INTERVISTA SU "la stampa"

FASSINO : ” BETTINO FU CAPRO ESPIATORIO”

FASSINO : ” BETTINO FU CAPRO ESPIATORIO”
Fassino: silenzio reticente della classe politica al suo discorso alla Camera
FABIO MARTINI
ROMA
Piero Fassino che da giovane dirigente del Pci, non criminalizzò mai il Psi di Craxi, ora può sobriamente citarsi: «Sette anni fa, in un libro che in alcuni passaggi sembrò eretico, provai ad uscire dagli opposti manicheismi nei confronti di Craxi. Continuo a pensare che dipingerlo come un criminale sia una caricatura sciocca e inaccettabile. Così come descriverlo come la vittima di una congiura».

In Craxi ci sono i prodromi di Berlusconi o restò un uomo di sinistra?
«Non ci sono dubbi. Craxi è stato un politico della sinistra, nel solco della storia del socialismo riformista. Ha rivitalizzato il Psi, ha intuito prima di altri quanto l’Italia avesse bisogno di una modernizzazione economica ed istituzionale, su questo sfidò due grandi forze come la Dc e il Pci ed avvertendo il rischio di non farcela, non sfuggì alla tentazione di un alleanza con i poteri forti, come la P2 di Gelli, terreno sul quale è maturata la degenerazione e la corruzione».

Craxi, che non era un santo, ha finito per diventare un capro espiatorio? «Probabilmente sì. Intendiamoci. Tangentopoli non è stata un’invenzione della magistratura, le tangenti, le corruzioni e le concussioni c’erano e sono state provate e non si poteva chiedere ai magistrati di guardare dall’altra parte. Ma al di là delle responsabilità penali, la dimensione giudiziaria ha finito per sovrastare la riflessione politica».

L’intervento alla Camera col quale Craxi chiamò tutti i partiti a confessare le proprie colpe, cadde in un silenzio ipocrita che si traformò in odio anche da parte vostra… «Rivisto oggi, non c’è dubbio che ci fu un silenzio assolutamente reticente e ambiguo da parte di tutta la classe politica davanti al discorso che Craxi fece alla Camera e nel quale disse con parole crude che il problema del finanziamento illegale non riguardava soltanto il Psi ma l’intero sistema politico». Continua a leggere »

 

LETTERA A MARCO PANNELLA

LETTERA A MARCO PANNELLA

                         Lettera a Marco Pannella

Grazie Marco per aver accettato di venire ad Hammeth. Ci vedremo lì, la tua presenza allontanerà molti avvoltoi che stanno volando sulla figura di Bettino. Lo hanno perseguitato da vivo e lo stanno denigrando da morto. Non lo lasciano in pace, sapendo che hanno adottato due pesi e due misure. Una storia tutta ancora da chiarire. Chi è veramente Di Pietro. E’ stato un severo servitore dello Stato? è stato il braccio violento di una entita endogena o esogena? E’ stato un freddo arrampicatore sociale che usò la toga per scendere in politica?
Una cosa è certa non ha mai chiarito le sue dimissioni da Pm.
La tua autorità morale non ha confronto alcuno e, comunque, quella dell’Eroe di Montenero di Bisaccia è un’ombra cinese. Che autorità potrà avere mai uno che ha costruito un partito a sua immagine e somiglia, ossia ad uso personale. Il contrario di te che hai costruito un partito meno partito di tutti: quello Radicale, in cui l’etica , utopisticamente, coincideva con l a politica. Se non sbaglio, e se incorro in errore correggimi, non era per caso Leonardo Sciascia che faceva queste considrazioni?
Non hai, oltretutto, mai posseduto una Mercedes e non ha mai preso soldi in una scatola di scarpe.

L'INTERVISTA AL DIRETTORE DI SOCIALISI

CRAXI DIECI ANNI DOPO

Statista, leader politico o latitante come suggerisce Di Pietro? Bobo Craxi, oggi direttore del quotidiano on line Socialist, sorride pensando alla targa del giardino che Milano vuole dedicare a suo padre Bettino. «Posso dire quale definizione piacerebbe a lui: patriota».

Il tempo sembra essersi fermato. Dieci anni dopo Craxi continua ad alimentare feroci polemiche.
«Se suscita queste passioni e questo interesse significa che è più vivo che mai. E da un certo punto di vista è un bene che il decennale della morte diventi l’occasione per ripensare alla storia e guardare al futuro. Il bel gesto di Letizia Moratti dovrebbe servire a concludere un esame di coscienza, non ad avviare una nuova discussione».

L’hanno ferita le parole di Borrelli e Di Pietro?
«Le racconto un episodio. Quando passavamo per Via generale Fara a Milano mio padre borbottava tra sè, come faceva sempre: “Era un fascistone, bisognerebbe toglierla questa targa”. Anni dopo passammo di nuovo per via Fara e la sua indignazione si era mitigata. Il tempo aiuta. Soprattutto quando non si parla di toponomastica ma di politica e di segni che restano sulla carne».

Borrelli e Di Pietro.
«Reazioni scontate. Uno, Borrelli, si sarà sentito disturbato dalla notizia mentre era immerso nell’ascolto di ovattate sinfonie… L’a ltro, Di Pietro, cerca un tornaconto politico. Un giorno anche a lui dedicheranno una strada a Montenero ed è stato solo ministro dei Trasporti… Figuriamoci Craxi. Sarebbe difficile per Milano non ricordare il primo presidente del Consiglio nato in città. La verità è che Borrelli e Di Pietro sono espressione di una minoranza e vogliono tenere in piedi un finto muro. Al contrario, questo anniversario dovrebbe essere una pietra edificante per costruire una vera Seconda repubblica e un vero rinnovamento della politica. Si può riprendere, come dice Formica, il filo della continuità del pensiero craxiano, a partire dalla grande riforma. E si può sollecitare, come spiega Martelli, l’eredità attiva del socialismo di Craxi in una nuova forza politica».

Ha notato l’imbarazzo del Pd? Silenzio assoluto. Così Craxi, dopo le riabilitazioni, viene ricordato in positivo solo a destra.
«È un errore da evitare. Ma non vedo imbarazzo. Ho parlato con qualche dirigente del Pd e so che c’è voglia di una riflessione invece. Del resto tutto si può dire tranne che Craxi non appartenga al filone politico e culturale della sinistra italiana. Ricordo che era vicepresidente dell’Internazionale socialista e progressista con cui il Partito democratico dialoga naturalmente».

Teme che la rissa su Craxi finisca per tenere Napolitano lontano dalle commemorazioni?
«Spero che si abbassino i toni, questo sì. Da tutte le parti, anche dalla sponda Pdl. Perché mio padre non è stato un martire della destra italiana. Il decennale comunque c’è, a prescindere dalla politica. Lo devono commemorare i parenti, gli amici, i compagni di lotta e tutti gli italiani che conservano un senso di giustizia e di amore. Mio padre fu un servitore dello Stato ed è giusto che cittadini lo ricordino così».

La salma di Craxi dovrebbe rientrare in Italia?
«Le sue ultime volontà, rimanere in Tunisia, non vanno disattese. Però mi fa piacere che qualcuno mi faccia questa domanda».

(30 dicembre 2009)