Bersani vede nero nel “polverone” Di pietro..

Il Segretario del PD rompe il silenzio sull “affaire Di pietro” e sostiene che sulle foto sia sta facendo un “polverone” e si lamenta che queste ultime siano comparse 18 anni dopo.

Appunto. Dopo 18 anni si sta aprendo uno squarcio di verità per troppo tempo occultato da una coltre polverosa di omissioni, connivenze e interessate coperture.

Altro che polverone, é l’inchiesta mani Pulite ed i suoi protagonisti, prova ne sia il loro nervosismo, che stanno finendo nella polvere..

CAPITOLO III

DI PIETRO STORY : NON E’ TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA..

Di Pietro story, capitolo III. Dopo Di Pietro Pm, politico, adesso, agente segreto. Vero o no, intratteneva rapporti stretti con il defunto capo della polizia,Vincenzo Parisi, e dalla foto( pubblicata dal Corsera),una delle dodici scattate, si presume anche con agenti di servizi segreti italiani ed esteri.  

La foto della cena del 15 dicembre del 1992, in una caserma dei carabinieri, in cui c’è Antonio Di Pietro,  sta facendo discutere animatamente il mondo politico, sebbene il diretto interessato banalizza il fatto. Già da tempo, aveva previsto la polemica al calor bianco e aveva messo le mani avanti: “Parleranno di alcuni miei rapporti con i servizi segreti”. Di seguito:” Si vuol far credere, attraverso un dossier di 12 foto mie con Mori, Contrada e altri funzionari dei servizi segreti, che io sia stato al soldo dei servizi segreti deviati e della Cia per abbattere la Prima repubblica perché così volevano gli americani e la mafia”.

Gli attovagliati erano degli ufficiali dei carabinieri arruolati nei servizi segreti, Bruno Contrada, numero tre del Sisde in servizio in Sicilia, un agente 007 vicino alla Cia, giunto dagli Usa per dare all’ospite d’onore, Antonio Di Pietro, una targa ricordo della famosa “Kroll segret service”. Nulla quaestio. 

Tuttavia, sorge un dubbio: come mai c’era Contrada,  dirigente della squadra mobile di Palermo, che transitò nel ’82 nei ruoli del Sisde, dove c’erano i suoi colleghi provenienti dall’Arma dei Carabinieri? Quale legame aveva con i carabinieri e con il pm di Mani pulite? Con i carabinieri si capisce giacché facevano parte della medesima agenzia, ma il rapporto tra Di Pietro e  Contrada non è chiaro.

Come mai Contrada si spostò da Palermo a Roma, quando nella capitale c’erano i suoi superiori per festeggiare Di Pietro? Ancora. Come mai fu arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, alla vigilia di Natale, 9 giorni dopo da quella cena che si svolse il 15 dicembre,  tralaltro, un giorno fatidico per i socialisti, perché Bettino Craxi fu raggiunto dal primo avviso di garanzia firmato dallo stesso ex Pm?

Come mai, secondo il rapporto dei Ros del 16 luglio, due giorni prima della strage di Via D’Amelio, Borsellino e Di Pietro erano gli obiettivi della mafia, il pm palermitano morì e l’ex pm molisano vive felice e contento?

Successivamente, si sparse la voce che Di Pietro era sotto tiro e il capo della polizia Parisi fece predisporre un passaporto con il nome di copertura di Mario Canale e imbarcato, con la moglie, fu fatto partire all’estero. L’ultima tappa fu il Costa Rica, dopo un lungo pellegrinare.

Cosa curiosa: i figli della coppia restarono tranquilli e sereni a Curno.

Non era il primo viaggio fuori dall’Italia di Di Pietro, già molti anni prima, sempre come magistrato, andò ai tropici alla ricerca del faccendiere, Francesco Pazienza. Al che ci si pone la domanda: è stato un collaboratore di Alberto della Chiesa? In seguito, di Domenico Sica?  

Nei dettagli si nasconde il diavolo, o, meglio dire, in una vecchia foto.

Dopo 17 anni, viene fuori questa storia in cui cenavano assieme gomito a gomito Contrada e Di Pietro. In quel periodo, erano centrali le inchieste siciliane affari – mafia e politica aperte da Giovanni Falcone di cui non si saputo mai nulla. E, guarda caso, queste inchieste si incrociavano con quelle del Pool mani pulite in cui Di Pietro faceva  disfaceva. E’ bene sapere che le principali aziende di costruzioni italiane erano coinvolte.

Calogero Mannino ha raccontato, nelle scorse settimane, che Falcone gli disse, nel 1991, che c’era una alleanza tra Cosa nostra e servizi segreti stranieri per destabilizzare il Paese. Nonostante che tutto riferì a Cossiga, ad Andreotti e a Parisi nessuno dei tre fu in grado di valutare la notizia.        

Potrebbe sembrare un nostro chiodo fisso, ma oggi, più che mai, sarebbe opportuno la costituzione di una commissione parlamentare di inchiesta, per ricomporre il puzzle di Tangentopoli. Antonio Di Pietro di questo puzzle è magna pars e poiché si è presentato come un cavaliere senza macchia e questo non è vero, perché nel corso dell’inchiesta della Procura di Brescia, si sono scoperte tante macchie, seppure senza alcuna conseguenza giudiziaria per lui, perché alle accuse di concussione e abuso di ufficio del pm Fabio Salomone il gip archiviò, dato che appena uno mette il naso su Di Pietro story, c’è il rischio che lo perda.

L’Italia è il paese dei misteri e non dei segreti. Per Antonio Di Pietro, gli uni e gli altri sono inviolabili. Il personaggio è blindato e poco si sa sul suo conto se non quello che è riuscito a ricostruire Filippo Facci su Di Pietro,( autore di un libro su di lui da pochi mesi in edicola, riveduto  e ampliato rispetto al primo pubblicato alcuni anni fa).

L’eroe è messo a nudo?, non abbastanza. Bisognerebbe scavare ancora, dal momento che ci sono delle ombre, ombre lunghe nella sua variegata biografia.

Di Pietro story: non è tutto oro quello che luccica.