A VENT'ANNI DI DISTANZA

LA CADUTA DEL MURO , LA SINISTRA ITALIANA INCOMPIUTA

Categorie: Politica

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A vent’anni dal crollo del Muro di Berlino che, in sommi capi, coincide con la fine del comunismo sovietico, i democrat hanno nominato il nuovo vertice del Pd, egemonizzato, ironia della sorte, dagli ex comunisti.

Il neo segretario all’atto del suo insediamento si è guardato bene di parlare dell’avvenimento che ha sconvolto il mondo e ha portato i comunisti in generale a cambiare nome e pelle. Tuttavia, non se la passerà bene,suo malgrado, avendo problemi a non finire, che, tralaltro, sono seri e non sappiamo se riuscirà a risolverli, conservando, di fatto, una cultura politica dura a morire.    

La segreteria Bersani non è nata sotto una buona stella: Rutelli è andato via, il malumore degli ex Popolati di Marini per essere stati tagliati fuori dalla formazione del nuovo gruppo dirigente, il tentativo di far vestire a D’Alema i panni di “Mr Pesc” e l’assenza di Walter Veltroni alla prima riunione dell’Assemblea nazionale. Basta e avanza.

Alcuni di questi nodi non sono stati affrontati da Bersani nella sua relazione battesimale, ma non può fare per molto tempo la politica dello struzzo, non tenendone conto. A ben vedere, ne andrebbe di mezzo l’esistenza stessa del partito.

A sfavore del Pd gioca il fatto che, in circa due anni di vita, due segretari sono stati cambiati e  Bersani è il terzo, dopo Franceschini il secondo e Veltroni il primo. Sotto la guida di Veltroni il Pd, nel bene e nel male, aveva come novità il progetto di società che il Pd si impegnava a realizzare. A dire il vero,  era un progetto edulcorato, che non rispecchiava la complessa  società italiana, ma, tutto sommato, era una sfida.  

Sotto Franceschini assunse il Pd, invece, toni politici asperrimi e velleitari nei confronti di Berlusconi che avrebbe fatto bene a evitare, se il sostituto di Veltroni avesse avuto il minimo senso politico.

E, infine, sotto la segreteria Bersani il Partito democratico non ha l’utopia che aveva quello guidato da Veltroni, per cui dovrebbe assumere la sagoma di un partito normale, old style.

Al contrario, il Pd veltroniano era costituito a immagine e somiglianza del suo leader a cui va dato il merito di aver inventato di sana pianta un soggetto diverso da quelli tradizionali, simil a quella “giraffa” togliattiana che rappresentava il “Partito nuovo”.  Parliamo di due cose contrastanti tra loro, ma entrambe, per un verso e per l’altro, erano diverse.

Vero è che il soggetto liquido veltroniano era, tralaltro, un meticciato di culture politiche la cui identità era ariosa, ma faceva sognare e riscaldava i cuori, ma è pur vero che il Pd bersaniano non ha altrettanto identità, ma in compenso dovrebbe avere una struttura e un radicamento. E, comunque, è un partito in formazione con il segretario nazionale, la pletorica Assemblea nazionale e le Assemblea regionali, mentre quelle provinciali sono ancora da costituire. Inoltre, mancano le regole che fissano la vita democratica interna. Tuttavia, il lavoro a cui Bersani dovrà dedicarsi parecchio, sarà quello che riguarda la definizione della cultura politica, che, peraltro, è il fondamento dell’identità del riformismo, un riformismo a misura della società italiana.

Dunque, Bersani dovrà affrontare un doppio lavoro: la costruzione del partito e la costruzione dell’alternativa al centrodestra, avendo, bontà sua, indicato il metodo da seguire per farla decollare.

Intanto, ha messo in soffitta il bipartitismo con annessa la “vocazione maggioritaria”, per cui dovrà stabilire le alleanze con cui costruire la coalizione a scadenza di legislatura, salvo complicazioni all’interno della maggioranza. Una maggioranza in subbuglio a causa delle continue scosse a cui è sottoposta, scosse altrettanto presenti in tutti i partiti di sinistra e di centro. Per dirla tutta, se Sparta piange Atene non ride.

Il sistema partitico, caratterizzato dal leaderismo esasperato e dalla  personalizzazione, manca di fondamentali politici e organizzativi, a esclusione del Pd e, comunque, Bersani si guarda bene di fargli prendere una simile peculiarità, avendo del partito ancora – come detto- una concezione novecentesca, tipo partito di massa.

Dai primi passi il Pd bersaniano ripropone il revival dell’Ulivo, per poi ripiantarlo, guardando tanto l’Udc di Casini quanto l’Idv di Di Pietro, passando dalla sinistra non antagonista. Per esempio, Sinistra e Libertà.

Nel disegno non ci sono le formazioni comuniste, ma fa parte, in ultima analisi, Di Pietro e in questo Bersani è simile a una goccia d’acqua sia a Veltroni il cui massimo errore commesso fu di avergli dato l’apparentamento  e grazia a questo ha avuto una rappresentanza in Parlamento sia a Franceschini, il quale ha lisciato Di Pietro  per il verso giustizialista come si liscia il gatto nel senso del pelo. Nemmeno Bersani, infine, prenderà le distanze da Di Pietro. Ragion per cui, non facciamoci alcuna illusione, il giustizialismo non sarà espunto dal Pd. Di Pietro è solo un alibi; gli ex comunisti non hanno saputo leggere il crollo del Muro del comunismo come un grande fenomeno di liberazione e, comunque, hanno sostituito la loro antica ideologia, a cui hanno creduto come fosse una religione, con il giustizialismo.


(9 novembre 2009)

5 Commenti su “LA CADUTA DEL MURO , LA SINISTRA ITALIANA INCOMPIUTA”

  1. Rodolfo Smeraldi scrive:

    rassegnamoci all’evidenza,oltre ai negazionisti degli orrori del nazismo,ci sono anche i negazionisti degli orrori del comunismo,ci sono troppi nipotini di Lenin e Stalin,ben mimetizzati dappertutto,la nostra battaglia per la libert… Visualizza altroà non è terminata 20 anni fà con la caduta del muro,ci siamo illusi che con quel crollo,tanti comunisti avrebbero preso atto degli orrori e degli errori,purtroppo non è così,la nostra battaglia politica non è finita,andiamo avanti compagni e non facciamoci fuorviare dai tanti camaleonti,viva la libertà e viva il socialismo democratico e umanista

  2. Peppe scrive:

    Continuiamo a fare l’esame agli altri invece di organizzarci per far fronte agli eventi che ci saranno nei prossimi mesi. Faccio una PROVOCAZIONE: Se effettivamente Bersani tenterà di recuperare il rapporto con i socialisti con chi deve parlare con quelli che stanno in SeL o con altri? Con gli altri a che titolo se, formalmente, non asiste un partito?Ammesso che recuperiamo una identità formale vi pare che gli interlocutori possono esere due Parrtiti Socialista? Ci dobbiamo convincere che questi sono interrogativi che vengono posti a noi ed ai quali non possiamo sfuggire se vogliamo coalizzarci, altrimenti(cosa che io auspico) dobbiamo andare da soli sapendo che ci sarà da lavorarte e sudare.

  3. luca biagini scrive:

    PURTROPPO NON TUTTI HANNO AVUTO NEL CORSO DI QUESTI ANNI LA CAPACITA’ POLITICA EL’ONESTA’ INTELLETTUALE DI AMMETTERE CHE IL COMUNISMO E’ STATO UN FALLIMENTO E UNA DITTATURA AL PARI DEL NAZIFASCISMO.
    TORNA DUNQUE ATTUALE IL SOCIALISMO INTESO COME DEMOCRAZIA E LIBERTA’. UN SOCIALISMO CHE SAPPIA CONIUGARE DA UN LATO UNA MAGGIORE GIUSTIZIA SOCIALE VERSO CHI E’ RIMASTO IN DIETRO E DALL’ALTRO LATO CHE ATTUI RIFORME AL FINE DI FAR PROGREDIRE L’UMANITA. ANCORA PERO’ PERCEPIAMO RESISTENZE DA PARTE DI CHI IN UN MODO O NELL’ALTRO SI RITIENE COMUNISTA.

  4. Gabriele Ariola scrive:

    “Se verrà confermata la scelta dei socialisti europei, espressa a Bucarest da Martin Schultz, per Massimo D’Alema sarà spianata la strada a ministro degli esteri dell’Unione europea”.
    E’ quanto afferma il segretario del Psi, Riccardo Nencini commentando le affermazioni del capogruppo dell’Alleanza dei socialisti e democratici al PE.
    “Oltre che un importante successo per l’Italia, tutta insieme, e un riconoscimento per D’Alema, con la sua nomina a Mr. Pesc, saremo di fronte alla più evidente e definitiva certificazione della caduta del Muro di Berlino”.

  5. elio antonio danza scrive:

    I muri cadono, i muratori restano e ripuliti degli schizzi di calce il viso e le mani, indossati abiti diversi,si contrabbandano per costruttori di democrazie. Ma chi governa l’ex impero sovietico? Un capo del KGB. In Polonia pensate che le sorti della politica e dell’economia siano affidate nelle sicure mani dei compagni di lotta di Walesa, di quegli eroici lavoratori di Danzica e Stettino? In Cecoslovacchia cosa è rimasto della primavera di Praga? Alzi la mano chi pensa che lo spirito di Jan Palach aleggi ancora. Perchè mai in Italia dovrebbe essere diverso? I muratori hanno cambiato l’abito più volte, hanno frettolosamente lavato le mani lorde di quella calce rossa come il colore della maggior parte dell’orrido muro, rossa come il sangue dei milioni di martiri del regime sovietico, mai rossa della vergogna che non hanno provato, perchè non prevista dal loro DNA. Hanno tentato di indossare gli abiti della socialdemocrazia rubandoli ai Socialisti, ma non erano credibili. Si sono travestiti da democratici e dopo aver cannibalizzato gli alleati, hanno cominciato la “normalizzazione” interna della nuova formazione politica. Basti pensare alle responsabilità di chi ha fatto cadere il governo Prodi. Veramente Rutelli credeva nella conversione, dimenticava che la via del potere è ben diversa da quella di Damasco? Lo sfaldamento è cominciato, ma difficilmente avrà effetti numericamente importanti, non saranno le fuoriuscite a mettere in crisi il PD. Sinceramente, non ho sentito alcuno slancio verso le aperture al mondo socialista del nuovo segretario ed ho catalogato come frutto della necessità di spaccare certe forme di convergenze che vanno realizzandosi almeno a livello di piazza tra IDV, vetero comunisti, rifondaioli e grillisti. Il lupo cambia pelo, ma non il vizio, recita un vecchio adagio, questo vale sia quando si traveste da PD che quando si traveste da S&L, cambia solo il menù che in questo momento all’interno del partito di Bersani sono i democristiani da “normalizzare” e all’interno della formazione Vendoliana sono i resti già abbondantemente putrefatti di certi socialisti.

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