Chi sarà Bruto, colui che pugnalerà Cesare?
Sarà Gianfranco Fini, o Umberto Bossi, oppure la magistratura? Potrebbero anche scegliere di giocare divisi, per colpire uniti.
Della ostilità di Fini nei suoi confronti sappiamo tutto, della magistratura che non trova di meglio che tenerlo sottotorchio pure. Di Bossi si può dire, invece, che quando la nave starà per affondare, lui darà il colpo di grazia finale. Un dejà vu.
Se ci sarà, metaforicamente, l’assassinio dell’inquilino di Palazzo Chigi, bisognerà trovarlo sopratutto nella maggioranza. Beninteso, la magistratura gioca la sua parte, ritornata attiva ultimamente, per via delle inchieste sulla cricca e su quella eoliche – P3.
In quelle sulla cricca Berlusconi non c’entra, ma, in particolare, su quella della P3 potrebbe esserci, attraverso intercettazioni. A dire il vero, molti degli ultimi guai, che gli sono capitati tra capo e collo, non sono stati causati dal partito del Pm e men che meno dagli avversari, ma lui stesso è riuscito a procuraseli.
Ma ci sarà Bruto? Cesare quello di Arcore, al contrario di quello del De bellico Gallico, riuscirà a salvarsi? Dipenderà molto da lui che sta giocando, per la prima volta, la partita della vita.
Tra i tanti nomi appioppati a Berlusconi, adesso, è spuntato quello di Cesare. Impersona una sorta di Leonard Zelig (Woddy Allen) che si trasformava nel contesto in cui si trovava.
Il Pdl se imploderà, e quando imploderà, la causa bisognerà trovarla all’interno della maggioranza di governo. Laddove volano i coltelli e sono tutti contro tutti.
Così come accadeva nei governi a guida Dc, che avevano la durata media di sei mesi. I capi corrente dello scudo crociato decidevano le sorti degli esecutivi e anche quelle dei nuovi nonché la scelta di chi andava a presiederli. Continua a leggere »
