Omaggio a Pietro Nenni.
Socialist.it ha voluto ricordare il Vecchio del socialismo italiano in modo diverso di come altri lo commemoreranno. Abbiamo scelto di narrarlo così, sotto il profilo sia dei ricordi personali sia nell’ottica inedita del politico che attraversò due Secoli e tre regimi e non in quello puramente politico, con luci e ombre. Perché, in verità, se lo avessimo fatto in questa chiave, non avremmo avuto titolo, per essere correi di aver ridotto il partito ombra del glorioso Psi. Di sicuro, per questo misfatto si sta rivoltando nella tomba.
Alla parata commemorativa, organizzata da chi ha oggi gravi responsabilità, per lo stato in cui vive il Partito socialista, prima di tutto dovrebbe chiedergli venia pubblicamente.
Gli interlocutori scelti per il convegno nenniano, non sono storici, ma leader di partito- Bersani e Casini- che poco sanno di Nenni e del socialismo italiano. E uno dei questi, Pier Luigi Bersani, ha militato nel partito che ha avuto grandi colpe per aver favorito, tralaltro, la liquidazione del Psi. Comunque sia, sono leader di quei partiti sui quali Piazza San Lorenzo in Lucina sta puntando gli occhi, dopo il fallimento di Sinistra e libertà.
Al peggio non c’è mai fine.
A Pechino, immediatamente dopo l’arresto della “banda di Shanghai”, in un incontro nella sede del Partito comunista cinese, un dirigente della nomenclatura mi chiese a bruciapelo:” Come sta il compagno Nenni?”.
A Mosca, nel 1989, al Cremlino, in una visita ufficiale, un personaggio paonazzo e tarchiato, membro del governo sovietico, mi domandò se fossi del partito di Nenni.
A casa dei miei genitori, nello studio di mio padre su una parete campeggia una fotografia con dedica di Pietro Nenni alla mia famiglia.
Il giorno del suo compleanno, un anno prima della sua morte, la gentile e affettuosa compagna Nedda, la quale lo assisteva e gli faceva da segretaria, mi accompagnò da Nenni, per dargli gli auguri. Mi ricevette nella sua stanza presso la Direzione, al terzo piano di Via del Corso. Dovetti ripetere più volte chi ero,per poi, riconosciuto, si sentii dire:”Anche per te passano gli anni”. Allora avevo solo 33 anni.
Non sono stato mai nenniano, era nato morandiano – lombardiano, ma all’epoca ero craxiano, però quel Vecchio mi affascinava per sua voce profonda che sembrava venisse dagli abissi marini, per la sua faccia e le sue mani coperte di pelle zigrinata, per i suoi discorsi da tribuno, perché sapeva inventare parole d’ordine originali sulle quali facevi politica una vita:” Il Vento del Nord”, “La Costituzione o il caos”, “La Repubblica sarà socialista o non sarà”.”Tutto il potere ai Cln”, “Muro contro muro”, “Un puro trova un altro puro che lo epura”. Bastano e avanzano.
Enzo Biagi ha scritto che al Vecchio ne hanno dette di tutti i colori.
I giovani della FGSI, sfegatati gauchisti, cantavano all’inizio degli anni Sessanta, gli anni del centrosinistra storico per intenderci, “Ninna nanna Nenni”, per indicare che il socialismo italiano era senza vis, oramai integrato nel sistema capitalista, che Nenni chiamava “la stanza dei bottoni”. Altra espressione entrata a pieno titolo nel lessico politico italiano.
Dicevamo di lui anche:”: E’ l’ultimo Gattopardo”, “Un grande demiurgo”, “Un tribuno”, e qualcuno, malevole nei suoi confronti, lo definì:”Un trombone”.
Non è il peggio. C’è stato un momento in cui i comunisti lo hanno insultato, chiamandolo “socialfascita” e altre volte lo hanno accusato:” Traditore della classe operaia”.
Il loro odio nei suoi confronti veniva da lontano, probabilmente perché aveva restituito il “Premio Stalin”, dopo il rapporto Krusciov del 1956.
Il nuovo corso del Midas lo prese come simbolo eleggendolo presidente del partito, ma nel “Comitato centrale non c’entro per niente, tant’è vero che seppe della designazione di Craxi alla segreteria scendendo dalla camera dell’albergo, dove stava riposando da alcune ore, nella sala dell’assemblea, senza che nemmeno lo avessero avvertito”.
I più grandi giornalisti italiani, Montanelli e Biagi, ne hanno fatto spesso il ritratto, ma il più efficace fu fatto da Emilio Lusso,che disse di lui:” La sinistra ha presentato alla base il compagno Nenni come un artista abilissimo che tira di tasca palline su palline e le getta per aria una dopo l’altra e le raccoglie, le raccoglie tutte una dopo l’altra , con la destra e con la sinistra, senza farne cadere una sola a terra. E tutto questo sempre camminando, non stando fermo. Con tutta una folla che lo circonda, che lo segue per non perdere un solo episodio dello straordinario spettacolo. No, io non considero Nenni un artista ma un politico che ho sempre ammirato. Perciò mi fa paura. Tanto più che non confidandosi con nessuno e tanto meno con me, ma non so mai quali novità,ci prepari oppure me lo immagino più gravi di quelle che realmente non siano (…). Nenni è un uomo politico d’eccezione, tra i massimi che abbiamo avuto in Italia e in Europa in questi quindici anni. Mi scuso con Nenni se non allargo i confini geografici … Nenni è un uomo politico nato, con un arricchimento permanente della sua cultura e della sua esperienza eccezionale tra tutti i politici di tutti i tempi. Se non temessi di offenderlo, direi che al suo confronto l’onorevole Fanfani è un bambino”.
E’ un brano abbastanza sconosciuto dell’intervento che Emilio Lusso tenne al Congresso di Napoli del 1959.
Ma è importante riportare altrettanto un episodio abbastanza inedito che Bettino un giorno a pranzo mi narrò del rapporto di odio e amore tra Pietro Nenni e Sandro Pertini.
“Ricordo – raccontò – quando era Presidente della repubblica, qualche volta mi investiva con un fare polemico o finto polemico”. “Il tuo Nenni – diceva – mi avete lasciato per 14 anni fuori dalla Direzione del partito.” Gli rispondevo che poteva prendersela con tutti salvo che con me che ero, all’epoca cui si riferiva, poco più che un ragazzo. E ancora:”Il tuo Nenni, ma lo sai che Mussolini era il padrino di Giuliana ?”. Non lo sapevo e non so neppure oggi se le cose stessero esattamente così. So di Mussolini socialista e Nenni repubblicano, che erano in carcere nella stessa cella, che Rachele e Carmen, le loro mogli, andavano a trovarli e che fu in quel periodo che nacque Giuliana Nenni”.
Entrambi erano della terra di Romagna - Romagna solaria, dolce paese cui regnarono Guidi e Malatesta,
cui tenne pure il Passator cortese,
Re della strada, re della foresta” -, ma a un certo punto della loro vita, per la politica, i loro destini si separarono drammaticamente. Uno creò il fascismo, l’altro fu perseguitato per le sue idee socialiste.
Con l’avvento di Mussolini al potere, Nenni fu partigiano durante la guerra civile spagnola, fuggì in Francia, tornò in Italia, fatto prigioniero, fu rinchiuso al confino a Ponza, comunque riuscì a liberarsi e a trasferirsi a Roma, dove con Sandro Pertini, Lelio Basso, Giuseppe Saragat, riuscì a unificare tutti i socialisti nel Partito socialista di unità proletaria.
Eppure, quando stava per lasciare Salò, il Duce si raccomandò a Giorgio Almirante, se nel caso non si fosse formato un partito di ispirazione fascista, avrebbe dovuto dare una mano ai socialisti di Nenni.
Anche Nenni incappò in una brutta storia di un finanziamento di 5 milioni di lire che avrebbe ricevuto dai Servizi segreti:” Nenni per questo fatto non voleva uscire più di casa e per convincerlo ce ne volle”, raccontò la figlia Giuliana.
Pietro Nenni aveva un anno più del Partito socialista, che nacque nel 1892, e morì all’alba del primo gennaio del 1980.
Era una giornata molto fredda, aveva nevicato in molte paesi del Centro sud e una marea di popolo si spostò da tutta Italia per venire a Roma a salutare Nenni, il Vecchio del socialismo italiano che aveva avuto il grande merito di aver fatto sognare un futuro migliore a tanta povera gente.
Ciao, Nenni!
(13 dicembre 2009)

mi sono iscritto alla FGSI nel 65 per uscirne a sinistra l’anno dopo.
Per tutti noi (parafrasando una pubblicità di un aperitivo) era semplicemente “il rosso antico” e per me è rimasto quello.
Ero sotto il palco quando Bettino celebrò la sua dipartita dal mondo terreno, con un semplice Ciao Nenni, ciao Pietro, c’era anche Gonzales, un sacco di gente..tanti altri no, avevano ancora le monetine in tasca. Molte persone comuni, studenti, come ero io allora, anziani, giovani, donne, persino bambini. Si vedeva che era un personaggio tanto amato che sarebbe stato un megnifico Presidente della Repubblica, più meritevole di tanti altri, sicuramente più di Saragat e di quei compagni di partito che gli voltarono le spalle. Cose che capitano tra “socialisti” ma solo tra virgolette e con la minuscola, quella dell’oppurtunismo e del servilismo. Pietro no, era un umomo con una grande dignità e consapevolezza: non aveva mai rinunciato al suo “umanesmo rivoluzionario” sebbene avesse capito che lo si attua anche nella “stanza dei bottoni”. Ho cercato e trovato i suoi libri con la pazienza di un certosino, un po’ pirata, di quelli che partono per l’isola del tesoro e non sanno se arriveranno mai..se si perderanno per strada, e quel tesoro non mi abbandonerà mai. Da allora, porto il basco come lui, ci ho solo aggiunto una stellina..tanti capelli..tanti sogni fa.
30 Ottobre del 1966,Costituente Socialista, eravamo partiti con un autobus un pò sgangherato la sera precedente dalla sezione Costa, la più marcatamente operaia di Taranto, anche perchè il nostro quartiere è quello proprio attaccato al centro siderurgico, volevamo essere tra i primi a giungere al Palaeur di Roma per prendere i posti migliori, fummo tra gli ultimi per via che il vecchio pullman che era il massimo che come sezione ci potemmo permttere, andava continuamente in ebolizzione lungo le salite dell’Irpinia. Forse ne valse la pena perchè entrare in quell’immenso edificio gremito vino all’inverosimile di compagne e compagni venuti da ogni dove, di bandiere sventolanti, di occhi lucidi per la commozione, dove tutti si abbracciavano con tutti, dicendosi: mai puù divisi,è uno dei ricordi più belli della mia ormai lunghissima militanza.In quell’immenso caos, riuscì a scovarci Claudio Signorile, all’epoca anche lui giovanissimo, ma già dirigente nazionale al quale avevamo estorto la promessa di farci conoscere Riccardo Lombardi e con lui, tre o quattro di noi accedemmo alle spalle del palco, c’erano tutti, proprio tutti i grandi nomi del Socialismo, ricordo Pertini che camminava su e giù per il locale, con la pipa in una mano e dei fogli nell’altra che ripeteva ad alta voce “è il sogno che si avvera, è il sogno che si avvera. Poi la presentazione a Riccardo Lombardi ed infine lui, il vecchio Pietro in compagnia di Giacomo Mancini
30 Ottobre del 1966,Costituente Socialista, eravamo partiti con un autobus un poco sgangherato la sera precedente dalla sezione Costa, la più marcatamente operaia di Taranto, anche perché il nostro quartiere era quello proprio attaccato al centro siderurgico, volevamo essere tra i primi a giungere al Palaeur di Roma per prendere i posti migliori, fummo tra gli ultimi, per via che il vecchio pullman, che era il massimo che come sezione ci potemmo permettere, andava continuamente in ebollizione lungo le salite dell’Irpinia. Forse ne valse la pena, perché entrare in quell’immenso edificio con gli altoparlanti a tutto volume che intonavano i nostri canti, gremito fino all’inverosimile di compagne e compagni venuti da ogni dove, di bandiere sventolanti, di occhi lucidi per la commozione, dove tutti si abbracciavano con tutti, dicendosi: mai più divisi, è uno dei ricordi più belli della mia ormai lunghissima militanza. In quell’immenso caos, riuscì a scovarci Claudio Signorile, all’epoca anche lui giovanissimo, ma già dirigente nazionale al quale avevamo estorto la promessa di farci conoscere Riccardo Lombardi, con lui, tre o quattro di noi accedemmo alle spalle del palco, c’erano tutti, proprio tutti i grandi nomi del Socialismo, ricordo Pertini che camminava su e giù per il locale, con la pipa in una mano e dei fogli nell’altra che ripeteva ad alta voce “è il sogno che si avvera, è il sogno che si avvera. Poi la presentazione a Riccardo Lombardi ed infine lui, il vecchio Pietro che discorreva con Giacomo Mancini, faticammo non si può immaginare quanto, per convincere Claudio ad avvicinarlo e dirgli che il gruppo di giovanissimi dal quale era accompagnato, voleva salutarlo. Ci avvicinò e in tono scherzoso, con il suo indimenticabile vocione, disse : “Siete ben fortunati, alla vostra età, vivere l’unità dei Socialisti,” poi, voltatosi verso Mancini “Noi fin’ora solo amarezze e divisioni”. Povero vecchio Nenni, indimenticata bandiera, non immaginava certo che anche noi, nel nostro piccolo, in quanto ad amarezze e divisioni ….
Che Grande il Compagno Pietro Nenni! Che emozione quando il compianto Compagno Gigi Buccico me lo fece conoscere di persona!
NON HO CONOSCIUTO PIETRO NENNI PERCHE’ DI UN ALTRA GENERAZIONE.
HO LETTO COMUNQUE PAGINE DI STORIA E DEL SUO STRAORDINARIO IMPEGNO PER LA CAUSA SOCIALISTA.
PERSONE DI QUESTO CALIBRO PURTROPPO IN POLITICA AL MOMENTO NON C’E NE SONO, ANCHE QUESTO E’ UNO DEI TANTI PROBLEMI CHE HANNO PORTATO I SOCIALISTI AD ESSERE UNA FORZA RESIDUALE E MINORITARIA NEL PAESE.
FORSE SE CI SI ADOPERASSE AI GRANDI TEMI DEL PASSATO AFFRONTATI ANCHE DA NENNI, SI POTREBBE RISCOPRIRE LA VIA MAESTRA PER LA RINASCITA DEL SOCIALISMO, ANCHE SE I TEMPI SONO MUTATI.
Napoli, 2 settembre 1944.
Avevamo lavorato l’intera notte, nella tipografia Barca, per tirare in rosso la testata dell’ “Avanti! “. L’energia elettrica,come allora era normale,era mancata e per quattro ore avevamo a turno girato a mano, a lume di candela, la grande ruota di ghisa che azionava la pesante stampatrice piana.
La testata in rosso delle grandi occasioni: il giorno dopo 3 settembre,nel salone delle adunanze della Società Operaia in via Egiziaca a Pizzofalcone, si sarebbe tenuto il primo Consiglio Nazionale del Partito Socialista di Unità Proletaria dopo la liberazione di Roma.
Nel meridione presidiato dalle truppe alleate le ferrovie erano di fatto inesistenti,le strade dissestate erano percorse dalle colonne militari anglo-americane. A Napoli regnava Charle Poletti.
Uno alla volta giungevano nella nostra città, con mezzi di fortuna, i leggendari capi delle lotte contadine e socialiste nel meridione. I fondatori delle leghe, gli animatori delle battaglie contro Giolitti prima e della resistenza al fascismo poi.
Vennero Pietro e Attilio Mancini da Cosenza, Fioritto da Foggia, Dino Napoli da Melfi, Luigi Cacciatore da Salerno. Da Bari giunsero Fiore e Laricchiuta col giovanissimo Rino Formica, da Campobasso Attilio Rossi, da Potenza Tommasino Pedio e tanti, tanti altri.
A fare gli onori di casa erano impegnati il Segretario della Federazione Scipione Rossi ed il patriarca del socialismo napoletano Giovanni Lombardi, ex deputato e cognato di Ettore Ciccotti.
Da pochi giorni maggiorenne, ero unico redattore fisso, tuttofare e gratuito dell’ “Avanti!” settimanale diretto da Nino Gaeta ed insieme alla turatiana Rosellina Balbi dirigevo “La Squilla” organo barricadiero e trotzkysteggiante della Federazione Giovanile Socialista.
I due giornali si stampavano,composti a mano, nella tipografia dei compagni Mario, Elio ed Aldo Barca, che ancora si trova in un seminterrato del grande cortile dell’ex lanificio, a lato della chiesa di Santa Caterina a Formiello, a Porta Capuana.
Avevo impaginato le otto facciate dell’ “Avanti!” ed Aldo stava sistemando il piombo sul fondo della macchina; in apertura di prima -neretto bodon corpo 9- un messaggio di Nenni che Lizzadri aveva portato la sera prima da Roma.
Elio e Mario chini sulle casse dei caratteri mobili aiutati da Saturnino (un anziano tipografo con la mano sinistra deformata dall’avvelenamento da piombo) stavano componendo “La Squilla” , che la F.G.S. voleva stampata per la sera.
Seduto allo scrittoio nero d’inchiostro (sovrastato da un grande ritratto di Lorenzo Barca, defunto capo della Lega Tipografi Socialisti e padre dei tre fratelli) correggevo le bozze di un mio infuocato articolo di fondo ferocemente polemico col Togliatti della svolta di Salerno, col Papa del concordato, e nel quale, in nome della rivoluzione e della giustizia proletaria, si chiedevano le teste di Badoglio, Vittorio Emanuele ed Umberto di Savoia, complici di Mussolini.
Un gruppo di persone discese i quattro gradini che portano dal cortile in tipografia. Erano Oreste Lizzadri, Lelio Porzio, Luigi Renato Sansone, Nino Gaeta ed un uomo magro, insaccato in un gualcito vestito marrone che gli ricadeva dalle spalle, il collo della camicia slacciato, rotonde e spesse lenti da miope, un basco nero a proteggere la calvizie dal cocente sole napoletano.
Era Pietro Nenni, il leggendario leader socialista dell’Aventino, dell’esilio, della guerra di Spagna, del carcere, del confino a Ponza, della Resistenza a Roma dopo il settembre ‘43.
Direttore dell’ Avanti! dal 1923, appena giunto a Napoli aveva voluto vedere dove si stampava, qui, quello che era comunque il “suo” giornale.
Sansone ce lo presentò urlandone il nome,con le braccia allargate nel gesto che gli era abituale. Ci emozionammo tutti; Aldo andò di corsa a chiamare, nella vicina casa, mamma Barca, vecchia ed ardente compagna, professoressa alla quale la fede socialista aveva precluso l’ accesso alla scuola.
E mamma Barca arrivò ansimante in tipografia ed abbracciò e baciò a lungo, singhiozzando forte, il “compagno Pietro” sorridente commosso.
Nenni volle vedere le bozze dell’ Avanti! , si complimentò con me per l’impaginatura, rafforzò un titolo, mi chiese della Federazione Giovanile di cui ero segretario per l’Italia liberata.
La sua cordialità mi fece ardito e gli chiesi di scrivermi subito un pezzo per “La Squilla”. Raggrinzì un attimo le rughe della fronte, fissando dal finestrone la ciminiera annerita ed in disuso del Lanificio, si tolse lentamente la giacca, rialzò con la mano destra, che già teneva la penna, gli occhiali sulla fronte mentre sedeva al vecchio scrittoio e su una striscia di carte da bozze di getto, senza una correzione scrisse di Fernando De Rosa. Un giovane socialista, esule in Francia ed in Belgio, che aveva attentato a Bruxelles alla vita di Umberto Savoia e che aveva concluso la sua vita breve ed esaltante morendo da eroe in Spagna, combattendo con le Brigate contro il fascismo.
Nenni, in brevi periodi essenziali, lo indicava a noi, giovani socialisti, come esempio di militanza, di fede, di coerenza politica perseguita sino al sacrificio.
Volle poi leggere il fondo che avevo scritto per “La Squilla”.
Ancora lo rilesse attentamente,un po’ perplesso, mentre io -neofita- attendevo ansioso e trepidante il giudizio di uno dei più grandi giornalisti politici del secolo.
Depose le bozze umide, ricalò gli occhiali sul naso, indossò lentamente la giacca, mi guardò un attimo perplesso; poi, mollandomi una pacca sulla spalla ed illuminando il viso ad un ampio, divertito sorriso, allungando le vocali nel suo accento romagnolo, mi disse “Ma sì,compagno. Un buon articolo,va bene”. Poi, rivolto agli altri “Perdio! se non si è giacobini a vent’anni si finisce codini e clericali a quaranta”.
Giuseppe Ariola
lì 2 gennaio 1980
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Il titolo di questo articolo è “Il giorno in cui conobbi Pietro Nenni”.
Fu scritto in suo onore, all’indomani della morte, da un anziano giovane socialista che mi insegnò tantissimo.
Il 1° Gennaio ricorre pure l’anniversario della scomparsa materiale del nostro caro “zio Pietro”.
Che il suo esempio resti sempre vivo nei nostri cuori,anche dei più giovani. Che la sua passione politica ci sia da monito e da stimolo.
Ho voluto,dunque, riproporre questo vecchio pezzo quale auspicio di un passo in avanti per superare le difficoltà e di un 2010 di proficuo lavoro per tutti i socialisti.
Tanti auguri,compagni.
BELLISSIMO CONTRIBUTO DI ARIOLA SULLA FIGURA DI PIETRO NENNI, IN ESSO VI SONO TANTI VALIDI INSEGNAMENTI DEL RUOLO E DELL’AZIONE DEI SOCIALISTI CHE SECONDO ME DOVREBBERO DI NUOVO AVERE NEL PAESE.
UN CONTRIBUTO IMPORTANTE, UNA BUSSOLA DA SEGUIRE PER RIDARE SIGNIFICATO ALLA NOSTRA POLITICA.
Provengo da una sezione socialista a lui dedicata,nelle tante parole che ho letto ho ritrovato tanti frammenti e ricordi del bambino che ero….il basco,L’Avanti del giorno della sua morte con la scritta con cui Bobo ha concluso il suo articolo…..Ciao,Nenni ! 2 parole semplici che rappresentavano il legame strettissimo tra lui ed i socialisti,ricordo lo zio fabbro di mestiere e segretario di sezione degli anni settanta che pero’ comprava e leggeva tutti i giorni un quotidiano che me ne parlava,lui demartiniano, xche’fin da piccolino mi appassionava la politica e sopratutto il socialismo, e da li’da quelle parole che parlavano e raccontavano di politica e di umanita’e’ iniziato il mio percorso Nenni,Pertini,Craxi come padri spirituali politici,personalmente purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscerli , ma e’ come se li avessi conosciuti xche’ da sempre fanno parte della mia famiglia socialista e saranno x me sempre un esempio .
Ed anche recentemente quando ho ricoperto il ruolo di assessore nel mio paese ho cercato di immettere nel mio operato quelle nozioni di politica,correttezza ed umanita’ che ci hanno insegnato e che tanto mancano a questo nostro disastrato paese.
Grazie,Nenni !
Ciao, Nenni !
Un grande uomo un grande Socialista.Conobbi Nenni all’eta di otto anni con mio padre Umberto socilista Nenniano.A iesi città delle marche una domenica di pioggia intensa,freddo,Nenni doveva tenere un comizio, mio padre si recò nella sezione socialista dove Pietro era arrivato, per salutarlo e consegnarli di persona una sua incisione xilografica a colori che rappresentava una quercia le parole di Nenni ma Franci non sai le querce attirono i fulmini poi con questo tempo.Mio padre rimase grande amico di Nenni si scrivevano e tuttora mi ricorda quando in Urbino nenni a fine di un comizio storico dove conservo ancora LE FOTO CON I SOCIALISTI URBINATI CHE ERANO NEL PALCO CON LUI DAL EX SENATORE RIGHETTI SOCIALISTA DI PESARO ELETTO SUBITO DOPO LA MORTE DI Brodolini vivete in oasi voi qui.In casa mia quando si fa il brodo mio padre ricorda sempre mangio volentieri i tagliolini perchè erano i preferiti di Nenni.Uomo che non sapeva odiare.Nenni disse a proposito del governo a cui partecipò per la prima volta,tenuto conto del giudizio che abbiamo generalmente dato della nostra esperienza governativa un tempo positivo e critico giacchè si sono fatte cose importanti nel campo legislativo,ecomomico e in quello sindacale che lascieranno il segno nella società se continuate,sviluppate,integrate.Ciao Nenni.In merito al partito compagni non dividiamoci contiamo ancora meno dello 0,9.Gabriele da Urbino.
ricordo che l’ineffabile maestro del cinismo politico Claudio Martelli defini Pietro Nenni ” un vecchio coglione” e questa era l’opinione dei rampanti craxiani. Non credo di Craxi che doveva a Nenni tutto anche il suo apprendistato internazionale da vice segretario del Partito che gli diede le coordinate della politica socialista in Italia.
Pietro Nenni sdoganò la Cina ignorata ed isolata dopo la seconda guerra mondiale ed aprp la strada al tripolarismo ed alla sprovincializzazione dell’Europa che trovo nella Cina una nuova prospettiva….
Pietro Nenni era un gigante. Martelli e gli altri appartengono all’era dei serpenti, delle jene succeduta a quella dei leoni e delle tigri (per usare una immagine
di Scalfari che rende bene l’idea di che cosa voglio dire
Grazie Nencini, il grande vecchio del socialismo italiano sarà ricordato dalla stampa e dalle televisioni, a trent’anni dalla sua scomparsa, in virtu’ della tua iniziativa con Bersani e Casini. Proprio con Bersani con il quale il compagno Bobo ci ha anticipato tutti nel promuovere liste elettorali comuni già dal 2006. Tutto il resto è noia….
io non ho anticipato proprio nessuno Caro pieraldo , sono solo stato scaricato da Boselli e mi fu impedito di usare il mio nome nel simbolo. detto questo fu un errore.
Niente a confronto con la caterva di errori politici commessi in quest’anno e mezzo, errori più volte da te sottolineati inascoltato.
CARO PIERALDO CIUCCHI, FORSE E’ MEGLIO CHE TI PREOCCUPI DI PIU’ DI COME SI DEVE FARE IL SEGRETARIO DI UN PARTITO.
E SOPRATTUTTO ANDATE A SPIEGARE AI TOSCANI ED IN PARTICOLARE AI SOCIALISTI IL PERCHE’ DELL’OBROBRIO DI LEGGE ELETTORALE CHE CON LA VOSTRA COMPLICITA’ E’ STATA APPROVATA IN TOSCANA.
FRATERNI SALUTI,
UN EX ISCRITTO AL FU PS.
A Bobo. Non ti curar di loro, tanto usano il nome di Nenni per arrivare a Bersani per poi finire a fare i servi sciocchi, come, per molto tempo, lo hanno fatto con il Pci-Pds e Ds. O finiranno a fare soprammobili di casa democrat, per poco tempo,dopodiché nello scantinato. Il più illustre esempio è il biblotecaio enciclopedico.
Caro Bobo, grazie per la risposta..riflessiva. Continuo a ritenere che bisogna riprendere un cammino comune; troviamo il modo di far ripartire un dialogo politico lasciandoci per strada le incomprensioni, gli errori di entrambi e il vetriolo che è circolato sul web.
A proposito Bobo, spiega al Biagini che sulla legge elettorale toscana, se ti fossi trovato a decidere al posto mio avresti fatto come me..
E tu,ciucchi,spiegaci che pensa ora il PS(I) del progetto di legge Calderisi.
E spiegaci pure perchè avevi chiuso l’accordo col PD in cassaforte.
A PIERALDO CIUCCHI.
SONO BIAGINI, AL DI LA DEL MERITO E DEL METODO DELL’APPROVAZIONE DELLA LEGGE ELETTORALE NELLA NOSTRA REGIONE, VOLEVO DIRTI CHE L’APPELLO CHE HAI LANCIATO SUL RITROVARCI PER RIAPRIRE UN PERCORSO DI UNITA’ E’ UNA COSA CHE ALDILA’ DELLE BATTUTE, DEVE ESSERE IMMEDIATAMENTE PRATICATA.
IO PER PARTE MIA L’ACCOLGO.
L’ACCOLGO SE SI RISTABILISCONO REGOLE E STRATEGIE, SE QUALCUNO FA UN PASSO INDIETRO ED AMMETTE GLI ERRORI PERSEVERATI FINO AD OGGI.
L’ACCOLGO SE, SOPRA LA SCRITTA PSI C’E’ E CI SARA’ IL GAROFANO ROSSO COME UN TEMPO.
L’ACCOLGO SE FINIREMO DI VEDERE COME ORIZZONTE POLITICO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE QUESTO MODELLO ELETTORALE CHE IMPEDISCE LA RAPPRESENTANZA ISTITUZIONALE DEL PARTITO.
L’ACCOLGO SE LA FINIREMO DI ESSERE UN VAGONE DEL PD.
L’ACCOLGO SE RILANCIEREMO ANCHE SE E’ DIFFICILE IL CONTESTO, LA NOSTRA AZIONE AUTONOMA DI SOCIALISTI.
CIAO
Si é assolutamente probabile. infatti io non ho mai avuto nulla da ridire in materia di leggi Elettorali, semmai sono quelli di S&L che s sono lamentati..
Su altro come sai il mio giusizio(non su di te) é severo.
Quanto al dialogo, diciamo è da diverso tempo che ho cercato di dire facciamo una riflessione generale che prescinda dalle regionali, forse sarebbe una buona cosa per tutti i socialisti. divisi , piccoli, dispersi e litigati un si conta nulla.
Allora torniamo alla proposta del proporzionale con sbarramento al 5%.
Tanto ha ragione Macaluso,un partito socialista che non raggiunge almeno il 9-10% è una contraddizione in termini.
Però vorrei capire perchè tutto quel can-can per lo sbarramento alle europee e perchè SL.
E,per il momento,appoggiamo la proposta Calderisi,anzi chiediamo di elevare lo sbarramento alle regionali di un punto.
INFATTI BOBO, L’UNICA VOLTA IN CUI SINISTRA E LIBERTA’ AVEVA RAGIONE, PROPRIO SULLA LEGGE ELETTORALE, CHE CON GLI SBARRAMENTI NON PERMETTE LA RAPPRESENTANZA PER I CITTADINI.
QUESTA E’ UNA BATTAGLIA SECONDO ME CHE ANDREBBE CONDOTTA ANCHE DA NOI SOCIALISTI.
…io sono di un’altra generazione, classe 1974, nenni l’ho solo letto (purtroppo) e lo conosco da quello che mi raccontava mio padre. beh posso dire che solo a sentirne parlare, a sentire pronunciare il suo nome, giuro che ho la pelle d’oca. questo per dire che era IL POLITICO ITALIANO e non un politico.
…aggiungo che se mai mi fosse data la possibilità di fare politica, desidererei farla al fianco di bobo perchè lo stimo, con la passione di bettino,con il patriottismo di nenni e con l’ideale di libertà di pertini.
NON CI SI LAMENTI ALLORA, DELLE INEVITABILI E FORZATE ALLEANZE ELETTORALI O (CARTELLI) PERCHE’ CON GLI SBARRAMENTI E’ IMPOSSIBILE EVITARLI.
ALLORA E’ GIUSTA ANCHE SINISTRA E LIBERTA’.
ALLORA E’ GIUSTO DARE VITA AD UN’ALTRA FORMAZIONE POLITICA MODERNA, E AL PASSO CON I TEMPI…
SE QUESTA E’ LA PROSPETTIVA, SE RINUNCIAMO ALLA BATTAGLIA DEL PROPORZIONALE, E’ INUTILE PARLARE DI AUTONOMIA E DI PARTITO SOCIALISTA.
PERCHE’ IL BIPOLARISMO E’ IL MALE DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA.
CARO BOBO, NON SI PUO’ GIUSTIFICARE CHI HA INTRODOTTO NUOVI SBARRAMENTI, LIMITANDO LA DEMOCRAZIA E LA RAPPRESENTANZA POLITICA AI CITTADINI TUTTI.
IL PS TOSCANO HA SBAGLIATO.
PORRE IL PROBLEMA DI UNA VERA RIFORMA ELETTORALE E’ UNA QUESTIONE NON RIMANDABILE, MA BENSI’ DA AFFRONTARE SUBITO E CON URGENZA, I SOCIALISTI NON POSSONO SOTTRARSI .
Caro Ciucchi,intervengo ormai in ritardo di un giorno, ma spero di essere sempre in tempo. Da toscana ti dico che la legge regionale toscana è, come la corazzata Potemkin: UNA CAGATA PAZZESCA! Fa ridere la Petraglia che al secondo mandato parla di cambiare la legge: ce ne ha messo del tempo per capirlo, ovviamente sa già che sarà rieletta. In fondo questa legge è stata un blitz dei DS che ha fatto comodo a tutti. Infatti poi Berlusconi ha “toscanizzato” l’Italia. Per la memoria di Nenni, che è l’argomento principale di questi post, ti dico 2 cose se il PS deve essere essere svenduto alle prossime elezioni, quindi Nenni diventa patrimonio degli alleati che garantiscono le poltrone,chiamate pure persone lontane anni luce da Nenni e dal PSI, ma per bon ton e livello culturale almeno invitate persone che lo hanno conosciuto bene e hanno seduto accanto a lui, meglio un video di Ingrao che un intervento di Bersani. La seconda risposta è una citazione di Nenni: ” la politica non si fa con i sentimenti, figuriamoci con i risentimenti”. In fondo il tuo intervento è iniziato con molto risentimento…
un bell’articolo, complimenti Biagio!posso solo invidiare chi come molti di voi hanno potuto vivere “quegli” anni. Io sono nata un anno dopo la morte del grande vecchio Nenni.
Riscopriamo quel modo di fare politica, di elevazione culturale e morale. Sennò giochiamo solo a fantapolitica con giocatori formato mignon, che più di rincorrere la palla nel campo, preferisco la panchina.
Chiara Lucacchioni
SOTTOSCRIVO CIO’ CHE HA DETTO GIULIANA PALADINI.