Sono arrivati fin sotto il Senato, dopo aver marciato sotto la residenza di Berlusconi e aver sfidato i blocchi della polizia in piazza Venezia. Migliaia di aquilani, a Roma per protestare contro l’atteggiamento del governo sul post-sisma, hanno incendiato la capitale con un lungo corteo che, in alcuni momenti, si è scontrato contro il cordone della polizia. A metà giornata il bilancio parla di tre feriti, e di una situazione che nonostante gli appelli del sindaco dell’Aquila Cialente si è fatta incandescente. Gli aquilani sono arrivati nella capitale con i pullman per chiedere al governo la sospensione delle tasse, più lavoro per i terremotati e Più sostegno all’economia dei territori colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009. Le misure chieste- hanno spiegato- dovranno essere inquadrate in una legge organica, che preveda procedure snelle ed efficaci per la ricostruzione, finanziamenti certi attraverso tassa di scopo o contributo di solidarietà. La giornata, inizialmente pacifica, ha cambiato volto intorno alle 11, quando due blindati dei carabinieri hanno chiuso ermeticamente l’accesso a via del Corso da piazza Venezia ma un gruppo, un centinaio di persone, ha cercato lo stesso di superare lo sbarramento ed è entrato in contatto con le forze di polizia. Tafferugli e spintoni, mentre il sindaco Cialente, appena ricevuto da Schifani, cercava di riportare la calma. Chi è riuscito a superare il blocco è arrivato fin sotto Montecitorio, dove alla manifestazione si è aggiunto il leader Idv Di Pietro. I manifestanti esibivano cartelli contro il Governo e i suoi principali esponenti. «Onna distrutta e tassata», si leggeva su uno striscione, «Chiodi non pazzia», su un altro. A piazza Colonna è spuntato anche il segretario Pd Bersani, accolto dai fischi. «Vergogna, buffoni, ci avete lasciati soli», hanno urlato gli aquilani. «Ci ha abbandonati anche l’opposizione». Bersani, dal canto suo, ha criticato il governo che, ha detto, «non può far trovare la polizia davanti al Parlamento». La situazione, dopo alcuni momenti di tensione davanti a Palazzo Grazioli, è tornata alla normalità nel pomeriggio. – «È stato allucinante vedere gente tranquilla e pacifica coinvolta negli scontri di oggi con le Forze dell’ordine. Sono sconvolto per aver visto in prima fila professori universitari, noti imprenditori e pensionati, ovvero gente normale, che nella vita mai avrebbe pensato di trovarsi al centro di scontri del genere», dice amareggianto Cialente. «Io mi sono trovato in mezzo agli scontri fra le Forze dell’ordine e i manifestanti, ho cercato di sedare gli animi e per questo sono stato calpestato e ho preso un po’ di botte. Oggi è andato in scena il dolore e il terrore di una città e quello che è accaduto, ovvero caricare gente tranquilla che vuole solo manifestare non è stato uno spettacolo edificante».
“Le botte dello Stato in testa agli aquilani sono una pagina tragica”.
E’ quanto afferma in una nota Bobo Craxi, del Partito socialista italiano.
“Il Governo”, aggiunge il dirigente socialista, “sotto accusa per la ricostruzione, non trova niente di meglio che usare la forza pubblica contro amministratori e cittadini inermi: una vergogna senza pari”.
(7 luglio 2010)

SONO GLI ULTIMI COLPI DI CODA DI UN GOVERNO CHE SI E’ DIMOSTRATO INCAPACE DI RISOLVERE I PROBLEMI FINO IN FONDO ANCHE SU VICENDE GRAVI COME QUELLA DEL TERREMOTO IN ABRUZZO.
LE MANGANELLATE, LE AGGRESSIONI SU CHI MANIFESTA IL DISSENSO PERCHE’ “DISPERATO” SONO GRAVISSIME, COSI’ COME E’ GRAVE ANCHE LA TOTALE INCAPACITA’ DELLE FORZE DI OPPOSIZIONE DI COSTRUIRE UN LARGO CONSENSO NELLA SOCIETA’ PER DARE UNO SBOCCO POLITICO ADEGUATO ALLO STATO ATTUALE DELLE COSE.
Spero che in questi ultimi anni di legislatura, il popolo italiano riesca finalmente a rendersi conto dello stato delle cose e riponga la sua fiducia su persone meno ricche ed affascinanti, ma piu sobrie e concrete, che abbiano a cuore i bisogni della gente non solo d’Italia ma di ogni parte del mondo
Beh, questo governo un grande merito ce l’ha: sta facendo riuscire fuori con preopotenza l’anima dimenticata del socialismo: l’amore per il popolo, la tutela dei deboli e degli oppressi, il rifuto della propaganda patinata. L’anima popolare di sempre.
Condivido sin nelle virgole il comunicato di Bobo Craxi.
Condivido l’articolo e i commenti, però voglio aggiungere due riflessioni di rottura che probabilmente mi attireranno improperi:
1)siamo proprio sicuri dell’assenza di massiccie strumentalizazzioni soprattutto da parte del molisano?
2) non mi risulta che a suo tempo i friulani di Gemona e dintorni abbiano fatto analoga marcia su Roma ma si siano rimboccati le maniche; andare la per vedere.