L’ex socialista, Margherita Boniver, ha presentato alla Camera una proposta per ripristinare l’art. 68 della Costituzione, l’istituto dell’immunità parlamentare, cancellato sedici anni fa, ironia della sorte, per via di una altro socialista, Bettino Craxi.
La pietra dello scandalo fu la Camera che negò a Craxi l’autorizzazione a procedere, reo di aver infranto la legge sul finanziamento dei partiti, e l’opposizione inscenò contro delle proteste all’interno e all’esterno dell’aula di Montecitorio e, in fretta e furia, il mondo politico di centro, sinistra e destra, sottomettendosi alla piazza e facendo un favore alla magistratura, che ebbe, maggiormente, la mani libere per toglierlo di mezzo, in particolare quella parte legata al pentapartito, decise, nell’ottobre del 1993, di cancellare l’art. 68 della Costituzione. Cioè l’autorizzazione a procedere che poteva essere concessa, dopo aver vagliato un possibile “fumus persecutionis” dei magistrati nei confronti dei parlamentari.
La stragrande maggioranza dei protagonisti di quella vicenda che erano all’opposizione e si battevano per abolirlo, vale a dire i leghisti e gli ex fascisti, adesso, sono per ripristinarlo. Mentre gli ex comunisti confluiti nel Pd sono contrari, invece, ieri, erano favorevoli per cancellarlo, dimostrando ancora una volta di essere di pasta giustizialista. E, guarda caso, si trovano al loro fianco Antonio Di Pietro, l’ex magistrato che condusse le sue inchieste con il massimo di accanimento giudiziario, per poi in corso d’opera cambiò mestiere, mettendosi in proprio a fare politica.
Usò lo strumento medievale della custodia cautelare per far “cantare” quelli che lui considerava colpevoli di modo ché incolpassero, a loro volta, altri da incarcerare, per farli parlare. In tal modo, costruiva una sorta di catena di Sant’Antonio di carcerati fino ad arrivare all’assurdo che fu lui stesso indagato.
Tuttavia, contro Craxi ci fu un gioco diabolico: molti parlamentari dell’opposizione votarono a favore della sua immunità, mettendolo in parte a riparo della magistratura, per poi denunziare l’istituto che salvava i corrotti.
Furono tempi di vigliaccherie, di violenze e soprusi, tipici di una guerra civile non combattuta con le armi tradizionali, bensì attraverso il combinato disposto di magistratura e di mezzi di informazione. Come in ogni guerra che si rispetti ci sono i morti e anche in questa, che era diversa, ce ne sono stati, come ci sono stati parecchi suicidi.
Il malcapitato tra i malcapitati fu Bettino Craxi restato, maledettamente, il solo a pagare, quando il finanziamento illegale dei partiti, – esclusi e Radicali di Marco Pannella -, era lo strumento con cui si foraggiavano, dato che non bastava il finanziamento pubblico per fare politica con annessi e connessi. Gli ex comunisti, coperti dal partito dei Pm, hanno negato di aver usufruito del finanziamento illegale, vantandosi che loro le risorse se le procuravano con la vendita delle salamelle nelle Feste dell’Unità. Una leggenda metropolitana a cui crederono in molti per il fatto che i Pm non indagavano più di tanto, tanto è vero che arrivavano alla soglia di Botteghe oscure e lì si fermarono. Come successe – per esempio- con il miliardo di lire portato nella sede nazionale del Pci da Raul Gardini e non si seppe mai a chi l’avesse consegnato. Il Pm che indagava sul caso era proprio l’”uomo della provvidenza”, così fu definito Antonio Di Pietro, per il fatto che stava bonificando la vita politica italiana.
Il tempo è stato galantuomo. Per la legge del contrappasso, i moralizzatori di allora sono, perlopiù, i moralizzati di oggi, scoperti con le mani nella marmellata, marmellata denunziata nel passato proprio da coloro che oggi ne hanno approfittato, sporcandosi le mani. Fuor di metafora, la marmellata è sinonimo dell’intreccio di politica e affari.
Nei giorni scorsi, con un editoriale, creando un mare di polemiche, il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, ha esortato a “sanare” il “vulnus” dell’abolizione dell’immunità parlamentare, concludendo che la riforma costituzionale del 1993 fu “un atto di sottomissione” della politica alla magistratura.
A questo punto è bene vedere cosa stabiliva l’art. 68, altrimenti non si capisce perché la Boniver l’abbia riproposto:”I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione e’ richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza”.
Vi sono differenze sulla questione della immunità da paese a paese, ma la ratio della norma risiede nell’interesse dell’ordinamento a garantire al politico l’assoluta serenità civile, al riparo da eventuali strumentalizzazioni delle funzioni giudiziarie a fini di pressione, repressione o intimidazione.
Resta il fatto che con l’abolizione dell’art.68 della Costituzione la politica si è indebolita e giocoforza la magistratura ha rafforzato il suo già spropositato potere.
Un potere che condiziona tutto e tutti, facendo dell’Italia un paese non libero e, comunque, con una democrazia dimezzata.