quale quello socialista, sono destinate a fallire. Sono manovre per il controllo del potere, ma non hanno il crisma della fede politica. Essere socialisti, peraltro, non è solo una fede politica, è la ricerca innovativa per il bene comune. La crisi odierna ha i seguenti numeri: 5% del PIL in meno, il 20% della produzione industriale in meno. Posto che i lavoratori nell’industria si aggirano fra i quattromilioni e mezzo e i cinque milioni, si rischia una perdita di lavoro per circa 800 mila lavoratori. A questo disastro bisogna aggiungere l’indotto. Quanti, in Italia, hanno avuto sentore di politiche nuove ed originali in grado di affrontare una crisi senza precedenti, salvo forse quella del ’29, come quella attuale? Il governo ha affrontato la crisi con politiche finanziarie, con attenzione al destino delle banche, della situazione economica dei grandi gruppi industriali, ma senza uno straccio di politica per il lavoro. Ecco perché, se non ci fosse, il Partito socialista bisognerebbe inventarlo. Leggo le discussioni dei compagni, alcuni dei quali invaghiti del partito di Occhetto, Vendola e Nencini. Senza scomodare la storia politica di quegli uomini, avanzo un sospetto, se mi è consentito: non hanno formazione socialista e non perseguiranno politiche socialiste. In questa tempesta provano a spogliarci di tutto per vestire abiti nuovi. I loro sono sdruciti!
GIOVANNI SCARAFILE
MEDIO ORIENTE : RIPARTONO I NEGOZIATI
NEW YORK, 22 SET – Usa, Israele e Autorita’ Palestinese sono d’accordo sulla necessita’ di far ripartire i negoziati in Medio Oriente al piu’ presto. Il premier israeliano Netanyahu,al termine del trilaterale con Obama e Abu Mazen,ha detto:”c’e’ stato un accordo generale sul fatto che il processo di pace deve riprendere appena possibile, senza precondizioni”.Il presidente dell’Anp ha osservato che Israele deve rispettare gli accordi del 2008 sulle frontiere e porre un termine agli insediamenti ebraici.
