Ci risiamo. “Si potrebbe andare tutti quanti …, canta Enzo Jannacci, ma tra Di Pietro e Bersani, invece, se le suonano.
Antonio Di Pietro non si smentisce mai: ha ripreso ad aggredire il Partito democratico, affermando, dopo il colloquio con il neo segretario Pier Luigi Bersani, che intercorre tra Pd e Idv un rapporto privilegiato.
La materia del contendere è la partecipazione o meno del Pd alla manifestazione “No- B- Day” contro Berlusconi indetta da un gruppo di blogger e alimentata su Facebook.
Il segretario Bersani non ha alcuna intenzione che il Pd partecipi alla manifestazione né che aderisca alla mozione di sfiducia dell’Idv contro il sottoscritto Cosentino.
In primo luogo, non vuole stare al carro dipietrista, in condo luogo, dove sta Di Pietro volano sempre gli stracci e quasi sempre sono finiti per colpire il Colle. Questo non significa che i democrat seguiranno alla lettera l’ordine impartito da Bersani: molti di loro sulla giustizia sono più realisti del re,per cui non vedono l’ora di partecipare. Fatto sta che sono divisi e Bersani viene strattonato da una parte e dall’altra. I giustizialisti sono pronti ad accodarsi a Di Pietro, i garantisti sono contro e neanche a morire sono intenzionati a partecipare al “No –B-Day”.
I più ostili sono gli ex Dc che fanno capo a Marini, i quali sono usciti dal congresso con le ossa rotte e sono molto furiosi anche perché hanno perso Franceschini che per un piatto di lenticchie è passato armi e bagagli con Bersani. Fuor di metafora, il piatto di lenticchie sarebbe la sua elezione alla presidenza del gruppo parlamentare della Camera. Vatti a fidare di Franceschini che ha sparato palle infuocate contro Bersani, reo di essere a capo della vecchia nomenclatura comunista. C’è la vie. In particolare, è la vita politica di questi tempi.
La situazione in cui si trova Bersani non è per nulla bella: vuoi per la politica aggressiva nei confronti del Pd di Di Pietro vuoi per il maldipancia del gruppo di Franco Marini che considera un errore partecipare alla manifestazione dei giustizialisti duri e puri. E, comunque, questo fa il gioco di Di Pietro per tenere divisi i democrat.
Il neo segretario rischia parecchio, dopo la scissione di Francesco Rutelli ci potrebbe essere quella di Marini e Fioroni la cui permanenza nel Pd, egemonizzato dagli ex comunisti, va loro molto stretta. Insomma, se non cambia aria loro rischiano di morire, politicamente, di claustrofobia e giacché vogliono continuare a vivere e, nel contempo, avere agibilità politica, non passerà molto tempo che fuoriusciranno. E, comunque, il Pd nelle condizioni in cui si trova va bene ai dossettiani – prodiani e, guarda caso, hanno portato alla presidenza dell’assemblea del Pd, Rosy Bindi, ed Enrico Letta vice di Bersani. Quasisia Franceschi a capogruppo del Pd, gli ex Dc sarebbero stati più che accontentati.
Di Pietro non molla l’osso del Pd, perché sa che da quel partito possono arrivare i voti, essendo ancora una enclave giustizialista.
Di Pietro deve molto al Pd, in special modo a Walter Veltroni, ma vorrebbe ancora di più, ridurlo al lumicino, cioè prendersi buona parte dei suoi voti. Consapevole che dal Pdl e dintorni non può incassare alcun voto. E, comunque, non c’è trippa per gatti.
Con Veltroni, Di Pietro ha avuto gioco facile, eleggendo parlamentari e poi si è fatto un gruppo autonomo rispetto al Pd, con Franceschini ancora di più per il fatto che questi faceva la faccia feroce e maneggiava il giustizialismo come fosse una clava e con Bersani il rapporto si sta incrinando per il “No-B-Day” e non sappiamo come andrà a finire il caso.
Cosa certa è che tra Pd e Idv non ci sarà mai pace, conoscendo di che pasta è fatto Di Pietro. A maggior ragione, di questi tempi con i sondaggi che lo danno in calo.
(19 novembre 2009)

IL PD CHE HA CARICATO DI PIETRO, ORA SI GRATTA LA ROGNA.
MA LA ROGNA E’ DURA A PERIRE, NE VEDREMO DELLE BELLE.