Presentata in Calabria lista per le elezioni primarie dai socialisti-PSI

Catanzaro, 15 dic – ”E’ stata depositata stamani presso l’Ufficio elettorale regionale – informa un comunicato – la lista dei partecipanti all’Elezioni primarie per la selezione del candidato alla Presidenza della Giunta regionale della Calabria del prossimo 10 Gennaio, che concorreranno sotto il simbolo dei ”Socialisti Uniti – P.S.I”. I candidati in lizza sono quattro, tutti ampiamente rappresentativi – sostiene la nota – del corpo vivo e vitale della societa’, a rappresentare una squadra competente e sinergica che mette al centro di questa campagna le esigenze e le problematiche di una Regione dal tessuto democratico, economico e sociale debole e sfilacciato, martoriata da una nefasta e sistematica pratica clientelare, che ha asservito le istituzioni all’esigenze di una piccola nomenklatura che ha relegato la Calabria nei bassi fondi di classifiche ed indicatori sociali. Oltre alla gia’ annunciata candidatura del leader socialista Saverio Zavettieri, compongo la squadra Aldo Brancati, Professore Di Fisiologia Umana e Preside della Facolta’ di Medicina all’Universita’ di Tirana, gia’ Magnifico Rettore dell’Universita’ di Tor Vergata, e deputato nella XIII legislatura; Paolo Fabiano Pagliuso, imprenditor, conosciuto anche per il suo impegno del mondo del Calcio; e Rosy Canale, impegnata nel mondo dell’associazionismo e del volontariato, con all’attivo innumerevoli missioni umanitarie all’estero.
EDITORIALE

APPUNTI PER USCIRE DALLA CRISI

Il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà. Bella a dirsi la citazione gramsciana, ma entrando nel merito dei fatti politici di oggi, c’è solo e solamente tanto pessimismo. E, comunque, i fatti parlano chiaro,la politica italiana è gravemente malata, – come dimostra l’aggressione a Silvio Berlusconi -, e quel che è peggio che non si trova ancora l’antidoto per guarirla.  Diciamo questo, con cognizione di causa, perché troppe se ne sono viste e dette, in questo quindicennio, per essere pessimisti.

La cosiddetta Seconda Repubblica nata male sta per finire peggio. Quando si sconfigge un regime non seguendo le auree regole del gioco democratico per cui ci si affida ad altri poteri, nella fattispecie al potere giudiziario per abbattere l’avversario e per andare al governo, ciò si paga amaramente e con alti interessi. Tuttavia, la politica ha dato a suo discapito alla magistratura un potere oltremisura, che per sua natura ne ha già ad libitum, sorge il problema non tanto di limitarlo, ma almeno di riformarlo. E, guarda caso, ogniqualvolta che si tocca questo tasto scoppia il cortocircuito tra magistratura e politica e all’interno di questa tra maggioranza e opposizione.  

Come se ne potrebbe uscire dal cul de sac, non è semplice, senz’altro è più facile far passare un cammello dalla cruna di un ago che trovare la soluzione per riappacificare gli italiani. Il che potrebbe avvenire  tramite l’approvazione di una strategia di riforme condivise dalle parti politiche in causa. Indubbiamente, sarebbe la via maestra, per mettere fine all’annosa questione della Grande riforma.

Di certo, la via contraria, quella che a colpi di maggioranza si varerebbero le riforme, non se ne parla neanche a morire,anche perché la via è stata già percorsa e poi tutto è finito in fumo, usando perfino la strumento referendario per annullare i provvedimenti.

D’altro canto, non è proponibile nemmeno la Commissione bicamerale per le riforme istituzionali che finì per sciogliersi per contrasti politici e per forti espressioni esterne, in particolar modo si fecero sentire quelle del potere giudiziario, nonostante il buon e abbondante lavoro fatto sotto la presidenza di Massimo D’Alema.  

Visto che l’una l’altra e l’altra ancora sono impraticabili, resta l’unica via l’Assemblea costituente, una sorta di ammortizzatore per smussare gli angoli vivi dei partiti e per rendere più agevole l’approvazione delle riforme. Un modo per tenere lontano la politica attiva, dal luogo in cui con più serenità, senza il fiato sul collo della polemica, si possa discutere e approvare le riforme. E, comunque, l’Assemblea non è una trovata ad hoc, bensì fu l’organo preposto alla stesura dell’attuale Costituzione, dopo la sua approvazione, beninteso, lo si sciolse.         

Diciamo questo, perché il day after dell’aggressione a Silvio Berlusconi non è che faccia sperare in un cambiamento di clima politico. Basterebbero i toni usati nel corso del dibattito in Parlamento sull’aggressione a Berlusconi, per capire che si farà il solito flop.  

E’ vero che c’è stata la quasi unanime solidarietà espressa nei confronti dell’aggredito, e non poteva essere altrimenti, è vero che c’è stato il quasi unanime pronunciamento per aprire una fase nuova per mettere mano alle riforme, evitando il continuo litigare, ma è vero pure, per come sta andando il dibattito, tra le forze politiche non sembra che le promesse saranno mantenute. Alla fin fine, saranno promesse da marinaio, come sempre.

I problemi che dividono gli schieramenti, in special modo, sono sull’economia e sulle riforme istituzionali, ma, innanzitutto, resta il nodo giustizia quello più intricato che farà innalzare nuovamente tra i due poli il muro contro muro. Se non fosse che il Presidente del consiglio è ricoverato in ospedale, il fatto che il Csm abbia espresso un parere, – per la verità non richiesto non avendo titolo -, di incostituzionalità sul processo breve, il Pdl avrebbe il Pdl creato un casus belli.   

Nondimeno i processi in corso a Milano e le inchieste di mafia di Palermo saranno materia incandescente che infiammerà la vita politica italiana nelle prossime settimane e, di conseguenza, cancellerà la solidarietà, le belle parole e le promesse di questi giorni.

Di là dal far play di circostanza, l’opposizione ritornerà, tristemente, a dipingerlo mafioso, stragista, caudillo, Hitler,e cosi via. Insomma, la maggioranza e l’opposizione scenderanno talvolta nel foro boario tralaltra nel campo di Marte, a scapito della stabilità del sistema democratico.

Non è che diciamo questo perché sappiamo leggere nella sfera di cristallo, ma piuttosto le storie di oltre un decennio, da Mani pulite in poi, ci portano a dire che lo scontro tra maggioranza e opposizione sarà inevitabile, di nuovo.

Siccome nessuno dei due vorrà perdere quote del proprio elettorato, giocheranno con la giustizia al tiro alla fune, ma non ci saranno vincitori né vinti, tutto resterà al punto di partenza. Per l’appunto, trovandoci alla vigilia delle elezioni regionali,  una mossa sbagliata di uno dei due contendenti  sarebbe una zappa sui piedi e costerebbe perdita di consenso.   

Naturalmente, il Pd ha un elettorato vicino alle idee giustizialiste che se lo terrà strettamente, non volendo per nulla regalarlo ad Antonio Di Pietro. Del quale i democrat si devono ben guardare avendo il leader dell’Idv un atteggiamento vampiresco nei loro confronti.  

Il Pdl, viceversa, si ritroverà sul groppone i problemi giudiziari di Silvio Berlusconi, non avendoli per nulla risolti, così come lui avrebbe voluto. Oltretutto la riforma sulla giustizia resterà lettera morta di là dalla belle intenzioni, con la felicità della casta dei magistrati che a tutto pensa meno che si possa minimante mettere in discussione il suo potere incontrastato e insindacabile.

La politica italiana sta in un labirinto non trovando mai la via d’uscita delle riforme, in special modo quella sulla giustizia. Non trovandola su questa materia, difficilmente porterà a casa le riforme istituzionale e costituzionali di cui tanto si parla.            

Comunque sia, la giostra politica ritornerà a muoversi, come prima e più di prima, nel senso dello scontro e delle polemiche al calor bianco.

Nonostante che il Presidente della repubblica si sgoli, spingendo le parti in causa a fare queste benedette riforme e di tenere bassi i toni della polemica, le sue saranno parole al vento.   

Giacché, a nostro avviso, lo sforzo del Presidente della repubblica non sortirà gli effetti sperati, perché allora non proponga l’Assemblea costituente?

                                           Biagio Marzo & Bobo Craxi