DIBATTITO CONGRESSUALE NEL PSI

UN IMPEGNO PER RESTITUIRE ALL’ITALIA UN PSI PIU’FORTE

UN IMPEGNO PER RESTITUIRE ALL’ITALIA UN PSI PIU’FORTE
Categorie: Politica

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Contributo al dibattito congressuale

 DI BOBO CRAXI, ROBERTO BISCARDINI ED ALTRI

Dobbiamo nutrire una grande ambizione politica per restituire al Partito Socialista Italiano il posto che merita nella democrazia del nostro paese.

Questo è l’obiettivo principale del prossimo Congresso del PSI. Un rilancio dell’iniziativa politica del partito sia sul piano organizzativo che sul piano dell’elaborazione politica. Passati nel giro di soli tre anni da una posizione parlamentare italiana ed europea ad una extraparlamentare, oggi abbiamo il compito di indicare i modi e i contenuti per riorganizzare con coraggio e con passione il rilancio del nostro impegno politico assieme all’obbligo morale di restituire alla democrazia italiana la sua più antica tradizione, riqualificandone il ruolo e la funzione, sapendola sviluppare coerentemente con il quadro politico interno ed internazionale. Per riaffermare l’attualità del socialismo e l’esigenza di una forza socialista nel nostro paese dobbiamo essere convinti che il PSI abbia ancora uno spazio politico da occupare e che una larga parte di cittadini nel PSI possano riconoscersi.

Noi riteniamo che sia possibile rilanciare la nostra iniziativa per diverse e motivate ragioni.

- Perché il sistema politico non è assolutamente assestato sull’attuale modello bipolare.

Il sistema politico bloccato, insediato dopo le modifiche delle leggi elettorali nei primi anni ’90, manifesta i segni evidenti della crisi e della sua involuzione, i due principali partiti coalizione PD e PDL rischiano la frantumazione.

Gli anni della Seconda repubblica che ebbe inizio dal 1994, (anno in cui si segnò troppo frettolosamente la fine del vecchio PSI) sono stati anni di regresso culturale, politico, sociale e morale. E l’assenza di una forza socialista in grado di combattere le battaglie di democrazia, di laicità e di difesa del mondo del lavoro ha concorso in modo rilevante all’affermarsi di un sistema maggioritario senza regole, alla generale erosione della libertà individuale, al crescere generalizzato delle disuguaglianze, ad una generale sottomissione della Politica a poteri esterni, siano essi di natura economica e finanziaria, poteri dell’informazione e poteri dello Stato non più capaci di ricomporre un virtuoso equilibrio dopo la fase “rivoluzionaria” del ‘92-‘94. A questi vistosi elementi di anomalia politica si deve aggiungere la persistente influenza di forze politiche, sociali e financo malavitose, disgregatrici, tanto al Nord quanto al Sud, che hanno continuano a mettere in pericolo le fondamenta unitarie e storiche della nazione.

- Perché la politica socialista non nasce fuori dal PSI.

Una robusta forza di stampo Socialista, riformista, dai chiari caratteri liberali e democratici avrebbe potuto giocare un ruolo determinante nella vita del paese per evitare pericolose derive che il paese ha conosciuto in questi ultimi decenni.

Il PSI è debole, ma una forza politica fuori dal PSI non è germogliata. D’altra parte, chi ha pensato di poter fare il socialista in altre formazioni non ha saputo essere convincente, non è riuscito ad essere in sintonia né con la storia del Socialismo democratico, né con la necessità di fondare una nuova iniziativa politica socialista che sapesse riguadagnare il terreno perduto ed occupare lo spazio proprio dei riformisti in tempi di crisi globale e nazionale.

- Perché questa crisi cconomica esige una cultura di governo e forze politiche affidabili e di solide tradizioni sociali, popolari ed internazionali.

La crisi sarà ancora più dura di quanto l’attuale manovra del governo non lasci intendere. Quindi indicare chi dovrà pagare di più e chi meno, chi dovrà fare più sacrifici e chi no, è già questione politica di così grande rilevanza che porterà i socialisti, portatori di giustizia sociale, dentro lo scontro che presto si aprirà.

La crisi economica mette al centro la questione politica e la politica si è incaricata di rimettere al centro delle questioni sociali le ragioni del Socialismo democratico e riformista in Italia come in Europa.

Di più, gli effetti della crisi globale sono destinati a modificare gli attuali assetti istituzionali, politici e sociali del mondo. L’Europa potrebbe non essere in alto nell’ordine delle potenze dopo la modifica di questi equilibri e, dentro l’Europa, l’Italia è già oggi tra gli stati europei uno dei più fragili per stabilità politica. All’apertura di un’attendibile crisi di sistema, politica, economica e sociale i socialisti devono essere presenti e organizzati per far valere le loro ragioni.

Un Congresso per rilanciare il Socialismo democratico italiano ed europeo.

Bastano questi elementi perché il Congresso del partito non venga vissuto burocraticamente, come un congresso ordinario, senza slancio, senza passione, senza credere che si possa cambiare e migliorare. Senza credere ad una missione straordinaria.

Anche nel nostro paese c’è una domanda di socialdemocrazia e di socialismo. Ma purtroppo questa domanda non si rivolge più a noi perché non siamo ancora stati in grado di rappresentare “un’offerta” politica su una proposta politica identificabile. Siamo per l’opinione pubblica un partito inesistente, siamo fuori dalla comunicazione politica, le nostre proposte non arrivano e non incidono.

Per questo dobbiamo lottare con ogni mezzo razionale per allontanare quella presunta sentenza che da quindici anni ha dichiarato ufficialmente morto il socialismo italiano sia come partito, sia come cultura con una precisa e identificabile visione del mondo. Contro tutte le vestali che da anni recitano il suo de profundis a livello nazionale e internazionale noi riconosciamo la validità dell’esperienza socialista italiana ed europea, proponiamo un programma di rifondazione socialista e pretendiamo che a crederci per primo sia tutto il partito, i suoi militanti e i suoi iscritti. Ma anche quei tanti simpatizzanti che sono stati socialisti e chiedono con forza la possibilità di continuare ad esserlo, anche nella nuova situazione politica italiana, adeguando la nostra posizione all’esigenza di mantenere un robusto profilo autonomo anche nell’attuale schema bipolare.

Questa posizione che, viene spesso identificata in senso dispregiativo, come identitaria, è invece l’unica via possibile per un partito che vuole essere socialista oggi. Riaffermare il valore dell’identità è fondamentale, per chiarire cosa significa essere socialisti per l’oggi e per il domani, come intendiamo essere percepiti all’esterno senza ambiguità, per delineare “l’immagine che il partito vuol dare di sé”, verso le altre forze politiche e all’opinione pubblica.

Oggi che abbiamo ripreso il nome del vecchio partito, Partito Socialista Italiano, PSI, non possiamo non sentire il carico di questa responsabilità che è ad un tempo politica, storica e morale.

Questa scelta, che ci ha riportato al nostro punto di partenza, alla nostra identità di partito socialista, non deve essere  interpretata in chiave di rivendicazione nostalgica, ma è da ritenersi fondamentale nella consapevolezza della necessità e della possibilità del superamento dell’anomalia italiana. Chi non crede a questa prospettiva ha il dovere di proporre lo scioglimento del partito o la confluenza sin d’ora in altre formazioni, chi invece, come noi, crede nella possibilità di successo della nostra iniziativa ha il  compito ed il dovere di sviluppare il  programma concreto  che ricostruisca la cultura e la rete socialista attraverso il coinvolgimento di tanti e diversi soggetti (sindacati, reti associative, associazioni culturali, altre formazioni politiche), recuperando tutte le iniziative di coerente segno socialista , separate e distanti fra loro, ma che costituiscono l’immenso patrimonio di ciò che ha saputo seminare la nostra storia democratica rappresentando ancora oggi per il nostro paese non solo la testimonianza di una tradizione storica ma la conferma della vitalità che da essa può continuare a trarre vantaggio.

E’ indispensabile nei prossimi anni costruire anche in Italia una forte sinistra socialista di tipo europeo.

Pur sapendo che oggi nel panorama non esistono neppure a sinistra forze politiche che assumono la questione socialista come loro punto di riferimento, noi dobbiamo lavorare per riguadagnare la capacità di essere non interlocutori subalterni ma interlocutori indispensabili per garantire al nostro paese una cultura politica di segno Socialista e democratico.

Questo significa uscire dall’autoreferenzialità senza avere come semplice alternativa quella di confluire in altre formazioni politiche, di svolgere un ruolo caudatario nei confronti del Partito Democratico.

E’ indispensabile nei prossimi anni costruire anche in Italia una forte sinistra socialista di tipo europeo.

Pur sapendo che oggi nel panorama non esistono neppure a sinistra forze politiche che assumono la questione socialista come loro punto di riferimento, noi dobbiamo lavorare per riguadagnare la capacità di essere non interlocutori subalterni ma interlocutori indispensabili per garantire al nostro paese una cultura politica di segno Socialista e democratico.

Questo significa uscire dall’autoreferenzialità senza avere come semplice alternativa quella di confluire in altre formazioni politiche, di svolgere un ruolo caudatario nei confronti del Partito Democratico.

Il partito sta nel centrosinistra anche se non è il centrosinistra che ci piace e che vorremmo.

Con la consapevolezza che la debolezza, le contraddizioni e l’ambiguità della coalizione stiano ormai raggiungendo il punto di non ritorno. I socialisti riconoscono nella storia del PDS, DS, PD la causa principale della crisi della sinistra italiana dal 1989 ad oggi. Rifiutano nel centrosinistra rapporti preferenziali con qualunque partito, ritenendo per altro che un rapporto preferenziale con il PD negherebbe in radice la possibilità di svolgere per noi un ruolo politico efficace e politicamente significativo. Nel centrosinistra ci si deve stare quindi con autonomia, aprendo dove occorra le necessarie contraddizioni a sinistra, non rinunciando ad interloquire con le aree più disponibili  del centrodestra.

Il percorso politico che proponiamo è l’unico che ci può tenere insieme ed è l’unico che ci potrà ripagare delle difficoltà di questi anni confidando in un doveroso riconoscimento popolare.

Pertanto intendiamo dare all’iniziativa autonoma del PSI un orizzonte temporale che travalichi l’appuntamento delle elezioni politiche, pur decisive e tappa fondamentale per rientrare in parlamento.

Intendiamo creare intorno al progetto socialista un gruppo dirigente “nazionale” forte, che impegni tutto se stesso per affermare gli ideali di una vita e per rilanciare il partito in cui si è militato e si è creduto. Che non anteponga agli interessi dell’unità organica del partito nazionale ad interessi o ambizioni  personali che pure non mancano nelle comunità umane. Un gruppo dirigente nazionale, capace di promuovere un gruppo dirigente locale altrettanto forte e autorevole, rimuovendo le sacche di stanchezza e di delusione ancora troppo diffuse.

Intendiamo creare intorno al progetto un gruppo militante coraggioso, utilizzando tutte le energie vive a disposizione, nella consapevolezza che la tradizione socialista e la immutata potenza dei suoi valori per riemergere devono rivivere in una organizzazione rinnovata negli uomini, nelle idee e nei metodi di lavoro. Per questa ragione è necessaria una forte discontinuità di tipo organizzativo ed una ragionevole svolta di carattere politico.

Intendiamo orientare le nostre proposte e i nostri interventi, e in modo costante, sui grandi temi del riassetto istituzionale, della laicità e delle libertà civili e, infine, del lavoro e della sofferenza sociale. 

Un partito, non rinunciatario, che sappia esprimere collettivamente uno scatto di dignità ed una forte volontà collettiva. Che sappia trasformare le idee in azione. Libero di muoversi con la spregiudicatezza necessaria, nel centrosinistra e non condizionato da nessuno.

È in questa prospettiva che l’impegno assunto con questo contributo congressuale assume tutta la sua concreta portata.

- Occorre organizzare l’attività politica, dei prossimi due anni, in maniera coerente con l’obiettivo di presentarsi in modo autonomo, con la propria lista, alle prossime elezioni politiche del 2013.

- Quando si assume la decisione di presentare la lista socialista alle prossime elezioni politiche, non si propone l’ennesima operazione nostalgica, né ci si affida in una logica autoreferenziale alla potenza evocatrice di un nome, accompagnato dal riferimento d’obbligo al partito socialista europeo. Infatti, il “nome” senza la “cosa” non garantisce nulla, perché non costituisce un’identità riconosciuta. La “cosa”, il PSI, per essere tale, è rappresentata al nostro interno dalla ricostruzione di una comunità basata su aspettative e regole condivise, e all’esterno da una serie di pratiche coerenti e costanti nel tempo, di segno socialista, unitarie rispetto allo schieramento di opposizione che vorremmo costruire, ma al tempo stesso critiche, rispetto a quello che esiste attualmente.

Oggi, è il caso di ripeterlo, la “cosa socialista” è molto debole. C’è una struttura che ne porta il nome, e che vuole quindi trasmettere il passato e la continuità nel futuro, ma, in assenza di un progetto in grado di suscitare impegni, attese e speranze, è ormai vicina al punto di non ritorno.

Di qui l’urgenza di una svolta, nel segno di una netta discontinuità col passato.

- Occorre un gruppo dirigente che si assuma la responsabilità personale e collettiva su un programma di “ricostruzione socialista”. Programma e progetto, i cui elementi essenziali vanno definiti in modo vincolante in sede di Congresso.

- In primo luogo va ricostruita la nostra comunità: dalla presenza sul territorio, alle strutture, alle regole. Non esiste un partito nazionale senza una presenza organizzativa e un disegno politico sulle città medie e grandi e nelle regioni del Nord. Non esiste un partito nazionale che consente di interpretare la giusta autonomia delle istanze regionali come tacita autorizzazione a fare ciò che si vuole nella logica del più sfrenato localismo.

- Il nostro progetto socialista deve fare pubblicamente appello, e da subito, al concorso di coloro che ci hanno lasciato e di quelli che non ci hanno ancora raggiunto. A questo proposito, va lanciata una campagna nazionale con l’obiettivo di ristabilire il contatto, venuto meno nel tempo, tra partito e cultura socialista; nella direzione di nuove responsabili adesioni o della costituzione di una rete di simpatizzanti attivi impegnati sulle nostre iniziative.

- Siamo socialisti di cultura riformista e di spirito liberale, perché difensori delle regole e delle libertà dei cittadini. In questa logica dovranno collocarsi le nostre iniziative esterne e le alleanze che ne discendono. Così dobbiamo considerare la proposta di federazione con radicali, verdi e liberali, non come parcheggio degli esclusi, ma piuttosto come luogo di iniziative a difesa dei diritti dei cittadini.

- Promuove ogni iniziativa a sostegno della campagna per l’Assemblea costituente. Un simbolo forte della contestazione di un bipolarismo basato non solo sulla reciproca delegittimazione, ma anche sulla devastazione delle istituzioni e delle regole della democrazia liberale. Segno di un’applicazione selvaggia del principio maggioritario. E aprire a tutto campo un dibattito politico incentrato sul tema degli effetti della crisi globale nel nostro sistema istituzionale, politico, oltre che sociale.

- Le nostre lotte per lo sviluppo e la riqualificazione dello stato sociale troveranno il loro naturale punto di riferimento nello sviluppo dei rapporti con le forze politiche e sociali che lo hanno costruito e difeso nel corso del tempo, a partire da un sindacato che può trovare anche in noi uno stimolo per la riaffermazione della sua capacità unitaria.

- Nell’insieme dobbiamo sapere porre la nostra iniziativa autonoma al servizio di un disegno più ampio, secondo la nostra migliore tradizione, ben sapendo, anche in base alle difficili esperienze di questi ultimi anni, che ad essere isolato è solo chi non ha niente da dire o da proporre agli altri.

Questo documento appartiene a tutti. Perché la sua adozione chiama iscritti e gruppi dirigenti ad una comune e solidale assunzione di responsabilità.

Ai primi il diritto-dovere di esprime fiducia ai nuovi vertici del partito attorno ad un progetto condiviso. Ai secondi l’onere-onore di realizzare tale progetto con il sostegno propositivo e all’occorrenza critico della comunità socialista.


(8 giugno 2010)

16 Commenti su “UN IMPEGNO PER RESTITUIRE ALL’ITALIA UN PSI PIU’FORTE”

  1. luca biagini scrive:

    QUESTO DOCUMENTO IN VISTA DEL NOSTRO CONGRESSO E’ UNA TRACCIA IMPORTANTE PER L’ELABORAZIONE DI UNA STRATEGIA CHE CI CONSENTA NEI PROSSIMI ANNI DI USCIRE DAL CONO D’OMBRA IN CUI SIAMO PRECIPITATI IN QUESTI ANNI.
    CONDIVIDO IL PERCORSO POLITICO E PER PARTE MIA CONCORRERO’ ALL’ATTUAZIONE DELLO STESSO NELLA REALTA’ TERRITORIALE DOVE SONO ISCRITTO E DOVE SVOLGO SPASSIONATAMENTE POLITICA PER IL PARTITO PERCHE’ ANCORA NONOSTANTE TUTTO E TUTTI CREDO CHE I SOCIALISTI POSSANO SVOLGERE UN EGREGIO SERVIZIO ALLA NOSTRA NAZIONE.

  2. FRANCESCO MANZELLA scrive:

    Anche io credo che la pluralità di idee sia un elemento che arricchisce qualsiasi società anche rifacendosi al proporzionale, ma tutti sappiamo come è andata a finire, si è creato uno dei più alti debiti pubblici al mondo.
    Se la strada da percorrere è quella di richiamarsi al tempo che fu credo che sia impraticabile e dannosa.
    Il tempo che resta per la prossima tornata elettorale nazionale è sufficiente per poter riorganizzare qualsiasi proposta politica, anche se credo che le case vadano costruite dalle fondamenta, e quindi piopportuno partire da rappresntanze locali per poi arrivare al vertice.
    Francesco Manzella
    Villa Vicentina (UD)

  3. Peppe scrive:

    Un documento, a mio parere,calibrato sulla rappresentatività del Psi oggi.E’ necessario ricordare quale sia? Manca lo sguardo al di là. Non c’è l’umus culturale che rende più interessante di quanto c’è. Un estraneo a leggerlo non arriva alla fine. Immagino cosa possano esere le tesi.
    Il PSI si è sempre caratterizzato per la sua proposta culturale atutonoma e di spessore più ampio dei propri numeri, senza questo non si fà un passo in avanti. Mi spiace dirlo, oggi c’è una grande prospettiva per i socialisti ma il PSI non la sà organizzare, i socialisti continueranno ad orientarsi in modo articolato.

  4. Marco Lorenzetti scrive:

    Caro Bobo, penso che ci vorrebbe un nuovo Big Ben politico come tangentopoli, magari in un altra forma ma di egual misura o anche di più notevoli dimensioni.
    Il PSI al momento può sperare solo in questo perché al momento attuale non c’é spazio politico e culturale perché il partito possa risorgere ed avere voce in capitolo nel paese.
    L’ occasione a mio avviso l’ abbiamo avuta nel 98 con il primo Governo D’Alema – Cossiga che aveva un ampio respiro politico per la prima volta dopo tangentopoli, era di spessore politico perché aveva un disegno ed una strategia politica, da una parte le forze che si rifacevano al partito socialista europeo e dall’ altra le forze che si rifacevano al partito popolare europeo come ebbe a dire Massimo D’Alema al suo insediamento in Parlamento.
    Le cose non andarono molto bene per i soliti motivi di partito, però fu un tentativo intelligente di rimettere al centro della discussione la politica che da troppi anni mancava (onore a coloro che ci credettero).
    Arriviamo ai giorni nostri, le due grandi case partitiche ovverosia il PDL e il PD sono costruite senza fondamenta non hanno tradizioni storiche, quindi sono fragili e troppo esposte alle intemperie con poco potrebbero andare giù…per esempio il PDL senza Silvio cosè…e il PD senza Silvio cosè…
    Quindi bisogna lavorare perché ciò avvenga con calma e senza furia un millimetro alla volta, tanto il mondo non finisce domani.
    Concludo dicendo personalmente un’altra possibilità a D’Alema gliela darei.

    Lucca addì 8/6/10

  5. gianni scrive:

    Non ho capito perché questo “contributo” al Congresso non si conclude dicendo : ” ..e quindi il Segretario nencini deve andare a casa! “

  6. Lorenzo Cinquepalmi scrive:

    Quel poco che ho scritto in questi mesi su questo argomento lo ritrovo in questa pagina.
    Non andiamo al congresso per dividerci ma per costruire, e quello della leadership è un problema che non può essere affrontato indipendentemente dalle prospettive strategiche che il Partito sarà capace di darsi nel congresso stesso.
    Io ci sono, anche solo per svuotare i posacenere che, spero, tornino a riempirsi in lunghe e costruttive discussioni (anche se non si fuma più quasi ovunque e chi fuma è talvolta guardato come un marziano, si lasci a un povero fumatore di rievocare un’immagine di tempi passati e fecondi)…
    Scherzi a parte: io ci sono, e spero che siamo in tanti, capaci, almeno per un po’, di anteporre la passione e il Partito alle ambizioni personali.

  7. GISELLA PEANA scrive:

    Ben detto Bobo…ma che non siano solo parole……

  8. Mattia scrive:

    i concetti sono ben esperessi e condivisibili ma tutto ciò non può che passare attraverso:
    - dimissioni di tutto il gruppo dirigente nazionale e locale
    - applicazione rigorosa della democrazia interna e applicazione rigida delle regole congressuali
    - riapertura delle porte a tutti i compagni che per vari motivi sono stati costretti o hanno ritenuto di non ritesserarsi
    - nessuna rigidità per le alleanze nei territori ma rigidità per contenuti dei programmi

  9. Fabiano scrive:

    Caro Bobo;potrei essere felice se,non avessi questi dubbi:dopo tangentopoli i Socialisti,così come molti comunisti e,democristiani si sono sparsi come il sale nel PDL e,PD.Questo ha creato una confusione ideologica fuori dal comune,dimostrando che i vecchi partiti erano divisi al loro interno,dettesi aree e,la loro forza la dimostravano solo nel momento del voto.Oggi Le dico sinceramente mi riesce difficile capire cosa si intenda per Socialista,parlo dell’Italia perchè non facciamoci illusioni Europee dato che,la stessa Europa ha dimostrato di non sapersi veramente unire definitivamente!Eppoi il problema focale:ma esistono due partiti?PDL e,PD?Io dico che questo è fallito,sono ladri di Pisa,di giorno litigano ma,la notte “bigiano”;quì può esserci una rinascita;il creare un movimento che sia all’antipodi del clientelismo spudorato di PDL e,PD ed in questo mi rammarico come fù rinnegato l’invito al Congresso dei Mille dei Radicali,indetto a Chianciano nel dopo Prodi.Ma forse la storia della Rosa nel Pugno bruciò troppo e,purtroppo poteva essere la via nuova a cui,ahimé mi sembra tanti non avessero fiducia.

  10. Robin Link scrive:

    Concordo in pieno con Mattia ed aggiungo che se vengono
    accettate le sue proposte un altro tentativo si può fare
    altrimenti è meglio chiudere baracca e burattini.
    Biagini che è sempre il primo a schierarsi cosa ne pensa?

  11. Cardono scrive:

    finalmente un documento che parla di un programma politico centrato sulle cose da fare per il bene del paese e di tutti i suoi cittadini di ogni genere e censo e non basato su antitetici “noi” e “loro”, “liberali” e “comunisti”, “buoni” e “cattivi”, “pieni d’amore” e “materialisti”…..un programma che punta all’unione del Paese e non alla sua frammentazione i “padania”, “etruria”, “salentinia”…ma in un unico nome per cui tanto sangue è stato versato e tanti sacrifici sono stati affrontati per la sua nascita l’ Italia.-

  12. luca biagini scrive:

    NON CREDO CARO ROBIN CHE SIA SUFFICIENTE CHE L’ATTUALE GRUPPO DIRIGENTE DEL PSI SE NE VADA. IL PROBLEMA E’ ANCHE CHE DIETRO NON C’E’ NIENTE DI ENTUSIASMANTE CHE POSSA DARE UN COLPO DI RENI AL PARTITO.
    SE TI INTERESSA COME LA PENSO IO TE LO DICO SUBITO, SPERO CHE CI SIA UN CAMBIAMENTO AL VERTICE DEL PARTITO, ANCHE SE RIPETO NON RISOLVERA’ IL PROBLEMA FINO IN FONDO.
    L’UNICA PERSONALITA’ CHE PUO’ CONCORRERE ALLA RISCOSSA DI UN PENSIERO AUTENTICAMENTE SOCIALISTA E’ BOBO CRAXI, CHE FARA’ BOBO? IO NON LO SO, VEDREMO COMUNQUE IL CONGRESSSO COSA PARTORIRA’.

  13. Caciolli Giovanni da Firenze scrive:

    Non ho capito se questo è solo un contributo per fare discutere i compagni, prima del congresso, oppure è un documento, come si dice nel finale, allora cambia e diventa una questione politica.
    Certamente sono d’accordo su cosa scrivono Beppe e Mattia, però vorrei aggiungere alcune cose.
    Ci sono diversi punti che sarebbero argomenti di discussione, ma certamente non entrerò nel merito, ma due o tre cosette le dico:
    Come si fa a dire che il Psi vuole uscire dalla scia del Pd, quando il segretario nazionale attuale, è stato addirittura chiamato a fischio per fare l’assessore regionale, rinunciando a presentare la lista del partito, vi sembra una cosa tanto facile dopo il congresso prendere i nostri balocchini e andare a giocare sul proprio uscio?
    Stiamo sul concreto, e parliamo di un altro passaggio:
    Si legge un programma ambizioso e con obbiettivi molto lontani, poi si trova un trafiletto che riporta: “in Parlamento italiano e Europeo siamo assenti, e l’opinione pubblica ci considera giustamente un partito inesistente”. Allora io credo che bisogna, prima creare i presupposti per ridarci credibilità fra la gente, poi si
    discuterà dell’assetto del partito.
    Anche se sono noioso e rompo, sempre sugli stessi temi e ricordi, vorrei proprio rammentare che quando Bettino divenne segretario nazionale, una prima cosa che fece fu di andare in giro per l’Italia a constatare con i propri occhi la salute del partito, e lì si rese conto come disegnare le sorti di esso, e poi arrivarono le innovazioni, il programma a lungo termine, un rinnovamento profondo ai vertici del partito e anche localmente nel tempo fu spazzato via il vecchio per incrementare forze nuove ed esse furono, come si nota nella storia, la volontà di essere socialisti e di governare in tante amministrazioni.
    Certamente il discorso che trovo molto discutibile, e da socialista autonomista ho il dovere di ribatterlo, devo premettere mi amareggia molto ma anche mi meraviglia,è che ora si sostenga che Pds, Ds, Pd sono state le cause principali che hanno portato alla deriva la sinistra. Quando qualcuno in varie convention o congressi o riunioni di vario tipo sosteneva di lasciare la porta aperta ai compagni del centrodestra veniva sbeffeggiato, sia nell’era Boselliana che in questa era poltronistica dove ci siamo camuffati in vari modi da cattocomunismi ,vedi in Toscana, e in altre zone siamo entrati in lista anche con il diavolo pur di portar a casa una poltrona. Adesso mi venite a dire di stare nel centrosinistra con autonomia, ma in varie amministrazioni si condividono e si votano le opinioni di Di Pietro, io credo che una classe dirigente non si può accorgere a distanza di anni di avere sbagliato strada, e dopo avere battuto il capo in più occasioni, se uno fosse coerente, e il compagno Biscardini potrebbe essere l’esempio, dovrebbe dare le dimissioni, perché nelle campagne elettorali sia del 2009 che nel 2010 mi sembra che sostenesse altre indicazioni.
    Caro Vittorio aveva fatto una santa cosa quando si era sganciato dal poltroniero Nencini, e la convention del 10 ottobre poteva essere la partenza di qualcosa di importante per i socialisti (io ci credevo).
    Ma dopo il ritorno in queste file, ho perso anche su di lei qualsiasi speranza, devo aggiungere se è rientrato per le candidature di Roma e Latina, al segretario nazionale gli doveva dire “facciamo a scambio” oppure “metti anche me nell’accordo con i compagnucci del Pd”. A presto e grazie.

  14. luca biagini scrive:

    LE RAGIONI CHE ESPRIME IL COMPAGNO CACIOLLI PER CERTI VERSI SONO CONDIVISIBILI, MA PURTROPPO VOGLIO AGGIUNGERE UNA COSA: PARTECIPAI ALLA CONVENTION DEI 1000 SOCIALISTI, POI CE NE FURONO SOLO 300, 400, IN QUELL’ASSISE C’ERANO BUONI PROPOSITI CHE POI SI SONO DISPERSI IL GIORNO DOPO.
    ZAVETTIERI CHE PARLO’ E PARLA ANCORA OGGI DI AUTONOMIA NON DICE TUTTA LA VERITA’ DEL CASO, VISTO CHE IN CALABRIA SI E’ PRESENTATO AGLI ELETTORI CON IL GAROFANO ROSSO NELLE FILE DI BERLUSCONI, MISSINI E LEGHISTI.
    ANCORA CI SI OSTINA A PORTARE LA STORIA E LA TRADIZIONE DI PIU’ DI UN SECOLO DEI SOCIALISTI ALTROVE SBANDIERANDO L’AUTONOMIA CHE DI FATTO NON ESISTE SE NON SOLO PER QUALCHE BRICIOLA UN ‘PO DI QUA E UN PO’ DI LA.
    COSA DOVEVA FARE CRAXI?
    SECONDO ME A FATTO BENE A RIENTRARE NELL’ UNICA FORZA POLITICA DEL SOCIALISMO ITALIANO CHE ANCORA SI DICHIARA TALE E NON RINNEGA IL PASSATO COME INVECE HANNO FATTO VECCHI DIRIGENTI DEL PSI DI ALLORA.
    IL PSI E’ SICURAMENTE UN PARTITO PIENO DI DIFETTI DOVUTO ANCHE AD UNA FARRIGINOSA CONDUZIONE DELL’ATTUALE SEGRETERIA, MA RESTO CONVINTO ANCHE IO CHE LA NATURALE COLLOCAZIONE DEL PSI E’ NELLA SINISTRA ITALIANA, BISOGNA CAPIRE SEMMAI IN CHE MODO RESTRARCI, ED IL CONGRESSO DEVE STABILIRE QUESTO.
    SECONDO ME NOI NON DOBBIAMO COMMETTERE ERRORI FATTI DI RECENTE, DOBBIAMO RIPRENDERCI L’AUTONOMIA POLITICA CHE SIGNIFICA PROGRAMMA E SIMBOLO DEL PSI, AUTONOMIA NELL’AMBITO DI TUTTE QUELLE FORZE POLITICHE DI ISPIRAZIONE DEMOCRATICA E LIBERALE CHE DI CERTO NON PUO’ ESSERE QUELL’AREA RAPPRESENTATA DA BOSSI, FINI, BERLUSCONI ECC. ECC. SE ANDIAMO A RITROSO NEL TEMPO LA STORIA SOCIALISTA NON A MAI AVUTO DIMORA NELLA DESTRA ITALIANA PUNTO E BASTA.
    CHI OGGI TENTA COME ZAVETTIERI E COMPAGNI DI RIPROPORRE RICETTE CHE HANNO INDEBOLITO E GETTATO ULTERIORE DISCREDITO SUI SOCIALISTI ITALIANI, STA’ INDUBBIAMENTE CONTINUANDO A SBAGLIARE. IL POSTO DEL PSI E’ NELLA SUA NATURALE ED AUTOREVOLE POSIZIONE CHE NON PUO’ ESSERE QUELLA PERSEGUITA DA CALDORO E ZAVETTIERI OGGI.
    SALUTI.

  15. Caciolli Giovanni da Firenze scrive:

    Caro Luca,io non ho detto di entrare nel centrodestra, ho solo riportato cosa c’è scritto nel documento.
    Se lo leggi ad un certo punto, precisamente al paragrafo nono “Il partito sta nel centrosinistra anche se non è il centrosinistra che ci piace e che vorremmo” in fondo si precisa che non si rinuncia a discutere con le aree più disponibili del centrodestra.
    Senza fare polemica, perchè è bene che ognuno dica la sua ed esprima le proprie idee, ma vedendo la realtà e la salute del partito vi sembra che certi discorsi si possano fare a lungo termine, è una forza politica che piano piano si è chiusa nel proprio guscio, e avendo anche dei parenti come Caldoro e Zavettieri, non può esprimere tutta la sua forza elettolaristica, ed anche il numero degli iscritti lascia a desiderare, e per questi motivi si trovano casi personali come quello di Zavettieri in Calabria e quello di Nencini-Ciucchi in Toscana, purtroppo nessuno all’interno del partito protesta e questi signori continuano a fare il suo.
    Se mi parli di Vittorio, io sono stato uno dei primi a seguirlo politicamente però ci sono stati dei passaggi politici che non ho capito:Il primo quando lasciò la segreteria del partito “I socialisti” al cogresso a Rimini proprio a Zavettieri, il secondo per quale motivo è rientrato nelle file di un partito che naviga senza bussola, e credo che Nencini non sia disposto a tirarsi indietro facilmente.
    Sul fatto dell’autonomia, è vero che non c’è, ma sia la dirigenza Boselli che quella attuale non sono mai andate a cercarla, anche quando capita con piccoli episodi che si potrebbe dare un altra immagine all’opinione pubblica così non direbbe che siamo un partito inestitente, per esempio:
    Quando Veltroni a quelle famose elezioni invece che noi scelse Di Pietro, noi gli corremmo dietro per tutta la campagna elettorale come bambini che erano senza biberon, secondo me se c’era un segretario con gli attributi lo mandava a fan c…, lo sai quanta autonomia avresti acquistato, e quanti voti sarebbero arrivati! scusate quando ci vuole ci vuole.
    Tuttavia vi invito a leggere il documento, io sinceramente lo trovo tanto ambizioso che di questi tempi con lo stato del partito non può stare in piedi e certi obiettivi sono francamente irrangiungibili.
    A presto e grazie

  16. luca biagini scrive:

    COSTRUIRE UN NUOVO CENTRO SINISTRA, A QUESTO DOBBIAMO LAVORARE, ED INOLTRE RECUPERARE L’AUTONOMIA E L’IDENTITA’ DEL PARTITO. BELLO SAREBBE SE IL PSI TORNASSE ANCHE AL SUO VECCHIO SIMBOLO “IL GAROFANO” CHE OGGI E’ ANCORA NELLE MANI DI CHI PROFESSA UNA FALSA AUTONOMIA E CHE PER DI PIU’ LA INSERISCE IN UN CONTESTO SBAGLIATO ED INNATURALE.
    QUANDO SI PARLA DI AUTONOMIA SI DEVE INTENDERE SECONDO ME : SIMBOLO PRESENTE NELLE COMPETIZIONI ELETTORALI SENZA FARSI COMLPESSI DI INFERIORITA’ NEI CONFRONTI DI QUALCUNO; AUTONOMA COLLOCAZIONE O DA NOI OPPURE CRICERCANDO NUOVE ALLEANZE NEL CAMPO DEMOCRATICO E LIBERALE; RADICARE IL PARTITO E RIDARE ENTUSIASMO AI MILITANTI AFFINCHE’ SI SENTATO A CASA LORO. QUESTO E’ IL PASSAGGIO CRUCIALE A CUI OGGI SIAMO DI FRONTE, PERCHE’ SE SI CONTINUA NEL MERCANTAGGIO A CUI OGGI PURTROPPO ASSISTIAMO SARA’ LA FINE DEI SOCIALISTI ITALIANI.
    CREDO CHE TUTTO CIO’ SI POSSA COSTRUIRE NELL’UNICA DIMORA ORGANIZZATA PRESENTE IN ITALIA IL P.S.I. A GUIDA NENCINI. RESTO CONVINTO CHE SAREBBE GIUSTO E MOLTO PRODUCENTE SE QUALCUNO FACESSE QUALCHE PASSO INDIETRO.
    LA STRADA E’ ANCORA LUNGA DA PERCORRERE MA VALE LA PENA PERCORRERLA ALTRIMENTI SIAMO GIA’ SPACCIATI E BASTA GUARDARSI INTORNO.

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