Nichi Vendola non molla, nonostante gli ukase di D’Alema secondo cui con il governatore candidato si perderebbero le elezioni. Il quale D’Alema rischia di fare la figura dei pifferi di montagna. Nuovamente potrebbe perdere. Nelle scorse elezioni regionali, suo malgrado, dovette sostenete Vendola, e stavolta, ironia della sorte, se lo troverà di nuovo, contro la sua volontà.
Il governatore non intende togliersi di mezzo, per dare al lider maximo la possibilità di aprire all’Udc. La condicio sine qua non posta da Pier Ferdinando Casini a Massimo D’Alema è che Nichi Vendola venga messo da parte. Una ipotesi che, con il passare dei giorni, sembra sempre più remota, anche perché il governatore trova dei sostenitori proprio dentro il Pd pugliese, oltreché i Verdi e una parte del Partito socialista e Rifondazione comunista. Forte di ciò sfida alle primarie i suoi avversari di coalizione guidati da D’Alema che vorrebbero farlo fuori, sapendo di vincere, non avendo alcun concorrente su questo terreno.
Se D’Alema non riuscisse nel suo intento, il partito di Casini si sentirebbe libero e, comunque, costretto a ritornare sui suoi antichi passi, all’alleanza con il Pdl. Sul predellino Casini non salì e ruppe l’alleanza con Berlusconi, conquistando la libertà nel scegliersi gli alleati caso per caso.
In sintesi, se il laboratorio pugliese, sperimentato a Brindisi, entrasse in crisi per colpa di Vendola, – che non passerebbe il testimone al candidato scelto da D’Alema e Casini -, la nuova linea politica, inaugurata dal neo segretario del Pd Bersani, salterebbe. Una politica tutta incentrata sulla fine del bipolarismo e sulla riforma elettorale in chiave proporzionale alla tedesca. Con una rivincita ex post di Veltroni, che puntò sul voto utile, quindi, sul bipartitismo.
Il tormentone pugliese andrà avanti ancora per molto tempo. Massimo D’Alema pensava di chiudere, sabato scorso, la partita della candidatura alla presidenza della regione Puglia, ma non aveva fatto i conti con il suo partito, in particolare con la componente pro Nichi Vendola. Il quadro al momento è il seguente: il Pd è diviso sul caso Vendola, di là dagli inviti di D’Alema di restare unito per non dargli la sponda. Questi, peraltro, si è convinto di non fare un passo indietro per evitare di far fare un passo in avanti all’eventuale candidato al vertice del governo pugliese. Fuori Nichi Vendola, fuori Michele Emiliano e dentro Francesco Boccia. Più di questi, il candidato in serbo di D’Alema e Casini è un settantenne imprenditore edile barese nonché presidente della Confindustria pugliese.
Nel caso che l’Udc pretendesse il candidato per sé potrebbe essere Nicola De Bartolomeo, avvallato da D’Alema. Ripetendo nel quadro pugliese, l’operazione brindisina. Anche lì, fu proposto il presidente dell’Associazione industriale al vertice dell’amministrazione provinciale di Brindisi. L’alleanza Udc e Pd funzionò a meraviglia, facendolo vincere alla grande.
A Bari dovrebbe entrare in campo il “soccorso rosso” di Luca Cordero di Montezemolo, per la candidatura di De Bartolomeo, così come fece per Brindisi, per quella di Massimo Ferrarese. Sotto per sotto, l’ex presidente della Confindustria nazionale sta dando una mano al leader dell’Udc, fornendogli candidati. In Puglia, si sta muovendo in tal senso. Anche perché – secondo il governatore – c’è profumo di affari: l’Acquedotto pugliese dovrà essere liberalizzato e l’Acea – di cui Gaetano Francesco Caltagirone è socio con circa il 10% -, vuole mettergli le mani.
Il nome del sindaco di Bari, Michele Emiliano, è stato più volte proposto candidato, con il suo scontato assenso e il disco verde di D’Alema e Casini, ma i tre avevano fatto male i loro conti, non tenendo conto della spaccatura del Pd, oltreché del dissenso dei consiglieri di maggioranza del comune di Bari , i quali, neanche a morire, in caso di vittoria del primo cittadino barese alle regionali sarebbero disponibili a ritornare alle urne. A ben vedere, si andrebbe incontro allo scioglimento del consiglio comunale, eletto nella primavera scorsa, e al voto anticipato.
Nel caso contrario, cioè se ci fosse la sconfitta elettorale del sindaco di Bari, la maggioranza di governo uscirebbe indebolita nel suo interno, oltreché agli occhi degli elettori. Per l’esattezza, sia con la vittoria sia con la sconfitta, l’opinione pubblica sarebbe severa nei suoi confronti, perché lo vedrebbero come colui sempre in gara, Cicero pro domo sua. E comunque, disattento ai problemi di Bari. Curiosamente, Emiliano fino alle primarie è stato nemico giurato di D’Alema di cui ne ha dette un sacco e una sporta, epperò, nei giorni passati si è trovato al suo fianco. Di certo, non ha avuto un atteggiamento corretto nei confronti di Vendola, ma nel giro di poco tempo, ha cambiato ancora spalla al suo fucile, infatti, i due hanno trovato l’accordo per combattere insieme la battaglia regionale. Emiliano è il classico apprendista stregone che ha imparato la brutta politica, vendendosela come nuova di zecca.
Potrebbe anche essere in corsa, Francesco Boccia, il candidato della volta scorsa sconfitto alla primarie da Nichi Vendola. Proprio il parlamentare del Pd stato in questi mesi il più ostinato avversario del governatore, invitandolo senza peli sulla lingua a mettersi da parte, altrimenti la Puglia dalla sinistra passerebbe alla destra. Insomma, Vendola portatore di una sconfitta scontata,sarebbe un pericolo pubblico per Il Pd.
Questo è quanto. Il braccio di ferro tra Vendola e D’Alema continuerà, ma con il passare dei giorni la candidatura del governatore non trova alternative. Resta sul campo il più forte a dispetto di d’Alema e di Casini.