prenderò in considerazione tutti i nomi, dal primo all’ultimo, senza far questioni di maggioranza e opposizione”. Così il ministro degli Esteri Franco Frattini, dal Consiglio europeo di Bruxelles, ha risposto a una domanda dei giornalisti che gli chiedevano se il governo avrebbe appoggiato un’eventuale candidatura di Massimo D’Alema a mister Pesc da parte del Partito socialista europeo. L’ipotesi della candidatura di un esponente del centrosinistra a una delle due nuove cariche previste dal Trattato di Lisbona (presidente del Consiglio europeo e Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza), che avrà il via libera della Corte costituzionale ceca il 3 novembre, era trapelata già prima che si esprimesse Frattini. Una nota di Palazzo Chigi aveva infatti annunciato che “il governo valuterà con serietà e responsabilità le candidature capaci di assicurare all’Italia un incarico di così alto prestigio”. Parole che lasciavano intuire che l’ipotesi in oggetto non riguardava elementi vicini all’attuale maggioranza. Questa nota ha indotto D’Alema a ringraziare il governo per il sostegno. E dando per scontato che i socialisti chiederanno la carica di mister Pesc, D’Alema si è detto “onorato” di essere stato “inserito nella short list”. L’esponente del Pd ha comunque precisato di non essere “candidato a nulla”, e ha ammesso sia l’esistenza di “candidati più forti” sia di “non avere molte possibilità”.
Frattini del resto ha spiegato che, in primo luogo, “non è ancora chiaro se la famiglia socialista chiederà davvero l’Alto rappresentante”, ricordando che “il premier Gordon Brown ha bloccato una decisione” in tal senso annunciata giovedì dal primo ministro spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero. Inoltre, il ministro degli Esteri ha messo i puntini sulle “i” disegnando l’identikit del candidato ideale per le due cariche: “Europeista ed autorevole, con esperienza internazionale e di Bruxelles”. Un profilo che non risponde completamente a quello di D’Alema al quale manca l’esperienza nella capitale comunitaria.
Appare comunque più probabile che, sebbene Frattini abbia affermato che “l’Italia è sempre orgogliosa quando un italiano viene preso in considerazione per un incarico importante”, nessuna delle due cariche vada a un rappresentante del nostro Paese. Il ministro ha infatti ribadito che il governo punta a collocare Giulio Tremonti alla guida dell’Eurogruppo. E anche se questa carica, come ha chiarito Frattini, verrà discussa solo tra sette-otto mesi, così come quella per la guida della Banca centrale europea, la prassi comunitaria vuole che nessun Paese detenga in contemporanea più di una carica di prestigio. L’impressione è che ora sia il Partito popolare europeo sia quello socialista puntino all’incarico di mister Pesc piuttosto che alla presidenza. Con le nuove regole di procedura stabilite dal Consiglio europeo che limitano ulteriormente i poteri del presidente per riequilibrarli con la presidenza semestrale dell’Unione, sembra ormai certo che il ruolo di presidente stabile sarà piuttosto limitato: preparare i vertici Ue in coordinamento con la Commissione e con la presidenza semestrale, mediare tra i vari Paesi in caso di controversie, rappresentare l’Ue di fronte all’Europarlamento. Il tutto per un mandato che dura solo due anni e mezzo a cospetto dei cinque del nuovo mister Pesc.
Quest’ultimo, al contrario, sarà anche vice presidente della Commissione, sarà dotato di un Servizio europeo di azione esterna (Seae), di un proprio staff e di un budget presumibilmente cospicuo. Da lui dipenderà una schiera di funzionari e non subirà neanche la concorrenza del commissario alle Relazioni esterne, una carica che dovrebbe essere abolita. Di conseguenza, è da ritenere probabile che il Ppe, che grazie ai risultati delle ultime elezioni europee dovrebbe avere una sorta di “prelazione” sulla scelta, si orienti verso la carica di responsabile degli Esteri, probabilmente con lo svedese Carl Bildt, un nome che dopo il vertice di Bruxelles sta prepotentemente emergendo. Bildt è infatti un grande esperto di Balcani (ex inviato speciale dell’Ue per l’ex Jugoslavia, co-presidente della Conferenza che con gli accordi di Dayton chiuse la guerra di Bosnia nel 1995, Alto rappresentante per la Bosnia nei due anni successivi e inviato speciale delle Nazioni Unite nella regione dal 1999 al 2001) e tra le priorità strategiche della politica estera europea nei prossimi cinque anni stabilite dal Consiglio c’è proprio la stabilizzazione e l’integrazione dei Balcani occidentali. Qualora proprio Bildt diventasse mister Pesc, la presidenza dell’Unione dovrebbe andare a un socialista di un grande Paese del sud dell’Europa. Più che l’Italia, probabilmente la Spagna, con Felipe Gonzalez, da tempo accostato dalla stampa a questa carica.
(30 ottobre 2009)
