LA MANOVRA FRA I MAROSI

“IL DIVO” GIULIO TREMONTI CERCA E TROVA CONSENSO

“IL DIVO” GIULIO TREMONTI CERCA E TROVA CONSENSO
Categorie: Politica

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Giulio Tremonti il normalizzato. Solo la leggenda metropolitana narra che è uscito così e con un basso profilo dalla manovra economica anticrisi, grazie alla stretta triangolazione Napolitano, Berlusconi e Letta.

A dire il vero, non si direbbe leggendo l’intervista rilasciata al Corriere della Sera, giacché esclude contrasti con il Colle e giura fedeltà a Palazzo Chigi. Con il Presidente Napolitano,confessa che c’è stato solo “qualche dettaglio tecnico”, con il Presidente Berlusconi non c’è stato alcun problema politico, avendo giurato fedeltà alla repubblica e al governo”. Fino a prova contraria bisogna credergli, essendo il “Divo Giulio” di Sondrio un uomo d’onore. 

Come succede in tutte le Leggi finanziarie ci sono, in corso d’opera, degli aggiustamenti, così è successo per la manovra. E, comunque, l’impianto tremontiano non è stato per nulla toccato, salvo il caso del dicastero dei beni culturali che sarà direttamente il ministro Bondi a gestirlo. Nel senso che il medesimo deciderà come e dove tagliare quel 50% di contributi statali che la Finanziaria 2010 sottrae alla cultura. Una operazione che non stravolgerà granché la manovra, pertanto, Tremonti resta il dominus dell’economia e Bondi non si sente più “esautorato” come più volte aveva lamentato, in questi giorni

Il fronte più insidioso per la maggioranza di governo non è quello di Tremonti, ma è quello aperto da Fini a suo tempo e, comunque, è diventato più rischioso, ultimamente, con la dura presa di posizione contro il testo approvato sulle intercettazioni al Senato. Al contrario del Presidente della camera, il ministro dell’Economia non fa politica. Il che dovrebbe far dormire tranquillo su sette guanciali il Presidente del consiglio.  

Berlusconi aveva chiuso l’armistizio con Fini, ma, alla prova dei fatti, è durato lo spazio di un mattino. Cosicché, la mediazione di Gianni Letta, che pur non avendo realizzato un incontro tra i due, aveva dato la sensazione che il clima era cambiato e, quindi, Fini e i finiani erano passati dalle armi della critica alla critica delle armi.   

Con Tremonti, Berlusconi può battersi in continui bracci di ferro, ma non rientra nel modo di fare politica del ministro contestarlo pubblicamente, alla maniera del cofondatore ex An.  Può anche avere una sorta di fair play con l’opposizione( leggasi Pd), ma non potrà mia essere accusato di avere  una intelligenza col nemico. In verità, glielo si dice per il rapporto che ha con Lega, ma, vivaddio, è fatto arcinoto, che nessuno può sorprendere e impressionare.

A ben guardare, lo si critica per avere con la Lega una liaison politica esclusiva, ma quando Berlusconi e Bossi litigavano, Tremonti si impegnò in prima persona a ricucire l’alleanza, portando, nel 2001, alla vittoria la Casa della Libertà, ossia il centrodestra. Allora fu lodato e ora non più, dato che tra i due c’è una questione di feeling.

A Berlusconi, fare la fine del vaso di coccio tra due vasi ferro non ci pensa neanche per sogno. Dopotutto, gli va bene, da un lato, che la manovra sia stata ritoccata e Tremonti abbia perso dei punti di immagine, dall’altro, non gli va giù che Fini sia la sua spina al fianco.

A Tremonti, la stragrande maggioranza del Pd lo accusa di recitare la parte del primo della classe e, per di più, avendo un carattere permaloso,  non sente consigli di nessuno, considerati dal medesimo come delle vere e proprie interferenze o come delle bell’e buone  invasioni di campo. Guai se i suoi colleghi di governo, dirigenti di partito e gruppi parlamentari proferiscono verbo sulla sua politica economica. Si comporta come se non dovesse dare conto ad alcuno e, quel che è peggio, si sente come l’unico depositario universale della politica economica del governo. Con un tipo così non si scherza e, nello stesso tempo, così facendo si attira molta antipatia da parte di quel ventre molle che si muove attorno al Cavaliere. Paradosso dei paradossi,se non ci fosse stato, il Pdl avrebbe dovuto inventarsi uno come lui. Ma di questi tempi nemmeno Diogene con il suo famoso lanternino l’avrebbe  scovato.

A Giulio Tremonti va anche il merito di aver dato sul piano internazionale una credibilità alla politica economica italiana, che da decenni aveva perso. Si è fatto accettare e stimare dai club economici più à la page, e non solo come presidente dell’Aspen, ma come ministro dell’economia, diventando una risorsa insostituibile per il governo.

Per Berlusconi, è il referente  con cui deve fare continuamente i conti e, comunque, di questa pasta non ce ne sono molti, nella compagine governativa. Tremonti è l’unico, piaccia o no.

In preparazione della manovra anticrisi, il premier ha lasciato fare e disfare al ministro e solo quando sono cresciuti i malumori nel Pdl si è precipitato a Roma a tentare di spegne il fuoco della polemica. Di fatto, ha seguito alla fine la manovra, quando il molto era stato già fatto. Non seguendola dall’inizio, ha tentato in zona Cesarini di smontare e montare, ma con  tutte le polemiche che si sono innescate, compresa quella di Bondi.

Tremonti non può fare miracoli, ma sta facendo un lavoro per non fare essere l’Italia tra i Pings, ma se ci dobbiamo stare, non per colpa sua, almeno siamo quelli con le ali.


(1 giugno 2010)

4 Commenti su ““IL DIVO” GIULIO TREMONTI CERCA E TROVA CONSENSO”

  1. sonia scrive:

    benissimo, bon courage mr bobo

  2. Fabiano scrive:

    Forse è vero quel che dicono in certi ambienti:Giulio Tremonti è il successore di Silvio Berlusconi!Però certe uscite,chiusure di Tremonti mi ricordano ad esempio il Primo Prodi,tanta severità per rientrare in quel 3% Europeo…poi ci si mise Diliberto e bonasera sinistra!

  3. giovanni scarafile scrive:

    Era uno dei Reviglio boys. Ora ha accettato di penalizzare i soliti noti e di conservare tutti, ma proprio tutti i privilegi delle caste. Essendo l’uomo della Lega, mi conferma nell’idea che dietro l’arroganza dei rozzi, la Lega è un partito piglia tutto e si spinge fino a fagocitare e depredare le ricchezze di territori non padani. Non credo che il tentativo rimarrà indolore a lungo. Certo il romano “divide et impera” vale ancora, ma solo fino a quando la “fame” non risveglierà l’istinto di sopravvivenza dei molti, segnatamente i terroni.L’ha capito lo stesso Ricucci che non viene segnalato per significativi percorsi culturali e che pure con particolare sintesi del verso, coerenza culturale e recupero della saggezza popolare così s’è espresso: “Semo tutti bravi a ‘fa i froci cor culo dell’altri”

  4. giuseppe mazzullo scrive:

    Il rigore di Tremonti, l’uomo che non scherza, bla bla bla, certo è da indicare che se fosse lui il sostituto di Berlusconi, mi raggelerebbe il sangue.Un Leghista, a Presidente del Consiglio, non vi sarebbe più l’esigenza dell’unità di Italia, sarebbe compromessa ogni seppur minima e timida lacrima della SOLIDARIETA’.Penso che Noi socialisti oramai possaiamo solo deivertirci a scrivere su blog come questi.Il mondo politico è sempre più eretto su insipienza, e centralità .Come un tempo si è passati dalla democrazia republicana all’imperialismo republicano, dove un sovrano Berlusconi, a mò di Cesare con i suoi Centurioni (i leghisti)fà e disfà.
    Vorrei invece che Biagio Marzio o Bobo, ponessero una qualche discussione, su Fini, sulla Sua Conversione, e sulla sua capacità politica di erigere dei paletti, aldilà delle affermazioni che ebbe a fare su Bettino, tanto di quelle e di tradimenti celati e pubblici ne abbiamo visti così tanti, che nulla ci sconvolge.
    In realtà credo che l’atteggiamento di Fini, al “congresso” si fà per dire della PDL, abbia messo in rileivo la capacità di promuovere una secca e convinta dialettica, all’interno certo di un partito di pupazzi, ma certamente ha posto da uomo della prima repubblica una certa condivisibile affermazione.La dialettica interna ai Partiti, da ciò potrebbe derivare una nostra analisi non impietosa verso chi ha comunque fatto una conversione e si richiama al principio della Destra Sociale, punti di convergenza potrebbero crearsi, il fatto nuovo, in un partito come la PDL,senza che nessuno osi contraddire il manovratore, o l’abberrante legge elettorale che non consente di candidare se non chi da bassotto, segue il padrone, da qui una platea parlamentare vittima della sua insufficenza e della sua incapacità di dialettica,dicevo un elemento nuovo nel panorama politico. Ebbene poichè di questo non si parla, vorrei che potesse divenire argomento di discussione, che ne dite grazie.

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