OGGI ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PD

BERSANI S’INSEDIA , LA POLEMICA DI PANNELLA..

BERSANI S’INSEDIA , LA POLEMICA DI PANNELLA..
Categorie: Politica

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Un partito di “alternativa”, da costruire rivolgendosi “a tutto il centrosinistra”, fedele al “bipolarismo”, senza “nostalgie” del passato, sicuramente “plurale” ma anche dotato di regole che evitino “fenomeni di anarchismo”. Pier Luigi Bersani tiene il suo primo discorso da segretario, davanti all’assemblea nazionale chiamata a proclamare ufficialmente il risultato delle primarie, e traccia l’identikit del partito che ha in mente. In un sala in cui domina il rosso della moquette stesa per l’occasione, dopo il verde che ha contrassegnato i primi due anni di vita del partito, Bersani inizia salutando il capo dello Stato, Romano Prodi e i due segretari che lo hanno preceduto, Walter Veltroni e Dario Franceschini. Quindi spiega: “Vi spiego subito e con chiarezza i nostri essenziali compiti. Costruire il partito, preparare l’alternativa”.

Il segretario prova subito ad andare oltre il dibattito che ha dominato la fase congressuale, cerca di superare le antinomie su cui si sono contrapposte le mozioni al congresso: Bersani esalta sia le primarie che il voto degli iscritti e spiega che da entrambi questi momenti è venuta una “spinta enorme”, che testimoni una “evidente sintonia tra iscritti e cittadini elettori”. Basta, insomma, con le dispute tra chi difende ‘le tessere’ e chi attacca invece ‘l’apparato’ invocando il popolo delle primarie: “E’ possibile immaginare un grande partito in cui organizzazione ed apertura alla società si tengono”.

La strada da seguire, assicura poi, non riporta al passato: “Nessuna nostalgia deve imprigionarci o trattenerci. Dobbiamo sentire la responsabilità del nuovo da costruire. Saremo un partito che, nel bipolarismo, si rivolgerà a tutta l’area del centrosinistra, senza ‘trattini’ o distinzioni di ruoli e senza pretese di esclusività e con la legittima ambiaiozne di crescere e di farci più forti”. Anche in questo caso, una sintesi tra la tesi della vocazione maggioritaria, mai citata, e l’antitesi di chi evoca un Pd più di sinistra alleato con un centro, in uno schema magari non più bipolare. Bersani sceglie una terza via: “Non c’è contraddizione alcuna fra il nostro rifiuto a ritagliarci un angolo del campo e il riconoscimento che non siamo soli nel campo”. Uno “sguardo ampio”, spiega, che verrà usato anche per organizzare le alleanze in vista delle prossime regionali.

Il segretario parla anche di contenuti programmatici. Attacca il Governo sulla crisi (“Non è alle spalle, serve realismo”) e offre la disponibilità del Pd a collaborare, a condizione che l’esecutivo proceda ad una “assunzione di responsabilità esplicita”. Allo stesso modo, detta le condizioni per un confronto sulle riforme, che deve avvenire in Parlamento e essere centrato su riduzione dei parlamentari, superamento del bicameralismo perfetto, Senato federale e una legge elettorale che permetta agli elettori di scegliere i parlamentari. Per quanto riguarda la giustizia, poi, se si vuole procedere ad un dialogo occorre sgombrare il campo dall’ “interferenza di questioni che si riferiscono alle situazioni personali del Presidente del Consiglio, e segnato dall’aggressività e dalla volontà di rivincita scagliate contro il sistema giudiziario e la magistratura”.

il commento di Marco Pannella :

Discorso davvero splendido e ricchissimo quello che da Radio Radicale l’Italia ha potuto ascoltare da Pierluigi Bersani. Un solo, drammatico se non pestilenziale, limite: Bersani pensa e parla come se avesse dietro di sé non la politica partitocratica, per cinquant’anni, del comunismo organizzato italiano, nelle sue varie edizioni, ma come se avesse dalla sua la storia immensa di cent’anni di “Giustizia e Libertà”, di componente liberale della sinistra europea, in una parola persino il presente ideale ed esistenziale del Partito Radicale e della sua diaspora. Noi non mettiamo in discussione la personale onestà intellettuale di Bersani: tutt’altro! Ma, poche parole, il suo rischia di essere oggettivamente copertura di una espressione della vera, attuale, Peste Italiana che insidia di nuovo il mondo, in primo luogo l’Europa.

Nella candidatura assolutamente berlusconiana di Massimo D’Alema a posizione di assoluto rilievo e potere nell’Unione europea, non v’è che la parte terminale di un lungo percorso berlusconiano e d’alemiano, e di una verità così chiara da essere accecante per troppi, quasi per tutti: la regia berlusconiana e il convergere “strategico” del leader democratico D’Alema stanno per arrivare ad una tappa finale, foriera di un epocale disastro politico e istituzionale.

Dalla metà degli anni ’90, gli episodi di questo sottotraccia della struttura e del percorso del Regime monopartitico italiano sono stati, ad esempio, ripeto: ad esempio, volti ad impedire dell’affermarsi della volontà popolare italiana di portare alla Presidenza della Repubblica nel 2000 Emma Bonino. La candidatura di Massimo D’Alema ha oggi la forza esclusiva e determinante del potere di Berlusconi e della sua proclamata ossessivamente “italianità”.

Rischia di trionfare, e per lo stesso Bersani rischia di esplodere come una seconda tragica illusione ed errore. Ma anche lui come per ora tutta la “Democrazia” (sic!) italiana, riedizione profonda di quell’”Unità Nazionale” che di già portò agli anni più tragici della seconda metà dei settanta e della prima metà degli ottanta il nostro Paese, sicché l’imperativo, tanto assoluto quanto celato, è, oggi come negli anni ’30 in Europa, eliminare, rendere inconoscibile al popolo la grande lotta, la grande Resistenza liberale contro lo tsunami fascista, nazista, comunista che, trionfante, temeva solo quella parola, quel pensiero, quella lotta. Oggi, amico e compagno Bersani, anche, persino per te, non deve esistere, deve essere assassinata.

E negli ultimi tre anni la storia del Partito Democratico sta riuscendo, pare, a essere lo strumento, il killeraggio necessario al Sessantennio partitocratico per continuare il suo tragico cammino, la sua tragica dittatura.

Voglia Iddio (al contrario del Vaticano) che questo disegno, come in gran parte degli anni ‘70, non vi riesca. So benissimo che tu e il tuo popolo non vorreste andare fino in fondo nel tentativo allora, fallito. Ma, davvero, so che tu credi di rappresentare, di avere dietro di te e di voi, non la vostra storia ma la nostra.

Noi Radicali – ripeto: Radicali – lotteremo per il possibile contro il probabile, per continuare per altri cinquant’anni a rendere sempre più viva e forte l’alternativa democratica, federalista, laica, liberale, nonviolenta. Anche per te e per voi.


(7 novembre 2009)

15 Commenti su “BERSANI S’INSEDIA , LA POLEMICA DI PANNELLA..”

  1. Gabriele Ariola scrive:

    Discorso concreto di Bersani.
    Solite chiacchiere a vuoto di Pannella che parla dell’altro ieri e dimentica dov’era ieri.

  2. luca biagini scrive:

    IL DISCORSO DI BERSANI LO GIA SENTITO UN MUCCHIO DI VOLTE ANCHE IN UN RECENTE PASSATO, NON MI STIMOLA PIU’ DI TANTO, DEL VECCHIO LEADER RADICALE PANNELLA SPESSO E VOLENTIERI HO DIFFICOLTA’ NEL CAPIRE COSA VOGLIA FARE PER IL PAESE E CON CHI.

  3. Gabriele Ariola scrive:

    “cari democratici e democratiche, amici e compagni”

    “Ho detto più volte che non credo al partito di un uomo solo ma ad un collettivo di protagonisti”.

    Rafforzamento delle funzioni di governo e Parlamento, moderna legislazione sui partiti, nuova legge elettorale (con un confronto in Parlamento ma disposti anche a una legge di iniziativa popolare), nuove norme sui costi della politica.

    Per una reale ”alternativa” al governo delle destre e di Berlusconi, il Pd si rivolge “a tutte le forze di opposizione”. Da quelle parlamentari (Idv, Udc e radicali) e quelle che non ci sono ”come Sinistra e Liberta’, Verdi, formazioni civiche e di origine socialista e repubblicana”.

    ————————————-
    A me sembrano cambi di rotta importanti.
    Anche se non sufficienti,penso possa un interlocutore.
    Per me più serio della Nencini & C. e del poeta demagogo.

  4. luca biagini scrive:

    SPERIAMO. MA NOI CSA FACCIAMO PER ENTRARE DI NUOVO SULLA SCENA POLITICA?

  5. Marco scrive:

    ..semplice, basta entrare nel PD come qualcuno attende da tempo…e scrive su questo blog…

  6. bla bla bla…. la stramberia di gente che prima si allea con Berlusconi e/o D’Alema , poi si finge di essere alternativa a quel duo.

  7. Valentino scrive:

    Si ma Bersani più che un capo partito sembra un ragioniere…

  8. Peppe scrive:

    Sarà…Io non ho seguito il discorso di Bersani ma ho letto che vuole aprire 500 circoli nei luoghi di lavoro.
    Non vi sembrano le vecchie cellule comuniste?

  9. Lorenzo Cinquepalmi scrive:

    per quello che riguarda i socialisti, se davvero il PD di Bersani è pronto a discutere alleanze di programma con tutte le forze del centro sinistra, al di fuori di Rifondazione che ha escluso dalle sue prospettive, allora S&L perde la sua ragione d’essere. Non ha senso la mediazione di una sovrastruttura intermedia che aveva l’unico scopo di affrontare la soglia elettorale, quando è all’orizzonte un’alleanza più ampia. Non a caso, Bersani ha citato, tra le forze del dialogo non presenti in parlamento, da una parte S&L e dall’altra movimenti socialisti, repubblicani e civici. Separatamente

  10. Gabriele Ariola scrive:

    Infatti,Lorenzo.

  11. andrea scrive:

    Prendo spunto dal post di lorenzo che condivido.
    ritengo che i socialisti oggi come oggi debbano fare di necessità virtù e ottenere risultati concreti che ci consentano di rimanere politicamente in vita e poi far (ri)crescere adeguatamente una significativa forza socialista in italia.A parte noi tutti che siamo cresciuti a pane e socialismo, la c.d. gente comune che non ha tessera, se ne frega dei partiti e delle identità e vuole proposte e risultati, come dovrebbe considerarci se siamo fuori da tutto ( o annegati nei due grandi contenitori, che è lo stesso)e senza voce. Oggi come oggi l’idea di Bobo è francamente spuntata, l’autonomismo all’estremo nn paga e ci farà definitivamente scomparire. Tanto che lo stesso Bobo sta cercando disperatamente sponde in altre miserie (radicali di pannella e verdi di bonelli!); ma più miserie unite danno solo un’altra miseria. quanto a S&L ritenevo potesse essere 1 buon viatico cui avremmo potuto – se uniti – dare una forte impronta. Vedo invece che sì, riusciamo a dare un’impronta, ma assolutamente negativa (ricatti sull’uso del simbolo e accordi poltroniferi in Toscana). Oggi la segreteria di Bersani apre una dimensione diversa che forse (forse) consentirebbe ai socialisti (ma sempre e solo se uniti) di avere uno spazio nel sistema di alleanze prospettate dal nuovo segretario ( dimenticando così la mostruosamente fallimentare-peggio di così nn si poteva- gestione Veltroni/franceschini).
    mantenendo peraltro simbolo e nome.
    mi sembra logico immaginare che, se il PD bersaniano segue la via testè tracciata, alla sua sinistra resti in realtà ben poco spazio per eventuali forze intermedie (questo l’obbiettivo di S&L)che nn avrebbero più ragion d’essere se non fortemente spostate verso lidi comunisti/massimalisti.se così fosse nn mi sta più bene. auspico allora che nn si facciano scelte irreversibili e si ragioni seriamente sul da farsi.
    fraterni saluti a tutti

  12. elio antonio danza scrive:

    Noi socialisti dovremmo dire un grazie grande come una capanna a Bersani, è stato chiarito una volta per tutte che il PD non è un partito socialdemocratico, nè ha alcuna vocazione in tal senso. Quei signori trasmigratori in nome di un’appartenenza ad un’area di socialismo europeo sono serviti. Se la politica fosse coerenza, dovrebbero far bagagli e tornare con le pive nel sacco lungo il vecchio cammino, ma poichè dietro le migrazioni si nascondono i bisogni che se per gli uccelli sono i paesi caldi, per tanti politicanti di ventura, sono il caldo di un grande partito che nelle more di gestione degli enti locali, quand’anche non sia al governo, può sempre offrire comode poltroncine. Meglio quanti sono andati nel PDL, da nessuno di questi ho sentito dire che la loro formazione politica sia socialista o socialdemocratica, al massimo ho sentito dire: “io sono socialista” e la cosa è profondamente diversa perchè, per quanto discutibile la cosa, rientra sempre nella sfera delle scelte personali. Diversa valenza ha avuto la scelta di chi ha scelto il PD in quanto costoro hanno teorizzato che i valori del socialismo democratico fossero ormai rappresentati dal PD e per questo non vi era più l’esigenza di un partito socialista. Quando Giuda realizzò la portata del suo tradimento, ebbe la dignità di non spendere i suoi trentatre denari ed andò ad impiccarsi; nessuno chiederebbe il suicidio di alcuno nè tantomeno la restituzione dei denari, che con quelli ci si campa, ma sarebbe chiedere troppo se come segno minimo di dignità ci risparmiassero almeno per un pò i loro sproloqui sul fatto che seguendo Bobo o Zavettieri ci ritroveremo nel centrodestra?

  13. luca biagini scrive:

    GIUSTO CIO’ CHE HAI DETTO ELIO ANTONIO DANZA, CONDIVIDO.
    RESTA PERO’ IL FATTO CHE NON POSSIAMO RESTARE IMPASSIBILI DI FRONTE A TUTTO CIO’.
    E’ NECESSARIO DUNQUE APRIRE LA CMPAGNA DI ADESIONE AL PARTITO DEI SOCIALUSTI UNITI PSI CON IL SIMBOLO DEL GAROFANO E COMINCIARE A LAVORARE PER RIPORTARE IN ITALIA I SOCIALISTI AD ESSERE DI NUOVO UNA FORZA POLITICA INCISIVA E SERIA.

  14. elio antonio danza scrive:

    La ricostruzione del partito per essere pronti alle prossime elezioni, è e resta l’esigenza primaria da non dimenticare mai.

  15. Marco scrive:

    E’ condivisibile l’idea di Lorenzo. Ovviamente devono essere ben precisi i ruoli (i socialisti con i socialisti, i cattocomunisti con i cattocomunisti) e occorre partire da una base progettuale comune. Purtroppo, però, arrivare ad un confronto senza un partito solido (seppure extraparlamentare), diviso in mille rivoli tra associazioni, circoli e similpartiti nei quali ognuno ha la sua ricetta, spesso antitetica a qella degli altri, non è un bel vedere, anzi. E poi dicono che non siamo credibili: hanno ragione!

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