Questo è uno Fastweb e Telecom Sparkle potrebbero finire oggi nelle mani di un commissionario straordinario se verrà accolta la richiesta della Procura di Roma. Per questo,i lavoratori non dormono sonni tranquilli, dato che potrebbero saltare i posti dei problemi. In questi anni, ci siamo lamentati che, in Italia, sono diminuiti gli investimenti stranieri e la causa principale di ciò è stata individuata nella presenza delle organizzazioni criminali che si fanno pagare il “pizzo”. Adesso, saranno ancora di meno, dopo la scoperta della maxitruffa Fastweb e Telecom Sparkle. A ben vedere, gli effetti negativi si sono visti nel breve giro di tempo.
Per Telecom Italia è una brutta botta, per quello che rappresenta nel panorama internazionale delle tlc, dato che Telecom Sparkle è una consociata che gestisce il traffico telefonico.
A questo caso si aggiunge anche il processo in corso sullo scandalo delle intercettazioni in cui uno dei protagonisti, l’investigatore Emanuele Cipriani, nell’ultima udienza, a tirato in ballo, Marco Tronchetti Provera, citato come teste, per cui si dovrà presentare il 9 marzo.
Telecom Italia da quando è stata privatizzata non ha avuto un giorno di pace, passando dalle mani degli Agnelli a quelle di Colaninno e da quelle di Olimpia – Tronchetti Provera a quelle di Telco.
Purtroppo anche i soci di Telco, la holding che controlla Telecom, sono preoccupati. Della finanziaria, la cui quota di controllo è del 22,5%, fanno parte la spagnola Telefonica(46,179%), Mediobanca(11,57), Intesa San Paolo(11,57) e Generali(30,67).
Telefonica è una azienda spagnola tra le prime a livello mondiale e Mediobanca l’unica merchant bank italiana degna di questo nome , Intensa San Paolo la banca per lo sviluppo e Generali la terza compagnia di assicurazione europea. Il fior fiore del capitalismo italiano.
Il sospetto dei Pm è che ci sia anche il coinvolgimento del vertici di Telecom nell’affaire Telecom Sparkle. All’epoca del fatti, 2005-07, presidente era Riccardo Ruggero e amministratore delegato, Stefano Mazzitelli.
Vale la pena ricordare che ad aprile c’è il rinnovo del vertice di Generali ed è un passaggio delicato, perché c’è il rinnovamento del suo board e, in particolare, è in gioco la sostituzione di Antoine Bernheime. Di qui, potrebbe prendere l’abbrivio un giro di poltrone che cambierebbe il salotto buono del capitalismo italiano.
Non è scontato che tutto fili liscio come l’olio,comunque, alla luce dei fatti, l’affaire Telecon Sparkle era meglio che non fosse scoppiato.
Ammesso e non concesso che ci fossero state le condizioni di fusione tra Telecom Italia e Telefonica, a seguito dell’affaire Telecom Sparkle, l’operazione è sfumata.
Analisi e ragionamenti non sono mancate, ma Cesar Alierta, presidente della multinazionale telefonica spagnola, ha riconfermato il suo disinteresse alla fusione, dopo alcuni tentativi andati avuto, perché, a Palazzo Chigi, fu issata la bandiera dell’italianità. Come si fece per l’ Alitalia: la cordata italo -italiana bloccò la vendita del vettore all’Air France Klm. Allora, il Presidente del consiglio era su quella posizione e non voleva sentir parlare di fusione tra Telecom e Telefonica, ora, invece, ha riscoperto l’economia del libero mercato, quindi, la fusione non è una parola tabù.
Di fronte a questo quadro, Franco Bernabé porta avanti il suo piano incentrato sul risanamento. Ad oggi, il deficit è sceso a 34 miliardi di euro e, di questo passo, non potrà avere strategie ambiziose, non essendo alle viste l’aumento di capitale e lo scorporo della rete. Però, un risultato l’ha ottenuto: l’ad Di Fastweb, Stefano Parisi, sponsorizzato da Geronzi e Berlusconi per la poltrona di ad di Telecom, per i problemi giudiziari cadutigli addosso, in cui non c’entra un bel niente, non è, per ora, suo concorrente.
Con il dietrofront di Alierta, c’è chi dice che ci sarà uno stop e c’è chi dice il contrario: le partite tra l’Italia e la Spagna avranno uno sviluppo positivo.
Gli investimenti di Mediaset nelle Tv commerciali e satellitari iberiche, avevano fatto ben sperare. Con un investimento di un miliardo di euro, ha acquistato da Prisa la tv Cuatro e il 22% di digital Plus, di cui Telefonica controlla il 21%.
Secondo rumor provenienti nientemeno che dalla destra spagnola, la partita delle fusioni tra le due aziende tlc, Telecom e Telefonica, è ancora aperta, perché è ritornato il revival della fusione tra Autostrade e Abertis. In cambio l’Eni avrebbe via libera per comprare la principale compagnia petrolifera iberica, Repsol. Grazie al placet di Zapatero. Negli affari non c’è destra e sinistra che tenga.
(2 marzo 2010)

LE MANOVRE AFFARISTICHE E NELL’ULTIMO CASO DELLO SCANDALO CHE STA’ INVESTENDO ORA LA TELEFONIA E FASTWEB DIMOSTRANO ANCORA UNA VOLTA L’INTRECCIO PERVERSO CHE REGNA NEL NOSTRO PAESE .
TUTTO A DANNO DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI CHE RISCHIANO PESANTI RESTRINGIMENTI OCCUPAZIONALI.
QUESTA OLTRE ALLE PESSIME FIGURE CHE FACCIAMO DI FRONTE AL MONDO INTERO SONO LE SORTI CHE CI TOCCA PAGARE, LA CLASSE DIRIGENTE POLITICA NATURALMENTE SI RIMPALLA LE ACCUSE PUR SAPENDO DI AVERE LE MANI DENTRO ALLA “MARMELLATA” A DESTRA COME A SINISTRA.
Due Società di telecomunicazioni (la numero uno e due) che creavano fondi neri e riciclavano danaro con fatturazioni false con la complicità di Società cartiere che dopo qualche anno chiudevano i battenti (sparivano) lasciando le due di cui sopra col cerino in mano: la cosa mi sembra davvero singolare. Aspettiamo fiduciosi.