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BERLUSCONI : “SE MI CONDANNANO TIRO DIRITTO”

BERLUSCONI : “SE MI CONDANNANO TIRO DIRITTO”

ROMA – «Ho ancora fiducia nell’esistenza di magistrati seri che pronunciano sentenze serie, basate sui fatti. Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto». Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, in una dichiarazione contenuta in Donne di cuori, il libro di Bruno Vespa di prossima uscita e di cui è stata diffusa un’anticipazione, in riferimento ad alcuni processi in corso a suo carico.

 

«MILLS, CI PENSERA’ LA CASSAZIONE»?- «È una sentenza che certo sarà annullata dalla Corte di Cassazione» dice ancora Berlusconi rispondento a Vespa che gli ricorda che l’avvocato Mills è stato condannato anche in appello. E quanto alla campagna internazionale che si è scatenata su di lui, il leader del Pdl se la prende con Repubblica e L’Espresso, da cui secondo Berlusconi sarebbe partito tutto. «E su sollecitazioni di questo gruppo – sottolinea il premier – si è estesa ai giornali e ai giornalisti “amici”. Per gettare fango su di me ha finito col gettare fango sul nostro Paese e sulla nostra democrazia».

«ANCHE OBAMA NEL MIRINO DEI MEDIA» - Berlusconi ricorda poi che «da mesi negli Usa è polemica ferocissima tra Fox News, una rete televisiva del gruppo Murdoch, e il presidente Obama. Non mi pare che ne derivi un problema grave per gli Stati Uniti». Quanto all’ipotesi che le posizioni critiche assunte dal Times, quotidiano britannico del gruppo Murdoch, nei confronti del premier italiano siano conseguenza degli scontri di natura commerciale tra Mediaset e Sky, «la coincidenza – evidenzia Berlusconi- fa riflettere, ma sono cose che io non farei mai, e quindi sono portato a credere che non le facciano neppure gli altri».

VINCITORI DI CONCORSO BEFFATI

INGIUSTIZIA QUOTIDIANA


Quella che state leggendo  è la storia di cento cittadini che hanno partecipato e vinto un concorso pubblico, precisamente il concorso per 100 posti B2 indetto dal Ministero dell’istruzione.
Questo concorso è stato indetto nell’aprile del 2007 e si è concluso ad aprile 2009; il 16 luglio è stato pubblicato il decreto con la graduatoria di tutti i vincitori e gli idonei del concorso, decreto avente data 11 maggio 2009.
Dopo di chè, come era normale, le varie regioni(era un concorso nazionale ma i posti erano suddivisi tra le varie regioni)hanno chiesto l’autorizzazione ad assumere i vincitori.
Tutto quindi procedeva regolarmente, ma arrivati a settembre, nessun decreto di autorizzazione all’assunzione era ancora stato pubblicato, così il sottoscritto e gli altri vincitori del concorso abbiamo iniziato a telefonare al Ministero dell’istruzione, ai sindacati e alla Funzione Pubblica per sapere il motivo del ritardo. E cosa ci hanno detto?
Ci hanno detto che il blocco delle assunzioni previsto dal Decreto anticrisi Tremonti ter bloccava anche la nostra assunzione!
La cosa che ci ha lasciati tutti esterrefatti è che il decreto in questione è stato convertito in legge solo il 5 agosto, cioè 4 mesi dopo la conclusione del nostro concorso e anche dopo la pubblicazione della graduatoria ufficiale!
Praticamente è stato fatto un blocco retroattivo (nella storia costituzionale italiana non si sono mai visti decreti legge retroattivi)che ha bloccato la nostra assunzione e anche quella dei 75 vincitori di un altro concorso del ministero dell’istruzione, ai quali addirittura era già stata mandata la raccomandata di convocazione per la firma del contratto!
Come se questo non bastasse poi, nessuno sa dirci quanto durerà questo blocco, perchè nessuno ha pensato che esso dovesse avere una scadenza temporale!
Come dire siamo tutti “bloccati a tempo indeterminato”!
Nel vuoto normativo, a questo punto “voluto politicamente”, una giurisprudenza sempre più consolidata ha stabilito il principio per il quale chi vince un concorso matura un diritto soggettivo all’assunzione che non può essere eluso all’infinito dalla pubblica amministrazione. Lo Stato di diritto è basato sul principio della legalità, che ci rende cittadini e non sudditi, al riparo dall’arbitrarietà del potere di turno. Questo principio va ripristinato, insieme a quello della meritocrazia, di cui il Governo millanta retoricamente per poi disattenderlo con provvedimenti del genere. Intanto pur esistendo questo assurdo blocco delle assunzioni, le pubbliche amministrazioni interessate continuano a bandire concorsi, forse per alimentare una vera e propria industria che si è formata alle spalle e sulla pelle degli ignari concorsisti. E nelle pubbliche amministrazioni, anche quelle più indebitate, inefficienti e con organici pletorici, si continua ad entrare con contratti “flessibili”, in barba al metodo meritocratico del concorso, per poi essere successivamente “stabilizzati” per legge in occasione, magari, di tornate elettorali. Mentre chi non si è asservito alle logiche feudali della prostituzione all’oligarca di turno, rispettando le leggi della propria comunità, si vede beffato pur avendo sudato e studiato anni.
Fabio Amiranda