oggi a torre argentina

REGIONALI: INCONTRO BOBO CRAXI-PANNELLA PER POSSIBILE ALLEANZA

REGIONALI: INCONTRO BOBO CRAXI-PANNELLA PER POSSIBILE ALLEANZA
(ASCA) – Roma, 27 ott – Bobo Craxi, del Partito dei Socialisti Uniti-Psi, ha incontrato oggi il leader radicale Marco Pannella, nella sede dei radicali di Via di Torre Argentina, per valutare la possibilita’ di dar vita ad alleanze comuni in vista delle prossime elezioni regionali.

”E’ necessario assicurare -ha dichiarato Craxi al termine dell’incontro- una presenza di liste socialiste in ogni regione: e’ questo il progetto a cui sto lavorando. Ma un patto di alleanza con i Radicali di Pannella e i Verdi rappresenta una prospettiva politica assai suggestiva ed una possibile novita”’. Craxi e Pannella torneranno ad incontrarsi nei prossimi giorni.

DUBBI E SPERAZE PER LA NUOVA GUIDA PD

BERSANI FRA VECCHIO E NUOVO

BERSANI FRA VECCHIO E NUOVO

Pier  Luigi Bersani è il nuovo segretario del Partito democratico. Il primo segretario fu Walter Veltroni eletto tramite le primarie, il terzo, Pier Luigi Bersani, invece, è stato eletto con il voto degli iscritti e, in più, con l’apporto degli elettori delle primarie. Si chiamano curiosamente primarie – in cui hanno partecipato, oltre gli elettori con il diritto di voto, i giovani che hanno compiuto almeno sedici anni, previo versamento di due ero -, ma vengono dopo il voto dei tesserati. Le primarie sono made in Usa, quello del doppio voto: iscritti ed elettori, è un prodotto contraffatto made in Italy. E, comunque, solo con il congresso conclusosi domenica scorsa, c’è stato il doppio voto, mentre prima, c’era solo quello delle primarie. Che, alla fin fine, risultano uno strumento inefficace, visto i risultati. Nel 2005, le primarie elessero Romano Prodi, l’unico candidato alla premiership; nel 2007, elessero il candidato, senza sfidanti, alla segreteria del Pd, Walter Veltroni. In entrambi i casi, il voto di milioni di elettori non servi a nulla: Prodi diede le dimissioni da presidente del consiglio e non fu candidato più alla presidenza del consiglio, Veltroni lasciò insalutato ospite, la segretario del Pd, avendo partecipato, nel frattempo, alla corsa elettorale come candidato alla premiership, senza successo.  Il problema non è l’affluenza di milioni di elettori alle primarie, – alle ultime sono andati a votare circa tre milioni- ma, come si dice, è politico e su questo punto il Pd ha mostrato i veri limiti.         
Tra Walter Veltroni e Pier Luigi Bersani, c’è stata la segreteria di Dario Franceschini, succeduto a Veltroni dopo le dimissioni di questi. In totale, fanno tre segretari per un partito con circa due anni di vita. Finora il Pd aveva il peccato d’origine di essere un partito incompiuto, senza iscritti, anche per questo la sua forma partito aveva assunto le caratteristiche liquide, che, ora, avendo un segretario eletto con i crismi statutari, – con partecipazione anche degli iscritti, che sono quelli che poi contano per davvero -,  il problema, dovrebbe essere stato risolto, in parte. Per evitare che ci sia un uomo solo al comando e faccia e disfaccia, Bersani dovrà far funzionare gli organi interni di partito e farsi affiancare da un gruppo dirigente che faccia politica e quale linea politica sarà, è una scommessa. Se sposterà l’asse sul versante laico, i cattolici andranno in sofferenza e viceversa, se darà al Pd, invece, una peculiarità socialdemocratica, i liberali saranno sul piede di guerra e viceversa. Per l’esattezza, l’area di Francesco Rutelli è già pronta alla “svolta” – La svolta, lettera a un partito mai nato, è il titolo dell’ultimo libro di Francesco Rutelli- .  Mentre la gestione di Dario Franceschini si è caratterizzata come una specie di maionese impazzita,  scegliendo il muro contro muro, stoppando ogni tipo di dialogo con la maggioranza di governo, il suo predecessore, Walter Veltroni, al contrario, iniziò dialogando con Silvio Berlusconi, ma, a mano a mano, trasformò la dialettica in antitesi, fino ad arrivare in una guerra guerreggiata, facendo saltare così le condizioni per mettere mano alla Grande riforma. Con l’avvento alla segreteria di Bersani, lontano mille miglia dalla politica della coppia Veltroni e Franceschini,  potrebbe prendere forma un Pd più strutturato sul territorio, impegnato nella riforma elettorale alla tedesca e nella politica delle alleanze piuttosto che nel ribadire la ”vocazione maggioritaria’,’ che piaceva ai suoi predecessori, in un disegno sostanzialmente bipartitico del sistema politico, ma anche un partito legato ai problemi del mondo del lavoro e più schierato a sinistra. Insomma, socialdemocratico se non di nome di fatto. In effetti, con il rischio di un ritorno  all’antico: il Pci in salsa emiliana, riveduto e corretto, chiamato Partito democratico.