CONCLUSO IL CONGRESSO DI CHIANCIANO

I RADICALI PER UN’ALLEANZA CON VERDI E SOCIALISTI UNITI

eletto marco staderini alla guida del partito

“Il Congresso radicale ritiene che qualsiasi ipotesi di alleanza o di coalizione alle prossime elezioni regionali sia subordinata alla capacita’ del movimento radicale nel suo complesso di raccogliere le firme necessarie, regione per regione, provincia per provincia, per la presentazione delle liste Bonino-Pannella alle prossime elezioni regionali: un compito che non sara’ possibile senza che una vasta massa di cittadini, finora inattivi di fronte allo sfascio della democrazia, annunci da subito la disponibilita’ a firmare.

Il Congresso prende atto degli interventi dei compagni Bonelli e Boato per i Verdi e Craxi e Zavettieri per i Socialisti e della profonda svolta che la maggioranza del recente Congresso del Sole che Ride ha impresso al movimento verde, sottraendolo, e noi speriamo liberandolo, dallo schiacciamento dell’estrema sinistra massimalista e comunista.
Ai Verdi e agli ecologisti rivolge un appello perche’ con urgenza si esamini la possibilita’ di tutte le azioni da realizzare in vista delle prossime elezioni regionali. Uguale appello nel ricordo della Rosa nel Pugno, lasciata purtroppo fallire, rivolge ai laici, ai socialisti, ai liberali che non si arrendono e intendono sottrarsi all’assorbimento nei due blocchi di potere”. Lo afferma la mozione approvata a larga maggioranza dal congresso radicale, svoltosi a Chianciano.
Sui rapporti con il Pd la mozione congressuale afferma: “Il Congresso saluta come un fatto nuovo e positivo l’intervento nella giornata iniziale del segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, e auspica che esso segni una rottura della continuita’, nella linea di ostilita’ e di negazione dell’identita’ e dell’autonomia radicale, linea che storicamente, da sempre, hanno seguito il Pci, il Pds, i Ds e ora il Pd, fino a provocare, da ultimo, l’esclusione dei Radicali dal Parlamento europeo. I Radicali intendono proseguire questo dialogo per quanto e’ possibile.
LA CONFERENZA DI COPENAGHEN DECLASSATA

SUL CLIMA NESSUN ACCORDO , NESSUN TAGLIO AL CO2

SUL CLIMA NESSUN ACCORDO , NESSUN TAGLIO AL CO2

Roma, 15 nov.  – Il presidente americano Barack Obama e altri leader mondiali presenti a Singapore hanno deciso oggi che alla Conferenza internazionale sul clima, in programma il prossimo mese a Copenaghen, non verrà presa alcuna decisione finale. Si cercherà invece di trovare un’intesa “vincolante politicamente” per rinviare a un futuro vertice la risoluzione delle questioni più spinose, riporta il New York Times.

In una colazione organizzata stamattina a margine del Forum economico Asia Pacifico (Apec), i leader, tra cui il premier danese Lars Lokke Rasmussen, che presiederà la conferenza sul clima, hanno constatato che sarà impossibile sottoscrivere a Copenaghen un nuovo trattato sul riscaldamento globale, vincolante per tutti i 192 Paesi che saranno presenti nella capitale danese, viste le profonde divergenze ancora esistenti tra i Paesi ricchi e quelli più poveri sugli indirizzi da adottare.

I leader sono però consapevoli che sarà necessario trovare una intesa “politica”, per rinviare le decisioni finali a una nuova conferenza che si terrà molto probabilmente a Città del Messico. Una soluzione in due tempi insomma, per scongiurare la possibilità di un fallimento a Copenaghen. I leader hanno compreso “che è irrealistico aspettarsi un accordo definitivo, vincolante per tutti” alla conferenza in Danimarca, ha spiegato Michale Froman, vice consigliere per la sicurezza nazionale Usa. Ma è “importante” che Copenaghen diventi “una tappa” verso un nuovo trattato sul clima, ha aggiunto.

 

L’ADDIO DI SINDBAD

Cari compagni,

questo sarà l’ultimo articolo che scriverò sul conto del Partito socialista e poi chiuderò definitivamente la mia collaborazione con Socialist.

Vado via dall’Italia per un lungo viaggio che mi porterà nelle isole di Pasqua, al largo del Cile, un luogo amato da Corto Maltese, un marinaio come me.

Prima di lasciare non posso non mettere nero sul bianco e per quello che dirò non sarà un commiato, bensì un appello: salviamo il soldato socialista, altrimenti Riccardo Nencini lo ucciderà per sempre.

Come fare è molto semplice: mandandoglielo a dire attraverso tutti gli strumenti che ognuno di noi ha a disposizione: dal tradizionale telegramma al solito sms. Dobbiamo occupare con i nostri messaggi il sito del Partito socialista, insomma, non diamogli tregua: deve dimettersi prima che sia molto tardi. E se dopo la nostra campagna per salvare il salvabile,lui vuole restare nel bunker , allora passiamo alle vie di fatto, occupando la sede di Via San Lorenzo in Lucina. 

Necessariamente dobbiamo passare alle vie estreme, perché il cosiddetto gruppo dirigente, nato al Congresso di Montecatini, è acefalo e senza spina dorsale. E, comunque, ha dimostrato che non ha le palle, quelli che le avevano purtroppo sono andati via. Cioè è stato esaudito quello che sognava Nencini: avere la mani libere per fare il proprio gioco politico.  A ben vedere, espedienti di bassa lega giocati sul terreno dell’opportunismo. Per esempio, la sua alleanza, pardon, il suo ascarismo nei confronti del Partito democratico toscano, per portare a casa la sua elezione al consiglio regionale. In tal modo, ha salvato la sua ghirba, dando una botta mortale al Partito socialista.

La condizione cui dovette sottomettersi fu umiliante: il voto socialista sulla legge elettorale con sbarramento al 4%. Tenuto conto che la lista SeL nacque, come cartello gauchista, per superare lo sbarramento del 4%, voluto alla vigilia delle elezioni europee dal Pdl e dal Pd.   

Il cambio repentino delle alleanze di Nencini, però, succedeva, mentre il Ps discuteva con i partner di Sinistra e Libertà per la costituzione di un nuovo soggetto politico.

Intanto, vale la pena ricordare che si erano svolte le elezioni europee e in quell’occasione Nencini, quando capì che non c’era trippa per gatti, ritirò la propria candidatura. Nel senso che i conti non tornavano, perché SeL non raggiungeva il quorum.  Questo è un episodio, ma se ne possono, però, raccontare a iosa.

Per esempio, a Bagnoli un mese fa disse che SeL doveva formarsi accettando pure la road map, mentre al Congresso dei Radicali di Chianciano, venerdì scorso, ha proposto liste alle regionali con Verdi e il partito di Marco Pannella.

Tuttavia, il giorno prima, giovedì per l’esattezza, nella riunione dei segretari regionali socialisti, aveva comunicato loro che facevano bene ad “arrangiarsi”. Un modo come un altro di lavarsi le mani e per non avere grattacapi lanciava la politica delle mani libere. Insomma, Sos, si salvi chi può. 

Dopotutto che avrebbe potuto fare nel momento in cui la zattera socialista, – sempre più paragonabile a quella della Medusa -, per colpa sua non riusciva a trovare la rotta, ossia la sintesi.

Adesso il Partito socialista è isolato e Nencini non è più credibile e tanto più non può andare più in giro essendo impresentabile e, comunque, tutti, oramai, sono convinti che ha imbrogliato, dicendo tutto e il contrario di tutto.

Una brutta storia.  Nencini sta facendo sparire la tradizione più che secolare del socialismo italiano.

In proposito, si dice che Riccardo Nencini abbia fatto, paradossalmente, più danni di Antonio Di Pietro, con le sue inchieste giudiziarie.

Dirigenti di alto rango politico hanno lasciato il partito e se hanno fatto un passo simile, ci sarà pure una ragione.

Nencini è un Quisling che sta per lì per fare il becchino, noi lo proibiremo che seppellisca il partito, ragion per cui dobbiamo attrezzarci in modo tale che capisca che noi non scherziamo più. Con le buone gli diremo, con tutti i mezzi di comunicazione, di dimettersi, altrimenti dobbiamo farlo di persona.

A quel punto saranno dolori.

                                                           Fraternamente,

                                        Sindaband Il Marinaio