FALSI MITI

LA LEGA PASTICCIONA NELLA LOTTA E NEL GOVERNO

Categorie: Politica

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Il caso Brancher ha scoperto le carte della Lega, oltreché aver messo in difficoltà la coalizione di governo. Fatto sta che il caso è stato gestito in un modo veramente incredibile e non si capisce se per troppa arroganza o per troppo pressapochismo.
Una brutta vicenda che ha mostrato limiti enormi di leadership. Nello stesso tempo, sono state visibili le crepe dentro la Lega che finora erano abbastanza occultate, facendola apparire come una forza monolitica di stampo leninista. Al vertice Umberto Bossi e al suo fianco uno stato maggiore unito e compatto a prova di bomba. In concreto, un partito con una forma partito incentrato sul centralismo democratico, radicato nel territorio con una propria organizzazione oleata e funzionante e con un gruppo dirigente disciplinato e pronto alla mobilitazione.
Con lo scoppio del caso Brancher, si è accesa una spia rossa che smentisce la vulgata: la Lega di lotta e di governo, oltreché compatta come una falange macedone. Della Lega, ultimamente, veniva apprezzata proprio questa unità granitica, rispetto al Pdl lacerato dallo scontro tra Berlusconi e Fini, tuttavia, il caso Brancher ha messo in discussione proprio questo punto. Del resto, il malessere interno al Pdl non poteva non contagiare la Lega. Oltretutto, i partiti sono due facce della medesima medaglia. Nel caso in cui il Pdl crollasse, la Lega non la farebbe franca.
Aldo Brancher, ufficiale di collegamento tra Berlusconi e Bossi, è stato nominato dal premier e dal ministro, per il suo ottimo lavoro svolto,ministro dell’attuazione del federalismo(?), ma appena insediatosi ha tentato di servirsi del legittimo impedimento, per sottrarsi al processo a suo carico.
Ma il Capo dello stato gli ha rotto le uova nel paniere, ribadendo che il ministero nuovo di zecca è senza portafogli e, per giunta, le deleghe sulle competenze al neo ministro non erano state ancora assegnate, quindi, non aveva impegni ministeriali , l’unico impegno era quello di presentarsi in aula per il processo, per cui non gli toccava il legittimo impedimento.
Una vicenda giudiziario legata sia al filone scalata di Banca di Lodi su Antonveneta sia sul affaire ex governatore Fazio il cui obbiettivo era di restare inquilino a Palazzo Koch vita natural durante. Per questo scopo, una lobby di parlamentari si mise in movimento, tra cui Aldo Brancher. Non è che lavorava gratis et amore dei, ma dietro lauti compensi. L’ufficiale pagatore era Giampiero Fiorani, ex numero uno di Bpl, il quale sosteneva Fazio, ma pensava per sé soprattutto, con l’obiettivo di costruire una simil Mediobanca a cavallo tra il Nord ovest e il Nord est. Peraltro, Fiorani è stato colui che salvò i leghisti dal crac Credioeuronord: la banca della Lega che fece flop con conseguenze giudiziarie di varia natura.
La Lega, che consideravamo immune a divisioni e a correnti interne, invece, ha i suo grattacapi proprio su questo terreno. Per ora, per quello che si capisce, ma tutto ancora viene letto attraverso la lente di ingrandimento, la Lega è divisa in due anime, quella di Maroni e quella di Calderoli, e in mezzo a queste Bossi. Si fronteggiano e si organizzano, ma non sono ancora scese sul piede di guerra.
Il tempo del dopo Bossi non è iniziato, sebbene Giampaolo Pansa abbia invitato il leader leghista e il Cavaliere a ritirarsi a vita privata, passando i testimoni ai dirigenti più giovani dei loro partiti. Campa cavallo!
La gerontocrazia è dura a morire, anche perché all’orizzonte giovani di alto rango politico, per essere i loro veri eredi, non ce ne sono in giro.


(2 luglio 2010)

Un commento su “LA LEGA PASTICCIONA NELLA LOTTA E NEL GOVERNO”

  1. elio antonio danza scrive:

    Nemmeno Bossi é eterno e per la successione é prevista l’arma bianca.

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