Anche per il Milan andrebbe applicata la massima di Truffaut “..le storie d’amore hanno un inizio , un centro ed una fine..”, e la parabola discendente della epopea calcistica rossonera insegue inesorabilmente quella politica berlusconiana. D’altronde nulla è per sempre , ma nell’album ormai ingialliti dei nostri ricordi , almeno dei miei come di tanti milanisti, resterà impressa la sensazione grande , di un impresa che appariva impossibile , presuntuosa e che però si è realizzata.
Fu anche mio padre bettino che all’epoca , parliamo della fine degli ottanta , non scoraggiò la discesa in campo ( calcistico , ma sarebbe corretto riferire di entrambe..) di Berlusconi, oramai apparivano un endiadi lui e Milano ed era naturale che di fronte agli anni del crack dei farina e dei colombo soltanto una famiglia milanese coi “daneé” avrebbe potuto rimettere in sesto e rilanciare la gloriosa squadra rossonera.
Il tifoso milanista è sempre stato abituato alle grandi soddisfazioni ed alle grandi delusioni ,( anche Jannacci nella canzone dedicata ad una ormai scomparsa umanità proletaria “Vincenzina davanti alla fabbrica” si lamentava degli zero a zero milanisti che preoccupavano la classe operaia ma non certamente i padroni) ragione per la quale anche di fronte al nuovo presidente che prometteva di vincere tutto si avvicinò con sano realismo e scetticismo milanese.
Il resto è Storia , al cui centro abbiam potuto ammirare il più bel calcio italiano almeno da quando c’è la televisione a colori, quello dei sacchi e una delle più importanti passerelle di talenti espressi nel calcio a cavallo fra gli ottanta e i novanta , Boban,Weah ,Baggio,Savicevic,Papin,Shevchenko, assieme allo sfizio della replica moderna del celeberrimo trio svedese degli anni cinquanta rieditato in edizione olandese (Gu-Va-Ri) e brasiliana (Ka-Pa-Ro), per non parlare dei figli della stirpe d’oro gli straordinari talenti italiani cresciuti in famiglia come Baresi,Costacurta,Albertini e il figlio di Cesarone Maldini.
Ora, per quanto i miracoli a Milano siano sempre possibili, è inevitabile prepararsi a questo declino inesorabile con serenità, finisce un epoca non soltanto calcistica , ciò che si può tramandare in una famiglia , la fede ideale o quella per la squadra della propria città si tramanda , ma non si potrà chiedere medesimo slancio e passione agli eredi di Berlusconi. Quel soggetto, quella creatura è stata scritta , diretta, pensata e plasmata dal suo fondatore ed il suo indebolimento esistenziale coincide con la crisi del nostro Milan.
Certamente , per il favore delle telecamere assisteremo ad un altro atterraggio nel prato di Milanello , un nuovo e forte incoraggiamento all’allenatore che non verrà abbandonato, come non sarà abbandonato a sé stesso l’equipaggio , né abbandonata la bandiera; Ma quel Mondo lì non c’è più e sarà difficile riportarlo in vita, non è la crisi economica , una cattiva congiuntura calcistica né il normale avvicendamento democratico nella scala dei valori della classifica che segna il declino del Milan di Berlusconi, è la logica consequenziale che obbligherebbe la squadra ad essere sempre uguale a sé stessa , sempre. Ma oltre , per il milan , non è possibile andare, e questo il suo fondatore lo sa e preferisce mantenerlo in vita attraverso l’idratamento artificiale anziché provvedere ad una lenta eutanasìa.
Sarebbe troppo anche per lui decretarne la soppressione, mentre il popolo milanista di fede e laico di spirito da oggi invocano Silvio di lasciarlo andare perché possa continuare a sopravvivere e con lui anche il Mito della sua squadra che nessuno intenderà mai cancellare dalla propria memoria.
Le grandi storie d’amore hanno sempre bisogno qualcuno che metta la parola fine , è dura chiudere tante cose nello stesso momento , nello stesso anno , ma perché rimanga nella storia il Napoleone Rossonero è meglio che non passi da una rovinosa sconfitta e si eviti (almeno) la sant’elena calcistica. Scritto e detto con affetto.