ROMA CAPITALE DELLA LOTTA ALA FAME

ROMA CAPITALE DELLA LOTTA ALA FAME
Categorie: Politica

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Saranno in molti. Da tutto il mondo. Per parlare di alimentazione, ma soprattutto di quel miliardo di persone che rischia di morire di fame per mancanza di cibo. Si apre lunedì 16 a Roma il vertice mondiale della Fao sulla sicurezza alimentare. Ma non ci saranno tutti. Almeno, non quelli che davvero contano nel mondo e possono influire su scelte e politiche per contribuire a salvare dalla morte per fame.

 

IL PAPA - Certo, ci sarà Benedetto XVI. Parteciperà alla cerimonia di inaugurazione di lunedì e lì terrà il suo primo intervento alla Fao, davanti al segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon e il direttore generale della Fao, Jacques Diouf. Incontrerà e saluterà uno per uno poi i capi di Stato presenti, ma non quelli di governo. Perciò non è previsto un saluto ravvicinato con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che farà gli onori di casa in quanto il presidente Napolitano sarà in Turchia.

I PRESENTI – Oltre 60 i capi di Stato che hanno assicurato la presenza al vertice, dove peraltro avranno un ruolo di primo piano anche lefirst ladies che domenica s’incontreranno per discutere di come migliorare l’accesso delle donne alle risorse produttive. Tutti i 60 Paesi invitati al summit saranno rappresentati a vario livello. Ma, vista l’assenza dei Grandi, saranno i «cattivi» del pianeta a rubare la la scena: a partire da Robert Mugabe, il contestato presidente dello Zimbabwe considerato «persona non gradita» negli Stati Uniti e odiato in tutto il mondo anglosassone. Ma anche il meno «cattivo» Hugo Chavez – presidente del Venezuela. In arrivo anche il leader libico Muammar Gheddafi con la tradizionale tenda beduina: questa volta dovrebbe essere piantata in una residenza libica e non più a villa Doria Pamphili come quando venne in visita in Italia lo scorso giugno. Attesi, tra gli altri, il presidente della Commissione europea Josè Manuel Durao Barroso, il presidente turco Tayyip Erdogan e quello brasiliano Inacio Lula da Silva. E proprio lunedì il presidente brasiliano si incontrerà con il premier Berlusconi a pranzo, occasione in cui inevitabilmente si parlerà del caso Battisti: a Lula spetta l’ultima parola sull’estradizione. Un portavoce del presidente brasiliano non ha «escluso» che venga affrontato il tema. Lula arriva domenica a Roma e avrà incontri con vari esponenti politici, tra cui Massimo D’Alema.

ASSENTI – Ma pesano forse di più le assenze. Quello che emerge è l’assenza pressoché completa dell’Occidente. Mancano insomma proprio i capi di Stato e di governo dei Paesi ricchi, quelli che, in sostanza, dovrebbero mostrare il loro impegno e la loro generosità per finanziare, se non proprio la cifra di 44 miliardi di dollari (cioè gli aiuti necessari al sostegno dei piccoli agricoltori nei Paesi poveri), almeno i 20 miliardi di dollari sulla sicurezza alimentare promessi lo scorso luglio dal G8 dell’Aquila. A Roma non vedremo né Barak Obama né Nicolas Sarkozy, così come al momento non è prevista la presenza di Angela Merkel o di Gordon Brown. A rappresentare al massimo livello il G8, il club dei Paesi ricchi, ci sarà quindi solo Silvio Berlusconi che farà gli onori di casa come premier del Paese che ospita la Fao.

IL PROGRAMMA - Lunedì si entrerà subito nel vivo con l’adozione della dichiarazione del vertice dove la comunità internazionale si impegnerà ad accelerare, come si legge nella bozza, per «fermare immediatamente l’aumento degli affamati nel modo e, contemporaneamente, diminuirne significativamente il numero». Nel pomeriggio Ban Ki Moon, Diouf e i vertici di Ifad (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo) e Pam (Programma alimentare mondiale) terranno una conferenza stampa congiunta. Martedì 17 si parlerà di riforma della governance mondiale della sicurezza alimentare e di cambiamento climatico e delle sfide che si prospettano per l’agricoltura e la sicurezza alimentare, con uno sguardo alla realtà dei biocarburanti che registrano un crescente trend produttivo e possono perciò mettere a rischio la sicurezza alimentare, se non si governa il boom in modo sostenibile. Nella stessa giornata si concluderà il Forum parallelo della società civile che si è aperto venerdì e che sabato, presso la sede della Città dell’Altra Economia all’ex mattatoio di Testaccio, vedrà la partecipazione del sindaco di Roma Gianni Alemanno e del direttore generale della Fao Jacques Diouf. Mercoledì 18, infine, si affronterà la discussione su come migliorare la sicurezza alimentare mondiale, con considerazioni rivolte in particolare allo sviluppo rurale e quello dei piccoli proprietari agricoli. Una conferenza stampa di Diouf chiuderà l’evento.

LA BOZZA - Per combattere la fame sono cinque le azioni da mettere in campo, secondo quanto emerge dalla bozza della dichiarazione messa a punto per il vertice sulla sicurezza alimentare che sarà approvata lunedì in apertura dei lavori alla Fao e in cui soprattutto si richiede ai governi di assicurare ai Paesi in via di sviluppo i soldi promessi.
I cosiddetti «5 Principi di Roma», come indicati nella bozza, prevedono innanzitutto di investire nei programmi di sviluppo rurale predisposti dai singoli governi. Altra priorità indicata è la necessità di implementare il coordinamento strategico a livello nazionale, regionale e globale per migliorare la governance e promuovere una migliore collocazione delle risorse. Si passa poi a richiedere un approccio ‘binariò che prenda in considerazione un’azione diretta per sradicare la fame nelle popolazioni più vulnerabili e l’adozione di programmi a medio e lungo termine per eliminare le cause di fondo della fame e povertà. Quindi la dichiarazione sollecita il rafforzamento della collaborazione tra i vari organismi che si occupano della sicurezza alimentare e, per ultimo, assume l’impegno di vigilare sul fatto che le promesse di aiuti si realizzino in concreto. Su quest’ultimo punto la dichiarazione sottolinea in particolare come la realizzazione dei vari impegni di aiuto assunti dai governi – da ultimo nella dichiarazione del vertice del G8 a L’Aquila – sia «cruciale». Nelle righe finali della dichiarazione si afferma anche l’impegno a «continuare a studiare i fondamentali e le buone pratiche per promuovere investimenti responsabili nell’agricoltura internazionale».


(14 novembre 2009)

2 Commenti su “ROMA CAPITALE DELLA LOTTA ALA FAME”

  1. luca biagini scrive:

    RITENGO IMPORTANTISSIMA QUESTO SUMMIT SULLE QUESTIONI CHE RIGUARDANO LA FAME NEL MONDO.
    PORRE L’ATTENZIONE A QUESTO TEMA E’ SENZA OMBRA DI DUBBIO PRENDERE COSCIENZA DELLE INCREDIBILI DISUGUALLIANZE PRESENTI NEL MONDO, CHE E’ PRATICAMENTE SPACCATO IN DUE, UNA PARTE RICCA ED INDUSTRIALIZZATA E L’ALTRA PRIVA DI QUALSIASI ELEMENTO DI PROGRESSO ECONOMICO E SOCIALE, ED IN QUESTA PARTE DEL PIANETA LA FAME LA FA DA PADRONA.
    E’ ORA CHE TUTTI QUEI PAESI AVANZATI E SVILUPPATI COMINCINO AD ATTUARE POLITICHE CHE VADANO NELLA DIREZIONE DI UN CONCRETO E OGGETTIVO AIUTO PER DIMINUIRE QUESTA SPAVENTOSA E DRAMMATICA PIAGA.
    I POTENTI DEL MODO NON POSSONO PIU’ FARE FINTA DI NON CAPIRE E DI NON VEDERE.
    BENE HA FATTO QUESTA TESTATA AD ADERIRE ALL’INIZIATIVA E A DARGLI SPAZIO.

  2. elio antonio danza scrive:

    Da una parte il ricco ed opulento occidente, che anche in periodi di crisi pensa alle diete dimagranti. Dall’altra il terzo e quarto mondo con 39 guerre delle quali non parla nessuno, oon la fame vera, quella che fa gonfiare il pancino ai bimbi prima di morire, con l’acqua da bere in luride pozzanghere, con la malaria, la lebbra, l’aids, l’ebola e mille altre malattie infettive come il morbillo che, incredibile dirsi continua a mietere vittime a centinaia di migliaia. Poi i così detti aiuti umanitari che il più delle volte non arrivano, basti pensare che i soli U.S.A. non hanno ancora erogato 6 miliardi di dollari, avete letto bene, promessi negli anni precedenti e l’Italia non è da meno dal momento che i 2/3 degli aiuti promessi sono rimasti sulla carta. Se a questo aggiungiamo che molto spesso, i rari aiuti che arrivano, vengono intercettati dalle mafie locali o peggio da governanti senza scrupoli che li trasformano in armi e munizioni il quadro è desolante. Per fortuna ci sono i missionari, non solo cattolici, le associazioni di cooperanti, medicina senza frontiere, emergency di Gino Strada, il micro-credito, la caritas e una miriade di altre organizzazioni a dimostrazione che la gente è migliore dei propri governi.Roma capitale della lotta alla fame, volesse Dio che fosse vero, che il tutto nonostante il Papa e le belle parole, non si trasformasse nella solita passerella di “governanti virtuosi di maniera” con tanti miliardi virtuali a fronte della fame reale. Eppure se costoro non fossero dei ciechi caproni, avrebbero dovuto capire da un pezzo che l’exploit demografico del terzo e quarto mondo in un contesto di fame e miseria, è più deflagrante di tutte le testate nucleari messe insieme, capire che fenomeni migratori di interi popoli spinti dalla fame, a breve potranno mettere in ginocchio non solo le economie, ma la sopravvivenza stessa dell’occidente e del “sistema mondo”. Mi aspetto da Roma capitale della lotta alla fame una violenta sterzata rispetto alle politiche precedenti sia nella corresponsione come nella distribuzione degli aiuti, ma soprattutto la presa di coscienza dell’entità del fenomeno e della sua valenza alla quale può essere data come unica risposta il progresso civile ed economico dei territori per renderli autosufficienti. Per far questo occorrerebbe investire almeno il 3% del PIL dei paesi industrializzati. Potrebbe sembrare un’enormità ma è il prezzo più basso, quello minimo che si può pagare per la sopravvivenza stessa del pianeta.

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