ENTRO DICEMBRE NUOVA INIZIATIVA UNITARIA SOCIALISTA

BOBO CRAXI (PSI): “NENCINI SCELGA TRA L’UNITA’ SOCIALISTA E L’AMMUCCHIATA CON I POST RIFONDAZIONE”

BOBO CRAXI (PSI): “NENCINI SCELGA TRA L’UNITA’ SOCIALISTA E L’AMMUCCHIATA CON I POST RIFONDAZIONE”
 
BOBO CRAXI (PSI): “NENCINI SCELGA TRA L’UNITA’ SOCIALISTA E L’AMMUCCHIATA CON I POST RIFONDAZIONE”
 Oggi alle 19.48
“Dovrebbe essere abbastanza chiaro che il percorso politico di Sinistra e Libertà, dopo il rifiuto di Verdi e socialisti autonomisti, abbia assunto un’ovvia accelerazione”.
E’ quanto afferma in una nota Bobo Craxi, del Partito socialista italiano.
“In dicembre, infatti,”, prosegue Craxi, “verranno eletti i membri del Consiglio, il Portavoce e altri organi politici: il solo a non aver compreso ciò che politicamente appare lampante è Nencini, che avendo voluto ‘schivare’ il confronto congressuale interno ai socialisti, adesso pensa di poter tenere assieme ‘capra e cavoli’. I socialisti, che in grande maggioranza rifiutano l’opzione di Sinistra e Libertà”, aggiunge l’esponente del Garofano, “non solo sono pronti a sostenere le elezioni al di fuori di quel progetto, ma sono anche in grado di affrontare un confronto politico straordinario per evitare ennesime divisioni. Nencini e il suo gruppo”, conclude Craxi, “decidano tra l’unità di tutti i socialisti o l’ammucchiata con i ‘post Rifondazione’, che non li porterà da nessuna parte”.

Roma, 20 ottobre 2009

 

POSTO FISSO…

TESORIERE E PORTAVOCE IL 19 DICEMBRE PER SEL. MA...

NENCINI TENTA DI FRENARE IL CONGRESSO DI Sel CONVOCATO PER DICEMBRE

NENCINI TENTA DI FRENARE IL CONGRESSO DI Sel CONVOCATO PER DICEMBRE

Intervista di Riccardo Nencini al quotidiano Terra

PARLIAMO SOLO DI POLITICA
SENZA TESSERE E CONGRESSI

Il segretario dei socialisti sull’assise di dicembre: «Le regole sono importanti. Ma le idee lo sono di più. Noi dobbiamo far conoscere il nostro progetto per il Paese».

Onorevole Nencini, alla fine dentro Sel è passata la linea congressuale.
Assolutamente no. Semplicemente ci atteniamo a quello che abbiamo deciso a Bagnoli. L’Assemblea di dicembre deve mettere in campo un progetto politico, deve dire alle italiane e agli italiani quale idea ha Sel per il Paese.

Ma se è fatto da delegati eletti dagli iscritti, se elegge organismi di governo e portavoce, di fatto, è un congresso.
Ma al comitato non si è mai parlato né di portavoce né di organismi da eleggere. Queste sono davvero delle sciocche forzature.

Veramente Robotti oggi propone addirittura un tesoriere.
Mi giunge nuova. Le parole sono molto importanti. Intanto è ancora da decidere come si eleggeranno questi delegati. Chi li elegge? Quanti saranno? Saranno scelti a livello regionale, provinciale, indicati dalle forze fondatrici? E poi delegati di chi, se non ci sono iscritti? Il tesseramento non l’abbiamo mica aperto.

Ma, scusi, le adesioni non sono iscrizioni?
Ma no. Nel comitato ci sono amici che vengono dalla tradizione comunista, una tradizione che non conosce ambiguità su termini come congresso, tesseramento. C’era chi voleva il congresso, ma il documento finale dice altro. Il resto se lo porta via il vento. Lo stesso si dica del tesseramento. E poi, davvero, penso ci siano questioni più importanti della burocrazia organizzativa. Lunedì, dopo le primarie, sapremo il progetto del Pd. Conosciamo quello dell’Idv, quello di Rifondazione e Diliberto. Sappiamo anche la prospettiva dell’Udc di Casini. Quello che gli italiani non conoscono è il nostro progetto per il Paese. L’assemblea del 18 dicembre deve servire a questo.

Quindi non nasce un nuovo partito?
No. E poi la formazione di un soggetto politico non può eludere certi temi. Come quello della collocazione internazionale che, dopo l’uscita dei Verdi, si pone. Ovviamente per noi la famiglia di riferimento è quella del Partito socialista europeo. Fava si è detto d’accordo. Vendola, invece, non si è espresso. Se si trattasse di un nuovo soggetto noi socialisti dovremmo affrontare il tema del nostro scioglimento. E a oggi nessuno ce l’ha chiesto.

Si porrà comunque a giugno.
Dopo le elezioni faremo un congresso e decideremo. Poi si aprirà il congresso di Sel.

Ma insomma come andrà Sel alle elezioni?
ovremo sederci e ragionare per ogni regione, darci dei criteri. Per esempio: Sel sostiene le primarie di coalizione? Parteciperà ovunque con i propri candidati?

E in Toscana?
C’è in campo una proposta riformista, spero che Sel vi aderi- sca. D’altronde Sel non un è simbolo antagonista e anticapitalista. Se così fosse non l’avremmo costruita. Perché, sia chiaro, Sinistra e libertà è figlia nostra. L’idea della libertà, delle riforme è nel dna di Sel grazie ai socialisti.

 

LIBERTA DI STAMPA : ITALIA AL 49°POSTO

LIBERTA DI STAMPA : ITALIA AL 49°POSTO

Cresce la libertà di stampa negli Stati Uniti, scende in Italia, come anche in Israele e in Iran. Gli ultimi dati pubblicati al riguardo sono firmati da Reporters sans frontierès, che ha reso noto il suo rapporto annuale su tutti i Paesi del mondo. Il balzo più consistente in classifica lo fanno gli Stati Uniti, che passano da 40esimo al 20esimo posto, mentre il nostro Paese scivola dalla 44esima alla 49esima posizione.

Sembra che la ragione della risalita in classifica degli Usa sia l’insediamento di Obama alla carica di presidente degli Stati Uniti. Mentre la situazione peggiora in Sati come l’Iran, che si piazza al 73esimo posto, e Israele (ma fuori dai territori israeliani), che compare alla 150esima posizione in classifica. Per l’Italia dunque continua la discesa: nel 2007 eravamo 35esimi, per passare 44esimi l’anno dopo e, infine, 49esimi.

In testa alla classifica quest’anno c’è la Danimarca, seguita da Finlandia e Irlanda. Fanalino di coda è l’Eritrea, ultima su 175 Paesi monitorati.

Presentando il rapporto, il presidente di Reporters sans frontières, Jean-Frantois Julliard, non ha nascosto la sua preoccupazione per quanto riguarda la situazione europea, dove diversi Paesi, come Francia (43esima), Italia (49esima), Slovacchia (46esima), mostrano un progressivo restringersi degli spazi per la libertà di stampa.

“Inquietante constatare come, anno dopo anno, importanti democrazie europee come queste tre citate perdano progressivamente posizioni. L’Europa dovrebbe essere d’esempio sul fronte delle libertà pubbliche. Come possiamo denunciare le varie violazioni nel mondo se non siamo irreprensibili noi stessi in prima persona?”, ha detto Julliard. Tra i vari Stati, la situazione dell’Italia appare particolarmente preoccupante, con la perdita di 14 posizioni in soli tre anni.

Ma forse il dato più clamoroso del rapporto riguarda gli Stati Uniti, che in un solo anno recuperano venti posizioni in classifica, rispecchiando un dato di grande trasformazione nei rapporti tra potere politico e organi di informazione. Resta invece difficile la situazione per i giornalisti in Iraq e Afghanistan, dove i segnali di miglioramento continuano a essere decisamente troppo deboli e scarsi.