DE MAGISTRIS-VENDOLA WHY NOT ?

DE MAGISTRIS-VENDOLA WHY NOT ?

“La coppia perfetta” si è lasciata con la promessa di incontrarsi dopo le elezioni regionali di primavera. Nichi Vendola e Luigi De Magistris si sono conosciuti alla presentazione del libro “Giustizia e potere”, tenutasi al Piccolo Eliseo di Roma, e hanno simpatizzato.

Poiché il primo studia per essere il prossimo candidato alla premiership e il secondo per essere il leader della sinistra giustizialista, dovrebbero mettersi insieme – a parere dei bene informati- per costituire una nuova formazione, con la quale il Pd, dovrebbe fare i conti. Continua a leggere »

DOPO L'ASSALTO ALL'AMBASCIATA DI TEHERAN

FATWA ALL’ITALIA

L’assalto alle ambasciate occidentali a colpi di pietre che ha coinvolto a teheran anche la rappresentanza Italiana appare un segnale inquietante che segnala il clima di tensione che sta nuovamente scuotendo l’Iran giusto a pochi giorni dal 31° anniversario della Rivoluzione Islamica che si terrà l’11 febbraio prossimo. Continua a leggere »

 

LA SVOLTA DI SALERNO DELL’IDV

Non pensavamo che l’Idv fosse più vicino del previsto al Pd, prova ne sia il congresso appena conclusosi.

L’Idv si è spostato a destra e ha incrociato il Pd, costituendo un asse privilegiato  e l’operazione ha spiazzato l’Udc che con la sua politica dei due forni non avrebbe potuto tenere un’alleanza preferenziale con il Pd. Bersani, quindi, ha cambiato spalla al suo fucile e Casini si trova in mare di guai.  

L’idv,collocandosi sul medesimo terreno del Partito democratico, ha dovuto compiere la svolta di Salerno. Dopo le storiche svolte di Togliatti e Berlinguer, quella di Di Pietro:  da un lato, il Pd e l’Idv stringono l’ accordo politico per la costruzione dell’alternativa al governo Berlusconi, dall’altro, l’Idv sostiene il candidato del Pd, Vincenzo De Luca, alla presidenza della regione Campana.

Il sindaco di Salerno, De Luca, era osteggiato, perché pluri – inquisito e, comunque, un personaggio in quelle condizioni era condannato a non avere l’alleanza del partito di Di Pietro, neanche a morire.  Eppure c’è stata la svolta di Salerno, lasciando Luigi De Magistris con l’amaro in bocca e il net work editorial- giustizialista abbastanza contrariato e infastidito. Ha fatto di tutto per accreditarlo come il partito dei duri e puri e, invece, si sono trovati di fronte un partito lindo e pinto. Bisogna vedere se il cambio di rotta è un fatto tattico o strategico. Di certo è una novità, visto che Di Pietro è stato inflessibile di fronte a casi simili.  Per questo, il caso De Luca lascia da pensare, perché si ascrive alla politica dei due pesi e due misure, politica condannata a ogni piè sospinto proprio dall’ex Pm di mani pulite.

Ci sarà un ragione che spieghi questo passaggio: dalla sponda oltranzista, giustizialista, populista e plebiscitaria a quella responsabile di opposizione altenativista, in linea alla posizione del Pd fino a ieri accusato di essere, politicamente, una cala braghe.

Fatto sta che Antonio Di Pietro sta in grosse difficoltà per via della sua biografia di cui sono state scoperte zone opache  inspiegabili, per cui cerca protezione.  Come l’ultimo episodio, quello del suo rapporto, con servizi segreti nazionali e statunitensi. Vero o no, sta mettendo molti dei sui fan in forte imbarazzo,dando alla maggioranza di governo la possibilità di tenerlo sotto scacco. Sta sentendo il fiato sul collo e le foto di gruppo con Contrada, pubblicate dal Corriere della sera, sono una sorta di arma puntata su di lui che fa male, quanto meno alla sua immagine. Ragion per cui, tatticamente, ha deciso di mettersi sotto l’ombrello del Pd e aspetta che la tempesta passi: «Calati juncu ca passa la china», càlati giunco ché passa la piena, dice il motto mafioso fatto proprio dal leader dell’Idv. Dopodiché, riprenderà la sua strada, come prima e più di prima. Nel senso che acquisterà la sua libertà di movimento, voltando le spalle al suo alleato Pd. D’atro canto, ha fatto così dopo le elezioni politiche. Favorito dall’apparentamento, voluto da Veltroni, condicio sine qua non confluisse nel Pd, acquisì un successo elettorale senza pari, ma, come al suo solito, non mantenne il patto, dopo aver ha ottenuto il 4,37% alla Camera e il 4,31%] al Senato. A conti fatti, sono così risultati eletti 28 deputati (più 1 deputato eletto all’estero) e 14 senatori candidati nelle liste del partito.

Per di più, il vista del congresso si era impegnato in prima persona di eliminare il proprio nome dal simbolo dell’Idv e di cambiare lo statuto il cui potere è nelle proprie mani, in quella di sua moglie e di una amica di famiglia che, senza leggere e scrivere, si trova eletta al Parlamento.

Non sapremmo come definire un uomo di questa pasta: probabilmente, l’attributo  che gli si addice è quella di persona non  affidabile.

 

Bobo Craxi riceve diffida da Caldoro

Bobo Craxi riceve diffida da Caldoro

” Ho ricevuto dall’On.Caldoro e dai suoi legali una diffida dall’usare il simbolo Socialisti nuovo-Psi, posto che il simbolo é stato assegnato da un tribunale ai ricorrenti della maggioranza del Nuovo psi e che il tentativo di bloccasre questo simbolo é sttao rigettato recentemente anche dal Tribunale amministrativo Calabrese, posto che è evidente da diversi anni che l’on Caldoro ha aderito ad altra formazione politica, sono abbastanza sconcertato che questo personaggio che oggi viene candidato nientedimeno che alla guida della Regione Campania non trovi niente di meglio che cercare di ostacolare la riorganizzazione di un soggetto socialista che abbia il proprio simbolo tradizionale come punto di riferimento.

naturalmente la diffida ha fatto la fine che doveva fare ed é finita nel cestino, il garofano sarà presente in diverse tenzoni elettorali, quella calabrese ma anche quella laziale ed altre e questi ex socialisti potranno rivolgersi ad avvocati azzeccagarbugli, a giudici ben orientati ma non finiranno mai di essere giudicati per quello che sono : degli avventurieri, degli opportunisti, dei traditori.”

EDITORIALE

APPUNTI PER IL DOPO SILVIO

“Hic sunt leones”: il partito del predellino presenta pericoli seri per il dopo Berlusconi, perché fondato sul panchetto per poggiare i piedi di un auto, ovverosia sul carisma del leader. Dopo Lenin Berlusconi: entrambi hanno immortalato la politica dell’automobile. Continua a leggere »