IL CAPO DELLO STATO RENDE GLI ONORI A BETTINO CRAXI

Categorie: Politica

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 La figura di Bettino Craxi come leader politico e uomo di governo non si riduce alle sue responsabilità sanzionate per via giudiziaria. Su questo, ammonisce il presidente della Repubblica, “il nostro Stato democratico non può consentirsi distorsioni e rimozioni”. In una lunga lettera inviata alla signora Anna Craxi alla vigilia del decimo anniversario della morte del marito Bettino, Napolitano, oltre ad esprimere la sua “vicinanza personale” e a ricordare il suo rapporto “franco e leale” con Craxi, intende “favorire una più serena e condivisa considerazione” della storia della Prima Repubblica e un bilancio “non acritico ma sereno” sul leader socialista. Il quindicennio che va dalla crisi del sistema dei partiti al biennio dei processi, fino al tragico epilogo della vicenda umana di Craxi, impone “ricostruzioni non sommarie e unilaterali”. Quindi il capo dello Stato osserva come la politica estera ed europea del governo Craxi sia “da acquisire al patrimonio della collocazione e funzione internazionale dell’Italia”, e come in essa vi siano “elementi di condivisione e di continuità che da allora sono rimasti all’attivo di politiche essenziali per il profilo e il ruolo dell’Italia”. Napolitano ricorda “il discorso sulle riforme istituzionali”, forse l’elemento “più innovativo della riflessione e della strategia politica” di Craxi. Rievoca quindi il periodo di Mani Pulite, attribuendo all’”insieme dei partiti e dei leader” quel “vuoto politico” in cui “trovò spazio, sostegno mediatico e consenso l’azione giudiziaria, con un conseguente brusco spostamento degli equilibri nel rapporto tra politica e giustizia”. E, infine, il presidente Napolitano riconosce, “senza mettere in questione l’esito dei procedimenti”, che “il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua persona”.

LE REAZIONI – “Con viva emozione” la signora Anna ha ricevuto la lettera del presidente Napolitano e lo ha ringraziato per le sue parole. Apprezzamento per il “sereno messaggio del capo dello Stato, volto a promuovere quella pacificazione generale che è anche nelle mie speranze”, è giunto anche da Stefania Craxi, figlia del leader socialista. Sulla figura di Craxi, ha osservato stasera al Tg1 il ministro e coordinatore del Pdl Sandro Bondi, “vi sono certamente dei segnali di novità da parte della sinistra”, anche se arrivano “molto tardi e con tante ambiguità. Se la prima Repubblica ha avuto delle colpe – ha aggiunto – certamente Bettino Craxi ha pagato per tutti. E’ ora di riconoscerlo e di riconoscere anche i meriti che ha avuto e ha nei confronti del nostro Paese”. “Il presidente ha sottolineato un fatto storico. Gli errori che ha fatto li ha pagati molto cari e molto duramente. Come al solito il nostro presidente ha avuto parole nette”, ha commentato il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, invitando tutti ad avere “la serietà per un approfondimento di quella vicenda storica e di quella personalità”. No comment invece da Antonio Di Pietro, ex pm di Mani Pulite: “Non voglio fare alcuna polemica con il capo dello Stato”. Qualsiasi “riabilitazione a posteriori”, per il suo compagno di partito, l’ex pm Luigi De Magistris, sarebbe “uno sfregio alla storia del nostro Paese e a chi crede ancora oggi nella legalità e nella giustizia, oltre che nella politica”. “Per un uomo politico e un leader di governo – aggiunge – non c’è colpa peggiore di quella che lo vede macchiarsi di corruzione e clientele, che lo vede approfittare della sua posizione per abusare della ‘cosa pubblica’, arrivando a sottrarsi al giudizio della magistratura per concludere la sua vita in latitanza. Bettino Craxi è stato questo ed è un aspetto che azzera tutto il resto”. Non condivide il giudizio dato su Craxi dal presidente della Repubblica neanche il portavoce nazionale della Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero, che usa parole dure: “Non fu un grande statista né un grande riformista, ma un politico di cui ci si dovrebbe vergognare e non da santificare”.

IL RAPPORTO CON CRAXI – Il capo dello Stato non dimentica il rapporto che fin dagli anni ‘70 ebbe con Bettino Craxi. Un rapporto che ricorda “franco e leale, nel dissenso e nel consenso che segnavano le nostre discussioni e le nostre relazioni anche sul piano istituzionale. E non dimentico – prosegue Napolitano – quel che Bettino Craxi, giunto alla guida del Partito Socialista Italiano, rappresentò come protagonista del confronto nella sinistra italiana ed europea”.

NO A DISTORSIONI E RIMOZIONI – Ma il presidente Napolitano intende cogliere l’occasione di questa ricorrenza “per favorire una più serena e condivisa considerazione del difficile cammino della democrazia italiana nel primo cinquantennio repubblicano”. Cammino di cui fecero parte “l’esplodere della crisi del sistema dei partiti che aveva retto fino ai primi anni ‘90 lo svolgimento della dialettica politica e di governo nel quadro della Costituzione”, così come “il susseguirsi, in un drammatico biennio, di indagini giudiziarie e di processi, che condussero, tra l’altro, all’incriminazione e ad una duplice condanna definitiva in sede penale” di Craxi. Poi, “l’epilogo, il cui ricordo è ancora motivo di turbamento, della malattia e della morte in solitudine, lontano dall’Italia”, dell’ex presidente del Consiglio. Aspetti della nostra storia politica e istituzionale che Napolitano definisce “tragici” e che “impongono ricostruzioni non sommarie e unilaterali di almeno un quindicennio di vita pubblica italiana”. La “considerazione complessiva” della figura di Craxi come leader politico, uomo di governo impegnato sia nella guida dell’Esecutivo che nella rappresentanza dell’Italia all’estero non può ridursi alle sue responsabilità sanzionate per via giudiziaria, avverte il capo dello Stato. “Il nostro Stato democratico – sottolinea Napolitano – non può consentirsi distorsioni e rimozioni del genere”. Il presidente giudica quindi positivamente “il fatto che da diversi anni attraverso importanti dibattiti, convegni di studio e pubblicazioni, si siano affrontate, tracciando il bilancio dell’opera di Craxi, non solo le tematiche di carattere più strettamente politico, relative alle strategie della sinistra, alle dinamiche dei rapporti tra i partiti maggiori e alle prospettive di governo, ma anche le tematiche relative agli indirizzi dell’attività di Craxi Presidente del Consiglio”.

LE SCELTE DI POLITICA ESTERA – Di tale attività Napolitano sceglie di considerare in particolare un aspetto, “per mettere in evidenza come sia da acquisire al patrimonio della collocazione e funzione internazionale dell’Italia la conduzione della politica estera ed europea del governo Craxi”. Si tratta delle scelte compiute da Craxi negli anni 1983-87. Scelte che “videro un rinnovato, deciso ancoraggio dell’Italia al campo occidentale e atlantico, anche di fronte alle sfide del blocco sovietico sul terreno della corsa agli armamenti; e videro nello stesso tempo un atteggiamento ‘più assertivo’ del ruolo dell’Italia nel rapporto di alleanza – mai messo peraltro in discussione – con gli Stati Uniti. In tale quadro si ebbe in particolare un autonomo dispiegamento della politica estera italiana nel Mediterraneo, con un coerente, equilibrato impegno per la pace in Medio Oriente”. “Il governo Craxi e il personale intervento del Presidente del Consiglio – aggiunge Napolitano – si caratterizzarono inoltre per scelte coraggiose volte a sollecitare e portare avanti il processo d’integrazione europea, come apparve evidente nel semestre di presidenza italiana (1985) del Consiglio Europeo. Né si può dimenticare l’intesa, condivisa da un arco assai ampio di forze politiche, sul nuovo Concordato: la cui importanza è stata pienamente confermata dalla successiva evoluzione dei rapporti tra Stato e Chiesa”. “Numerosi”, dunque, per il capo dello Stato, “gli elementi di condivisione e di continuità che da allora sono rimasti all’attivo di politiche essenziali per il profilo e il ruolo dell’Italia”.

IL DISCORSO SULLE RIFORME ISTITUZIONALI – In un bilancio “non acritico ma sereno” dei quattro anni di governo Craxi, secondo Napolitano “deve naturalmente trovar posto il discorso sulle riforme istituzionali che aveva rappresentato, già prima dell’assunzione della Presidenza del Consiglio, l’elemento forse più innovativo della riflessione e della strategia politica dell’on. Craxi”. Un discorso che tuttavia “non si tradusse in risultati effettivi di avvio di una revisione della Costituzione repubblicana”. Napolitano ricorda i lavori della Bicamerale Bozzi, “alle cui conclusioni, peraltro discordi… non seguì alcuna iniziativa concreta, di sufficiente respiro, in sede parlamentare”, ma anche i “provvedimenti che avrebbero visto la luce più tardi, come la legge ordinatrice della Presidenza del Consiglio” e le “significative misure di riforma dei regolamenti parlamentari”.

IL “VUOTO POLITICO” DELL’INSIEME DEI PARTITI E DEI LEADER – Il presidente si sofferma quindi sul problema del finanziamento della politica, uno dei tanti che “nell’Italia repubblicana si sono trascinati irrisolti”. Ricorda che si era tentato di risolverlo con una legge del 1974, la quale però “mostrò ben presto i suoi limiti, in particolare per la debolezza dei controlli”. Dunque, “attorno al sistema dei partiti, che aveva svolto un ruolo fondamentale nella costruzione di un nuovo tessuto democratico nell’Italia liberatasi dal fascismo – riflette il presidente Napolitano – avevano finito per diffondersi ‘degenerazioni, corruttele, abusi, illegalità’, che con quelle parole, senza infingimenti, trovarono la loro più esplicita descrizione nel discorso pronunciato il 3 luglio 1992 proprio dall’on. Craxi alla Camera, nel corso del dibattito sulla fiducia al governo Amato”. Erano già in corso le iniziative giudiziarie di Mani Pulite, ricorda Napolitano, che rimprovera all’”insieme dei partiti e dei loro leader” di non essere giunti “tempestivamente” ad “un comune pieno riconoscimento delle storture da correggere”, né ad “una conseguente svolta rinnovatrice sul piano delle norme, delle regole e del costume”. Un “vuoto politico” in cui “trovò, sempre di più, spazio, sostegno mediatico e consenso l’azione giudiziaria, con un conseguente brusco spostamento degli equilibri nel rapporto tra politica e giustizia”.

SU CRAXI “DUREZZA SENZA EGUALI” – “Senza mettere in questione l’esito dei procedimenti” che riguardarono Craxi, il presidente Napolitano riconosce tuttavia come “un fatto che il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua persona. Né si può peraltro dimenticare – aggiunge il capo dello Stato – che la Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ritenne, con decisione del 2002, che, pur nel rispetto delle norme italiane allora vigenti, fosse stato violato il ‘diritto ad un processo equo’ per uno degli aspetti indicati dalla Convenzione europea”. Se sul piano costituzionale l’Italia si è adeguata alle regole del giusto processo, per Napolitano “si deve invece parlare di una persistente carenza di risposte sul tema del finanziamento della politica e della lotta contro la corruzione nella vita pubblica. Quel tema – osserva – non poteva risolversi solo per effetto del cambiamento (determinatosi nel 1993-94) delle leggi elettorali e del sistema politico, e oggi, in un contesto politico-istituzionale caratterizzato dalla logica della democrazia dell’alternanza, si è ancora in attesa di riforme che soddisfino le esigenze a cui ci richiama la riflessione sulle vicende sfociate in un tragico esito per l’on. Bettino Craxi. E’ questo – conclude Napolitano – cara Signora, il contributo che ho ritenuto di dover dare al ricordo della figura e dell’opera di suo marito, per l’impronta non cancellabile che ha lasciato, in un complesso intreccio di luci e ombre, nella vita del nostro Stato


(18 gennaio 2010)

6 Commenti su “IL CAPO DELLO STATO RENDE GLI ONORI A BETTINO CRAXI”

  1. luca biagini scrive:

    BENE IL CAPO DELLO STATO.
    LA LETTERA INVIATA ALLA FAMIGLIA CRAXI DA NAPOLITANO RENDE GIUSTIZIA E SERENITA’ SULLA FIGURA DI BETTINO CRAXI.
    PREFERISCO NON DIRE NIENTE DI FRONTE ALLE DICHIARAZIONI DI CERTI NOTI POLITICI CHE ANCHE QUESTA VOLTA ANNO PERSO L’OCCASIONE PER STARE ZITTI.

  2. moreno coturri scrive:

    ………sono completamente d’accordo !

  3. Peppe scrive:

    Notarile! Come da previsione. Se per voi va bene, contentatevi. Comprendo i Craxi ma io socialista mi indigno.

  4. Luca Luciani scrive:

    … oggi il quotidiano La repubblica on-line dedica uno speciale a Craxi … all’interno di questo speciale c’è anche il blog di Vittorio Zucconi oltre alla generale possibilità di commentare i vari articoli normalmente comune a tutte le aree del web … credo che sarebbe opportuno non fare mancare la nostra assoluta e determinata presenza on-line. Buon lavoro e un ringraziamento generalizzato a tutti quelli che deciderannno di partecipare a questa vera e propria azione politica.

  5. marcellogurnari scrive:

    personalmente credo che napolitano lo abbia fatto più per dovere istituzionale che per vera vicinanza alla famiglia. questa riflessione mi viene da una perplessità che non guistifica le sue parole. dov’era il nostro attuale capo dello stato quando accadeva l’inevitabile per bettino. le parole spese,anche se ben accette, sarebbero potute pervenire in tempo utile per la sua salvezza istituzionale.

  6. Siro Venanti scrive:

    per marcello gurnari:

    i socialisti si riconoscono appieno nelle parole del capo dello stato. è sterile polemizzare e alimentare sospetti.

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