FINI ULTIMO ATTO.GIUSTIZIALISTA GIUSTIZIATO

Categorie: Politica

Condividi

Gianfranco Fini ritorna sul luogo del delitto, cioè sul giustizialismo d’antan, quello con il quale furoreggiò ai tempi di Mani pulite, per dare il colpo di grazia a Silvio Berlusconi.

Di quel Fini si tratta quando fu accusato dal “Gran lattaio”, Callisto Tanzi, di averlo finanziato assieme  a tanti altri politici della Seconda repubblica. Come da copione Fini e gli altri negarono di aver ricevuto contribuiti e il braccio finanziario di Parmalat, Bernardoni,  davanti ai Pm confermò ben poco rispetto al molto che disse Tanzi . Successivamente, nei diversi interrogatori, l’ex patron di Parmalat negò di averlo finanziato, buscandosi da parte del leader di An una querela, per averlo accusato falsamente.

A ben pensarci, Fini fu uno dei più spietati contro i partiti di maggioranza di governo, rei di aver praticato il finanziamento illegale, e sulle loro ceneri costruì le proprie fortune politiche che sarebbero restate solo un ricordo, se non avesse trovato sulla sua strada Silvio Berlusconi che lo sdogò come politico democratico e non più capo del fascista Msi, partito fuori dell’arco costituzionale, come si diceva nella Prima repubblica.

Tanto per intenderci, quel Berlusconi non era più l’imprenditore di successo, bensì il leader del movimento politico, Forza Italia. Di quel Berlusconi che fece il suo capolavoro politico alleandosi al Nord con la Lega di Bossi e al Centro sud con Fini, che nel mentre aveva cambiato il Msi in Alleanza nazionale.

Da quelle alleanze anomale nacque la coalizione del Popolo delle libertà di cui Fini è stato dopo Berlusconi uno dei principali leader, ma, a dire il vero, non  fu mai molto di aiuto e di supporto politico. Allora come ora ha dato l’impressione di curare più la sua immagine per riposizionarsi come futuro leader del centrodestra.   Dopotutto era il professionista della politica per eccellenza, al contrario di Berlusconi che prima di fare il suo ingresso a Montecitorio era un noto imprenditore che non sapeva un acca di politica e di attività parlamentare. Eppure, Fini partiva con il piede giusto, avendo una cifra politica a tutto tondo e rappresentando il nuovo, oltreché libero di pastoie giudiziarie rispetto a Berlusconi. Per capire meglio come sono andate le cose all’interno dei post fascisti, è opportuno riassumere, brevemente, alcuni avvenimenti nonché analizzare i diversi passaggi politici.

L’Italia conservatrice, lontana dalle nostalgie fasciste e neo fasciste del Msi, aveva scelto di stare con la Dc. E, comunque, la stragrande maggioranza si era mimetizzata nello scudocrociato e quindi sembrava quasi sparita dalla scena apolitica nazionale.  Il primo miracolo fatto da Berlusconi è stato quello di aver legittimato gli ex fascisti come democratici e di averli inseriti nel governo. Il secondo miracolo di avergli dato, in seguito, la casa comune, il Pdl.

A Fini dobbiamo riconoscere che ha compiuto una importante svolta verso la democrazia e i principi liberali, lasciando dietro di sé l’armamentario fascista. La svolta è degna di nota, però, non l’ha mai completata.

La spia rossa  segnalò la presenza di una classe dirigente di basso profilo e priva di una cultura di governo. E, per la verità, non ha compiuto alcuno sforzo per recuperare questi deficit. Per di più, personaggi di spicco di An si sono distinti talvolta in lottizzazioni di potere. Pertanto, il tanto decantato “buon governo”, cosa che disse all’inizio della sua nuova vita politica, suona come una macabra irrisione.

Sempre a proposito di classe dirigente post  fascista, scrisse Lucio Colletti su Pinuccio Tatarella per antonomasia politico dell’”armonia”:” A vedere in giro un vecchio sensale della politica come Pinuccio Tatarella, viene il sospetto che non abbiamo le idee chiare”. Per farla breve , Fini voleva costruire il nuovo con il vecchio ciarpame e senza alcuna autocritica verso l’ideologia fascista.

Per capire di che pasta è fatto bisogna andare alle elezioni regionali del 1995, che furono il primo insuccesso per il Popolo delle libertà.  Allora ebbe un comportamento “abatino”, invece, di vero leader. Scrisse Francesco Merlo( Corsera): “ E’ sparito dalla circolazione  per concedersi una settimana umana , si è rifugiato con la moglie in un romantico albergo di Vienna dedicandosi a uno shopping europeo … Proprio  quando il gioco si fa duro? Dice la versione pop del vecchio adagio kennediano: quando il gioco si fa duro, i duri … vanno a fare shopping”. Per Bettino Craxi:” Non è di certo  nuovo invece Fini, già per due volte segretario del Msi. Fine dicitore che, in qualunque caso, può essere solo sinonimo di vuoto incartato. Nuovo per il look televisivo e non per il resto”. 

A ben pensarci, i post comunisti che oggi si ritrovano nel Pd hanno sempre guardato con simpatia a Fini. Probabilmente anche per calcolo: più si legittimava il post fascista, altrettanto si legittimava il post comunista. C’è dell’altro. Puntando su Fini veniva facile criminalizzare Berlusconi, nell’intendimento di far crescere una forte  e visibile leadership di Fini a scapito di Berlusconi. Nella loro convinzione Berlusconi è un “eversivo” populista, mentre Fini è un leader liberaldemocratico. Sempre D’Alema, dopo la crisi del primo governo Berlusconi, propose un governo di tregua  o delle regole composto da tutti i partiti compresa An di Fini. Allora come ora, per far fuori Berlusconi, definitivamente.

Naturalmente, il problema è sempre il Cav: prima lo si fa fuori, insieme alla sua camarilla, poi si varerà il governo delle regole, giocando sulle regole: sovvertendo la prima regola per cui governa chi non vince le elezioni, poi la seconda: occupando il potere con l’aiuto del partito dei Pm. Per quanto riguarda l’elettorato di Berlusconi, dovrebbe essere calamitato dall’ex leader di An che dovrebbe dare così un calcio in piena regola al Cav.

E, guarda caso, Fini scrive libri sull’immigrazione a quattro mani con D’Alema e la dalemiana Fondazione Italiaeuropei e la finiana Fondazione Farefuturo organizzano convegni sulle riforme e non solo.

Adesso tra Berlusconi e Fini non ci sono più alibi. Siamo al duello al sole.


(29 luglio 2010)

2 Commenti su “FINI ULTIMO ATTO.GIUSTIZIALISTA GIUSTIZIATO”

  1. luca biagini scrive:

    NON FA UNA PIEGA IL TUO RAGIONAMENTO CHE ILLUSTRA LA SITUAZIONE ATTUALE.

    IO VOGLIO AGGIUNGERE CHE I GRAVI E GRANDI PROBLEMI DELLA NOSTRA REPUBBLICA NONOSTANTE LO SPETTACOLO INDECOROSO CHE CI OFFRE QUETSA SECONDA REPUBBLICA, SONO RIMASTI IRRISOLTI DA QUESTO GOVERNO.
    GRAVANO COME MACIGNI LA MANCANZA DI VERE RIFORME PER FAR RIPARTIRE IL PAESE, NONOSTANTE CHE QUESTO GOVERNO AVESSE DALLA SUA PARTE UNA NETTA MAGGIORANZA POLITICA.
    IL DUELLO CHE SI STA’ DETERMINANDO INTERNO AL PDL LASCERA’ STRASCICHI E CAUSERA’ ULTERIORI RIPERCUSSIONI SU UNA SOCIETA’ CHE ATTENDE RISPOSTE INVECE SUL SUO FUTURO. LASCERA’ IN MANO AD ALTRI SPROVVEDUTI CHE NON ASPETTANO ALTRO DI POTER SALIRE AL TRONO DEL POTERE SOTTO L’INSEGNA DEL GOVERNO ISTITUZIONALE, TUTTO A DANNO DEI CITTADINI.

  2. Franco Marta scrive:

    La legge del contrappasso dantesco ha copito chi s’è “arricchito” con l’arma del giustizialismo. Il pugnale che il Fini ha usato nel 93 ed ha tentato di usare ancora oggi, gli si è rivolto contro e lo ha condotto ad un vero e proprio vicolo cieco. La magistratura dietro la quale ha mosso i suoi primi passi verso il potere,è stata ancora l’impulso di coesione che, alla fine, lo ha portato fuori dei giochi. Chi la fa l’aspetti! Fraterni saluti.FRANCO MARYTA

Commenta