Tempi duri per i cofondatori del Pd: Francesco Rutelli e Piero Fassino.
Francesco Rutelli ha sbattuto la porta ed è uscito dal Pd, Piero Fassino resta nel cono d’ombra del Pd, non avendo alcuna intenzione di andar via.
Eppure, senza di loro, probabilmente, il Pd non sarebbe nato. Entrambi si sono battuti come leoni per costituirlo, lasciando il primo la segreteria della Margherita e il secondo quella dei Ds. Nel congresso, si sono schierati con la mozione Franceschini, perdendolo. Dopo l’onta della sconfitta, Rutelli ha preferito uscire piuttosto che fare la minoranza, mentre Fassino è restato non conoscendo ancora la sua sorte, con l’avvento alla segreteria di Pier Luigi Bersani. Che partito vorrà fare il neo segretario? Ancora è un mistero. Sarà un partito unitario, o ci sarà al suo interno una maggioranza e una minoranza, oppure un partito pluralista dove le maggioranze si costituiscono a seconda la dialettica interna sui singoli problemi.
Triste storia dei cofondatori. Rutelli pensava di essere approdato nel partito dei suoi sogni: di nuovo conio, senza alcun legame con la tradizione dei partiti di governo della sinistra europea. Per intenderci, né di peculiarità socialista né di caratteristiche socialdemocratiche. Lui guarda di là dal Mediterraneo, all’esperienza israeliana di Kadima, partito nuovo di zecca di centrosinistra fondato da Sharon e da Perez.
Insomma, si è battuto per il Pd e non per un surrogato del Pci- Pds eDs.
Fassino, invece, ha lavorato per un partito in cui le singole origini politiche di ogni iscritto sarebbero state cancellate, senza più l’etichetta di ex di qualcosa, come se ciascuno di questi non avesse mai avuto la tessera di un partito. A lui devono molto gli ex Ds, compreso il neo segretario Bersani. Fassino, eletto al congresso di Pesaro segretario, trovò un partito depresso per la sconfitta subita alle elezioni politiche del 2001 e con un lavoro indefesso riuscì a farlo uscire dalla crisi e, nello stesso tempo, incamminarlo verso il Partito democratico. Grazie al suo sforzo anche il deficit di riformismo risultò abbastanza risanato.
Tuttavia, Fassino non è uno che si perde d’animo ed è uno, tralaltro, che si spende, spassionatamente, quando c’è da combattere, come nell’ occasione di questi giorni
in cui D’Alema potrebbe diventare “Mr Pesc”. Sicché, si è conquistato meriti sul campo, avendo molta credibilità tra i socialisti europei, e con questi potrebbe aspirare – il condizionale è d’obbligo- per essere eletto capogruppo Pd alla Camera.
Di Fassino non possiamo dire di più, ma su Rutelli si possono fare parecchie considerazioni, dopo che ha deciso lasciare il Pd. Dai primi passi fatti in piena autonomia, si è visto che il rapporto privilegiato ce l’ha con l’Udc e Pier Ferdinando Casini sta facendo di tutto per non nasconderlo. L’uno e l’altro hanno un progetto in comune: la costituzione di un centro a spese del Pd e del Pd. Finora, Rutelli ha portato con sé un numero risicato di parlamentari del Pd e Casini non avuto fortuna per calamitare parlamentari dal Pdl. E questi ha voluto puntualizzare, in tal modo non ci siano fraintendimenti: “Il terzo polo dovrà essere in grado di raggiungere il 14% altrimenti sarà un insuccesso”.
Molto fumo e poco arrosto, al momento. Fuor di metafora, nomi tanti in transito da una parte all’altra, con risultati pochi, in concreto.
Da quel poco o molto che si capisce, Casini lavora per un centro simil degasperiano, guardante a sinistra e il Pd bersaniano calza a pennello, per far decollare il centro – sinistra. Che centro è se ha già stabilito il senso di marcia, verso una sola direzione, contraddicendo così la sua medesima natura?
Vero è che il centro a seconda la sua convenienza si allea con la sinistra o con la destra.
Finché c’è il sistema bipolare, tertium non datur. Per far sì che ci fosse il centro bisognerebbe riformare l’attuale legge elettorale in chiave proporzionale con sbarramento, secondo il modello tedesco. Sicché, la maggioranza di governo neanche a morire lo farebbe, perché si darebbe la zappa sui piedi. Va da sé che favorirebbe “gratis amore dei” Casini, rischiando di passare all’opposizione. E poi, quali convenienze avrebbe il Pd, nel caso che il centro avesse una massa critica formatesi anche sue spese?
Oltretutto, il centro rischia di essere una specie di refugium peccatorum, costituendo, di fatto, un ventre molle il cui posizionamento è legato a doppio filo all’opportunismo politico.
Se dovessimo dare un giudizio alle prime mosse di Rutelli, diciamo che si è mosso in modo ingenuo, scoprendo troppo presto le sue carte. Ragion per cui, ha portato poca cosa dietro di sé. Innanzitutto, non doveva manifestare alcuna intesa con l’Udc, dato che alcuni parlamentari cattolici e non solo del Pd non farebbero mai il passo verso il partito di Casini, il leader politico su cui punta Bersani..
E poi quali sono le sue prospettive? Se lui ha rotto con il Pd, che senso ha l’intesa con l’Udc, per finire poi alleati del Pd?
Oltretutto, Kadima significa avanti e non indietro.
(5 novembre 2009)

RUTELLI E TANTI ALTRI COME LUI IN POLITICA RISCHIANO DI NAUFRAGARE CON LE LORO STESSE MANI NON SAPENDO CHE PESCI PIGLIARE NEL CONTESTO POLITCO ATTUALE. DI CERTO SE SCAVIAMO A FONDO IL PERCORSO POLITICO DI RUTELLI VEDIAMO CHE NON E’ MOLTO COERENTE POLITICAMENTE ED IN PARTICOLARE CON SE STESSO, MA IL POTERE COME TUTTI BEN SANNO CAMBIA LE PERSONE. RUTELLI FU UN VERDE CONVINTO, POI UN RADICALE, POI ANCORA UN PETALO DELLA MARGHERITA DEMOCRISTIANA, POI UN DIRIGENTE FONDATORE DI UN PARTITO IL P.D. CHE NON SI CAPISCE BENE COSA STIA DIVENTANDO, ORA IN ULTIMA ANALISI UN DC. CON TANTO DI SCUDO CROCIATO E POLITICAMENTE ORTOSSO ED ANCHE OSCURANTISTA. IN FUTURO NON SAPPIAMO BENE COSA DIVENTERA’, L’OPPORTUNISMO NON A MAI FINE, ANZI NELLA POLITICA NOSTRANA HA SUBITO UNA NETTA ACCELERAZIONE.
E’ tipico di una certa mentalità, retaggio dell’immobilismo comunista dar del volta gabbana a chi ad un certo punto abbandona un’organizzazione nella quale non si sente più a suo agio. Pur non potendo portare Rutelli come esempio di coerente appartenenza, ciò non significa che non vi sia coerenza culturale almeno rispetto a queste ultime scelte. Certamente non si può dire che la sua uscita dal PD sia frutto di calcolo utilitaristico, che un ruolo di qualche rilievo non glielo avrebbe negato nessuno. Piuttosto c’è da prendere atto che qualcuno come lui, aveva veramente creduto che il PD, potesse realmente incarnare un laboratorio progressista completamente avulso dai condizionamenti della provenienza. Aveva torto.Sua scusante è quella di avere una storia personale frastagliata al punto di non dargli contezza di quello che era in effetti il PD. Tale formazione politica è solo la più grossa operazione gattopardiana messa insieme da ex comunisti e ex democristiani come soluzione unica per la conservazione di una posizione dominante nell’ambito del progressismo. E’ l’aberrazione dell’idea di compromesso storico di Berlingueriana memoria, tendente non alla conciliazione degli interessi in una società in movimento che non è più quella del novecento, bensì al semplice mantenimento di una posizione di rappresentatività privilegiata. Nell’ambito di questa operazione gattopardiana va inquadrata la scelta di venire a patti con l’avversario accettando una legge elettorale da brividi ed uno sconvolgimento dei più alti valori costituzionali con l’imposizione di un bipartitismo di fatto. E’ chiaro che presto o tardi le contraddizioni e le furbizie di facciata trovano modo di esplodere, non solo con Rutelli, ma si pensi a Cacciari e a tante altre teste pensanti nel PD, non è possibile teorizzare qualcosa di simile all’ulivo per farne la somma dei difetti di PCI e DC. Siamo solo all’inizio dello scoppio delle contraddizioni, la notte dei lunghi coltelli è ancora da venire, il vero regolamento dei conti è rimandato a momenti futuri e più favorevoli ai DC, attualmente soccombenti. Per fortuna la politica come il tempo è inesorabilmente in movimento e chissà che Rutelli non abbia visto giusto e che i tempi non stiano maturando, non tanto per la costruzione del Grande Centro, quanto per la costituzione di un terzo polo capace di scardinare nei fatti il già traballante bipartitismo. Non resta, pur nella diversità, che augurare buona fortuna a Rutelli end co., nella speranza di poter essere elemento capace di contribuire a porre fine al sequestro della capacità del popolo di scegliere ed eleggere i propri rappresentanti.
Invito tutti i socialisti ad acquistare il nuovo volume di Ugo Finetti “STORIA DI CRAXI”-Boroli Edizioni.
Cerchiamo di diffonderlo in ogni direzione.E il buon e generoso Biagio MARZO iniziasse ad avviare tutta una serie di incontri sul nuovo libro e anche sul suo importante volume che vede protagonisti CRAXI e BERLINGUE.A Biagio MARZO desidero ringraziarlo per la sua costante azione di sostegno all’idea socialista e sopratutto per il suo attaccamento a BETTINO.GIANVITO CALDARARO – Socialista senza complessi.
RUTELLI E’ LIBERO DI FARE CIO’ CHE VUOLE IN UNO STATO CHE SI DEFINISCE DEMOCRATICO COME IL NOSTRO, PERO’ NON SI PUO’ GIUSTIFICARE CERTI ATTEGGIAMENTI TRASFORMISTI DEL PASSATO E DEL PRESENTE CHE FANNO MALE ALLA POLITICA ED ALLONTANANO I CITTADINI DA ESSA. IL PASSATO DI RUTELLI E’ CONTRADDITTORIO, E PORRE L’ACCENTO SU QUESTI ASPETTI NON SIGNIFICA ESSERE COMUNISTA!
E POI AGGIUNGO: QUALE CREDIBILITA’ DANNO ALLA GENTE QUESTE PERSONE? CHE INSEGNAMENTO DANNO ALLE NUOVE GENERAZIONI SE OGNI TRE PER DUE CAMBIANO CAVALLO SOLO PER POTERSI SISTEMARE DA QUALCHE PARTE?
POTREI CONTINUARE ALL’INFINITO.
Scusa Luca, sono stato poco chiaro nell’esposizione, lungi da me l’idea di darti del comunista. Spero di essere perdonato. Mi riferivo molto più genericamente a quel clima di terra bruciata, di additamento al pubblico ludibrio che da sempre caratterizza i comunisti e che quando si è trattato dei passaggi di Rutelli nelle fasi di avvicinamento a certa cultura ne cantavano la beatificazione. Non mi riferivo a quanto scritto da te e se hai avuto questa impressione … mea culpa, ma ad un clima che se leggi l’unità o la repubblica e certe dichiarazioni di più o meno notabili dei DS, si tenta di creare fino alla demonizzazione dell’ex amico. Poi se Rutelli con la sua storia possa avere in alcun modo attrattive per qualcuno, non è che la cosa possa cambiarmi la vita. Quello che mi sorprende è invece la lettura che tu dai quando dici che ha fatto le sue scelte in cerca di sistemazione. Veramente pensi che non sarebbe stato più comodo per lui restare dov’era, visto che nessuno gli avrebbe mai negato un incarico di prestigio o un posto in parlamento? Con le sue scelte alquanto frettolose, si rimette in gioco rischiando in proprio, non ne condivido le idee, ancor meno le strategie, ma da quel vecchio romantico della politica che mi piace continuare ad essere credo che lo abbia fatto se non per uno slancio ideale, per l’onestà intellettuale di chi avendo teorizzato il nuovo, si accorge di essere incappato nel più arrugginito degli ingranaggi. Un fraterno saluto
HO INTERPRETATO MALE IL TUO DISCORSO, MI SCUSO ANCHE IO CON TE. SU UNA COSA COMUNQUE MI SENTO DI OBIETTARE DAL TUO LEGITTIMO RAGIONAMENTO, CREDO CHE RUTELLI COME SPESSO ACCADE IN POLITICA ABBIA FATTO I SUOI CONTICINI. NON HA CERTAMENTE FATTO COME BOBO CRAXI E TANTI ALTRI CHE CERCANO DI MANTENERE APERTA UNA CERTA PROSPETTIVA IDEALE E POLITICA.
UN ABBRACCIO.
Noi abbiamo un ideale e non facciamo calcoli, ma anche agli altri è giusto riconoscere l’onestà intellettuale che è ormai cosa rara. Un abbraccio
DA 14 anni non ne indoviniamo una. Vogliamo dare lezioni ad altri?
Cerchiamo di fare bene il nostro, tutto quello che si muove fa’ emergere nuove possibilità, non stiamo sempre ingabbiati.
bravo,Peppe.
cmq l’involuzione dell’ex segretario radicale mi lascia perplesso.
e Bersani inizia a dire cose,per me,abbastanza interessanti.
A Caldararo. Benvenuto tra noi Gianvito.
E tempo di vere riflessioni, ma questi cofondatorino
hanno la spina dorsale, per la verita’ manca anche al Partito Docratico che se oggi avesse la S finale, finalmente ritroverebbe un senso alla sua vita, senza S, n’è al nome, che e’ pregiudizievole per i cattolici, senza la S dentro il Partito Democratico, e cioe i Socialisti, non possono affermare alcuna concezione laico riformatrice, e pertanto ebbene e cosa giusta considerarli una Cosa non meglio definita .