Farà la fine di San Sebastiano?

Bersani tra Scilla e Cariddi

Pier Luigi Bersani è tornato da New York e tutti si sono aspettati un suo colpo d’ala sulle candidature che, per un motivo e per l’altro, sono delle spine nel fianco e sul rapporto tra Pd e Pdl sulle riforme istituzionali e sulla giustizia.

Di fronte a queste questioni, il segretario Pd è come si muovesse tra vortici di Scilla e Cariddi, consapevole che se non uscirà a supera l’una e l’altra, farà la fine di San Sebastiano. Saranno proprio gli arcieri del suo partito che lo infilzeranno di brutto, dopo la campagna elettorale.

Chi la fa, l’aspetti. Bersani non fu tenero con Veltroni, altrettanto questi è con quegli. Bersani ci mise del suo per far dimettere Veltroni e ora costui lo aspetta al varco, al voto delle regionali.  Ma anche Massimo D’Alema, il cui asse con Pier Luigi Bersani non è più solido come una volta, non si strapperà i capelli se sarà messo alla gogna.

La questione riforme è aperta e nonostante che le due parti in gioco, Pdl e Pd, dicano che sono pronte per affrontarle, questo avverrà, subito dopo la campagna elettorale regionale, se ci saranno le condizioni.

Il problema delle riforme è lo scoglio vero tra Pd e Pdl e di là dalle belle parole e dalle buone intenzioni. Anche perché ci sono sulla materia due punti di vista uno diverso dall’altro. A quanto sembra il Pd vuole tenere staccati il tavolo delle riforme istituzionali da quello della giustizia, ma se questo non fosse possibile, nemmeno  vuole essere travolto dalla tsunami di iniziative legislative per mettere a riparo il Presidente del consiglio. Sicché, sulla giustizia punta i piedi, non volendo che si facciano leggi ad personam per salvare Silvio Berlusconi. Per contro, il Pdl accusa che, semmai, è il Pd che vuole una politica ad personam o contra personam, sperando che Berlusconi scivoli sulla buccia di banana giudiziaria.

Tuttavia, il decollo delle riforme non può prescindere dal raffreddamento del rapporto tra giustizia e politica, visto che è proprio questo il vero tallone d’Achille del sistema democratico italiano.  In sintesi, Bersani sulle riforme sta facendo la politica della porta socchiusa. Il che significa che è tutto incerto.

Per quanto riguarda il nodo delle candidature le accuse che muovono contro Bersani e che sta al carro di Pier Ferdinando Casini, come nel caso pugliese.

Dopo il vittorioso congresso, ci saremmo aspettati che il segretario del Pd dettasse l’agenda politica, invece, se la sta facendo dettare, condizionato com’è dalla minoranza interna assai agguerrita, dall’Udc con i suoi molteplici giochi e dall’Idv nelle vesti di guardiano giustizialista.
Per il primo partito dell’opposizione  che si vanta di esser l’unico ad avere nelle vene sangue riformista, non è che stia in buone condizioni politiche.

Tanto è vero che, per la candidatura del Lazio, sta segnando il passo e se il Pd non candidasse Emma Bonino perderebbe i voti del mondo laico liberal. Al contrario, se fosse lei la prescelta, i cattolici integralisti della pasta della Binetti hanno minacciato la scissione,

Insomma, come la fa la sbaglia.

In Puglia, la situazione non è migliore, non ricandidando Nichi Vendola il Pd rischia seriamente di perdere i voti degli ex comunisti, quelli Ds per intenderci, se, invece, si decidesse di togliere nei suoi confronti la conventio ad excludendum, romperebbe con l’Udc e, per di più, i voti ex Margherita andrebbero altrove.

Comunque sia, da dove si gira prende batoste.

Bersani ce la sta mettendo tutta, tant’è, ha confessato che “per rendere più competitivo il centrosinistra, non esclude nulla”, ma ancora, a ben vedere, non decide nulla.

Non è facile prendere decisioni in questo clima avvelenato, anche perché non vorrebbe apparire come il segretario delle scissioni. Per appunto, appena fu eletto al vertice del partito, Francesco Rutelli andò via e se andassero via anche i cattolici alla Binetti la ragione sociale del Pd verrebbe meno. Bersani tra due fuochi. Quello di sinistra sarebbe il più  micidiale che provocherebbe i maggiori danni. Vista la composizione del Pd, gli ex Ds sono la parte maggioritaria rispetto a quella ex Margherita e il loro disagio si manifesta quando l’asse interno si sposta su posizioni moderate.
Ci saranno delle ragioni plausibili che possono spiegare la crisi strisciante del Partito democratico? Le ragioni stanno nel manico e stanno per come si è costituito il partito.

Con  una classe dirigente assemblata priva di un sentire comune e con un partito nuovo di zecca sorto attraverso una fusione fredda tra ex Ds ed ex Margherita, non si va molto lontano. Tuttavia, è mancato lo slancio ideale riformista, il terreno comune di cultura politica e lo sforzo organizzativo per radicare il Pd nella società reale. Per lungo tempo, si è teorizzato il partito liquido e si sono praticate le primarie sui generis, con un uomo solo al comando, senza concorrenti, salvo l’ultimo congresso in cui Bersani e Franceschini se le sono date di santa ragione. Purtuttavia, Bersani, uscito vincitore, non sembra in grado di guidare con fermezza il partito.


(8 gennaio 2010)

4 Commenti su “Bersani tra Scilla e Cariddi”

  1. luca biagini scrive:

    nmj

  2. luca biagini scrive:

    IL SISTEMA POLITICO E ISTITUZIONALE CHE RIVERSA IN UNA CRISI PROFONDA NEL NOSTRO PAESE, NON HA RISPARMIATO NEMMENO LA NEONATA FORMAZIONE POLITICA, IL PD.
    IL PARTITO DEMOCRATICO E’ ATTUALMENTE INCAPACE DI DETERMINARE CON LA SUA FORZA LE CONDIZIONI POLITICHE PROGRAMMATICHE PER RIDEFINIRE INSIEME A TUTTE QUELLE FORZE POLITICHE ANCHE MINORI, UNA SERIA E CREDIBILE ALTERNATIVA DI GOVERNO CHE SI PONGA DI FRONTE AGLI ITALIANI COME ALTERNATIVA ALL’ATTUALE GOVERNO IN CARICA.
    RISULTA AD OGGI UNA CHIARA CARENZA DI LEADER, UNA CHIARA COLLOCAZIONE SUL PIANO INTERNAZIONALE ED IN PARTICOLARE QUELLO EUROPEO, CHE RISULTA MOLTO CONFUSO E CONTRADDITTORIO, QUESTO AD OGGI E’ PER ME IL PD, UN IBRIDO E UNA CREATURA INCOMPIUTA.

  3. elio antonio danza scrive:

    Sarà perché sono giorni di profonda tristezza con l’avvicinarsi del 19, sarà perché lo spettacolo del teatrino della politica in Puglia schiferebbe ogni buon Cristiano, ma vedo il futuro della democrazia nel nostro paese sempre più denso di oscuri presagi. La sistematica distruzione della visione del governo della cosa pubblica come servizio, nel solco di un indirizzo rispondente ad un convincimento progressista o conservatore che sia, è ormai uno sbiadito ricordo. Il volere del popolo, non ha alcuna valenza per Lor Signori, le coalizioni si fanno e si disfano secondo logiche che quando non dettate da interessi ancor più sporchi, sono a prescindere da programmi o condivisioni, al servizio di mero desiderio di gestione del potere. Da cittadino informato sui fatti, mi sento sempre più lontano da questo sistema, da Socialista convinto, mi pongo mille domande sul mio dovere civile di intervenire in qualche modo in questa sorta di vera emergenza morale. Dipenderà forse dalla mia formazione, fortemente intrisa di un ideologismo ormai demodè, ma questo tipo di andazzo che ha superato le più catastrofiche previsioni di Orwel, avrebbe bisogno di forme di contrasto da parte di quanti credono sinceramente nell’esercizio della democrazia, soprattutto per non lasciare troppo spazio ad un pericoloso populismo di pancia del tanto peggio, tanto meglio. Ci sono a questo proposito pericolosi segnali da parte dei soliti noti mistificatori di Micromega e Anno Zero che con l’ultima puntata, pretestuosamente propagandista di un incolpevole Vendola, detta le condizioni d’inficio di una possibile stagione di riforme condivise per il timore di propedeutica via alla Europeizzazione dell’Italia. Questo timore è viepiù rafforzato dalla lettura dell’Antitaliano di Giorgio Bocca sul nr. 1 dell’Espresso che cito testualmente:”I giudici e quanti vogliono la sopravvivenza dello Stato democratico abusano a volte del loro potere, non pagano per i loro errori? Sì, ma rappresentano quella parte della società che si rende drammaticamente conto che senza il rispetto delle leggi si arriva inevitabilmente al soffocamento progressivo di quella libertà di cui la destra dei produttori anarcoidi parla in continuazione.” Non volevo credere ai miei occhi, tanto cinismo, tanta mancanza di senso dello Stato, fino a giustificare chi si mette fuori da quella legge che dovrebbe solo istituzionalmente servire ed applicare in nome di un partigiano, quand’anche giusto, convincimento e questo non da parte di un avventore dell’osteria del paesello, ma da parte di un “opinion leader”, da parte di un Guru riconosciuto del giornalismo nostrano, da parte di uno dei più autorevoli esponenti di quel gruppo editoriale che in questo strano paese de facto detta la linea del “political correct” alla parte più numericamente rappresentativa della sinistra. Siamo alla barbarie, all’oscurantismo, alla negazione del concetto di Giustizia con il giudice autorizzato a debordare dai dettami della legge in nome di interessi o convincimenti diversi, siamo alla Santa Inquisizione, siamo all’essenza pura dello Stalinismo. E’ possibile ipotizzare con simili “cattivi maestri” un percorso comune per un Socialista libertario o anche per un cittadino che abbia senso dello Stato e soprattutto della Giustizia, quella scritta con la maiuscola, sottoposta alla Legge, sempre con la maiuscola e giammai sostitutiva della stessa? Pleonastico il no, ergo per un Socialista la via sarebbe come sempre quella dell’autonomia e laddove impercorribile questa possibilità, comunque contro gli attentatori della Libertà e della dignità dello Stato e della Giustizia.

  4. luca biagini scrive:

    E MENTRE NOI PARLIAMO DEL PD, INTANTO SCOPPIA INEVITABILMENTE LA QUESTIONE SOCIALE NEL PAESE, DOPO GLI OPERAI CHE OCCUPANO LE FABBRICHE ORA ASSISTIAMO ATTONITI A QUELLO CHE AVVIENE IN QUESTE ORE IN CALABRIA, UNA VIOLENTO ATTO DI INTOLLERANZA NEI CONFRONTI DEGLI IMMIGRATI, UNA GUERRA FRA FAIDE CONTRAPPOSTE, UNA GUERRA FRA “POVERI”, LA GUERRA FRA CITTADINI ITALIANI CONTRO GLI IMMIGRATI PER IL LAVORO CHE NON C’E’ E SE C’E’ E’ MALE PAGATO, PARCELLIZZATO E SFRUTTATO.
    QUESTO E’ L’ITALIA E SONO LA CONSEGUENZA DRAMMATICA CAUSATA DA UNA CLASSE DIRIGENTE INCAPACE DI CREARE OPPORTUNITA’ DI SVILUPPO NEL PAESE, UNA CLASSE DIRIGENTE IMPEGNATA DI PIU’ A “RUBARE” E A SISTEMARSI LASCIANDO NELLA MISERIA E NELLA SOLITUDINE MIGLIAIA DI PERSONE.
    CHE VERGOGNA!

Commenta