IL SUD RISCHIA IL PERICOLOSO DECLINO

LE INCOGNITE DI POMIGLIANO, LE INDEBITE EUFORIE DEL GOVERNO

Categorie: Politica

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La soglia del 70% non è stata superata, mentre la Fiat aveva posto la condizione che fosse raggiunta e superata, anzi, si parlò, a proposito e sproposito, di una voto referendario plebiscitario, per stringere l’accordo tra le organizzazioni sindacali e il Lingotto, per salvare e rilanciare lo stabilimento di Pomigliano d’Arco. Sebbene non sia stato un successo come i vertici di Torino si aspettassero, ora dovrebbero rispettati i patti, così come hanno dichiarato, subito dopo i risultati referendari.
Nel Sud, restano oramai le industrie dell’auto e della siderurgia, il resto è deserto per via del processo di deindustrializzazione iniziato negli anni Novanta del secolo scorso. A Pomigliano d’Arco e a Taranto sono presenti le uniche storiche “cattedrali nel deserto” sorte, grazie all’Iri, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ancora in produzione.
Mentre nell’Alfasud – Fiat l’assenteismo è stato un male patologico e lo stanno pagando caramente tutt’ora, a Taranto, è restato finora fisiologico. Nello stabilimento siderurgico (ex Italsider – Finsider e Ilva) prima in mani delle Ppss e poi in quelle private di Riva, le relazioni industriali sono state le migliori che si potessero sottoscrivere tra i vertici aziendali e i sindacati. In verità, il vero protagonista dell’accordo fu una figura emblematica, battezzata, da Walter Tobagi, con il nome di “metalmezzadro”, figlio proprio della prima industrializzazione tarantina. E’ il metalmeccanico che lavora nell’industria siderurgica e trova il tempo, per fare il contadino, coltivando il pezzo di terra.
Se chiudesse lo stabilimento napoletano, il Mezzogiorno perderebbe un pezzo dell’industria manifatturiera e il territorio già infestato di criminalità sarebbe occupato dalla più grande “public company” in mano alla camorra. Si badi bene che l’Alfasud da sola vale il 20% del Pil dell’intera regione campana e la disoccupazione giovanile supera il 50%.
A Pomigliano d’Arco, non è stata una bella giornata, quella referendaria che doveva verificare se ci fossero le condizioni per l’accordo tra sindacati metalmeccanici ( ad esclusione della Fiom) e la Fiat per lo stabilimento di Pomigliano d’Arco.
Tuttavia, sarà una giornata che non si dimenticherà e che passerà alla storia per i risvolti economici, sociali, industriali e politici, vuoi per la Fiat se deciderà in un senso o nell’altro vuoi per i sindacati .
Quello che deciderà il Lingotto non interesserà solo l’Italia, ma altresì la Polonia, visto che la produzione polacca dell’auto Panda dovrebbe essere trasferita, in Italia. Sono i rischi che si corrono con l’economia globale e con le multinazionali. Per esempio, la Fiat produce, in Italia, 650.000 auto con 22.000 dipendenti, in Polonia, 600.000 con 6.000 e in Brasile 750.000 con 9.400 dipendenti. In Italia, i salari sono più altri rispetto agli due paesi di cui sopra e le relazioni industriali sono molto più avanzate, sebbene non ancora aggiornate al nuovo rapporto che si è istaurato tra capitale e lavoro.
A fronte di ciò , i grandi gruppi hanno interesse di delocalizzare.
Il risultato del referendum si è saputo alle quattro di mattina del 23 giugno: i sì sono stati 2.888, pari al 62,2% i no 1.673, il 32%, le schede bianche 22 e quelle nulle 59.
In gioco sono la sorte di 17 mila lavoratori tra diretti e indiretti.
Un verdetto molto al di sotto del 70%, la soglia sotto la quale la Fiat è pronta a rimettere in discussione l’investimento di 700 milioni per produrre la nuova Panda. Un dato che potrebbe cambiare faccia all’economia di una città di 47mila persone e all’intera Campania. Un risultato, quello dei no, molto al di sopra dei consensi che in teoria sommerebbero la Fiom e lo Slai Cobas, il fronte contrario all’intesa.
Il pericolo di cui molti parlano, nel caso che passasse l’accordo, è che potrebbe prendere l’abbrivio la “pomiglianizzazione” dell’Italia. Nel senso che le relazioni industriali made in Pomigliano sarebbero estese in tutte le fabbriche della Penisola. Il che sarebbe un disastro, perché salterebbe la coesione sociale , creando un sommovimento inedito di lotte operaie e non solo, in un momento in cui le aziende si dovrebbero concentrare sulla competizione e sulla conquista di mercati emergenti. Sicché, il caso Pomigliano, invece di essere un specie di “unicum”, diventerebbe un modello esportabile. Di certo, occorre rivedere le relazioni sindacali, dato che sono alquanto superate, ma questo non significa cancellare i diritti dei lavoratori, conquistati nel corso di più secoli.
Dunque, non si tratta si esultare per il risultato referendario, come hanno fatto alcuni esponenti di governo, ma piuttosto a loro spetta la responsabilità di avviare una politica industriale, se non vogliamo fare del sistema Italia una realtà di servizi e di consumi.


(24 giugno 2010)

4 Commenti su “LE INCOGNITE DI POMIGLIANO, LE INDEBITE EUFORIE DEL GOVERNO”

  1. Sergio Sebastiano Brizio scrive:

    NO COMMENT CARO B/V……CONDIVIDO AL 1000 x 100 ….!!!!

  2. FRANCESCO MANZELLA scrive:

    Il governo in un certo senso ha optato per una risoluzione pilatesca del problema dando la patata bollente nelle mani degli operai, ora ironia della sorte (mica tanto), la patata diventata rovente è tornata nelle mani dello stesso Governo che volente o nolente verrà a trovarsi fra l’incudine=operai ed il martello=Fiat.

    Francesco Manzella
    Villa Vicentina (UD)

  3. Fabiano scrive:

    Posso capire chì ha votato Sì anzi,lo capisco in pieno;un momento così magro una proposta di lavoro è più che ben accetta!!!NON CI PIOVE.Il mio dubbio è:siamo sicuri che la Panda sarebbe stata fatta a Pomigliano anche con il 71%?Non si è pensato al resto delle industrie italiane?Chì mi assicura che domani i ns diritti di operaio vengano ugualmente tutelati?E’ indubbio che noi,come operai dobbiamo prendere coscienza di due cose:il mondo è cambiato e,così il lavoro;l’approccio con esso và rivisto.Siamo difronte ad un vero problema,serve un nuovo sindacato forse questo è legato a vecchi schemi….e,non serve più.

  4. Sergio Sebastiano Brizio scrive:

    @Fabiano….è così….certo è così……..

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