A BARACK IL PREMIO NOBEL PER LA PACE
MILANO – E’ Barack Obama il premio Nobel per la pace 2009. La commissione di Oslo ha deciso di assegnare il riconoscimento al presidente degli Stati Uniti, insediatosi alla Casa Bianca da meno di un anno. La motivazione è legata agli sforzi per il dialogo mostrati dal presidente nel corso dei primi mesi del suo mandato: «per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli». Hanno pesato a favore della scelta gli appelli di Obama per la riduzione degli arsenali nucleari e il suo impegno per la pace globale (LA MOTIVAZIONE). Primo afro-americano a rivestire la carica più alta del paese, Obama ha chiesto il disarmo nucleare e sta lavorando dall’inizio del suo mandato per riavviare le trattative di pace in Medio Oriente. Il riconoscimento di 10 milioni di corone svedesi (1,4 milioni di dollari) sarà consegnato a Oslo il 10 dicembre.
MEZZA MARCIA INDIETRO “COLABORAZIONE LEALE FRA GOVERNO E QUIRINALE”
«Per il futuro sono convinto che sia possibile una leale dialettica tra Quirinale e governo, e io sono certo che non ci saranno ostacoli al programma di riforme». Dopo lo scontro istituzionale seguito alla bocciatura del Lodo Alfano Berlusconi tende la mano a Napolitano pur rimarcando che «il Colle è di sinistra».
Il premier, intervistato dal Tg5, fa alcune considerazioni sul rapporto tra esecutivo e Capo dello Stato: «Non credo ci siano cose nuove ma bisogna sgomberare il campo da troppe ipocrisie. La coabitazione politica non è facile in nessun paese, anche in Francia ci sono state difficoltà». «In Italia – ragiona Berlusconi – c’e una dialettica insita nei ruoli diversi che la Costituzione assegna al presidente della Repubblica e al presidente del Cnsiglio. E non credo che questa dialettica venga modificata da una sentenza politica della Corte Costituzionale. Ma è anche chiaro a tutti che non c’è nessuno che in Italia si possa considerare super partes».
Ma se da un lato Berlusconi apre al dialogo dall’altro rimarca le accusa di parzialità mosse al Quirinale. Ed è per questo che «la Consulta non è super partes, con i suoi ultimi cinque giudici di sinistra nominati dagli ultimi tre presidenti della Repubblica di sinistra». «Napolitano è stato un protagonista della sinistra e nulla può cambiare la sua storia. E credo di non dire nulla fuori di ragione – prosegue Berlusconi – se mi permetto di ricordare che questa è la situazione». Secondo il premier tutti, tranne il «popolo, che è l’unico sovrano in una democrazia», sono contro il governo. Berlusconi ringrazia poi gli italiani per il «sostegno» da cui deriva il dovere di «governare fino al termine della legislatura».
Il premier torna quindi ad attaccare la sinistra che vuole «sovvertire» il voto democratico con continue aggressioni, con «campagne giudiziarie». «C’è ancora qualche buontempone che ha il coraggio di sostenere ancora che dovrei farmi processare». «Ma Contro di me ci sono stati 109 procedimenti, più di 2500 udienze, più di 530 perquisizioni , e ho dovuto spendere più di 200 milioni di euro per pagare consulenze ed avvocati». «Sul giudizio della consulta sul lodo Alfano non mi ero mai fatto illusioni perchè si tratta di un organismo politico che emette sentenze politiche che sono quindi sentenze di parte»,aggiunge il premier. «Tranne il popolo – prosegue – cioè il 68,7% degli italiani, il nostro governo ha contro tutti: una minoranza organizzatissima di magistrati rossi, il 70 per cento della carta stampata, tutti i talk show della tv pubblica, gli spettacoli satirici. Il Capo dello Stato sapete a quale parte politica appartiene». Berlusconi stoppa poi gli esponenti della maggioranza che ventilavano l’ipotesi di una manifestazione a favore del premier: «Non sono necessarie manifestazioni perchè siamo al governo, abbiamo il consenso popolare, un consenso che è aumentato. Se c’è un governo legittimato dal sostegno degli elettori è il nostro. È chiaro che siamo maggioranza e governeremo per cinque anni».
