LìOLIO DI RICINO DEL GIOVEDI'

L’ANNO ZERO DEI FASCIOCOMUNISTI

Anno Zero è un modello perfetto , consolidato nel tempo attraverso le diverse

Mutazioni , di nome , di vallette , di giornalisti che si sono succedute dal 92 ad oggi.

Santoro è il consumato ed esperto uomo di stampa e propaganda della federazione comunista che ha acquisito esperienze , competenze e qualità giornalistiche invidiate . Ha fatto scuola affinando le tecniche di una vecchia scuola che ha solide radici nelle culture totalitarie che hanno infestato il vecchio secolo , quella comunista e quella fascista.

Il cuore di questa cultura resta la demonizzazione e l’annientamento dell’avversario politico, del nemico di classe , del potere “tout court”.

Resto ammirato da tale perseveranza , da questa determinazione nel perseguire oggi, come all’epoca di mani pulite, come se il tempo e gli eventi non fossero passati , gli stessi ed unici obiettivi.

Nella puntata di ieri sera è andata in onda una replica di questo modello consolidato,  la ricostruzione di processi senza i connessi imputati e le ricostruzioni storiche artatamente modificate dalla vis giacobina e dal ghigno

Paranoico di un giornalista dall’impronta vagamente nazistoide.

Il teorema presentato era abbastanza scontato e risaputo : Il “palazzinaro” Berlusconi dopo aver fatto fortuna nell’immobiliare vuole estendere ed espandere la propria influenza sociale ed il proprio patrimonio , “entra” nel mondo dei media acquisendo un quotidiano e dando vita ad un network televisivo che ha successo grazie alla “compiacenza” politica del potente dell’epoca(craxi) che non esita a “condonare” con una decretazione ad hoc la sua presunta illegalità e grazie a questo atto fondativo , Berlusconi riesce a costruire il suo Impero finanziario prima , il suo potere politico incontrollato poi.

La fine che fecero i protagonisti è nota ed è stata illustrata :

Santoro mostra nuovamente al pubblico la celeberrima barbara e vigliacca scena delle monetine al raphael , non esprimendo giudizi negativi di sorta , anzi si lascia andare ad un commento singolare : “ Quest’episodio si puo’ leggere nell’uno e nell’altro senso…”

Ma non specifica in quale dei due sensi intende il giornalista della Rai leggere la scena del linciaggio vigliacco reso ad un uomo politico soTTO la lapropria abitazione da parte di un gruppo di facinorosi fasci e comunisti, sapendo che egli in quel periodo stava idealmente alla testa dei linciatori , neaveva accarezzato e vellicato per mesi gli istinti più brutali accompagnando la crescente e montante cavalcata delle inquisizioni della procura milanese ad un moto di indignazione di piazza che scaturì appunto nell’assedio ai palazzi del potere in decomposizione e nei confronti degli uomini più significativi,

Craxi assurto a protagonista di quel modello innanzitutto, un potere che non era in grado più di organizzare difesa né giudiziaria , né mediatica.

Trattandosi di episodio risalente a sedici anni fa potremmo sostenere ampiamente che esso è caduto nella prescrizione della nostra memoria , almeno nell’istinto della reazione che quell’episodio ancora suscita, ma quello che non può cadere nell’oblìo e suscita ancora indignazione morale è che a distanza di anni , sapendo che nessuno può più difendersi è particolarmente vigliacco accanirsi strumentalmente , senza contradditorio e senza contestualizzazione nei confronti di protagonisti della vecchia Repubblica.

Quando si apre lo squarcio circa uno dei capitoli più controversi della storiua Repubblicana, uno dei periodi più complessi e travagliati , la gestione dell’informazione pubblica , di stato , ad un gruppo di giornalisti facinorosi, faziosi, irresponsabili rischia di determinare un vero e proprio corto circuito attorno al concetto nobile di “libertà di stampa e di informazione”

Se si usa il mezzo televisivo come una clava o un manganello è evidente che le contromisure non possono che essere simili ai metodi adottati.

Non è un caso che , lo ripeto , si saldino due antiche culture totalitarie in questa fase delicata del paese, e la stessa cooptazione di Fini nel campo dell’opposizione , ma ieri di bossi e di segni , segnalano la convergenza politica di filoni culturali ed ideologici che hanno contrassegnato la nostra storia repubblicana.

Santoro comunista e Travaglio reazionario di destra manifestano gli impulsi più biechi delle teorizzazioni più aberranti dei regimi più aberranti, il processo di piazza che si trasforma in processo mediatico che ricorda tanto le sfilate degli anti-fascisti rasati con il cartello al collo , il processo teatrale che sostituisce il processo politico , le sentenze già scritte e sapientemente manipolate.

La piccola squadraccia ieri sera è stata messa in crisi da un uomo che è sembrato saperla più lunga di loro , quanto a furbizie mediterranee,

non sopravvivi nella casbah di una metropoli araba se non conosci i trucchi ed il mestiere della vita.

Tarak ben Ammar non si è sottratto al confronto mediatico ed ha condotto con stile e sapienza la sua parte , di imprenditore internazionale , di uomo di spettacolo , di amico delle cause giuste e soprattutto difensore del buon gusto e del buon senso.

Cosa che in quella trasmissione continua ad essere appunto, all’Anno Zero.

IN BILICO LA CANDIDATURA DI VENDOLA

PUGLIA : ELEZIONI FRA AFFARI,POLITICA E MALAVITA

PUGLIA : ELEZIONI FRA AFFARI,POLITICA E MALAVITA

 

La Puglia è nell’occhio del tifone giudiziario, oltreché politico. E’ in atto uno scontro senza esclusione di colpi tra Massimo D’Alema e Nichi Vendola che non è facile prevedere come si concluderà.  Alle prossime regionali pugliesi, il lider maximo non vuole candidare il governatore uscente, considerato perdente in partenza, per cui vorrebbe allargare l’alleanza all’Udc, che, a sua volta, non lo vuole ricandidare alla presidenza della regione Puglia.

A parte i problemi politici, che sono grandi quanto una casa, in particolare, c’ è l’inchiesta giudiziaria fresca di giornata “Domino”, con il coinvolgimento, tralaltro, della Bari bene e da bere. Cioè quel simil “generone “ romano  che si incontra nel “Circolo Tennis”, luogo esclusivo di vip di tutte le razze compresa quella politica. Attiguo a questo bel mondo, c’è l’ombra lunga della criminalità organizzata.   

Stavolta, Bari è al centro dell’attenzione, per via dell’operazione dell’Antimafia barese denominata “Domino”, in cui sono implicati imprenditori, colletti bianchi, politici e la cosiddetta quarta mafia, conosciuta come Sacra corona unita.

L’inchiesta giudiziaria, che ha sgominato un clan storico, con 83 arresti e 129 indagati, dimostra quanto centrale sia la questione morale in una regione in cui la politica relazionale confonde le acque e, pertanto, la sinistra e la destra non si distinguono. E, comunque, al massimo, la maggioranza e l’opposizione si mimano a vicenda. In realtà, tutti si conoscono, si scambiano notizie e cortesie e fanno affari insieme. E poi, tanto gossip.     

Un esempio in tal senso è l’affaire universitario di Valenzano, – un centro a sud est di Bari, in cui doveva essere costruito il quartiere universitario con 3500 alloggi -, in cui sono coinvolti, da un lato, gli avvocati di grido nonché politici di spicco del Pd, Gianni Di Cagno ed Onofrio Sisto, dall’altra, Elvira Savino parlamentare del Pdl. Una illustre sconosciuta, in Puglia, miracolata da Silvio Berlusconi in persona, provocando all’atto della sua candidatura malumori nell’ambiente del Pdl pugliese.

Non è l’unico caso, ma di questi casi ce ne sono a iosa e si ascrivono nella storia di questi ultimi quindici anni segnati dal deficit di classe dirigente. In Puglia, manca una classe dirigente e quella che è venuta fuori fa parte dalla famiglia degli apprenditi stregoni. Basti vedere la girandola dei nomi dei candidati alla presidenza della regione Puglia per capire la qualità della farina di cui è composta la pasta.        

Come succede spesso nel Pdl, uno o una,  come in questo caso, – senza alcuna esperienza politica e senza alcun legame con il territorio – si trova eletto al Parlamento, per grazia ricevuta. Non è che non succeda anche nel Pd, ma,sopratutto, nel Pdl, i casi sono  all’ordine del giorno e, per di più, macroscopici. Ma questa è un’altra storia.

Sennonché,  la politica relazionale è stata scoperchiata con l’affaire sanità ed escort, dove la sinistra e la destra si scambiavano favori e donne. Questo andazzo tocca l’apice nella inchiesta “Domino”, con il distinguo: non ci sono escort del genere di Patrizia D’Addario.

Uno spaccato inedito barese in cui i diversi personaggi locali sono collegati tra loro e hanno santi protettori nei palazzi di potere romani, di destra e di sinistra. Alcuni personaggi del giro di Giampi Tarantini si ritrovano anche nell’inchiesta “Domino”. Per esempio, l’attrice Sabina Began legata a Silvio Berlusconi. Ancora. L’avv Gianni Di Cagno è stato ex consigliere del Csm nonché membro del cda de il Riformista per conto degli ex Ds – Pd pugliese e non solo. Lo stesso avv. Onofrio Sisto non è uno sconosciuto, è stato vice presidente su indicazione del Pd della precedente giunta provinciale di Bari – Divella-, fratello dell’avv. Francesco Paolo Sisto, parlamentare del Pdl.

Le inchieste sulla sanità sono ancora aperte e, comunque, quando saranno concluse si capiranno molte cose tra cui qual è la compromissione della politica negli affari e il suo legale con la criminalità.

Se nella Prima repubblica, il rapporto tra affari e politica era cementato dall’intermediazione dei partiti, nella Seconda il rapporto è talvolta mediato dai colletti bianchi e avallato, in alcune occasioni, dalla malavita. E l’inchiesta “Domino” è la prova provata.

Vero è quello che dice il sindaco di Bari, che non c’è una emergenza criminale, ma è vero pure che Bari non è una isola felice.

IL VECCHIO LEADER SOCIALISTA CRITICO VERSO NENCINI

LETTERA DI FORMICA A NENCINI SULL’APPELLO “ANTI” B-DAY

Caro Riccardo,

l’Appello alla legalità democratica contro il giustizialismo è acqua fresca.

Ripetere nella bella lingua toscana di Dante ciò che dice in  vernacolo romagnolo Bersani non è una grande iniziativa politica.

Quando parlate della Unione di Prodi allargata all’UDC fate finta di non accorgervi che Casini parla di fine del bipolarismo.

Su questo punto si romperà la testa in Puglia il furbo D’Alema.

Casini respinge Vendola   perchè  vuole un rassemblement di centro allargato al Pd.

Tutto si potrà chiedere al Pd meno che di avere una coalizione alla sua sinistra: deve già fronteggiare l’emorragia operaia nel  nord!

Fraterni saluti.

 

                                                                            Rino Formica

 

P.-S.- Perchè l’appello dimentica che mezzo PD ha aderito alla manifestazione?