E’ iniziata nello schieramento di opposizione la corsa per la candidatura alla premiership, come risponderà quello di maggioranza?
Ricandiderà l’inossidabile Silvio Berlusconi, o il medesimo farà uscire dal cilindro un candidato di sua piena fiducia, bruciando chi sta studiando per prendersi la sua eredità o chi sta dandogli filo da torcere per costringerlo ad arrivare a patti per perdersi il suo bastone di comando?
In un caso o nell’altro, i nomi dei papabili alla successione sarebbero quello di Giulio Tremonti e quello di Gianfranco Fini.
Non metteremmo la mano sul fuoco su entrambi, dato che siamo più che certi che ce la bruceremmo. Berlusconi non ha bisogno di questi nomi, anche perché, per come è fatto, la “roba”, in questo caso il potere politico, vuole che resti ancora nelle mani della sua famiglia. Di chi potrebbe fidarsi ciecamente se non di una persona: carne della sua carne?
Vado a spiegarmi.
Dallo svolgimento delle primarie dovrà uscire il candidato di opposizione e si prevede che sarà una corsa ad ostacoli, per la ragione che, per la prima volta, ci sarà un gruppo di candidati che si darà battaglia fino all’ultima goccia di sangue. Mentre le volte scorse il candidato era calato dall’alto(Prodi e Veltroni), contornato dai candidati alla De Coubertin, cioè partecipavano alle primarie soltanto per onor di firma, stavolta, ci sfideranno sul serio. Oltretutto, la novità della candidatura esterna, Nichi Vendola, acuirà lo scontro. Un nome che è tutto un programma, nel senso che scende per vincere, contro la volontà della maggioranza del Pd, le cui condizioni politiche ed elettorali, peraltro, non sono le migliori. Tuttavia, Vendola gioca con due mazzi carte e, alla fine, si regolerà, con quale giocherà. Il primo comprende la sua candidatura, il secondo, invece, quella del suo movimento, Sel.
C’è da dire che anticipando tutti, Nichi Vendola si è autocandidato alla premiership del centrosinistra, per le prossime elezioni politiche del 2013, salvo scioglimento anticipato delle Camere. E proprio su questa eventualità punta le proprie carte il governatore pugliese. A suo avviso, è la mossa del cavallo. D’altronde, corrazzato com’è nella corsa alle primarie, non impiegherà molte energie per stendere a terra gli esponenti a cui, vero o no, si affibbia il titolo di concorrete. A ben vedere, non hanno il physique du ròle politico tale da fargli ombra. Imbattibile su piano della narrazione, scarso sul piano politico e nullo nella progettualità, resta, però, il nome più spendibile, rispetto ai nomi che circolano. Tuttavia, gli ossi duri del Pd potrebbero essere Sergio Chiamparino ed Enrico Letta, che in concreto lo metterebbero a dura prova, purché l’appoggio del Pd fosse in modo granitico.
Nulla da dire sul conto degli altri nomi: il presidente della provincia del Roma, Nicola Zingaretti, e il sindaco di Firenze, Marco Renzi, ma non sono candidati tali da potergli fare ombra.
Vendola parte, avendo l’endorsement del gruppo Repubblica & Espresso di Carlo De Benedetti, ma questo non sappiamo se sarà, alla fine, un vantaggio o uno svantaggio. Perché questo feeling tra il governatore e l’ingegnere? Questioni energetiche in quel di Puglia? Non c’è altra spiegazione plausibile.
A ben pensarci, la candidatura di Vendola non unisce, bensì divide e non calamita i voti moderati. Per questo, non crediamo che lo stato maggiore del Pd l’accetterebbe, senza proferire verbo. A questo punto, potrebbe spuntare il cosiddetto “papa straniero”, cioè un candidato fuori dal Pd: Mario Draghi o Luca Cordero di Montezemolo. Entrambi dell’area moderata per sfondare al centro, con il recupero di Letta o Chiamparino ad affiancare uno dei due.
Intanto, Vendola sta portando acqua a Sel che cresce, settimana dopo settimana, in percentuale, secondo i sondaggi. Gli ultimi la danno al 4,5%.
Nel caso che non fosse lui il candidato a premier, sta facendo pubblicità al suo movimento, senza spendere un soldo bucato. In un modo o nell’altro, grasso che cola.
Infine. Berlusconi non è eterno, politicamente. Se l’opposizione presenterà un candidato di nuovo conio e più giovane di lui, sarà dura sul piano dell’immagine. Per questa ragione, la ciliegina sulla torta si chiama: Marina.
La figlia che rassomiglia per temperamento e per tutto il resto a cotanto padre, potrebbe prendere il suo posto.
Poiché è stato fatto in questi giorni il nome di PierSilvio, diciamo che è improbabile che scenda in politica. Meglio che resti a Mediaset.
(20 luglio 2010)

E se invece fosse Maroni, il tribuno vincente contro tutte le mafie al sud e un pò meno contro quelle al nord; diffido delle narrazioni, sono 20 anni che Silvio ci ha trascinati dietro un sogno per poi svegliarci nella cruda realtà; personalmente sono come S. Tommaso per le questioni che non riguardano la fede, l’ unico Uomo degno di fede i sapienti lo hanno messo in croce; dopo di lui nessun uomo per quanto di notevoli capacità è stato esente da critiche da i suoi contemporanei forse nell’ arte e nella scienza ne abbiamo avuti come Leonardo, Michelangelo, Eistein e guarda caso erano persone di poche parole; non sono molto dotto ma ho letto da qualche parte che gli esseri umani sono classificati in due categorie quelli che hanno sviluppato il cervello del pappagallo e quelli che hanno sviluppato il cervello delle scimmie, i primi sono dei parolai che amamo avere sempre da dire senza curarsi dei risultati, i secondi sono piu parsimoniosi nel parlare ma piu agili nello spazio per giungere al risultato; Ovviamente Silvio e Nichi, farebbero parte del primo gruppo, mentre Nencini, Casini e Bersani, pesando le parole che pronunciano, secondo me apparterrebero, al secondo gruppo; tocca agli appartenenti a quest’ ultimo schieramento prendere in mano le redini del paese perchè il tempo delle chiacchere è terminato, ora è il tempo di rimboccarsi le maniche e con il concorso di tutti fronteggiare gli anni di crisi che ci aspettano per il bene di tutti.-
MAH……IL CAOS MI SEMBRA STIA DILAGANDO……E QUESTI SONO ANCHE MOMENTI IN CUI E’ FACILE BRUCIARE NOMI E PSEUDOCANDIDATURE……CIAO CARO B/V, BUONA DOMENICA….