In Puglia, lo scontro tra Massimo D’Alema e Nichi Vendola continua, seppure sia arrivato alle battute finali che lascerà sul campo, metaforicamente parlando, morti, feriti e dispersi. Solo oggi, – ma non è detto che si decida oggi il destino di Vendola – , gli stati generali democrat pugliesi affronteranno il caso Vendola con tutte le conseguenze possibile ed immaginabili. Potrebbe succedere che decidano a favore oppure contro la sua ricandidatura. Ma in un caso o nell’altro, Nichi Vendola sarà candidato.
Secondo D’Alema, con il governatore uscente si perdono le prossime elezioni regionali e di fronte a questa sconfitta, che dà per scontata, ha cambiato spalla al suo fucile e punta a fare l’accordo con l’Udc e con “Io Sud” guidato dall’ex Msi – An, Adriana Poli Bortone. Che vista la malaparata, – nessuno dei nuovi compagni di viaggio l’ha candidata alla presidenza della Puglia al posto di Vendola -, sta facendo dietrofront e tratta per ritornare nel centrodestra, da dove è uscita. La trattativa si basa sulla riconquista di scampoli di potere, perso dopo la sua fuga dal centrodestra.
A ben pensarci, ruppe con il Pdl per le medesime ragioni per cui sta rompendo con il Pd: la sua mancata candidatura alla presidenza della regione Puglia.
La senatrice ricorda il colonnello Aureliano Buendìa – Cent’anni di solitudine di Màrquez Gabriel Garcìa-,”smarrito nella solitudine del suo potere, cominciò a perdere la rotta”.
Con Vendola candidato, l’Udc volta le spalle al Pd e questo complica il gioco politico del lider maximo che considera la Puglia una sorta di trampolino di lancio di nuove alleanze, partendo dall’interlocutore privilegiato, il partito di Pier Ferdinando Casini.
Chi trama nell’ombra, contro Nichi Vendola, è il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che, afflitto da bulimia di potere, vorrebbe estromettere Vendola per prendere il suo posto, come candidato. Eppure, sembravano due fratelli siamesi, figurarsi che decisero insieme il rimpasto di giunta contro D’Alema, nella scorsa estate. Vero è che c’è poca amicizia nel mondo, e men che meno nel modo politico pugliese, per come si sta incrinando il rapporto tra i due.
Il governatore, con l’avallo del sindaco, prese a pretesto il caso escort, in cui era coinvolto il vice presidente della giunta pugliese , e fece fuori gli assessori dalemiani.
Al congresso Pd, Emiliano, segretario uscente, si presentò con una propria mozione autonoma rispetto alle mozioni nazionali di Bersani, Franceschini e Marino, conquistando un discreto successo, per poi convergere su Bersani.
In quella fase, sparò palle incatenate contro D’Alema fino al punto di dire che era meglio che non mettesse più piede in Puglia. Dopo la guerra, la pace. Si parla di lui candidato, a maggior ragione, da quando è diventato il prescelto dell’Udc di Casini.
Fatto sta che Nichi Vendola ha toccato con mano che il Pd sta facendo di tutto, per non ricandidarlo alla presidenza della giunta regionale pugliese, e messo alle strette ritorna sul luogo del delitto. Ritorna tra i suoi compagni del Partito di Rifondazione comunista, dopo che li aveva lasciati con una scissione consumata dopo la sconfitta congressuale.
Un congresso che pensava di averlo già in tasca, ma fece male i suoi conti, lo perse per una manciata di voti e furono, ironia della sorte, proprio i Rifondaroli pugliesi a dargli la botta finale. Per cui Paolo Ferrero vinse in un mare di polemiche e, comunque, si impossessò del partito e Vendola insalutato ospite, andò via.
Tuttavia, chi pagò il prezzo maggiore fu Piero Sansonetti, direttore de la Liberazione, organo di partito, perché fu accusato di non essere in linea con il nuovo vertice neo comunista.
A ben vedere, non si è perso d’animo e ha fondato prima il quotidiano Altri, trasformato, nel giro di un anno, nel settimanale Altri.
L’area più di sinistra dello schieramento politico prova a ricomporsi, dopo una serie di sconfitte elettorali alle politiche prima e alle europee dopo.
Alle scorse europee, Sel ottenne il 3,1%, un risultato fuori da ogni previsione che fece aprire un cantiere per costituire un nuovo progetto politico.
Tuttavia, ai primi lavori perse buona parte dei soci fondatori. Il socialista Riccardo Nencini ha stretto un patto con il Pd di Bersani rivolto, essenzialmente, alla sua riconferma a consigliere regionale della Toscana. La qualcosa ha prodotto malumori nello stesso Partito socialista, per essersi venduto per un piatto di lenticchie.
Nel campo dei Verdi, invece, con la vittoria della linea autonomista di Angelo Bonelli, una parte è restata con Sel, l’altra, quella del neo presidente del Sole che ride, sta dialogando con i Radicali di Marco Pannella e i socialisti di Bobo Craxi.
Intanto,si stanno moltiplicano gli appelli e i messaggi a ricomporre le divisioni che hanno lacerato il Prc.
Vendola non si sta per nulla tirando indietro, alla luce anche delle vicende pugliesi,e considera il partito di Ferrero “un interlocutore fondamentale”.
Se sono rose fioriranno, in particolare in terra pugliese.