dopo le polemiche leghiste

CRAXI : la bandiera e’ tutelata dalla Costituzione, tollerare e non cancellare i luoghi di culto

In Italia abbiamo il problema esattamente contrario: quello di garantire l’accesso e la professione del culto evitando le ingerenze religiose nello Stato e nei luoghi pubblici. Figuriamoci sulla bandiera, la quale – e i ministri che giurano lo dovrebbero sapere – è espressamente tutelata dalla nostra Costituzione”.
E’ quanto afferma in una nota Bobo Craxi, dei Socialisti Uniti – Psi, in merito al referendum svoltosi in questi giorni in Svizzera.
“Con pieno rispetto nei confronti della Confederazione elvetica”, aggiunge Craxi, “non si risolvono così problemi assai complessi: Castelli si occupi delle strade, non delle bandiere”.

Roma, 30 novembre 2009

CONTRO IL NUOVO PICCOLO COMPROMESSO STORICO

CONTRO GLI UKASE NIKI NON MOLLA

CONTRO GLI UKASE NIKI NON MOLLA

Nichi Vendola non molla, nonostante gli ukase di D’Alema secondo cui con il governatore candidato si perderebbero le elezioni. Il quale D’Alema rischia di fare la figura  dei pifferi di montagna.  Nuovamente potrebbe perdere. Nelle scorse elezioni regionali, suo malgrado, dovette sostenete Vendola, e stavolta, ironia della sorte, se lo troverà di nuovo, contro la sua volontà.

Il governatore non intende togliersi di mezzo, per dare al lider maximo la possibilità di aprire all’Udc. La condicio sine qua non posta da Pier Ferdinando Casini a Massimo D’Alema è che Nichi Vendola venga messo da parte. Una ipotesi che, con il passare dei giorni, sembra sempre più remota, anche perché il governatore trova dei sostenitori proprio dentro il Pd pugliese, oltreché i Verdi e una parte del Partito socialista e Rifondazione comunista. Forte di ciò sfida alle primarie i suoi avversari di coalizione guidati da D’Alema che vorrebbero farlo fuori, sapendo di vincere, non avendo alcun concorrente su questo terreno.  

Se D’Alema non riuscisse nel suo intento, il partito di Casini si sentirebbe libero e, comunque,  costretto a ritornare sui suoi antichi passi, all’alleanza con il Pdl. Sul predellino Casini non salì e ruppe l’alleanza con Berlusconi, conquistando la libertà nel scegliersi gli alleati caso per caso.

In sintesi, se il laboratorio pugliese, sperimentato a Brindisi, entrasse in crisi per colpa di Vendola, – che non passerebbe il testimone al candidato scelto da D’Alema e Casini -, la nuova linea politica, inaugurata dal neo segretario del Pd Bersani, salterebbe. Una politica tutta incentrata sulla fine del bipolarismo e sulla riforma elettorale in chiave proporzionale alla tedesca. Con una rivincita ex post di Veltroni, che puntò sul voto utile, quindi, sul bipartitismo.

Il tormentone pugliese andrà avanti ancora per molto tempo. Massimo D’Alema pensava di chiudere, sabato scorso, la partita della candidatura alla presidenza della regione Puglia, ma non aveva fatto i conti con il suo partito, in particolare con la componente pro Nichi Vendola. Il quadro al momento è il seguente: il Pd è diviso sul caso Vendola, di là dagli inviti di D’Alema di restare unito per non dargli la sponda. Questi, peraltro, si è convinto di non fare un passo indietro per evitare di far fare un passo in avanti all’eventuale candidato al vertice del governo pugliese. Fuori Nichi Vendola, fuori Michele Emiliano e dentro Francesco Boccia. Più di questi, il candidato in serbo di D’Alema e Casini è un settantenne imprenditore edile barese nonché presidente della Confindustria pugliese.

Nel caso che l’Udc pretendesse il candidato per sé potrebbe essere Nicola De Bartolomeo, avvallato da D’Alema. Ripetendo nel quadro pugliese, l’operazione brindisina. Anche lì, fu proposto il presidente dell’Associazione industriale al vertice dell’amministrazione provinciale di Brindisi. L’alleanza Udc e Pd funzionò a meraviglia, facendolo vincere alla grande.

A Bari dovrebbe entrare in campo il “soccorso rosso” di Luca Cordero di Montezemolo, per la candidatura di De Bartolomeo, così come fece per Brindisi, per quella di Massimo Ferrarese. Sotto per sotto, l’ex presidente della Confindustria nazionale sta dando una mano al leader dell’Udc, fornendogli candidati. In Puglia, si sta muovendo in tal senso.  Anche perché – secondo il governatore – c’è profumo di affari: l’Acquedotto pugliese dovrà essere liberalizzato e l’Acea – di cui Gaetano Francesco Caltagirone è socio con circa il 10% -, vuole mettergli le mani.

Il nome del sindaco di Bari, Michele Emiliano, è stato più volte proposto candidato, con il suo scontato assenso e il disco verde di D’Alema e Casini, ma i tre avevano fatto male i loro conti, non tenendo conto della spaccatura del Pd, oltreché del dissenso dei consiglieri di maggioranza del comune di Bari , i quali, neanche a morire, in caso di vittoria del primo cittadino barese alle regionali sarebbero disponibili a ritornare alle urne. A ben vedere, si andrebbe incontro allo scioglimento del consiglio comunale, eletto nella primavera scorsa, e al voto anticipato.

Nel caso contrario, cioè se ci fosse la sconfitta elettorale del sindaco di Bari, la maggioranza di governo uscirebbe indebolita nel suo interno, oltreché agli occhi degli elettori. Per l’esattezza, sia con la vittoria sia con la sconfitta, l’opinione pubblica sarebbe severa nei suoi confronti, perché lo vedrebbero come colui sempre in gara, Cicero pro domo sua. E comunque, disattento ai problemi di Bari. Curiosamente, Emiliano fino alle primarie è stato nemico giurato di D’Alema di cui ne ha dette un sacco e una sporta, epperò, nei giorni passati si è trovato al suo fianco. Di certo, non ha avuto un atteggiamento corretto nei confronti di Vendola, ma nel giro di poco tempo, ha cambiato ancora spalla al suo fucile, infatti, i due hanno trovato l’accordo per combattere insieme la battaglia regionale.  Emiliano è il classico apprendista stregone che ha imparato la brutta politica, vendendosela come nuova di zecca.  

Potrebbe anche essere in corsa, Francesco Boccia, il candidato della volta scorsa sconfitto alla primarie da Nichi Vendola. Proprio il parlamentare del Pd stato in questi mesi il più ostinato avversario del governatore, invitandolo senza peli sulla lingua a mettersi da parte, altrimenti la Puglia dalla sinistra passerebbe alla destra. Insomma, Vendola portatore di una sconfitta scontata,sarebbe un pericolo pubblico per Il Pd.

Questo è quanto. Il braccio di ferro tra Vendola e D’Alema continuerà, ma con il passare dei giorni la candidatura del governatore non trova alternative. Resta sul campo il più forte a dispetto di d’Alema e di Casini.

 

DEL BUE : QUEL CHE FA IL PS ALLE REGIONALI

Le regionali s’avvicinano e i socialisti sono ufficialmente fuori da Sinistrae libertà. La recente segreteria del Psi, col documento approvato,ha lasciato una certa libertà di alleanze in periferia, salvo la collocazione naturale nel centro sinistra. Vi è fin d’ora una certa diversificazione delle possibili alleanze tra Nord e Sud del paese. E, dal punto di vista politico, vi è anche una certa differenzazione tra chi saluta con favore la fine di Sinistra e libertà (possibile una ricongiunzionecon Bobo Craxi), e chi invece si sente tuttora vedovo di questa alleanza e non esclude di ripresentarla a livello locale, sia pure in forme nuove (va sottolineato che senza il Psi non si potrà più chiamare Sinistra e libertà). In fondo lo stesso documento approvato, che contiene su questoun certo, forse inevitabile, margine di ambiguità, lo consente. Ad un primosguardo nelle singole regioni si stanno prendendo in esame altre tre possibilità: la presentazione del solo simbolo del partito, ma questo può rendere solo al Sud, l’accorpamento di un’area socialista, radicale e verde riformista, un rapporto diretto col Pd. In Piemonte si stanno misurando due posizioni, l’una favorevole al mantentimento della vecchia ‘alleanza e l’altra intenzionata a stringere un rapporto con radicali e verdi riformisti. In Lombardia si parla di una nuova forma di Sinistra e libertà, con coloro che sono stati contro Sinistrae libertà a Roma. Un bel guazzabuglio. In Veneto e in Emilia-Romagna si esclude invece Sinistra e libertà e si guarda ad alleanze laiche con verdi riformisti, radicali, in Emilia anche con repubblicani,o direttamente col Pd, magari con la formula della vecchia alleanza di Uniti nell’Ulivo. In Toscana la legge impone una aggregazione di forze elettorali, in Umbria e nelle Marche si pensa al simbolo di partito, e così in Puglia e nel Lazio. In Campania e in Calabria non si esclude la vecchia alleanza. Insomma tutto è in discussione e l’idea di una rete di alleanze molto frastagliate potrebbe anche portareproblemi di tenuta alla piccola comunità dei socialisti.Ne sapremo di più dopola segreteria di mercoledì prossimo che dovrà anche convocare la Direzione del Partito e poi il Consiglio nazionale.

A MARGINA DELLA CITTA DEL LIBRO. PRESENTI NUMEROSI ESPONENTI SOCIALISTI

INCONTRO CRAXI CAPPATO A CAMPI SALENTINA

 A Campi Salentina, in provincia di Lecce, a margine della ‘Città del Libro’ si sono incontrati gli onorevoli Bobo Craxi e Marco Cappato. La nuova alleanza verde – radicale e socialista è stata al centro dei colloqui tra i due autorevoli esponenti politici.
“E’ necessario”, ha dichiarato Craxi al termine dell’incontro, “che tutti i socialisti convergano con convinzione su questa prospettiva in modo unitario. Faccio dunque appello ai compagni da poco reduci dal fallimento di Sinistra e Libertà, Riccardo Nencini in testa, affinché valutino unitariamente questa possibilità, riassorbendo così le polemiche del recente passato e manifestando interesse verso un nuovo corso politico autonomo dei socialisti in una feconda prospettiva per un’area politica più vasta e coerente, sia con la nostra Storia, sia con gli interessi generali del Paese”.

ERA L'ORA..

NAPOLITANO RIMETTE ALL’ORDINE LE ISTITUZIONI. GIUDICI BACCHETTATI

NAPOLITANO RIMETTE ALL’ORDINE LE ISTITUZIONI. GIUDICI BACCHETTATI

L’eccesso di enfasi nelle dichiarazioni pubbliche non fa bene alle istituzioni, soprattutto se i toni accesi rischiano di creare fratture e tensioni. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, coglie l’occasione di un’udienza in Quirinale per convocare i giornalisti per una comunicazione urgente. «Scusate, vi ringrazio della vostra disponibilità – ha esordito il presidente -. Sento il bisogno di dire qualcosa in questo particolare momento». E il qualcosa è una dichiarazione di pochi minuti che chiama in causa la necessità di rasserenare gli animi, all’indomani di dichiarazioni che, da più parti, sono state sintetizzate come una sorta di «guerra civile».

 

«TENSIONI TRA ISTITUZIONI»?- «L’interesse del Paese, che deve affrontare seri e complessi problemi di ordine economico e sociale – ha detto Napolitano – richiede che si fermi la spirale di una crescente drammatizzazione, cui si sta assistendo, delle polemiche e delle tensioni non solo tra opposte parti politiche ma tra istituzioni investite di distinte responsabilità costituzionali».

GOVERNO E MAGGIORANZA – «Va ribadito – ha aggiunto – che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento , in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare».

L’APPELLO AI GIUDICI – Quanto agli eccessi nei toni delle esternazioni dei diversi soggetti istituzionali, il capo dello Stato ha evidenziato che «è indispensabile che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche, e che quanti appartengono alla istituzione preposta all’esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione. E spetta al Parlamento esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia».

L’eccesso di enfasi nelle dichiarazioni pubbliche non fa bene alle istituzioni, soprattutto se i toni accesi rischiano di creare fratture e tensioni. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, coglie l’occasione di un’udienza in Quirinale per convocare i giornalisti per una comunicazione urgente. «Scusate, vi ringrazio della vostra disponibilità – ha esordito il presidente -. Sento il bisogno di dire qualcosa in questo particolare momento». E il qualcosa è una dichiarazione di pochi minuti che chiama in causa la necessità di rasserenare gli animi, all’indomani di dichiarazioni che, da più parti, sono state sintetizzate come una sorta di «guerra civile».

 

«TENSIONI TRA ISTITUZIONI»?- «L’interesse del Paese, che deve affrontare seri e complessi problemi di ordine economico e sociale – ha detto Napolitano – richiede che si fermi la spirale di una crescente drammatizzazione, cui si sta assistendo, delle polemiche e delle tensioni non solo tra opposte parti politiche ma tra istituzioni investite di distinte responsabilità costituzionali».

GOVERNO E MAGGIORANZA – «Va ribadito – ha aggiunto – che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento , in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare».

L’APPELLO AI GIUDICI – Quanto agli eccessi nei toni delle esternazioni dei diversi soggetti istituzionali, il capo dello Stato ha evidenziato che «è indispensabile che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche, e che quanti appartengono alla istituzione preposta all’esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione. E spetta al Parlamento esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia».